Il medico ferito

Gente comune

di Maurizio Falcioni. Per Jung per curare non basta applicare la teoria: solo il medico “ferito”, che è passato da un dolore simile a quello del paziente, può guarire.

jungVorrei iniziare questo articolo con le parole di Carl Gustav Jung, che scrive nel capitolo dove racconta gli esordi nel mondo della psichiatria nel libro autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni: “Come medico devo costantemente chiedermi che specie di messaggio il paziente mi reca. Che cosa significa per me? Se per me non rappresenta niente, non ho alcun appiglio. Solo quando il medico è interessato, la sua azione è efficace. ‘Solo il medico ferito guarisce’. Ma se il medico si rinchiude nell’abito professionale come in una corazza, non ha efficacia”.
Da questa citazione emerge chiaramente un’immagine contrastante: si parla di un medico interessato al paziente, un medico che si domanda cosa quest’ultimo stia tentando di mostrargli, su quale appiglio agganciarsi per riconoscerlo in se stesso. Evidentemente, se non tentassimo di approfondire il concetto, un medico che prova interesse per il suo paziente è naturalmente degno della sua professione. Non basta però un semplice interesse formale, deve esserci qualcosa di più viscerale, qualcosa che unisce entrambi.

Riconoscersi nel paziente

Gente comune
Lo psicanalista (Judd Hirsch) con il suo paziente (Timothy Hutton) in “Gente comune”.

Jung rilancia infatti il concetto e tra virgolette fa emergere una condizione più intima, quasi nel tentativo di smascherare la figura istituzionale che lo sorregge, rendendolo umano, in conflitto con se stesso, che porta su di sé le cicatrici di una lotta interiore. Ebbene, se il medico per risonanza avverte su di sé un interesse, quest’ultimo proviene da una radice comune, un legame che unisce il medico al paziente.
È chiaro che in questo contesto non stiamo parlando di malattia fisica, proprio perchè l’origine risiede nella maggior parte dei casi nella psiche; e la psiche da quanto ci dice lo stesso Jung è espressione di una cosmo-genesi, cioè in armonia con l’universo. Quindi il medico in questo modo diventa il guaritore della tradizione antica, il medicine man del villaggio, lo sciamano che ha conosciuto in modo esperienziale il mondo nascosto degli antenati e dei morti, quello che in seguito fu definito da Freud, inconscio.

Una visione illuminata della malattia

Gifuni Freud e1521045718590
Fabrizio Gifuni nelle vesti  di “Freud” al Teatro Strehler di Milano.

Ora, utilizzando un linguaggio molto semplice, potremmo dire che se uno psichiatra cura i pazzi – cioè gravi forme di psicosi con tutte le possibili varianti e degenerazioni – dovrebbe interessarsi a loro proprio perché a sua volta ha conosciuto la psicosi dall’interno della sua stessa esperienza, con la differenza che, proprio dall’interno egli è riuscito a emergere in superficie portando con sé una visione illuminata della malattia.
Escludersi dalla possibilità di contaminazione e risiedere al di sopra del paziente attraverso un confine che separa quest’ultimo dal proprio medico significherebbe in altre parole essere incapaci di aiutarlo perché sprovvisti di un particolare talento che non riguarda la conoscenza tecnica o il dettaglio che abbiamo assimilato attraverso i testi, riguarda invece il riconoscimento che esiste un legame arcaico e archetipico che ci unisce alla persona che abbiamo di fronte. Questa simbiosi non potrà mai verificarsi se il medico non è ferito.

Il conflitto tra gli opposti
emisferi cerebraliÈ un errore dimenticare che all’origine della ricerca in ambito medico, alla psichiatria veniva data importanza marginale, quasi fosse un inutile orpello per il medico promettente che scorgeva dinanzi a sé un florido futuro accademico. La stessa scelta di Jung e la sua vocazione per lo studio della psichiatria fu malamente giudicata dai suoi compagni di università.
Questo ci fa capire che appena cento anni fa, il mondo cosiddetto civilizzato era assorbito da un’immagine di cura che riguardava principalmente l’azione pratica sulle patologie fisiche senza alcuna rilevanza di ordine psicologico. Ma come sappiamo mentre il mondo si civilizzava con l’avvento della tecnologia, l’origine della cura si nascondeva invece lì dove era sempre stata e cioè oltre i confini del mondo accademico.
In questo modo ritorna prepotentemente il conflitto degli emisferi, destro e sinistro, che vuole farci conoscere Jung nella sua biografia. Questi emisferi cerebrali che non si guardano, che trovano prevalenza in contesti opposti e che potremmo dire in opposizione, una complexio oppositorum che più volte viene citata dallo stesso Jung. Oltre il mondo accademico, confinato all’interno di un paradigma, si trova il mondo della spiritualità ancestrale, il simbolo numinoso dell’inconscio, la tensione degli opposti che trova armonia nel cerchio mandalico. Sentendosi al sicuro e quindi costretti nel mondo civilizzato attraverso questa tensione o pressione dagli opposti che si interfacciano nella psiche, alcuni guardano oltre il confine, lì dove la grande foresta ha inizio e nella quale, utilizzando un’immagine dell’inconscio, possiamo scorgere in lontananza il fumo di un fuoco innalzarsi verso il cielo, mentre intorno ad esso misteriosi canti e movimenti altrettanto indecifrabili celebrano la realtà che ci è stata nascosta.
Il medico ferito quindi è colui che ha conosciuto questa misteriosa foresta, che ha avuto il coraggio di sondarla e che vi ha trovato intrinsecamente le risorse.

L’evoluzione delle terapie: la relazione d’aiuto
relazione daiutoChe la terapia abbia subito un’evoluzione ce lo dimostrano tutte le forme psicologiche che oggi attingono alle discipline orientali. In questa evoluzione si sta manifestando una nuova figura di riferimento. Sembra come, e questo è bene che venga largamente analizzato nel contesto sociologico, che non è più solo lo psicologo, attraverso un metodo scientifico, ad avere una relazione terapeutica col paziente; ma è anche lo psicologo, il medico e la comunità di cui essi fanno parte, perché all’interno della comunità si manifestano ruoli e competenze con doti naturalmente terapeutiche che sono l’effetto di un processo d’individuazione doloroso capace di determinare una particolare attitudine all’aiuto. Queste competenze, potremmo dire, dell’anima non sempre assumono un ruolo istituzionale. È grazie alle nuove forme di preparazione che esse vengono abilitate a contribuire seguendo delle linee d’intervento senza sovrapporsi ad altre competenze specifiche. Questo tipo di approccio, oggi prende il nome di relazione d’aiuto, un processo di crescita reciproco basato su una risonanza di fattori che coinvolgono entrambe le parti. In questo caso il medico è interessato al paziente, proprio perché riconosce in esso qualcosa che lo riguarda, rinunciando a nascondersi dietro una corazza di ambito professionale.

Curare il proprio medico
Cosmic.Tree ..C.G.jUNGSe tutti noi siamo stati o ancora siamo dei pazienti, se tutti noi siamo stati feriti, abbiamo il dovere di educare i nostri medici. Educarli a capire che non sono al di sopra di noi, che di fronte a loro c’è parte di una storia che li riguarda, che ha su di loro una risonanza e che per mezzo di questa risonanza innesta una possibile cura autentica.
Grazie alle parole di C. G. Jung sono state tracciate delle mappe ed esordite verità indiscutibili, sopra le quale alcun giudizio attecchisce. Come può un medico rinchiudersi all’interno della sua istituzione? E come può un paziente credere di essere inferiore al proprio medico? L’importanza dell’ascolto come insegna Carl Rogers ci mette sullo stesso piano, un piano d’ascolto, cioè uno di fronte all’altro. Un essere umano che si interfaccia con un altro essere umano, ovviamente curandolo proprio perché a sua volta, egli stesso è ferito.

 Per saperne di più:
Dello stesso autore: Tra morte e rinascita
Il dolore degli altri
Filippo Falzoni: Jung e il libro rosso

Counselor e Costellatore Familiare. Si occupa da quasi 20 anni di ricerca interiore e crescita psico-spirituale. Dopo un lungo percorso di studio, ricerca e cura con la psicoanalisi lacaniana e junghiana, ha approfondito pratiche alternative di guarigione, sperimentando su di sé numerosi metodi analogici di cura. La perfetta coesione tra i vari modelli, tutti conosciuti e sperimentati, sono la base fondamentale sulla quale si fonda il suo lavoro. Per avere più informazioni, vedi: https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/costellazioni-familiari https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling