La lunga estate calda

Il clima rovente di queso periodo non concede tregua

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Sfiorati i 50°, tra morti e malori e ingenti danni ambientali ed economici.

Vi ricordate La lunga estate calda, il meraviglioso film del 1958, con Paul Newman, Orson Welles, Joanne Woodward tra i protagonisti? Nel cast si distingueva anche una giovane Angela Lansbury…

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Paul Newman ne “La lunga estate calda” (1958)

La pellicola, riadattamento di tre racconti di William Faulkner, è ambientata in una ricca azienda agricola del Mississippi. Il titolo fa riferimento ai pomeriggi lenti e assolati della fattoria, ma anche alla cattiva nomea da piromane del disoccupato Ben Quick, accolto dal proprietario patriarca Will Varner, e agli incendi, anche metaforici, che esplodono dalle tensioni irrisolte nella magione del profondo Sud americano.

L’immagine che evoca La lunga estate calda, oggi, potrebbe rimandare pure alla stagione che stiamo attraversando, non solo per le temperature sempre più elevate, ma anche per il susseguirsi di crisi e trasformazioni che stanno ridisegnando il nostro modo di vivere ed evidenziano criticità e discrepanze. Dall’emergenza sanitaria alle conseguenze economiche, fino alle nuove abitudini sociali e ai comportamenti quotidiani, sono molti i fronti aperti che richiedono attenzione.

L’impatto sulla salute pubblica

Da Pixabay Geralt alte temperature 2
Foto di Geralt da Pixabay.

Tra giugno e luglio 2026, in gran parte d’Europa sono state registrate temperature ben oltre la media consueta per questo periodo dell’anno. Tra i Paesi più colpiti figurano Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, dove le colonnine di mercurio hanno segnato valori superiori di 4-6 °C rispetto al solito.

Nell’area mediterranea, invece, le anomalie più marcate hanno interessato soprattutto Spagna, Portogallo e la nostra Italia. A Orani, nel Nuorese – tra i territori più roventi dello Stivale, insieme al Campidano e al Sulcis – si sono toccati i 46 gradi. Le conseguenze preoccupanti delle ondate di calore sulla salute pubblica sono già emerse con dati significativi.

Diecimila vittime in un mese

Da Pixabay kimulechka bambini che giocano nellacqua in estate
Foto di kimulechka da Pixabay

Secondo le rilevazioni di EuroMOMO, il sistema europeo di monitoraggio della mortalità, nel solo mese di giugno 2026 si sono registrati almeno diecimila decessi in eccesso. La maggior parte delle vittime, oltre novemila persone, appartiene alla fascia di età superiore ai 65 anni, considerata tra le più esposte agli effetti delle temperature elevate.

Gli analisti attribuiscono proprio al caldo record il principale fattore responsabile dell’aumento della mortalità, evidenziando ancora una volta l’impatto delle condizioni climatiche estreme sulla salute dei soggetti più fragili, in particolare bambini e adolescenti, anziani, donne incinte, persone che soffrono di malattie e problemi a cuore e circolazione, alla respirazione e al metabolismo e lavoratori all’aperto.

È (anche) una questione di soldi

Nico Gronchi presidente Confesercenti dal sito dellassociazione Nazionale
Nico Gronchi, presidente Confesercenti (dal sito dell’associazione Nazionale).

Nel mirino, inoltre, ci sono le fasce di popolazione a basso reddito: in molti casi, infatti, si tratta di persone e famiglie che non dispongono di sistemi di climatizzazione oppure, pur avendoli, non possono far fronte alle alte spese, necessarie per il loro utilizzo massiccio e reiterato, d’obbligo in giornate e nottate torride.

Il “bollino rosso” sui conti non riguarda solo i bilanci familiari: gli effetti si riflettono anche sull’intero sistema produttivo. Come riporta l’agenzia Ansa, da Confesercenti hanno fatto presente: «Convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull’economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, tra maggiori costi energetici, minore produttività, investimenti obbligati e fatturato perso nei settori più esposti».

Sempre ad Ansa, ha commentato il presidente dell’associazione, Nico Gronchi: «Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica. Incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche».

Notti tropicali

Da Pixabay fish96 incendio
Foto di fish96 da Pixabay.

A preoccupare sempre di più sono anche le cosiddette notti tropicali, in cui la temperatura non scende sotto i 20 °C e che stanno diventando sempre più frequenti in Europa. Secondo un’analisi del Financial Times, in un articolo firmato da Attracta Mooney, Nassos Stylianou e Jana Tauschinski, le temperature minime notturne stanno crescendo più rapidamente dei picchi diurni.

Si stima che nel nostro continente gli episodi di caldo notturno estremo siano aumentati del 73% dagli anni Settanta, con conseguenze sempre più rilevanti sulla salute pubblica. Ma il fenomeno ormai non riguarda più solo l’area mediterranea.

A giugno 2026, per esempio, Londra ha vissuto cinque notti consecutive oltre i 20 °C, un record senza precedenti che ha contribuito a un’impennata degli accessi al pronto soccorso, soprattutto per malori legati al caldo record.
Il 27 giugno a Kubschütz, vicino a Dresda, in Germania, il termometro notturno non è mai sceso sotto i 29,4 °C, anche qui un nuovo primato.

Caldo elevato e persistente

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Foto di Tilixia-Summer da Pixabay
Dominic Roye dal suo sito ufficiale
Dominic Royè (foto dal suo sito ufficiale)

Come ha sottolineato anche il climatologo Dominic Royé, ancora sulle colonne del Financial Times, le notti caratterizzate da temperature eccezionalmente elevate possono avere un impatto significativo sulla mortalità, indipendentemente dalle temperature raggiunte durante il giorno.

Quando l’organismo non riesce a recuperare adeguatamente durante le ore notturne, infatti, gli effetti dello stress termico si sommano, aumentando i rischi per la salute, sia fisica che mentale. Durante il sonno, il corpo umano ha bisogno di ridurre la propria temperatura interna di circa un grado per raggiungere la fase di riposo profondo e favorire un recupero fisiologico efficace. Quando questa diminuzione non avviene a causa di temperature ambientali troppo elevate, l’organismo continua a impegnarsi per disperdere il calore in eccesso.

Il cuore è costretto a lavorare in modo più intenso, con un conseguente aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Allo stesso tempo cresce la sudorazione e, con essa, il rischio di disidratazione. Queste condizioni compromettono la qualità del riposo: il sonno tende a diventare più frammentato e meno ristoratore, impedendo all’organismo di rigenerarsi completamente e provocando stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione nelle ore diurne.

Rimedi fai-da-te a Parigi

Parigi
Credits Alexas_Fotos da Pixabay.

In un’estate così torrida, non si sta meglio nemmeno al di là della Manica. E la popolazione corre ai ripari come può, come dimostrano alcune soluzioni semplici ed economiche diventate virali sul web. A Parigi e in altre città francesi, sulle finestre di abitazioni e strutture sanitarie sono comparsi vecchi parasoli per auto e coperte termiche di emergenza – per intenderci, quelle con una superficie metallica lucida utilizzate normalmente nei soccorsi – applicati ai vetri per riflettere la radiazione solare e limitare il surriscaldamento degli interni.

La tecnica, raccontata anche dal noto giornale Le Parisien, si basa su un principio elementare: i lati argentati rivolti verso l’esterno rimandano indietro gran parte della radiazione solare incidente anziché assorbirla come farebbero, invece, i rivestimenti più scuri. Chi ha sperimentato la pratica riferisce riduzioni della temperatura interna anche di alcuni gradi, a fronte però di una minore luminosità nelle stanze.

Alle coperte termiche si aggiungono tapparelle abbassate nelle ore più calde, tende schermanti, pellicole riflettenti sui vetri, vegetazione ombreggiante e ventilazione naturale notturna. Rimedi pratici e low cost, che possono migliorare il comfort senza aumentare il ricorso ai climatizzatori, responsabili di maggiori consumi energetici e di ulteriore calore prodotto nelle aree urbane.

Possibili danni ambientali

Da Pixabay Joshua Woroniecki scioglimento ghiacciaio
Foto di Joshua Woroniecki Da Pixabay.

Lo stesso principio della riflessione della radiazione solare viene riproposto anche sulle Alpi francesi.

Qui grandi teli bianchi in polipropilene vengono stesi sui ghiacciai per tentare di rallentarne lo scioglimento estivo, sempre più marcato e accelerato negli ultimi anni.

Sul complesso della Grande Motte, a Tignes, e in altre aree come la Mer de Glace e l’Argentière, nell’area di Chamonix, tali coperture possono ridurre lo scioglimento del 60-70% nelle zone protette. Ma, secondo gli esperti, si tratta di una soluzione soltanto locale e temporanea, per giunta, in questo caso, parecchio costosa.

I teli coprono superfici minime rispetto all’estensione complessiva dei ghiacciai, richiedono interventi logistici onerosi, senza affrontare in concreto la causa principale del problema: l’aumento delle temperature globali. Gli ambientalisti, inoltre, sono preoccupati per l’impatto dei materiali utilizzati. Dopo mesi esposti a sole, gelo e vento, i teli sintetici possono degradarsi rilasciando micro e nanoplastiche, che possono finire nella neve, nelle acque di fusione e negli ecosistemi alpini.

Atmosfera incandescente

Da Pixabay Dertobisturmjagd tempesta improvvisa
Foto di DerTobiSurmjagd da Pixabay

Altra caratteristica ricorrente delle estati attuali – e quella del 2026 non fa certo eccezione – è l’alternanza tra temperature eccezionalmente elevate e improvvisi eventi atmosferici estremi. E anche in questo caso ci sono alcuni rischi.
Nel corso di simili fenomeni, infatti, possono scatenarsi tornado improvvisi, grandinate e downburst, ovvero violente correnti d’aria discendenti che si abbattono al suolo come vere e proprie “esplosioni” atmosferiche in grado di causare danni a edifici, alberi, cantieri e infrastrutture in aree anche molto estese.

Le raffiche possono superare i 100 chilometri orari o, addirittura, oltrepassare i 200 chilometri orari. Il downburst – generalmente preannunciato dalla presenza di nubi temporalesche scure, imponenti e molto sviluppate in altezza – è spesso accompagnato da precipitazioni intense e da una marcata attività elettrica, con frequenti fulmini.

Più prevenzione e responsabilità condivise

Fabrizio Pregliasco dal sito dellUniversita Statale Milano
Fabrizio Pregliasco (dal sito dell’Università Statale Milano).

Ai microfoni dell’agenzia Adnkronos, Fabrizio Ernesto Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, past president di Anpas e vicepresidente di Samaritan International, ha spiegato che un simile scenario non può e non deve essere considerata una nuova normalità.

In base a quanto ha sottolineato l’esperto, occorrerebbero una maggiore capacità di prevenzione, sistemi di allerta efficienti e comportamenti responsabili da parte dei cittadini, perché, come già detto, questi fenomeni possono avere conseguenze sempre più rilevanti anche sulla salute pubblica.

Si tratta, inoltre, di episodi spesso molto localizzati: anche solo pochi chilometri possono determinare la differenza tra un violento nubifragio e l’assenza di episodi significativi. Per questo è importante seguire gli aggiornamenti della Protezione civile e dei servizi meteorologici ufficiali, senza sottovalutare gli avvisi di eventuali allerte.

Per saperne di più:

Sulle notti tropicali in Europa:
https://www.ft.com/content/d78ed235-b157-4564-a099-2c7e350f0956?syn-25a6b1a6=1

Sulle ondate di calore e la salute pubblica:

https://www.nationalgeographic.it/il-caldo-puo-farci-star-male-e-addirittura-ucciderci

Sugli aspetti economici:

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/18/confesercenti-il-caldo-estremo-e-una-tassa-fino-a-12-miliardi-lanno_2d0b0ec5-c335-420b-b2d2-d98f62352f4c.html

Sul caldo record in Italia:

https://www.adnkronos.com/cronaca/caldo-record-allerta-bollino-rosso-ecco-dove-ultime-notizie_6wr3UjbM41wObpIaUPTPJE

 

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it