Eva (1912-1945)

La tragedia di una donna che vuole apparire e non essere

Eva (1912-1945)

di Roberto Brancati. La tragedia di Eva, una donna nata seconda, che soffoca nella speranza d’esser vista, prima che esser qualcuno. E sullo sfondo le immagini di "Via col vento".

Da “Innamorate dello Spavento”
Di Massimo Sgorbani
Regia: Renzo Martinelli
Interprete: Federica Fracassi
Drammaturgia: Francesca Garolla
Audio e video: Fabio Cinicola
Luci: Mattia De Pace
Teatro Litta,
sala  La Cavallerizza, Milano
Da martedì 22 a domenica 27 ottobre 2019

Federica Fracassi è "Eva".

Un fiume in piena, Eva. Straripante energia deviata e cruda. Tragedia di una donna che si specchia nei guaiti silenziosi di una rivale succube e senza verbo, (quella Blondi che ritroveremo presto in scena al Teatro I dal 30 ottobre all’11 novembre).

Tragedia di una donna che soffoca nella speranza d’esser vista, prima che esser qualcuno. Nata seconda e seconda per sempre, nella trappola della genitura che non lascia scampo neanche questa volta, ai vertici nefandi della Storia: "passerai la vita a cercare di farti notare, piuttosto che essere te stessa e pretendere quel rispetto e quell’attenzione che tu sola, per prima, ti devi concedere se vuoi nutrire l’unità che sei".

Un’unità in disfacimento, invece questa, come l’universo: continuamente in espansione.
Durante la folle deriva disgregante, le particelle ci appaiono nette, ci piovono addosso come sassi di meteore proiettate dai nudi mattoni della Cavallerizza. Frammenti di realtà diverse e opposte, il Cinema e la Storia, aguzzi figli di racconti audaci ed orchestrati con sapiente mano. Sul muro “Via col Vento” dove l’eroina Rossella si ribella al fiume impetuoso degli eventi. Qui la tensione a cui si volge e strazia la sconfitta Eva Braun Hitler.

Federica Fracassi stordisce, ubriaca di sé ogni molecola d’aria della sala che fu nobile scuderia. La pioggia di follia diventa luce e serve il cuore, che non sa se starne sazio, satollo ad ammirare: tanto è capace di avvolgere ed entrare nella materia, come miele amaro, l’attrice dirompente e lieve.

Tutto si muove ad orologeria: il vero e l’apparente, le bombe ed il telefono, le mani e i piedi. Renzo Martinelli dirige con la poesia dell’invisibile (forse la I del suo Teatro attento), e tutto esplode nel momento esatto in cui l’arbitro Tempo ne decreta l’assurda fine. Assurda più di ogni invenzione. Assurda come la Storia che insegna.

La traccia scenica di Francesca Garolla, che amplifica il voluttuoso spavento di Massimo Sgorbani, scorre invitta e atroce come lametta su carni bianche e delicate, tracciando femminei e scabrosi solchi: invano, se noi spettatori non ne lecchiamo le ferite, a rimarginare.
Vivo e morente, il pubblico nel bunker. Essere quegli umani è la catena. Fateci uscire.

Per saperne di più:
https://www.mtmteatro.it/events/eva-1912-1945/