La chiave dell’eternità

Intervista a Giulietta Bandiera, autrice di un libro su Saint Germain

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Viaggio tra scienza, storia, spiritualità e antichi misteri che sfidano il tempo.

GIULIETTA BANDIERA
La giornalista Giulietta Bandiera

Giornalista di lungo corso, autrice radiotelevisiva già in forze alla Rai e a Mediaset, ma anche editor, biografa, formatrice e conferenziera fra le più note nell’ambito degli argomenti di frontiera, dello sviluppo coscienziale e del dialogo fra scienza e spiritualità, Giulietta Bandiera, ha appena pubblicato il suo ventesimo libro, dal titolo Saint Germain e il segreto dell’immortalità.

Partendo dalla figura misteriosa e affascinante del Conte di Saint Germain, immortale viaggiatore del tempo, questo libro esplora un tema universale: la possibilità per l’essere umano di trascendere la morte e vivere per sempre, non solo nell’anima ma anche nel corpo.

A fare da guida al lettore in questo viaggio straordinario, tra storia, leggende ed esperienze reali, è lo stesso Saint Germain, ma anche tanti altri personaggi che si incontrano lungo il percorso: dai santi immortali della tradizione cristiana, come Gesù e Maria, ai grandi Maestri d’Oriente considerati veri e propri avatar come Babaji, fino a mistici contemporanei come la veggente Angela Volpini e i sensitivi Gustavo Rol e Grigori Grabovoi, fino ai molti sopravvissuti delle esperienze di premorte.

Confrontando le loro esperienze con gli insegnamenti dei più grandi testi filosofici, scientifici e spirituali di ogni tempo, l’autrice traccia un percorso unico e originale, alla ricerca di una “ricetta dell’immortalità” che sia applicabile alla vita di tutti i comuni mortali.

Un libro che vuole essere un portale attraverso cui sia possibile sfidare il più grande dei nostri limiti umani, per aprirci alla nostra dimensione infinita. A parlarcene è, in questa intervista, l’autrice stessa, nostra amica di lunga data.

coverDomanda. Giulietta, quello dell’immortalità è un tema certamente affascinante, ma spesso relegato al regno del mito o della metafisica pura. Tuttavia, tu rivendichi un approccio un po’ diverso dal solito, è così?
Risposta. Il mio è stato un approccio laico, fondato anche su dati di fatto e non su semplici speculazioni e questo perché il libro non è destinato solo agli iniziati ai grandi misteri della vita, ma a un pubblico il più possibile vasto ed eterogeneo.

D. In questo libro tu affronti l’immortalità non solo dell’anima, ma anche del corpo. Ritieni che vivere per sempre davvero una possibilità effettiva dell’essere umano o si tratta solo di una metafora?
R. Si tratta di un potenziale reale e alla portata di tutti, che realizzano però solo coloro che giungono alla piena coscienza di sé stessi e all’amore incondizionato. Va detto però che guardare oltre l’apparenza è difficile per chi vive in un corpo soggetto a una percezione della realtà limitata ai sensi fisici. Per capire quindi che effettivamente siamo esseri immortali, occorre usare un altro sistema sensoriale, che è quello dei cosiddetti sensi sottili.

D. Tu sei una figura molto seguita nel panorama dell’evoluzione coscienziale in Italia. Come è iniziato il tuo percorso personale verso la spiritualità e la consapevolezza?
R. Ho affrontato precocemente situazioni di grande sofferenza nella vita e sono state quelle a spingermi, per sopravvivere, a cercare il senso dell’esistenza. Tuttavia non avrei mai potuto accontentarmi di risposte parziali, dal momento che noi tutti siamo corpo, mente e spirito e tutte e tre queste componenti hanno bisogno di essere ugualmente alimentate.

D. Da qui nasce la tua tendenza a far dialogare scienza e spiritualità in tutte le tue produzioni?
R. Ovviamente sì. Anche perché scienza e spiritualità sono sempre state un’unica e sola cosa, almeno fino a quando il pensiero cartesiano del “cogito ergo sum” non le ha deliberatamente separate. Ma direi che è giunto il tempo per integrarle nuovamente fra loro, visto che, come diceva Einstein: “La scienza senza la spiritualità è zoppa, la spiritualità senza la scienza è cieca.

Lamore che basta coverD. Nel tuo cammino personale, hai mai vissuto un’esperienza che ti abbia fatto “toccare con mano” il concetto di immortalità, o che ti abbia spinto a sfidare la tua precedente visione della vita e della morte?
R. È accaduto almeno due volte: la prima è stata mentre vivevo uno stato di estasi in una fase di profondo innamoramento, che mi ha fatto comprendere come l’uomo “ricrei” il divino (e quindi l’eterno) attraverso l’amore. La seconda, invece, si è verificata in occasione della mia guarigione improvvisa da un cancro, che mi ha fatto letteralmente spostare su un altro piano dimensionale.
Di entrambe queste esperienze ho parlato in un altro mio libro precedente dal titolo L’amore che basta di cui a brevissimo uscirà la seconda edizione.

D. Come concili il tuo lavoro nel giornalismo e nella comunicazione mainstream con la tua ricerca spirituale?
R. Le due cose non sono facilmente conciliabili, in effetti, specie di questi tempi. Ma di tanto in tanto mi riesce di unirle, come è successo ad esempio intorno all’anno 2000, quando sono stata fra le autrici del programma Angeli per Italia 1 e poi ancora un paio d’anni fa, quando ho condotto il mio programma I maestri raccontano i maestri trasmesso dall’emittente Telecolor Dream Team. Diciamo che per me la spiritualità è sempre stata l’antidoto per poter sopravvivere nel mondo della grande informazione, che purtroppo a volte si trasforma solo in una “grande menzogna”.
Mi considero anzi una specie di anticorpo nel sistema malato dell’informazione mainstream. Ma non sono certamente l’unica. Siamo in tanti ad esserlo, anche se le persone di buona volontà, come sempre, fanno molto meno rumore delle altre.

D. Con oltre 30 anni di carriera alle spalle e ben 20 libri al tuo attivo, cosa ti spinge a continuare a scrivere e a impegnarti a diffondere messaggi evolutivi?
R. Gesù stesso diceva: “Non siate lampade sotto il moggio. A che serve avere una luce, se non la si fa risplendere per illuminare il cammino?” E lo stesso Saint Germain, nel libro “Io Sono” dice: “L’essere è espressione”.

Count of St Germain
Il conte di saint Germain

D. A proposito di Saint Germain, si tratta di una figura che, a partire dal titolo, è centrale in questo tuo libro. Come mai questa scelta?
R. Perché è l’immortale più famoso della storia; una figura affascinante di agente segreto, alchimista, artista e grande sapiente del XVIII secolo, il quale però ancora si manifesta, come si è sempre manifestato in epoche diverse, con il medesimo aspetto immutato, come se il tempo non lo sfiorasse. Un personaggio simile non poteva che essere la guida ideale in questo viaggio alla scoperta del segreto dell’eternità.

D. Oltre a Saint Germain, nel tuo libro ci sono altre figure spirituali e mistiche che tu citi come esempi di immortalità. Chi sono esattamente e che ruolo giocano nella tua ricerca?
R, Per quanto riguarda la nostra tradizione, fra gli immortali ho citato ad esempio i casi di Gesù e di Maria di Nazareth, ma anche quelli di molti santi che sono apparsi con il loro corpo fisico anche dopo la morte, da Santa Teresa a Papa Giovanni XXIII. Inoltre ci sono alcuni casi di avatar orientali, il più famoso dei quali è certamente Babaji, l’immortale di cui parla Yogananda nella sua Autobiografia di uno yogi.

E non mancano casi più vicini a noi, come ad esempio quello di Gustavo Rol, grande sensitivo del quale nel libro si racconta un provvidenziale intervento avvenuto tre anni dopo la sua morte, in cui è comparso fisicamente per recare aiuto a una persona molto malata.

D. Uno degli scopi del tuo libro è sfidare ciò che pensiamo di sapere. Personalmente, quale concezione di te stessa e della vita è cambiata più radicalmente nel corso degli anni? Come ti sei trasformata sia come persona, che eventualmente come professionista?
R. Ho imparato soprattutto a prendere meno sul serio le cose che non meritano vera attenzione. Questa è stata decisamente una conquista dell’età e dell’esperienza.

Babaji ride
Un’immagine gioiosa di Babaji, il Guru di Herakan

D. Il tema della consapevolezza e dell’autorealizzazione è onnipresente nelle tue opere. Quali sono, secondo te, i maggiori ostacoli che le persone incontrano oggi nel loro cammino di crescita interiore? E come superarli?
R. Gli ostacoli sono molteplici, ma quello che io vedo come il più grande di tutti è la difficoltà a fidarsi di sé stessi e della voce interiore che ci guida. Siamo immersi e abitati da un frastuono di voci che ci confondono, se non prestiamo la giusta attenzione. Ma per cogliere la nostra vera voce occorre uscire dal “fare” a tutti i costi e fermarsi, restando immersi nel proprio silenzio e aprendosi a ciò che proviamo. Non c’è altra via possibile.

D. Molti dei tuoi lettori e allievi dei tuoi seminari ti considerano una vera e propria guida. Ti riconosci in questo ruolo? E, se sì, quale tipo di responsabilità senti di avere nei loro confronti?
R. Ma per carità! Non sono, né posso, né tanto meno voglio essere una guida per nessuno. Tranne forse che per me stessa. Al massimo posso essere un’ispiratrice. Ma niente di più. L’unica cosa sulla quale cerco di sensibilizzare le persone è casomai diventare guide di sé stesse. Questo sì che è importante.

D. Rispetto alla tua esperienza di formatrice, pensi che l’umanità stia evolvendo? Vedi cioè qualche vero segnale di un cambiamento nelle persone?
R. Francamente sì. Il mondo là fuori sembra essere sempre più violento, cieco e disumano, ma io incontro persone magnifiche nell’ambito della ricerca personale e spesso anche piuttosto giovani. Questo mi fa ben sperare per il futuro, malgrado tutto.

occhioMa per accorgersi di “quest’altro mondo”, ben diverso da quello che ci propongono i TG, bisogna avere occhi per vederlo. La realtà è un grande specchio che ci rimanda proprio ciò che pensiamo di essa. Perciò la realtà che percepiamo è frutto dell’attitudine con cui la guardiamo. Come dice il Vangelo di Matteo: “Se il tuo occhio è puro tutto il tuo essere è nella luce”.

D. Non possiamo chiederti quale sia il “segreto dell’immortalità” che hai scoperto nel tuo libro. Ma puoi rivelarci almeno in che modo lo hai cercato?
R. È stata una vera caccia al tesoro anche per me. Sono partita dagli insegnamenti dell’Io Sono di Saint Germain e li ho semplicemente confrontati con i codici segreti dei Vangeli e con altri insegnamenti di grandi maestri, oltre che con testi scientifici, filosofici, iniziatici e letterari, fino a quando non ho trovato il comune denominatore di tutte queste fonti. In quello c’è la “formula segreta”.

D. Molto interessante. Fa venire voglia di leggerlo subito! Ma il libro contiene anche un QR code che il lettore può utilizzare per fare esperienza di quello di cui si parla. È così?
R. Quella è stata un’idea dell’editore Rino Capitanata, che è anche un musicista, musicoterapeuta e grande produttore di musica per il wellness. È stato lui a voler inserire un QR code in tutti i volumi della collana che questo libro inaugura, dove la voce dell’autore, insieme alla sua musica a 432 Hz, guidano il lettore a fare un’esperienza di trasformazione profonda. E in questo libro, ovviamente, la meditazione che proponiamo è ispirata a un insegnamento segreto dello stesso Conte di Saint Germain.

D. Il concetto di immortalità tuttavia un po’ spaventa l’essere umano. Perché?
R. Perché è fondamentalmente infelice. E la prospettiva di prolungare all’infinito la sua infelicità lo atterrisce.

D. Perché dunque l’individuo moderno dovrebbe impegnarsi in un percorso che sfida le sue credenze e convinzioni sedimentate?
R. Superare i nostri limiti umani è la legge dell’evoluzione, quindi l’uomo dovrà farlo prima o poi, se non vuole essere travolto dall’onda dei repentini cambiamenti a cui stiamo già assistendo e che, anche se letti in negativo, in realtà sono funzionali alla nostra crescita. In caso contrario questi cambiamenti rischiano di destabilizzarci completamente.

nel tunnelOccorre soprattutto cambiare la nostra visione della morte, smettendo di guardarla come la fine della vita e cominciando a considerarla parte integrante della vita stessa. Le conquiste della fisica moderna parlano di multiuniverso e di molte vite vissute simultaneamente su differenti piani di realtà. Tutto questo non possiamo più ignorarlo.
Dobbiamo cambiare prospettiva e superare la visione della morte come limite, poiché ben lungi dall’essere una fine, essa è il collegamento tra le molte vite. Una porta niente affatto chiusa, ma spalancata sulle nostre infinite possibilità.

D. Quanto tempo occorrerà, secondo te, affinché l’essere umano superi la paura di abbandonare la vecchia visione per aprirsi a questa nuova comprensione?
R. Cominciamo dal non considerare questa come una possibilità del futuro, ma come una realtà già alla nostra portata nel presente. Il futuro – proprio come il passato – fa già parte del nostro presente, perciò tutto si gioca proprio qui e ora.
Nel nostro modo di sentire, prima ancora che nel nostro modo di pensare. Perciò, come insegna Grigori Grabovoi, un altro personaggio che sull’immortalità la sa molto lunga: “Se vuoi cambiare il tuo futuro, amalo adesso”.