Jung e il “Libro rosso”

Il testamento-opera d'arte del grande psicanalista

Jung e il “Libro rosso”

di Filippo Falzoni. Gli sviluppi degli studi sulla psiche alla luce delle prospettive dei nuovi paradigmi scientifici, che mostrano l’illusorietà della concezione dello spazio-tempo, hanno portato a una profonda rivalutazione del lavoro di C. G. Jung.

Il Libro Rosso, che per volere dell’autore è stato pubblicato a 50 anni dalla sua scomparsa, è un’opera straordinaria che ai tempi di Jung non poteva essere compresa. Il libro, nato negli anni travagliati della sua rottura con Freud (con lui nella foto a ds.) e poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, è il resoconto di dialoghi con le immagini dei sogni e con le visioni di stati contemplativi in cui Jung poteva calarsi. A quei tempi la comunità psicanalitica e l’uomo della strada avrebbero considerato quelle visioni, descritte e miniate come in un antico manoscritto, l’opera di un visionario fuori dalla realtà e non di un grande scienziato e di un pioniere della ricerca interiore. Oggi possiamo coglierne il valore e comprendere che fu il confronto con l’inconscio di quegli anni la sorgente di tutto il suo lavoro futuro, della sua opera e della sua autorealizzazione.

Lo "Hieros gamos" rappresenta l'integrazione degli opposti.

Un percorso esperienziale diretto
La realizzazione del Sè e la comprensione dei livelli profondi della coscienza personale e collettiva non erano frutto del pensiero speculativo, ma un percorso esperienziale diretto, che per Jung aveva luogo interiormente in una specie di trance lucida. In quello stato i contenuti interiori erano dotati di vita autonoma guidata da simboli universali. Queste esperienze gli permisero di comprendere la natura profonda della psiche e degli archetipi che la dominano come tendenze innate che, integrate, conducono alla liberazione da ogni nevrosi e alla pienezza della vita.
Comprese che i simboli dell’alchimia erano proiezioni sulla materia di processi interiori che hanno come fine la trasformazione della coscienza dell’alchimista e la sua emancipazione dai conflitti prodotti da ogni dualismo. Così, per fare solo un esempio, lo Hieros gamos, rappresenta l’integrazione degli opposti, che vediamo rappresentato nel matrimonio mistico di Re e Regina dell’alchimia, come nei simboli del Buddhismo Tantrico e dello Shivaismo. L’unità della coscienza è essenza della filosofia Advaita, ma possiamo trovare nei miti di ogni tempo e luogo, simboli che rappresentano l’integrazione dell’inconscio e la realizzazione della totalità del Sé. È insito nel progetto evolutivo della psiche lo sviluppo del potenziale che, se non viene ostacolato dai meccanismi nevrotici dell’io, porta l’individuo a trascendere la frammentazione divisiva della mente, conscio e inconscio, luce e ombra e così a rinascere a una nuova vita. Questo sviluppo dell’essere totale verso un nuovo piano di coscienza è un processo che può aver luogo solo attraverso un confronto interiore diretto con i contenuti della psiche.

Una trasformazione indispensabile
Jung si considerava medico della cultura, perché la sua visione portava a una radicale reinterpretazione delle religioni e riconosceva nei sanguinari conflitti mondiali l’espressione di una psiche collettiva divisa e auto-contraddittoria. I conflitti individuali sono condivisi dall’umanità intera che non è in contatto con la propria essenza sovramentale e con i valori autenticamente “spirituali”, che sono espressione di armonia psichica e mentale. Immaginare la “non violenza” non ci libera dalla violenza se non siamo stati in grado di riconoscerne le radici in noi stessi e Jung ci insegna come la rimozione conduce solo al rafforzamento dell’Ombra. Solo la pienezza di sè conduce a un vivere armonico e spontaneo ed è un compito individuale che in tempi di grandi trasformazioni come quello in cui stiamo vivendo diventa indispensabile.

Calarsi negli abissi della coscienza

Il testo di James Hillman (presidente della Jung Institute da poco scomparso) Il Lamento dei morti contiene dei dialoghi sul Libro Rosso, tra Hillman e Sonu Shamdasani (curatore dell’opera). Appare chiaro, dalle loro parole, che il Libro Rosso rappresenta una svolta epocale, dopo la quale la psicologia non potrà più essere la stessa. Da questa prospettiva tutti i dottissimi e imponenti volumi di Jung hanno un grande valore soltanto sul piano della conoscenza, solo utili a integrare le esperienze interiori, ma ciò che ha davvero valore terapeutico e trasformativo non è la concettualizzazione, ma l’esperienza diretta che il Libro Rosso descrive, cioè calarsi davvero con coraggio e senza punti di riferimento, negli abissi della coscienza.
Consiglio la lettura del Libro Rosso e del libro di Hillman soprattutto a coloro che hanno svolto i miei corsi didattici perché risulterà loro più chiaro il valore esperienziale del metodo e il senso delle visioni interiori che il Rebirthing Transpersonale tanto spesso induce. Sarà anche un’ennesima conferma che è l’autoindagine la via che conduce alla salute e alla realizzazione attraverso quell’insight profondo che spazia oltre le gabbie del pensiero condizionato. Si tratta di qualcosa di ben diverso dalle idealizzazioni autogratificanti dettate dall’ego di certe correnti pseudo spirituali oggi in voga.
Sul pensiero di Jung consiglio anche la lettura di Jung Parla (Ediz. Adelphi), che è un’interessantissima raccolta d’interviste, colloqui con personaggi famosi ed episodi di vita, cha abbracciano tutto l’arco della sua vita. Molte delle previsioni che esprimeva sul futuro dell’Europa paiono oggi davvero profetiche.
Nel Libro Rosso, sotto a un'immagine che raffigurava il confronto con l'Ombra, Jung scriveva: "Non ci si illumina immaginando la luce, ma diventando consapevoli del buio: Quest'ultimo è sgradevole quindi poco popolare".