Fascinazione ipnotica

Quando lo sguardo apre una porta sul mondo inconscio

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La forma non verbale più potente tra quelle che inducono la trance ipnotica.

Si potrebbe disquisire per ore dello sguardo. La ricerca e lo studio della natura umana sono il mio pane quotidiano e le mie grandi passioni allo stesso tempo, perché mi occupo di studio e analisi comportamentale.

Profilo
Ester Patricia Ceresa

Qualche tempo fa ho fatto un gioco, di quelli che solo i topi di biblioteca ricercatori come me potrebbero fare: mi sono divertita ad osservare gli esseri umani come se fossi un’aliena, come se li vedessi per la prima volta.

E la cosa che mi ha colpito di più nelle strane creature alla cui specie appartengo io stessa sono stati gli occhi, lo sguardo. Spesso sprigiona un che di magnetico, misterioso, potente: inquietante e rassicurante allo stesso tempo.
Forse anche questo ha contribuito a rendere il simbolo dell’occhio praticamente onnipresente nelle religioni, tradizioni, conoscenze, filosofie e antiche saggezze, trasmesse spesso in forma ermetica.

Gli occhi sono la nostra finestra sul mondo
Quando veniamo alla luce apriamo gli occhi e quando la nostra luce si spegne li chiudiamo. Il primo sguardo è quello della mamma, il primo che incrociamo in assoluto. E poi ci sono sguardi che ci cambiano la vita, quelli che ci fanno innamorare, altri che ci fanno fermare.

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Foto ai-generated di Franz26 da Pixabay

Uno sguardo può attirare la nostra attenzione, interrompere per un istante il flusso dei pensieri, farci dimenticare ciò che stavamo dicendo o facendo. Può creare una sensazione di vicinanza, di fiducia, persino di sospensione.

Quanto è importante, poi, nel corso dell’esistenza e del nostro modo di vivere e di essere lo sguardo che abbiamo su noi stessi, sugli altri, sulla vita stessa? Di fatto può aprirci o chiuderci mondi, accettare o negare opportunità, possibilità. Gli occhi sono un portale dimensionale, perché uno sguardo vale più di tante inutili parole. La saggezza popolare insegna che lo sguardo è lo specchio dell’anima, rimanda al suo mistero e alla sua profondità. L’occhio ci catapulta al di là, altrove.

Che significa che una persona è affascinata?

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Roma. Mosaico del II sec. d.C. di Medusa nelle Terme di Diocleziano.

La parola “fascinazione” porta con sé qualcosa di antico. È stata per secoli associata al potere dello sguardo, all’incanto, alla capacità di catturare l’attenzione. Basti pensare alla figura mitologica della Medusa, capace di pietrificare all’istante chiunque incrociasse il suo sguardo.

Nell’ambito dell’ipnosi possiamo però osservare questo fenomeno da una prospettiva diversa, ovvero come ponte fra il conscio e l’inconscio. Un ponte immediato, istantaneo: è per questo motivo che la fascinazione ipnotica è forse la forma di ipnosi non verbale più potente fra le varie metodologie che inducono la trance ipnotica.

La fascinazione è innanzitutto un modo di orientare e concentrare l’attenzione.
Ed è proprio nell’attenzione che può cominciare il viaggio verso l’esperienza ipnotica.

Dallo sguardo al magnetismo animale

La storia della fascinazione ipnotica è intrecciata con quella dell’ipnosi stessa.

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Franz Anton Mesmer, dipinto di Wellcome.

Nel Settecento, Franz Anton Mesmer diffuse la teoria del cosiddetto “magnetismo animale”, secondo la quale tutti gli esseri viventi sono circondati e attraversati da un “fluido universale” con specifiche caratteristiche e capacità, un fluido che può essere in un certo qual senso influenzato.
Il dr. Mesmer aveva intuito la presenza del campo elettromagnetico che circonda ogni cosa, come si è arrivati scientificamente a scoprire con evidenze empiriche dopo la sua morte, sperimentando con la sua personale ricerca i suoi effetti anche sulla persona.

Il suo lavoro rappresenta una tappa fondamentale nella storia di questa disciplina e ancora più importante nella sua pratica, anche moderna. Infatti ancora oggi è possibile accedere alla metodologia di Mesmer e alle sue applicazioni, il mesmerismo è una delle conoscenze più importanti nella formazione professionale degli ipnotisti più capaci e uno degli argomenti e pratiche più amate dagli allievi nei percorsi di abilitazione professionale sia in Italia che all’estero, dove insegno.

Pochi anni dopo, il marchese de Puységur, uno degli allievi più capaci del dr. Mesmer osservò fenomeni che definì di “sonnambulismo magnetico”. Il suo lavoro contribuì a spostare progressivamente l’interesse verso la dimensione psicologica dell’esperienza. È un passaggio che trovo particolarmente significativo perché si va dal magnetismo esterno all’esperienza interna.

James Braid e la fissazione dello sguardo

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Ritratto di James Braid, medico scozzese, un pioniere nel campo dell’ipnotismo.

Nell’Ottocento incontriamo James Braid, medico e chirurgo scozzese, considerato una figura fondamentale nella nascita dell’ipnotismo moderno. Il dr.Braid osservò che la fissazione prolungata dello sguardo poteva produrre modificazioni dell’attenzione e dell’esperienza e utilizzò la fissazione degli occhi come una delle tecniche di induzione. Ma soprattutto cercò una spiegazione alternativa di questi fenomeni rispetto all’interpretazione del magnetismo animale, orientandosi verso una spiegazione fisiologica e psicologica.

È interessante notare come, ancora oggi, a livello accademico ovvero quando insegno fascinazione, uno degli equivoci più frequenti nei quali cadono gli studenti sia quello di considerarla semplicemente come la capacità di “ipnotizzare con gli occhi”.
Non è affatto così. Perché lo sguardo è solo uno strumento. L’attenzione è il vero elemento centrale.

Charcot, Bernheim e la grande discussione sull’ipnosi

Parigi. il neurologo francese Jean Martin Charcot con la paziente Marie Wittman nellospedale La Salpetriere duranre unattaco di isteria
Parigi. Il neurologo Jean-Martin Charcot con la paziente Marie Wittman nell’ospedale La Salpêtrière, duranre un attaco di isteria

Nella seconda metà dell’Ottocento l’ipnosi diventa oggetto di un importante dibattito.

Jean-Martin Charcot, alla Salpêtrière di Parigi, considerava l’ipnosi uno stato particolare dove le proprietà somatiche dell’ipnotismo possono essere sviluppate indipendentemente da qualsiasi suggestione, mentre Hippolyte Bernheim e la scuola di Nancy attribuivano un ruolo centrale alla suggestione e alla capacità dell’individuo di rispondere a essa, tanto che veniva chiamata École de la suggestion.

Questa contrapposizione contribuì allo sviluppo della moderna riflessione sull’ipnosi.
E, ancora una volta, troviamo al centro un elemento che oggi possiamo comprendere in maniera più articolata: la capacità della mente di concentrare l’attenzione, modificare la percezione e costruire una diversa esperienza della realtà.

Che cos’è allora la fascinazione ipnotica?

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Foto ai-generated di Franz26 da Pixabay.

Quando insegno fascinazione negli istituti, libere università, accademie e centri di formazione altamente professionale sia nazionali che internazionali, una delle prime cose che desidero chiarire durante le docenze sono gli equivoci più comunemente diffusi, ovvero cos’è e cosa non è la fascinazione: fascinare non significa né controllare, né prendere possesso della mente di un’altra persona, né tantomeno poter costringere qualcuno a fare qualcosa contro la propria volontà. E’ una vera e propria demistificazione, perché intorno alla fascinazione si costruiscono miti e false credenze che nuocciono moltissimo alla conoscenza e diffusione dell’ipnosi come strumento di benessere.

La fascinazione ipnotica può essere considerata piuttosto una competenza attraverso la quale impariamo a orientare l’attenzione utilizzando lo sguardo, la voce, il ritmo, la presenza, la comunicazione non verbale e la relazione.

Lo sguardo può essere uno strumento. Ma lo sono anche una pausa, una variazione del tono della voce, una domanda posta nel momento giusto, il ritmo della respirazione, una postura, una particolare qualità della presenza. Quando l’attenzione cambia, può cambiare anche ciò che la persona sta vivendo.

La fascinazione nella pratica

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Immaine di Gerd Altmann da Pixabay.

La fascinazione può essere utilizzata all’interno di diverse modalità di lavoro ipnotico: può, ad esempio, facilitare la focalizzazione dell’attenzione, accompagnare un’induzione, aumentare il coinvolgimento immaginativo oppure contribuire a interrompere temporaneamente alcuni automatismi, soprattutto di pensiero. La mente sa restringere il campo dell’attenzione e l’ipnosi può utilizzare e organizzare consapevolmente questa capacità a vantaggio della persona.

E questo ci porta a una considerazione interessante ovvero che non siamo affascinati soltanto quando qualcuno ci guarda negli occhi. Possiamo essere completamente assorbiti da un libro, da una musica, da un film, da una conversazione. Possiamo essere affascinati da una paura, da un ricordo, da una persona, da una convinzione o semplicemente da uno schermo. Basta guardarsi intorno per notarlo.

Un caso che ricordo ancora

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Foto da Pixabay

Anni fa arrivò da me un ragazzo che suonava in una band. Chiamiamolo B. Era abituato all’emozione del palco, alla tensione prima di un concerto, all’energia che precede un’esibizione. Poi, improvvisamente, erano comparsi gli attacchi di panico. Quindi, quello che per lui era stato fino a quel momento uno spazio di espressione e di libertà, aveva cominciato a trasformarsi in qualcosa da temere.

Durante il lavoro con lui scelsi di usare la fascinazione come strumento per superare il blocco iniziale e permettere alla sua attenzione di spostarsi dal sintomo alla propria esperienza interna. Attraverso quello che chiamo un processo di regressione fascinativa, accompagnai progressivamente la sua attenzione alla ricerca del momento in cui quella reazione sembrava essersi originata.

E arrivammo a un episodio avvenuto diversi mesi prima, il ragazzo era in ritardo per un concerto. Stava guidando velocemente perché temeva di arrivare tardi. In un tratto di strada, la situazione era diventata improvvisamente drammatica: aveva rischiato di perdere il controllo dell’automobile e di precipitare. Era stato un incidente sfiorato, ma la percezione del pericolo era stata enorme. Per qualche istante aveva avuto la concreta sensazione che la sua vita potesse finire.

Quell’esperienza sembrava aver lasciato una traccia profonda. Successivamente, in situazioni che richiedevano esposizione, attivazione, velocità, prestazione o semplicemente una forte attivazione emotiva, il suo sistema poteva riattivare quella stessa sensazione di pericolo. Il corpo sembrava ricordare qualcosa che la mente cosciente non aveva più collegato all’esperienza presente.

La parte interessante di questo caso

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Immagine di Geralt da Pixabay.

La parte interessante di questo caso non è raccontare che è stato ipnotizzato e individuato il momento “traumatico”, sarebbe una semplificazione. La fascinazione, come porta d’accesso, ci permise di modificare il rapporto con l’attenzione e di accompagnarlo verso un’esperienza interna alla quale, nello stato ordinario di coscienza, non riusciva ad accedere nello stesso modo.

Una volta emerso quell’episodio, il percorso poté concentrarsi sul significato che aveva assunto, sulle sensazioni corporee associate, sulle risposte automatiche e sulla possibilità di costruire una nuova esperienza. E quindi smettere di considerare il panico come soltanto qualcosa da combattere e trasformarlo in un messaggio da comprendere. Ovvero comprendere “la buona intenzione nascosta” dietro al panico, questa è una distinzione che considero fondamentale.

Nel caso specifico di B. la fascinazione è stata lo strumento che ha facilitato l’accesso a un’esperienza significativa e ha permesso di lavorare su di essa attraverso la regressione fascinativa: tornare indietro per poter andare avanti.

Chi può imparare la fascinazione?

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Ester Patricia Ceresa durante una seduta.

È una delle domande che mi vengono poste più spesso. La mia risposta è semplice: si, la fascinazione si può imparare. Naturalmente esistono persone che possiedono una presenza particolarmente intensa, un modo di guardare, parlare o muoversi che cattura spontaneamente l’attenzione. Tuttavia le competenze possono essere allenate: si può imparare a utilizzare lo sguardo, lavorare sulla voce, sul ritmo, sulla postura, sulla comunicazione non verbale, sulla capacità di osservare le reazioni dell’interlocutore.

E soprattutto si può imparare a sviluppare una qualità della presenza libera dal bisogno di imporsi. Si tratta di uno strumento professionale e uno strumento di crescita personale, può essere studiata come strumento integrativo da professionisti che lavorano nella relazione d’aiuto e che desiderano ampliare le proprie competenze comunicative e ipnotiche, sempre nel rispetto della propria formazione e del proprio ambito professionale.

Ma può essere appresa anche semplicemente come strumento di crescita personale, perché prima ancora di imparare a orientare l’attenzione dell’altro, impariamo a osservare la nostra.
E questa, per me, è la parte più importante. Perché la nostra attenzione è importante, bisogna tornare ad essere padroni della nostra attenzione. Come dire: “Sono io a stabilire a chi e a cosa dare la mia attenzione, invece di lasciarmela catturare. Perché la mia attenzione è preziosa”

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Foto di Geralt, da Pixabay.

Quante volte durante una giornata la nostra attenzione viene catturata? Da una notifica, da una paura, da un ricordo, da una persona, da una preoccupazione, da una convinzione che ripetiamo da anni. Siamo continuamente fascinati.
La vera domanda è: da che cosa stiamo lasciando catturare la nostra attenzione? Invece di chiederci come possiamo controllare la mente di qualcuno, la vera domanda interessante potrebbe essere “Come posso imparare a dirigere la mia attenzione invece di lasciarla dirigere continuamente dall’esterno?”

Da questa prospettiva la fascinazione smette di essere un misterioso potere dello sguardo e diventa una disciplina dell’attenzione e quindi lo sguardo diventa uno dei suoi strumenti. La voce un altro. La presenza un altro ancora.

E l’ipnosi ci ricorda che la mente possiede una capacità straordinaria: quella di cambiare prospettiva, associazioni e significati quando trova le condizioni giuste per farlo. Perché ogni volta che impariamo a scegliere dove dirigere la nostra attenzione, recuperiamo una piccola parte della nostra libertà. E forse è proprio questa la forma più profonda di fascinazione: non tanto catturare lo sguardo dell’altro quanto imparare a diventare padroni del proprio.

Per saperne di più
James Braid, “Neurypnology: or the Rationale of Nervous Sleep”, 1843.
Hippolyte Bernheim, “De la suggestion dans l’état hypnotique et dans l’état de veille”, 1884.
Jean-Martin Charcot, “Leçons sur les maladies du système nerveux”.
Adam Crabtree, “Studi storici sul magnetismo animale e sul sonnambulismo magnetico di Puységur”.
Milton H. Erickson, opere e scritti su l’ipnosi terapeutica.
Dave Elman, “Hypnotherapy”, 1964.

 

Academy Master Trainer in Ipnosi e Coaching, si occupa di sviluppo del potenziale umano e QuantumNeuroTraining. Docente e relatore internazionale in Ipnosi, Psicologia Quantistica, Enneagramma, CNV e PNL3, ha elaborato la nuova Morfofisiognomica, una metodologia innovativa nel campo delle discipline sul Linguaggio del Corpo mirata al benessere psicofisico. Autrice del “Manuale di Morfofisiognomica - Corpo e volto rivelano i tratti del temperamento, del carattere e della personalità" (CISU ed.). Presidente di I.P.C.A (International Professional Coaching Association), organismo promotore di iniziative e congressi internazionali nel campo del Coaching e dell’Ipnosi.