di Sergio Ragaini. Lo Spazio è, per Hawking, la meta che l’uomo deve raggiungere. Ma lui non poteva compiere movimenti, nè proferire parola. Lo scienziato, tuttavia, ha saputo volare oltre i suoi limiti fisici, lasciando alla scienza un grandissimo contributo, che sarà punto di partenza per molti dopo di lui

«Siamo Umani e la nostra natura è volare». Questa frase è stata pronunciata da Stephen Hawking, nell’illustrare un progetto che appare fantascientifico: il Progetto Breakthrough Starshot. Un progetto che prevede di lanciare una flotta di minisonde verso Alpha Centauri, munite di grosse vele e capaci di raggiungere, grazie ad un “vento laser”, una velocità che tecnicamente si definirebbe “0,2c”, vale a dire un quinto della velocità della luce. Una missione che appare assurda, impensabile, ma che Stephen Hawking ha sempre ritenuto possibile “entro una generazione”, fornendo per essa il supporto teorico scientifico.
Missione Alpha Centauri
Una missione che avrà come meta Alpha Centauri (a dx), stella distante “solo” 4,3 anni luce, pari a 40.000 miliardi di chilometri (molto poco, rapportata alle distanze “siderali”). La stella verrà raggiunta, quindi, in qualcosa di più di 20 anni (facendo i conti: 21 anni e 3 mesi). A cui bisognerà aggiungere, per coglierne i frutti in termini di conoscenza, altri quattro anni e qualche mese: tanto impiegherebbe la luce – e con essa le informazioni – a giungere poi a noi. In tutto, i calcoli dicono che i primi dati da questa flotta di microsonde arriverebbero alcuni giorni dopo i 25 anni e 6 mesi.
La missione, dal costo stimato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari, vedrebbe come finanziatori, oltre al magnate russo Yuri Milner, anche Mark Zuckerberger, fondatore di facebook.
Così piccoli… così grandi
Un sogno, forse. Ma a Hawking piaceva sognare. Forse la sua stessa vita è stata una sorta di sogno nella scienza. Un sogno, però, molto realistico, che ha portato meravigliosi frutti alla ricerca scientifica. Infatti, la citata frase pronunciata dal fisico teorico faceva capire che lo scienziato era proiettato verso lo spazio, verso quell’altro – rispetto alle nostre prospettive – che da sempre ha attratto l’Uomo. Quell’”ultima frontiera”, come è stato da alcuni definito, che ci fa capire, osservandolo, che la nostra Terra, che noi consideriamo come “punto fermo definitivo”, è solo un granello nell’universo, un puntino nell’infinito e che, osservandolo, ci fa capire quanto piccoli possiamo essere.

Ma, forse, anche quanto grandi siamo. Infatti, grazie alle nostre capacità, alla nostra intelligenza, possiamo studiare questo spazio attorno a noi. E, forse, un giorno, anche se lontano, potremo raggiungerlo, realizzare il sogno di volare fuori dal nostro limitato Sistema Solare, uno dei miliardi della nostra galassia, che, a sua volta, è una dei milioni di miliardi di galassie nell’universo. Galassie che, osservate con telescopi, appaiono come dei punti nella volta celeste. Punti che, però, contengono soli come i nostri, i quali vedono orbitare attorno ad essi pianeti, forse abitati da esseri che, in questo momento, stanno scrivendo su computer simili ai nostri e stanno pensando a come mettersi in comunicazione con altri esseri intelligenti come loro.
Il tempo, la materia e i buchi neri
Stephen Hawking vedeva questa possibilità di viaggi nel cosmo almeno “da qui a mille anni”. Un tempo che pare enorme, ma che è come un battito di ciglia nella storia del nostro pianeta. Un tempo infinitesimo in un continuum spazio temporale che è iniziato da molto tempo.
Il grande studioso, a proposito di tempo, diceva che l’universo ha avuto un inizio, il Big Bang, e avrà una fine, che identificava in un buco nero. Quindi, il tempo ha avuto un principio. E avrà un termine, in un buco nero.
I buchi neri, per Hawking, hanno rappresentato uno dei principali argomenti di studio. Buchi neri che erano per lui come dei grandi “cancellatori”, dove la materia perdeva la sua connotazione. Non, quindi, dei “pozzi senza fondo”, ma delle cose che, in qualche maniera, cancellavano la materia stessa, almeno nella forma che noi conosciamo.
Lo stesso studioso aveva identificato con precisione le leggi, anche termodinamiche, che regolano i buchi neri. Tuttavia, nei buchi neri, lo spazio-tempo che noi conosciamo smette di esistere. Il buco nero, insomma, rappresenta la fine, come il Big Bang ha rappresentato l’inizio.
Non a caso, uno dei principali libri di divulgazione del fisico è stato Dal Big Bang ai Buchi Neri: breve storia del Tempo. È stato il mio primo approccio con l’opera dello scienziato inglese, ancora molti anni fa. Un piccolo libro di colore giallo, edito da BUR. Un libro che ho letteralmente divorato. Tutto era lì, in quelle pagine: i buchi neri, l’origine del tempo e la sua dissoluzione. E anche la relatività, che in qualche modo viene definita come un “cono” spazio temporale, dal quale non si esce. Il famoso limite relativistico: la velocità della luce non si può superare.
Tuttavia, Hawking era un fisico teorico. E quindi, per lui, i voli interstellari sarebbero stati, un giorno, possibili. Forse un giorno alla portata di un grande numero di generazione verso il futuro, ma comunque possibili.
Quel libro, quel tutto sommato piccolo libro, mi aveva dato la possibilità di venire in contatto con questo incredibile scienziato.
Storia di un genio, in lotta con il tempo

E, anche, con la sua storia umana. Infatti, se per lui la nostra natura è il volo, nel suo caso particolare la prospettiva era l’immobilità. Per Stephen Hawking anche il solo camminare, o anche il compiere qualsiasi movimento, poteva essere un problema.
Anzi, lo era: infatti, a soli 21 anni, nel 1963 (era nato a Oxford l’8 gennaio 1942) gli viene diagnosticata la terribile SLA (Sindrome Laterale Amiotrofica), una progressiva degenerazione dei cosiddetti “motoneuroni”. Una sindrome che, solitamente, ha una diagnosi terminale. E non solo: conduce verso una morte terribile.
Forse il suo interesse per il tempo è nato, paradossalmente, proprio nella lotta contro il “suo” tempo esistenziale. Un tempo che pareva esaurirsi molto presto: a soli 21 anni gli erano stati dati due anni di vita.
Da quel momento, la sua vita è divenuta quasi una “lotta contro il tempo”. Forse è stato proprio il suo non poter rimandare nulla, il vivere con la prospettiva di poter morire da un momento all’altro, a far sì che il “suo” tempo di ricerca fosse sempre tremendamente accelerato. E la sua produzione scientifica e culturale così feconda. Un tempo che, comunque, con il suo trascorrere, ne comprometteva sempre di più le funzionalità, non solo motorie, ma anche della parola.
La sua storia nel film “La teoria del Tutto”
Il film dedicato a Hawking La Teoria del Tutto mette in scena la sua storia. Personalmente quel film non mi ha entusiasmato, come invece lo ha fatto, ad esempio, L’uomo che vide l’infinito; tuttavia, mostra chiaramente questo cadere nel baratro della malattia. E, quindi, al contempo, di cadere in quell’impossibilità anche solo di comunicare.
Una comunicazione che, per uno scienziato, è fondamentale. Il metodo scientifico, infatti, prevede la “comunicabilità” di una teoria come paradigma essenziale. Senza quella non vi è scienza. Quindi, la comunicazione e la possibilità di poterlo fare è fondamentale in un’attività come quella scientifica.
Nel citato film emerge la preoccupazione del grande fisico quando gli fu diagnosticata la malattia. La prima preoccupazione, e forse la maggiore, di Hawking, era stata quella che anche il cervello potesse andare incontro a questa degenerazione. Di questo viene subito rincuorato: il cervello non avrebbe subito danni. Tuttavia, lapidaria è apparsa anche la successiva affermazione del medico: «nessuno la capirà»; anche la parola si sarebbe bloccata, di fatto.
Pur impossibilitato, ha trovato il modo di comunicare
Stephen Hawking è rimasto, quindi, così: un mio amico l’ha definito “solo un cervello”. Di lui, di fatto, c’era solo la mente come oggetto di comunicazione. Nessuna possibile comunicazione con il mondo poteva avvenire. Ma lo scienziato ha saputo superare l’ostacolo, facendo realizzare un apparecchio che permetteva di sintetizzare la sua voce. E che gli permetteva di scrivere al ritmo di circa quattro parole al minuto. Pochissime, per un uomo “normale”, ma un numero strabiliante per lui. Grazie a questo, Hawking ha potuto continuare la sua vita di scienziato, di divulgatore e anche di scrittore. Il libro citato ha preso vita così, con questa tecnologia.
Per il fisico, la tecnologia è stata la vita, e quella che gli ha permesso, malgrado la sua terribile situazione, di continuare ad operare, di continuare a svolgere la sua attività, così preziosa lo sviluppo della conoscenza. Forse per questo il suo amore per l’intelligenza artificiale, ed in genere per la tecnologia, è sempre stato così grande. Infatti, ha sempre definito l’intelligenza artificiale ciò che permetterà all’uomo di sconfiggere la povertà.
Tuttavia, ne vedeva anche i rischi, per un uomo non evoluto. Un uomo che, a detta sua, con questa tecnologia si sarebbe potuto anche distruggere. Ha dichiarato questo in un’intervista alla BBC nel 2015, allorché ha detto proprio che «l’intelligenza artificiale potrebbe decretare la fine della razza umana». A ottobre 2016 l’aveva definita «La cosa più bella o più brutta accaduta all’umanità».
Un governo tirannico illuminato

La caratteristica che Hawking vedeva come la più pericolosa nell’uomo era la sua aggressività. Questa, combinata con l’intelligenza artificiale, e in generale con la tecnologia, avrebbe davvero potuto decretarne la fine. Proprio di recente il fisica ha rilasciato un’intervista al Time, dove ha dichiarato che il connubio aggressività e tecnologia avrebbe decretato la fine del genere umano.
Identificava però una soluzione: «Essere più veloci nell’identificare queste minacce, e agire prima di perdere il controllo». La sua proposta era quella di affidarsi ad una sorta di governo mondiale che, a detta sua, avrebbe potuto anche diventare una tirannia.
Insomma: una sorta di ”governo tirannico illuminato”. Lo stesso illuminismo lo prevedeva, almeno in certi termini. Già l’antica Grecia prevedeva questa figura. Un esempio ne fu Pisistrato, ad Atene (606-527 a.C.). Forse Hawking voleva dire questo, con la sua frase, prospettando un tiranno illuminato.
Su questo argomento, Hawking proponeva la creazione di un istituto accademico dedicato allo studio sul futuro dell’intelligenza artificiale. Firmando anche, assieme a grandi del settore informatico, tra cui Bill Gates, una lettera di avvertimento suoi pericoli dell’intelligenza artificiale.
Un uomo che guardava al futuro

Al futuro, oltre la sua stessa vita. Un uomo, che non sapeva quanto sarebbe vissuto, guardava oltre la vita di molti che stavano vivendo con lui.
Come nel caso del citato Progetto Breakthrough StarShot. Come detto in precedenza, dal momento della partenza della missione occorrerebbero oltre 25 anni per avere da Alpha Centauri qualsiasi tipo di informazione. Un tempo che già colloca queste informazioni fuori dalla portata di diverse persone delle generazioni attualmente sul pianeta, soprattutto se non giovanissime.
Una portata che si sposta ancora più in là, se consideriamo che questa missione non è ancora sicuramente partita e non si sa quando partirà! Forse nemmeno così a breve, visto che, come Hawking diceva, partirà “entro una generazione”.
Ma la scienza è anche questo: ogni persona lascia in eredità il suo lavoro ad altri, che continuano il percorso, in un ciclo senza fine. Lo scienziato guarda oltre la sua stessa vita, a quel flusso che non finisce. Guarda alla totalità. Ed è forse questo anelito alla totalità che ha spinto Hawking nelle sue ricerche sulla cosiddetta “Teoria del Tutto”, che, come detto, dà anche il titolo al citato film.
La Teoria del Tutto

La Teoria del Tutto è la teoria che vorrebbe unificare le forze esistenti o darne una visione globale e unitaria. Quelle forze che sono, secondo il modello attuale, quattro: elettromagnetica, gravitazionale, interazione forte (la forza che tiene assieme gli atomi, e le particelle del singolo atomo) e interazione debole (quella preposta al decadimento radioattivo). Quelle forze che ora sono considerate tre, essendo considerate unificate la forza elettromagnetica e l’interazione debole, che prende così il nome di “forza elettrodebole”.
Il cosiddetto “modello standard” è già un modello unificante: infatti, qui, sia le forze che le forme materiali sono in qualche modo “generate” da particelle, che da una parte costituiscono i mattoni di cui la materia è composta (Fermioni), mentre nell’altro costituiscono i “veicoli” delle forze (Bosoni).
Hawking diede un grande contributo al modello standard, in qualche modo collegandolo all’origine dell’universo. È del 1983 la teoria denominata “stato di Hartle-Hawking”, elaborata con il fisico statunitense James Hartle (nato nel 1939). In base a questa teoria, l’universo sarebbe nato da uno stato primordiale ad altissima densità e temperatura. Uno stato detto “stato senza confini”, in inglese “no boundary proposal, vale a dire “progetto senza confini”. Uno stato autosufficiente e auto creato. Lo spazio – tempo si sarebbe evoluto dopo.
Un progetto senza confini
Una teoria avvincente, che va a ribaltare molte idee che noi abbiamo. Forse compresa quella dell’esistenza di un creatore. Qui, l’universo primordiale appare come autocreato e autosufficiente. Su questo non continuo: lo potrei fare in seguito, parlando esplicitamente di queste tematiche. Comunque, in questa teoria va considerato il fatto che non ha senso dire cosa ci fosse “prima” del Big Bang. Infatti, prima lo spazio tempo non erano ancora definiti. E senza un tempo non ha senso porre i concetti di “prima e di “dopo” che, ovviamente, implicano un tempo per poter essere definiti.
In tal senso, Hawking faceva anche un paragone, dicendo che chiedersi cosa ci fosse prima del Big Bang equivarrebbe a chiedersi cosa ci sia a sud del polo sud.
Quel tempo, che Stephen Hawking ha studiato per un’intera vita, è ora per lui concluso. Molto al di là di quelle che erano le previsioni della medicina per la sua malattia. Infatti, i suoi due anni di vita, pronosticati nel 1963, sono divenuti altri 55. Ora il grande studioso, a cui credo dobbiamo molto, ha superato il confine del particolare. E può finalmente “abbeverarsi” a quella fonte del Tutto che tanto ha cercato.
Un grande contributo per l’umanità
Dopo avere cercato il Tutto oltre le forme, ora Stephen Hawking potrà finalmente percepirlo con quell’intuizione suprema, quella Noesis che per Platone è la massima conoscenza, che va oltre la Dianoia, gli enti matematici.
Ora, questo grandissimo scienziato potrà finalmente sapere, percepire quell’essenza suprema che con la fisica ha sempre cercato. Ora avrà le risposte. E sarà, sicuramente, pronto ad elaborarle. Nulla nasce e nulla muore: c’è solo continuazione. E Hawking, anche se con un altro nome, con un’altra forma, o senza alcuna forma (in fondo, ad un certo livello, una forma fisica potrebbe non essere più necessaria) continuerà, nuovamente qui o altrove, a portare il suo grande contributo per l’umanità.
Intanto, questo contributo è qui, tra noi. Lo scienziato vive in quello che ha lasciato, negli studi che ha compiuto. E che ora saranno un punto di partenza per chi lo seguirà. Il suo punto di arrivo sarà per qualcun altro una nuova ripartenza verso quella conoscenza che non ha mai fine e che apre nuovi orizzonti ad ogni istante e dove, ad ogni porta che si apre, mille se ne prospettano davanti. Verso l’infinito. Che ora Stephen Hawking potrà, in un istante, toccare, provando, spero, immensa gioia in tutto ciò.
Per saperne di più:
Di Sergio Ragaini vedi anche un articolo sul multiverso
Diverso il materiale su Stephen Hawking in rete.
Interessante il ricordo che ne fa “Repubblica”, che si può trovare all’indirizzo:
http://www.repubblica.it/scienze/2018/03/14/news/morto_l_astrofisico_stephen_hawking_l_annuncio_della_famiglia_-191231373/
Lo stesso articolo rimanda anche al link: http://www.repubblica.it/scienze/2018/03/14/news/stephen_hawking_dai_buchi_neri_all_intelligenza_artificiale-191241621/ dove si parla delle teorie di Hawking sui buchi neri e delle sue posizioni sull’intelligenza artificiale, e del progetto “Breaktrough Starshot”.
Contributi alla fisica di Hawking, si può leggere qualcosa sullo “Stato di Hartle-Hawking”, su: https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_di_Hartle-Hawking
Articolo “La creazione senza creazione”: http://www.onuspi.it/articoli/articolo0007.asp
o su: http://www.euresis.org/2013/11/breve-storia-delluniverso/
Sull’argomento relativo all’Universo, breve dispensa di Franco Saporetti
PDF del libro Dal Big Bang ai buchi neri
Il testo in inglese dell’intervista rilasciata alla BBC, effettuata da Rory Cellan-Jones:
http://www.bbc.com/news/av/technology-30299992/stephen-hawking-full-interview-with-rory-cellan-jones
Nell’intervista rilasciata a Newsweek il 26.12.2007, Hawking parla del futuro possibile:
http://www.newsweek.com/stephen-hawking-end-year-predictions-2017-755952
L’intervista rilasciata ad Ed Bradley, di CBS News:
https://www.cbsnews.com/news/stephen-hawking-the-60-minutes-interview/
Qui invece si trova un’intervista che Hawking ha rilasciato al “Time” nel novembre 2010:
http://content.time.com/time/magazine/article/0,9171,2029483,00.html
Intervista rilasciata al New York Times nel 2011, Hawking parla del Cosmo e di possibili civiltà extraterrestri: http://www.nytimes.com/2011/05/10/science/10hawking.html
Intervista rilasciata a The Guardian nel 2005: https://www.theguardian.com/science/2005/sep/27/scienceandnature.highereducationprofile
Sulla spedizione Alpha Centhauri







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