La scuola italiana: promossa con riserva

Analizziamo le enormi difficoltà che vive la scuola

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Nonostante alcune innovazioni, rimangono molte carenze, insufficienze dell’organico e dei servizi.

La scuola italiana: promossa con riserva
Giuseppe Valditara, giurista, ministro dell’Istruzione e del Merito (da Wikipedia)

Un quadro pieno di tante ombre, rischiarato solo da qualche sprazzo di luce, per lo più fioco. È quello che ritrae la scuola italiana, che da decenni sta vivendo enormi difficoltà, nonostante i tentativi di rianimarla e rilanciarla.

Certo, a sentire il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, si parla di una realtà “straordinaria, con esperienze didattiche importanti, che sono espressione della creatività dei nostri docenti e dei nostri giovani”. Lo ha detto il membro dell’esecutivo quando, a ottobre 2024, è intervenuto a Savona all’evento conclusivo della tappa di Scuola Futura, il campus itinerante del Mim per promuovere la formazione sulla didattica innovativa e coinvolgere le comunità scolastiche sulle sfide del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Valditara, nello specifico, si riferiva agli oltre 800 studenti di scuole primarie e secondarie e più di 300 tra dirigenti, docenti e personale scolastico che sono stati impegnati in varie iniziative di formazione all’insegna della valorizzazione della cultura e dell’arte del territorio in chiave moderna, con la partecipazione di quasi 100 istituti scolastici provenienti da tutta Italia.

In parallelo, poi, in alcune regioni, sono partite sperimentazioni come il liceo del Made in Italy e il nuovo istituto tecnico-professionale, modello 4+2, per non dimenticare il primo corso per docenti sull’intelligenza artificiale, avviato in tre istituti del Lazio, con il coinvolgimento di altre scuole in Lombardia, Toscana e Calabria.

La scuola dovrebbe essere un momento di crescita

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Il ministro ha anche aggiunto che intende esportare queste esperienze all’estero, per esempio in Ghana e in Giappone, “per far conoscere la bellezza di questa meravigliosa istruzione che facciamo nel nostro Paese”. Ha rimarcato Valditara: «Non dobbiamo mai vergognarcene, la nostra scuola deve avere sempre l’orgoglio della nostra identità». E ha sottolineato: «Se vogliamo ridare autorevolezza ai docenti e alla scuola italiana dobbiamo partire facendo capire la grandezza e l’importanza di questa esperienza educativa, che passa anche dalla valorizzazione delle realtà e delle eccellenze locali.

Credo che tutto questo sia un modo per crescere insieme: l’idea che dobbiamo avere è quella di una scuola che sappia essere traino dello sviluppo di un territorio, perché le idee partono proprio dalla scuola attraverso il dialogo e la creatività». Parole condivisibili e scenari auspicabili, che però, stando ad alcune indagini, stentano a trovare un riscontro concreto in un settore che, allo stato attuale, riguarda 7 milioni di studenti italiani e circa 1,5 milioni di professionisti e operatori.

L’attuale sistema non convince pienamente gli italiani

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Foto ai-generated-T di heDigitalArtist da Pixabay

Basta dare un’occhiata, per esempio, ai risultati che balzano agli occhi leggendo il report FragilItalia Il sistema scolastico italiano, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos. Un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione, per tastare il terreno sull’argomento. Ebbene, l’utenza della Penisola dà uno striminzito 6,3 su 10 al nostro sistema scolastico, che strappa una sufficienza risicata per un soffio.

I problemi principali sono gli stessi da decenni: la scarsa motivazione e preparazione dei docenti, i programmi di studio obsoleti e troppo teorici, l’edilizia scolastica, le dotazioni tecnologiche inadeguate. Pur ammettendo un lieve progresso, gli italiani considerano la scuola incapace di fornire competenze adeguate alle richieste di un mercato del lavoro in evoluzione e la biasimano per le disparità, materiali e qualitative, tra le diverse aree del Paese e tra metropoli e provincia.

Ci sono troppi colli di bottiglia

La scuola italiana: promossa con riserva
Simone Gamberini, presidente Legacoop (foto CNL).

Ha dichiarato Simone Gamberini, presidente Legacoop: «Dall’indomani della pandemia è come se si fossero manifestati tutti insieme contraddizioni, divari, arretratezze accumulate in decenni. Questo è successo perché, dopo una lunga fase di stagnazione, per tutti gli anni Duemila, finalmente l’Italia aveva iniziato a correre mostrando le sue potenzialità e una vitalità incredibile, ma rendendo anche evidenti i colli di bottiglia che la frenano sia sul piano materiale sia delle logiche e dei comportamenti».

Una prima strozzatura del sistema è rappresentata proprio dall’istruzione, che di per sé sarebbe un comparto fondamentale per la sua dimensione sociale, culturale  e potenzialmente pure economico. In base al report citato, le principali mancanze della scuola, anche se risulta lievemente migliorata rispetto al passato, sono tuttora riscontrate nella scarsa motivazione dei docenti (44%, con 1 punto percentuale in meno rispetto alla rilevazione dello scorso anno) nonché nella loro preparazione ritenuta poco completa e poco accurata (36%, con 3 punti in meno), soprattutto per quanto riguarda l’ambito tecnologico e le competenze legate all’ambiente e alla sostenibilità, un tema su cui oggi si è sempre più sensibili.

La scuola è scollata dal lavoro

Gerd Altmann da
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.jpg

E poi ci sono i programmi di studio considerati obsoleti e troppo teorici (43%, con una punta del 52% nelle Isole, ma in diminuzione di ben 5 punti percentuali), per non parlare delle lacune e delle problematiche dell’edilizia scolastica (41%, 3 punti in meno).

Permane sempre anche un’altra criticità, che va avanti da anni: la sostanziale incapacità del sistema scolastico di fornire competenze in linea con i requisiti che servono per un un mercato del lavoro in costante trasformazione, anche se la percezione complessiva, su questo aspetto, è un po’ più rosea rispetto agli anni precedenti, in particolare per quanto riguarda le conoscenze linguistiche (ritenute adeguate dal 48%, +6 punti percentuali, con una punta del 55% tra gli under 30) e quelle digitali (giudicate adeguate dal 46%, 4 punti in più sull’anno scorso). C’è invece insoddisfazione per il know how sulle questioni ambientali (che convince solo il 33% degli intervistati, pur con un aumento di 4 punti percentuali).

Insegnanti pagati poco e considerati male
pexels photo di Andrea PiacquadioAd aggiungere ulteriori elementi di contrasto è stata anche una recente inchiesta del settimanale L’Espresso, da cui emerge che, come indicano i dati Istat, “nel 2022 l’Italia ha speso 79 miliardi di euro per l’istruzione, meno degli interessi passivi delle pubbliche amministrazioni che ammontavano a 82,9 miliardi”: il nostro Paese, dunque, investe ancora troppo poco nella crescita e nell’istruzione dei ragazzi, soprattutto relativamente alle materie scientifiche e matematiche che meriterebbero più attenzione.

L’insegnamento vive una profonda crisi: è un lavoro che dovrebbe nascere da una vocazione, messa comunque a dura prova, anche quando è forte, tra stipendi bassi (in media poco più di 31 mila euro all’anno, tra i meno remunerativi dei Paesi Ocse, come attesta il rapporto Education at a Glance 2024), il triste calo del valore della professione nella percezione collettiva e una sempre più preoccupante e accentuata precarietà, con supplenti passati da 60 mila a 105 mila dal 2016 a oggi e supplenze annuali balzate da 3,8 mila a 40 mila negli ultimi 8 anni.

Come hanno spiegato gli analisti della Fondazione Agnelli a L’Espresso: “Questo vuole dire che sempre di più ci sono cattedre vacanti disponibili, tipicamente perché c’è un elevato tasso di pensionamento dei docenti di ruolo (al ritmo di 26 mila l’anno), dovuto a un’età media dei docenti parecchio avanzata”. I professori di lungo corso, insomma, dovrebbero essere rimpiazzati da nuove leve, ma almeno per il 50% dei casi ciò non accade perché ci sono troppo pochi candidati nelle graduatorie e quindi si bussa alla porta dei supplenti.

La giostra dei precari e del sostegno

Dmitriy Gutarev da
Foto diDmitriy Gutarev da Pixabay

Poi c’è un altro nodo spinoso, che è quello degli insegnanti di sostegno agli alunni disabili (quasi il 4% degli iscritti a scuola, oltre 300mila tra bambini e ragazzi, come ha dichiarato Valditara al congresso organizzato dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap, nel dicembre 2022) insufficienti nel numero e spesso non adeguatamente preparati. Sempre nella stessa occasione, il ministro aveva dichiarato: «Intendo avviare una riforma del sostegno, serve una legge altrimenti sono solo chiacchiere». Ma, come ha riportato il Corriere della Sera, tra il 2022 e il 2023 i docenti di sostegno compresi quelli in deroga sono aumentati superando i 220.000.

“Più di tutti i carabinieri e tutti i poliziotti italiani messi insieme”, ha commentato Tuttoscuola. “Un piccolo esercito senza divisa”. E, soprattutto, precario, con un turnover estremamente dannoso per i soggetti più piccoli e più fragili, che pagano le conseguenze della discontinuità didattica, effetto dell’incertezza che subiscono insegnanti e alunni insieme, senza contare i divari consistenti tra le varie aree geografiche, con una spaccatura ancora persistente tra Nord e Sud, e la mancanza di adeguate infrastrutture a fronte della presenza di barriere architettoniche ancora da abbattere (oltre a quelle culturali e sociali).

This is Engineering da
Foto di This_is_Engineering da Pixabay

Negli anni di ricostruzione del Paese, dopo la seconda guerra mondiale, e in quelli del florido boom economico, la scuola veniva considerata come un ascensore sociale, capace di dare delle possibilità concrete a chi lo meritava, anche se proveniva dalle fasce più povere e disagiate della popolazione.

Lo studio e la conoscenza erano considerati mezzi di riscatto per togliere sé stessi e magari i propri familiari da condizioni difficili. Oggi, purtroppo, non è più così e sembra che quell’ascensore sia rimasto al piano terra fermo, immobile. A parte rari casi, tra una sostanziale indifferenza generale.

 

Per saperne di più
Gli italiani e la scuola
https://areastudi.legacoop.coop/wp-content/uploads/2021/09/FragilItalia-gli-italiani-e-la-scuola.pdf

Emergenza collettiva
https://lespresso.it/c/editoriale/2024/9/21/sos-scuola-lespresso-in-edicola/51958

Sempre più precari: supplenti in aumento
https://www.orizzontescuola.it/quasi-250-000-precari-per-il-nuovo-anno-scolastico-record-mai-registrato-anp-scuole-assumano-i-propri-docenti/

La girandola degli insegnanti di sostegno
https://www.tuttoscuola.com/la-giostra-degli-insegnanti-di-sostegno/

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it