Una nuova frontiera per la lotta al cancro

ONCOLOGIA INTEGRATA

Una nuova frontiera per la lotta al cancro

di Rocco Berloco. Per affrontare il tumore è importante integrare le cure ufficiali con le medicine naturali, che rafforzano il sistema immunitario e aiutano a migliorare la qualità della vita

A fronte delle ingenti somme di denaro investite nella ricerca ed i proclami spesso ottimistici, di cancro si muore ancora ogni giorno. E come ricorda un report dell’International Agency for Resarch on Cancer (IARC) legato al progetto GLOBACON, nel mondo vengono ufficialmente registrati 14,1 milioni di nuovi casi di tumore all’anno e 8,2 milioni di decessi. Andando ad analizzare questi dati vediamo che solo negli Stati Uniti si verificano 600 mila morti all’anno, che equivalgono allo schianto di quattro Boieing 747 pieni di passeggeri ogni giorno o alla distruzione delle Torri Gemelle tre volte alla settimana. In Italia, invece, la mortalità media è di 170 mila decessi all’anno.
Cinquanta anni fa le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenziavano i tre gruppi di malattie che avevano la maggiore incidenza in numero di casi annui e di mortalità: si trattava delle piaghe del secondo millennio, ovvero malattie cardiocircolatorie, neurologiche e neoplastiche.
Oggi qualcosa è cambiato. Vediamo che di infarti e di Alzheimer si muore molto di meno, ma di cancro no! Ecco perché credo sia giusto insegnare alle persone un corretto stile di vita che possa essere il primo tassello della prevenzione primaria ed ampliare le strategie terapeutiche.

È tempo di oncologia integrata

Il dr. Rocco Berloco in conferenza.

A questo proposito penso che sia utile da parte di noi medici prendere in considerazione l’oncologia integrata. Partiamo dal presupposto che la Medicina sia UNA e per questo le sterili lotte di medici contro altri medici, secondo me, sono ridicole ed inutili. Il medico ha come imperativo categorico quello di aiutare chi soffre ed in questa ottica va compresa la sinergia tra l’attuale medicina dell’evidenza e le molteplici esperienze che giungono dalle medicine naturali. L’obiettivo è, ovviamente, primum non nocere e credo che una giusta interazione possa soltanto essere un aiuto nei confronti del soggetto malato.
Ecco quindi spiegata anche l’oncologia integrata, che tenta di portare in soccorso del malato neoplastico tutte le conoscenze di esperienze millenarie, ma anche le nuove acquisizioni della ricerca omeopatica. Tutto ciò non deve essere inteso come una mera sostituzione delle strategie più convenzionali e comuni, quali la chemioterapia e la radioterapia, ma soltanto un’ulteriore implementazione ad esclusivo vantaggio di chi soffre.

Ci sono anche protocolli di farmaci omeopatici
La mia esperienza maturata ed affinata nel corso degli anni mi porta a dire che l’integrazione di omeopatia, fitoterapia, micoterapia e nutraceutica, con una sana alimentazione, può giovare in molti modi al soggetto neoplastico. Oggi esistono una serie di protocolli di farmaci omeopatici unitari da consigliare ai pazienti che si sottopongono a cicli di chemioterapia o radioterapia.
Nello specifico possiamo affermare che per ogni singolo effetto collaterale evidenziato da ogni chemioterapico esiste il suo antagonista omeopatico. A questi si aggiungono alcune sostanze di “terreno” o “costituzionali”, ovvero delle preparazioni specifiche per il soggetto che abbiamo preso in considerazione. E già tutto ciò potrebbe essere un’ottima strategia!

Affiancare medicine naturali alle cure oncologiche
Ma dirò di più e cioè che vedo spesso dei pazienti che a detta dei colleghi oncologi raggiungono delle guarigioni in termini di riduzioni delle metastasi o delle lesioni primarie che, confrontate con coloro che affetti dalla stessa neoplasia eseguono solo cicli di chemioterapia, sono quasi straordinarie per la rapidità con le quali avvengono. Quindi il consiglio che mi sento di dare è quello di affiancare alle tradizionali strategie terapeutiche le medicine naturali, sia per ridurne gli effetti collaterali sia per potenziare gli effetti dei farmaci chimici ed ottenere risultati più veloci e definitivi. Ultima evenienza da prendere in considerazione sono quelle tante situazioni per cui non sia possibile eseguire la chemio o la radioterapia. È ovvio che la medicina naturale a quel punto deve essere l’unica grande risorsa terapeutica che il medico possa sfruttare.
Ma non vorrei che nell’enfasi dimenticassimo il ruolo fondamentale dell’alimentazione. Una dieta alcalina e povera di proteine animali, una precisa cernita degli cibi adeguati ed una restrizione calorica effettuata in alcune situazioni risultano armi letali per i tumori.

L'importanza dello stile di vita

Valter Longo, oncologo e gerontologo a Los Angeles.

Ma sicuramente non stiamo dicendo nulla di nuovo: su questa linea era il professor Veronesi, ma anche il professor Berrino o il professor Longo, che da alcuni anni stanno portando avanti con notevole successo tale sperimentazione.
Quando si parla di tumore oggi, notiamo, che c’è ancora una sorta di grande paura che avvolge i malati e i loro familiari. È come se questa malattia potesse capovolgersi anche sulle teste degli altri componenti della famiglia, come se fosse una oscura condanna dettata dalla genetica. Ebbene sappiamo che non è proprio così, basti pensare che i bambini adottivi sviluppano le patologie del nuovo nucleo familiare e non di quello di origine. L’epigenetica ci sta raccontando questo da diversi anni: l’importanza dello stile di vita. Alimenti sani, attività fisica moderata, gestione appropriata dello stress, ecco la ricetta per lanciare la sfida contro il male del secolo! Spesso con l’integrazione delle terapia abbiamo la possibilità di vedere risultati che all’inizio del percorso potrebbero sembrare chimere.

Storie di miglioramenti in pazienti oncologici
Per esempio c’è la storia di un paziente con carcinoma a piccole cellule del polmone destro che è passato da quasi 10 centimetri prima a 5 e poi 2,5 nel giro di meno di sei mesi di trattamento. Alla normale chemioterapia ha associato un regime alimentare specifico ed un protocollo di farmaci omeopatici, fitoterapici, micoterapici e probiotici. Oltre ad avere un ottimo risultato per la diminuzione volumetrica della massa neoplastica, abbiamo ottenuto un ottimo esito per ciò che concerne la qualità della vita, in quanto il soggetto non ha avuto alcun effetto collaterale dalla chemioterapia.

O ancora la storia di quel paziente con glioblastoma parieto-occipitale che è passato da 36 mm a 7 mm in un anno e di quell’altro invece con un tumore del pancreas di 4 cm che in meno di sei mesi l’ha visto ridurre fino ad 1 cm. E con il tumore al pancreas non si scherza! Poi c’è la storia di un paziente con sarcoma di Kaposi, tumore abbastanza raro che si presenta con macchie rosse e viola su pelle, bocca, polmoni, fegato, o nel tratto gastrointestinale, che in meno di sei mesi ha avuto una restituzio ad integrum (come dimostrano le foto sopra). Il messaggio che deve passare è quello che un tumore non è una condanna a morte e che noi medici dobbiamo aiutare i malati oncologi migliorandone la qualità di vita, che secondo me è l’aspetto fondamentale. Le ultime acquisizioni della nutrigenomica, quella scienza attraverso la quale possiamo usare l’alimentazione come una vera arma terapeutica, ci devono far guardare il futuro con ottimismo.