Una brillante commedia sull’avarizia di Govi, quasi un Molière “alla genovese”.

di Emerico Valentinetti (1957)
Protagonista Tullio Solenghi
Testo riadattato da Tullio Solenghi e Margherita Rubino
Regia Tullio Solenghi
Progetto scenografico Davide Livermore
Attori: Claudia Benzi, Laura Repetto, Matteo Traverso, Stefano Moretti, Roberto Alinghieri, Mauro Pirovano, Stefania Pepe
Trucco e parrucco Barbara Petrolati
Regista assistente Roberto Alinghieri
Scenografa e costumista assistente Anna Varaldo
Ricordo la stazza e la simpatia di Gilberto Govi e le sue commedie che la Tv trasmetteva negli anni ’60, quando ero giovanissima, ma già appassionata di teatro.

Tullio Solenghi, grazie anche al formidabile trucco e parrucco di Bruna Calvaresi, l’ha rievocato nel testo teatrale Pignaverde e Pignasecca al teatro Carcano di Milano, un testo di cui è stato co-autore, attore e regista.
Per me una vera sorpresa. L’avevo sempre percepito come il più fragile del trio Lopez-Marchesini-Solenghi, simpatico, ma sottotono, quasi uno spalla. Invece in questo lavoro ha rivelato un grande talento, insieme a simpatia, arte e mestiere, comunicazione… Insomma, ha proprio rievocato Govi, che nell’aldilà sarà anche stato felice!
«Mi è stato chiaro fin da subito che mi trovavo di fronte ad una autentica maschera della commedia», ha dichiarato l’atttore. «E così come non proverei alcun imbarazzo nel riprodurre “lo stampo” scenico di un Arlecchino, mi lascerò docilmente calare nei panni e nella mimica di Gilberto Govi assimilandone ogni frammento, ogni sillaba, ogni atomo. Non esiterei a definirla una sorta di stimolante archeologia teatrale». E così è stato, con grande successo.

Solenghi, ovvero l’archetipo dell’avaro
Pignasecca e Pignaverde mette in scena un tema classico del teatro comico, l’avarizia, quasi un Molière “alla genovese”.
Il protagonista, Solenghi appunto, incarna l’archetipo dell’avaro, risparmia sulll’insparmiabile, fa la cresta persino sulla spesa della serva, una brillantissima e indomabile Stefania Pepe.
E poi trama per far sposare la figlia, innamorata di un altro, a un ricco e maturo commerciante. Ma, colpo di scena, compare a sorpresa l’innamorato, che non è più un giovane spiantato, ma ha fatto carriera in Argentina, accompagnato dal figlio del suo capo, che offrirà persino un lavoro all’avaro. Il quale, destabilizzato dagli
eventi inaspettati, è quasi costrettto a cambiare i suoi programmi.

Il tutto gestito, manipolato e guidato da una specie di deus ex machina, l’attore super rodato Mauro Pirovano.
Una commedia godibile, anche se con un gusto datato. Tante risate accompagnate da altrettanti applausi.
Molto bravi anche gli altri attori, il comico genovese, Mauro Pirovano, ex-componente del gruppo satirico “Broncovitz”, Roberto Alinghieri e Laura Repetto. Inoltre, una messa in scena impreziosita dal progetto scenografico di uno dei maggiori registi teatrali di oggi, Davide Livermore.
Un progetto che riprenderà a settembre con una terza commedia di Govi.







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