In questa prima puntata sul mondo dei giovani, ecco un ritratto della generazione Z.
Ti annoi? Non credo perché oggi è impossibile annoiarsi: è sufficiente aprire un quotidiano o dare una fugace occhiata ad un notiziario per rendersi conto della confusione, dell’incertezza ed anche delle tribolazioni che stiamo attraversando.

Questi momenti vengono vissuti anche dai nostri figli e dai nostri nipoti, da quella che viene definita in particolare la generazione Z. ovvero i nati a partire dal 1997 in poi.
Come verranno cresciuti? Come si stanno orientando? A quali esempi fanno riferimento? Quali stimoli producono più effetti e motivazioni su di loro? Tante le domande ma le risposte non sono per nulla scontate.
Sappiamo per certo che i valori e le modalità con le quali siamo cresciuti noi per loro sono obsoleti e la prova la osserviamo quotidianamente dalle reazioni giovanili, dalle loro scelte, dai loro interessi e dalle ragioni di aggregazione.
Possiamo identificare alcuni comportamenti, che ovviamente non riflettono la totalità della generazione ma che identificano delle linee guida.
Già dalle descrizioni si evidenziano le differenze di educazione e valori verso coloro che sono nati e cresciuti nel secolo scorso. Questi approcci diversi si possono raggruppare per temi in modo da poter semplificare l’argomento.
Il primo aspetto riguarda la tecnologia

I nati a cavallo dei due secoli hanno goduto da subito di strumenti avanzati che hanno cancellato profonde abitudini consolidate: ad esempio non sono avvezzi a sfogliare un album di fotografie, tantomeno ne colgono la bellezza o l’utilità. Nessuno utilizza agende cartacee né diari.
Nati con il digitale tendono ad assimilare realtà fisica e virtuale come due facce della stessa medaglia e non tollerano la mancanza di segnale di telefonia mobile o l’assenza di un wifi, considerando il fatto come inaudito, preistorico, gravissimo, analogamente come noi consideravamo l’assenza di acqua corrente in casa.
Per le nuove generazioni il cellulare è tutto e genera abitudini a cascata ad ampio spettro sia nella comunicazione che nel divertimento.
Ecco perché vive a stretto contatto con esso come fosse una prolunga del proprio essere e la cui mancanza seppure momentanea genera ansia anche di notevole entità, come quando la mamma ci lavava il nostro orsacchiotto preferito e attendevamo il suo ritorno con impazienza.

La comunicazione figlia del digitale è sintetica, breve ricca di faccine e di slang. Ormai da anni i professori sono solo “prof”, gli amici godono di soprannomi o nomi sincopati (Ste, Gio, Fra) ed i conoscenti sono tutti fratello BRO.
In quest’ottica si prediligono messaggi scritti in modo sintetico usando i social di riferimento ad una telefonata o ad un vocale, così analogamente si tranciano le comunicazioni bloccando il malcapitato.
Questo genere di messaggi appare freddo e distaccato, troppo apparentemente diretto, sintetico al punto da apparire superficiale agli occhi di coloro che per invitare una ragazza ad uscire un paio d’ore in un pomeriggio di sabato dovevano attraversare un percorso accidentato basato su telefoni fissi, possibilità di incrociare un genitore e rischio prolungato di prendersi un rifiuto in faccia.
Un approccio differente per l’area studio-lavoro

Certamente si lavora per vivere, non si vive per lavorare o studiare. Di conseguenza l’ambizione non è indirizzata verso un raggiungimento veloce di un titolo di studi con alte votazioni o a far carriera per godere di maggiori entrate o poter sventolare ruoli di maggiore rilevanza.
L’ambizione è indirizzata verso una più alta qualità di vita e di una maggiore sensibilità verso temi ecologici ed umani anche se non ben approfonditi al punto da apparire troppo superficiali.
Quindi si attribuisce una minore importanza verso auto o motociclette, riservando interesse per mezzi di trasporto marginali come biciclette o monopattini o, al limite, a strumenti condivisi come il car shering.
Conseguenza di questo approccio comunicazionale, di valori ed abitudini è una certa chiusura in se stessi, passando parecchio tempo a dialogare con una macchina che funge da sostituto non solo per lo studio o il lavoro, ma anche per il tempo libero attraverso i videogames.
Per contro il tempo condiviso con coetanei essendo ristretto ha un’impostazione diretta e rispettosa di valori profondi che includono la salute e lo stress.
Poche parole ma più dirette, più profonde ed intense
Si parla di meno ma con meno fronzoli. Inoltre come ulteriore conseguenza vi è una maggiore possibilità di trattare aspetti personali anche scabrosi o profondi con molto meno ritegno o pudore rispetto alle generazioni precedenti, come fosse considerato facenti parte di una normalità. La libertà è considerata un valore supremo ed ogni tema deve essere inquadrato in tale ottica considerandosi molto più fluidi, ovvero meno rigidi ed incanalati in strade precostituite.
Il tema autorità è un pilastro della generazione Z, in quanto il rispetto a prescindere ed anche il timore che le nostre generazioni avevano sono scomparse. Ora si chiedono spiegazioni, anche in modo a volte arrogante, per certi comportamenti da assumere mettendo in discussione tutto evitando gerarchie automatiche. Di fatto chiedono autorevolezza e spingono, con questo atteggiamento, le autorità di vario genere e livello a crescere in consapevolezza andando a rifiutare a priori risposte del tipo: si è sempre fatto così.
Mancanza di tempo ed una certa impazienza evidente

Si vuole tutto subito, adesso esattamente come agisce la tecnologia che richiede presenza. Ti invio un messaggio ed aspetto la risposta appena possibile, cioè adesso possibilmente.
La sintesi, impietosa e riduttiva, evidenzia individui sensibili alla vita e ad alta ecologia, propensi a modificare abitudini consolidate pronti a rispettare solo chi lo merita, chi dimostra di avere un pensiero e qualità realizzative. Dominano una tecnologia – per i più difficile da assimilare e comprendere – con una conseguente propensione al linguaggio ed alle modalità comunicative che tale tecnologia offre e richiede.
Fatta salva una intelligenza media importante, da separare con il nozionismo e la cultura in senso letterale, non è chiaro ancora – e questo è un punto che richiede osservazione e chiarimenti futuri – quale sarà il livello di responsabilità che si assumeranno oppure no. Mi sto riferendo ad una responsabilità vera verso se stessi e gli altri pronti al “sacrificio” in termini di studi, tempo, vantaggi per un fine superiore.
Vedremo gli eventi e le responsabilità future.







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