Con gli occhi del cuore

Un romanzo magico, un’iniziazione alla cura della persona

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Una saga familiare, il cui fil rouge è l’emancipazione femminile attraverso la tessitura.

Angelina Pettinato
Angelina Pettinato

coverIl racconto, che si snoda attraverso cinque secoli, ci mostra le difficoltà affrontate dai personaggi in una saga familiare ricca di colpi di scena ma soprattutto ricca di insegnamenti.

Nelle prime pagine ci sono già gli elementi base del romanzo: la tessitura e la cura delle persone. Il telaio concede l’apertura del cuore e della mente dopo essere entrati in lui, fisicamente e non solo. “Entrate signorina! nel telaio si entra e in esso si vive, si dipanano situazioni complesse, si risolve…Non si tratta d’imparare ma di rimembrare”. (cit.)

La storia ha due livelli di lettura. Chi vuole fermarsi al primo, troverà un racconto disseminato di indizi che, dopo cinque secoli, come un buon giallo, troveranno un senso: una lettura avvincente ricca di personaggi forti, che fanno scelte importanti.
Ma l’autrice ha scritto questo romanzo con uno scopo più alto e lei stessa, forse, se n’è accorta dopo averlo dato da leggere a sua madre ed averlo riletto dopo la sua dipartita.

Psicologa, psicoterapeuta e cultrice della parola
Angelina Pettinato, l’autrice, prima della pubblicazione del romanzo ne riscritto l’introduzione a causa della morte improvvisa della madre, dichiarando di essere stata preparata, inconsapevolmente, a questo distacco anche da questo libro che aveva appena concluso. “È un Vangelo!”, così aveva sentenziato la madre dopo aver terminato di leggere la prima bozza.

Vangelo significa “buona novella” e la madre, con quelle parole, probabilmente voleva proprio dirle che il suo romanzo era un messaggio che, alla luce del racconto, è un messaggio di speranza per chi saprà usare gli occhi del cuore.

Un romanzo impregnato di simboli

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Foto di moritz320 da Pixabay

Il prologo del romanzo è impregnato di simboli: una donna si lava con acqua e sale, si profuma con mirra, benzoino e lavanda, indossa una veste bianca, una fibula d’oro con il simbolo del pentagono, le lucciole le girano attorno, i grilli cantano e lei danza intorno al fuoco invocando e benedicendo i quattro elementi. Inizia poi il romanzo qualche anno prima rispetto al prologo e ci fa conoscere Adelaide, tessitrice, che faceva parte di un’antica congrega di donne guaritrici.

Un paio di generazioni dopo, Joseph, tormentato nei sogni, si reca proprio da una strega per avere aiuto: lei con un filo rosso, come quello usato per tessere (ma rosso anche come il sangue, la stirpe) lo richiama al suo destino. “I tuoi avi chiedono di essere ascoltati. I tuoi discendenti chiedono aiuto. C’è un filo sottile che ci unisce a ciò che è stato e a ciò che sarà. Chi dimentica, non può progredire nel suo cammino”.

Trovare la forza in ciò che accade

Molti personaggi del racconto vivono la perdita, la tempesta: la loro forza è trovare un senso a quello che accade, accettarlo e cambiare, evolversi. La tessitura aiuta i personaggi, nelle varie generazioni, a ritrovare se stessi e a dare un senso alla loro vita. Il telaio permette di unire i fili verticali con quelli orizzontali: è costruire un presente terreno senza perdere l’attenzione al cielo, alla parte divina dell’esistenza.

Angelica, una dei personaggi chiave del romanzo, scrive l’autrice, “quando prepara l’ordito le sue mani si muovevano da sole e la guidavano senza che lei potesse far nulla per fermarle. Le osservava mentre costruivano e ne rimaneva sempre affascinata. Era insieme la tessitrice e l’osservatrice. Il suo corpo era al servizio di qualcosa di più grande di lei…tesseva e conosceva, tesseva e scopriva, in un flusso inarrestabile.”

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Foto di Joel Alencar da Pexels

L’amore vero è sacro e quando Angelica s’innamora, l’incontro con l’amato è un’unione totale: i loro baci ripercorrono i chakra; la loro unione è sacra perché è scritto che sia così, è necessaria alle generazioni future. Insieme al suo amato, Angelica, ritrova l’antico baule di famiglia contenente stoffe antiche ricche di simboli, pezzi del puzzle che s’incastreranno solo alla fine del romanzo. I simboli stessi, vengono svelati e compresi poco alla volta.

I colori, il cilindro, il pentagono si rifanno all’antica tradizione delle guaritrici ma richiamano anche gli antenati della protagonista. La grande storia, nella piccola storia: anche questo dà forza al romanzo.
L’autrice stessa cita il terremoto che ha colpito la Calabria nel 1783 come un evento traumatico che ha costretto le persone a cambiare per sopravvivere. Questo è uno dei messaggi del romanzo: l’accettazione e il cambiamento, senza dimenticare.

L’ultimo arcano

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Foto di Quang Nguyen Vinh da Pexels

Elodia, discendente ultima che svelerà l’arcano, vive in Calabria e ritrova le sue origini antiche grazie alla vecchia zia tessitrice: anche qui la cura alla persona e alla tradizione permettono l’evolversi della situazione. Zia Palma fa entrare Elodia nel telaio e questo le permette l’apertura degli “occhi del cuore”.

“Zia Palma sorrise sottecchi e tacque. Aveva iniziato a tessere la tela. Era arrivato finalmente il momento che le aveva predetto il suo amato nonno quand’era bambina: “Una ragazza con un neo sulla guancia sinistra come mia nonna, porterà pace dopo lo scompiglio. Dovrai guidarla, piccirilla mia”.

Zia Palma guida infatti Elodia nella scoperta di sé attraverso la scoperta della tessitura: “Quando mi ritrovo seduta al telaio, sono lì per me stessa, per i miei avi e per i miei discendenti… Tessere significa creare e ricordare. Quando canto e tesso, io vedo, sento e opero. Quest’arte viene da lontano. Fai buon uso delle conoscenze perché siano sempre al servizio della verità. È una regola d’oro: servi il bene e crea sempre equilibrio”

Il risveglio di una memoria antica
Elodia, mossa da un brivido in tutto il corpo, risveglia in sè la memoria: entra nel telaio e tesse, come se lo avesse sempre fatto. Dando un senso alle proprie origini, scopre la divinità in sé: cambia sia le abitudini del quotidiano (inizia attività fisica), sia gli atteggiamenti verso le altre persone (si lascia andare e abbraccia le persone).

raggi.di .luce e1670491725986Da qui, la narrazione si arricchirà di elementi (il foulard di seta, il gelso, le candele) che, in un vortice di emozioni, porteranno alla risoluzione finale, tanto semplice, proprio perché ora vista con gli occhi del cuore.

Quando la vecchia zia muore, Elodia comprende che si tratta solo di un passaggio: ora si sente più forte e più consapevole, come lo siamo noi, anche grazie alla lettura di questo romanzo e alle parole di Battiato con le quale l’autrice chiude la sua opera:

“Nulla sia crea, tutto si trasforma.
la luce sta nell’essere luminoso,
irraggia il cosmo intero.
La vita non finisce, è come sonno”.

Ultima curiosità che l’autrice però svela durante la presentazione del libro: la scelta del nome di Elodia, la protagonista, nasce dall’unione di Elohim (Dio, in ebraico) e daikon (grande radice, in giapponese).

Foto di copertina di DoniShala da Pixabay

Maturità classica e Laurea in Lettere. Un'attrazione sin da piccola per la teologia: tante domande, poche risposte. Decenni dedicati allo studio di filosofia, kabala, astrologia, ebraismo, tarocchi, yoga. Una grande passione per una ricerca senza fine. Continuo a leggere, scrivere, sognare.