La sfida: robot versus umano al pianoforte

di Sergio Ragaini. Al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, il 21 marzo si è svolta una vera e propria sfida tra un robot e un essere umano al pianoforte. Un’operazione che non richiede solo tecnica, ma anche sensibilità, interpretazione, empatia

Il robot TeoTronico, ideato e prodotto da Matteo Suzzi, che ha “sfidato” la D’Auria.
Elisa D’Auria, che si è messa in luce fin da giovane sulla scena internazionale.

La macchina potrà mai competere con l’uomo? Sicuramente, ne ho già accennato in alcuni articoli precedenti: il cervello umano pare infatti avere delle tipologie di funzionamento che una macchina non ha. Tuttavia, credo che, nel divenire, vi saranno robot che sapranno imitare, almeno in compiti non particolarmente complessi, l’uomo.
Al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, nella mattinata del 21 marzo 2018, qualcosa in tal senso è comunque avvenuto: una vera e propria sfida tra un robot e un essere umano, in un’operazione sicuramente molto complessa: suonare un pianoforte. Un’operazione che non richiede solo tecnica, ma anche sensibilità, interpretazione, empatia.
La pianista che si è esibita “contro” il robot era Elisa D’Auria, pianista di fama internazionale, capace di regalare con la sua musica bellissime emozioni, che avevo già avuto modo di vivere in passato.
Il robot, invece, era Teo (TeoTronico il suo nome completo), della Teotronica, ditta fondata da Matteo Suzzi, che ha sempre nutrito la passione per l’automazione e in particolare per i robot. Teo, composto da schede elettroniche, posto adeguatamente sulla tastiera del pianoforte, è stato in grado di suonare anche complicati brani musicali.

La sceneggiatura dello spettacolo era di Enrica Ciccarelli, anche lei pianista di fama internazionale, nonché moglie del compianto Antonio Mormone (scomparso la scorsa estate), creatore della Fondazione “La Società dei Concerti”, creatore e organizzatore delle “Serate Musicali” (organizzatrici anche dello spettacolo che ho seguito, oltre che delle gratuite “Serate Musicali” presso il Grattacielo Pirelli di Milano). Un uomo che ha dedicato la vita a fornire a musicisti quello che dopo un successo musicale il destino avverso, sotto forma di un banale incidente, gli aveva negato. Musicisti che ha potuto apprezzare anche nella sua famiglia, con la figlia Stefania, pianista di pregio, e il nipote Edoardo Zosi, figlio di Stefania, affermato violinista.

Ma un robot può esprimere emozioni e sentimenti?

La pianista Enrica Ciccarelli, che ha presentato il concerto.

Suonare non è semplicemente tecnica. L’esecuzione di un brano richiede sensibilità e capacità interpretativa, fornendo quell’afflato vitale che lo rende speciale. Suonare, quindi, non è solo perfezione tecnica, ma anche trasmettere emozioni. E per farlo, occorre far passare queste emozioni dentro di sé, “vibrando” con il brano stesso.
Questo, per un robot, almeno oggi, è un problema. E di conseguenza Teo ha presentato esecuzioni tecnicamente perfette, ma che difficilmente avrebbero potuto emozionare. Subito all’inizio, il primo preludio dal primo volume del celeberrimo Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach (il nome corretto sarebbe comunque Tastiera ben temperata, dal tedesco klavier) viene eseguito in modo perfetto ma, come Enrica Ciccarelli ricorderà “occorre una certa immaginazione per potersi emozionare con quell’esecuzione”.

Fino a dove può arrivare un robot?
In tutto lo spettacolo, probabilmente, il tema è stato questo: la macchina può essere perfetta, capace di tecnicismi incredibili: tuttavia la capacità di trasmettere emozioni, almeno per il momento, è ancora solo dell’uomo. Infatti, a tal proposito, Elisa D’Auria, nel presentare l’esecuzione dell’Arabesque numero 1 di Claude Debussy, evidenzierà come Teo non avrebbe mai potuto eseguirlo: infatti, il brano non richiede solo una sicuramente buona tecnica pianistica, ma anche sensibilità, e il suonare, come ricordato “sfiorando la tastiera”. La sensibilità che occorre per suonare è notevole: occorre cambiare il tocco a seconda della nota che si vuole eseguire. E come dicevo, far vivere il brano che si suona.
Queste qualità non sono di un robot che suona tutto in maniera meccanica, senza trasmettere nulla. E questo sarà più volte ribadito.

Bravissimo Teo: ma il confronto era perso in partenza
Tutta la sfida era incentrata su questo trasmettere emozioni: da una parte un robot dai database ricchi di informazioni che, come ricorderà Enrica Ciccarelli, ripeteva tutto in maniera acritica «come ripetere la lezione a memoria», e dall’altra una pianista che conosceva la musica, ma in più la “viveva” come parte del suo animo. Un confronto che vedeva da una parte la macchina, perfetta ma che non trasmetteva nulla, e dall’altra una pianista, comunque perfetta, ma che era in grado di far vivere la musica.

Tuttavia, anche l’imperfezione può far parte del discorso musicale. Veniva infatti ricordato come grandi pianisti, che magari sbagliavano molto, trasmettevano comunque tantissimo con la loro musica.
L’ho sempre sostenuto: l’imperfezione può essere un propulsore e non un limite. Quante volte apprezziamo le persone anche per le loro imperfezioni? Spesso, un Apollo o una Venere potrebbero non trasmetterci nulla. Le cose ci piacciono per la loro vitalità, per quello che trasmettono, non necessariamente per la loro perfezione. E così la musica: ci piace perché viva, vitale, non necessariamente perché perfetta. Una vitalità che un robot, almeno oggi, non può trasmettere.

Una voce umana ha parlato per Teo

La sala del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Il lavoro proposto ha avuto anche il pregio di ripercorrere la storia del pianoforte, sottolineandone anche le differenze rispetto al clavicembalo. Stili e generi si sono susseguiti “sulla scena”. E il robot ha dato sicuramente il meglio di sé, dove la tecnica prevaleva sull’emozione. Ad esempio, in un rag time di Scott Joplin, il finale ha visto essere umano e macchina assieme in un breve brano che ha saputo unire i due mondi, con simpatia, entusiasmo e sicuramente emozione.
Teo, comunque, ancora non è in grado di parlare in maniera autonoma. La voce l’ha presa in prestito da Gabriele Zosi, marito di Stefania Mormone, nonché padre di Edoardo. Una voce ovviamente alterata per farla sembrare quella di un robot. E comunque perfetta per l’occasione. In sala, tanti giovanissimi appartenenti a scuole, credo elementari.
Il futuro, insomma. Un futuro che vedrà nel loro divenire l’automazione sempre più presente nelle loro vite. La loro curiosità alla fine nel salire sul palco per incontrare dal vivo il robot Teo e il suo creatore Matteo Suzzi – oltre che la pianista Elisa D’Auria ed Enrica Ciccarelli, che nel lavoro ha recitato, fungendo un po’ da moderatrice tra uomo e macchina – dimostra come loro stessi partecipino in maniera attiva a questo futuro che prende e sempre più prenderà forma nelle loro vite.

Una mattinata insolita ed emozionante
Nel corso della loro vita queste giovanissime generazioni vedranno macchine in grado di parlare in maniera autonoma, di suonare trasmettendo emozioni e addirittura di emozionarsi in quello che suonano? Solo il loro futuro potrà dirlo. Un futuro che andrà sicuramente molto in là nel tempo, sino a varcare i confini del nuovo prossimo secolo. L’evoluzione tecnologica è così veloce che fare previsioni a lunga scadenza è impossibile. Il divenire è nelle loro mani, e così anche le tecnologie del futuro. Che, sicuramente, saprebbero oggi lasciarci a bocca aperta.
Resta, senza dubbio, il ricordo di una mattinata divertente, insolita, particolare, che ha permesso di entrare nella musica e nell’emozione che la genera e che ce la fa considerare una delle arti più belle. In fondo, c’è chi dice che il mondo in cui viviamo sia stato generato da un suono. E forse è proprio così.
Grazie comunque ad Enrica Ciccarelli, ad Elisa D’Auria, a Gabriele Zosi e non ultimo a Teo, per averci regalato qualcosa di davvero speciale. Che è stato bello vivere, in una luminosa mattina di inizio primavera.

Per saperne di più:
Teotronica (informazioni sui robot prodotti da Matteo Suzzi, pensati in particolare per coinvolgere i bambini delle scuole elementari).
Fondazione la Società dei Concerti (sito su cui reperire l’elenco e i programmi dei concerti da loro organizzati).

Sergio Ragaini
Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.