Boris Nikitin mette in scena la sua storia, la scoperta di provenire da una famiglia ebraica
È quasi indecente, una recensione che arriva due mesi dopo lo spettacolo, ma il magazine è uscito in ritardo. Ho voluto pubblicalro lo stesso, perché questo lavoro mi ha molto coinvolto, in qualche modo mi tocca sul piano personale. E quindi dovevo fare almeno una segnalazione, come dicono gli ebrei, “per non dimenticare”.

Coreografia molto essenziale: un palcoscenico nudo, una sedia, un faro e lui, Boris, regista, autore e performancer, vestito con pantaloni, una maglietta bianca e scarpe da finnastica, legge, anzi evoca la sua storia.
Ricorda la nonna a cui era molto affezionato, che negli ultimi tempi della sua malattia balbettava parole strane, frasi apparentemente incongruenti. Quando lei muore viene contattato da una parente mai inconcontrata prima che vive in Israele e che lo invita. Incuriosito, parte e da lei scopre un aspetto segreto della sua famiglia e cioè che la nonna era ebrea ma, per sfuggire ai nazisti, da bambina si era nascosta in una fattoria e avevo finto, allora e per tutta la vita, di essere cristiana.
Così Boris scopre una verità che lo turba: se era ebrea la nonna, lo è anche lui.
Pur essendo il testo asciutto, raccontato un foglio dopo l’altro come una cronaca, con tanto di flash back, dal presente al passato, è molto evocativo delle emozioni di Boris, ma, come dice al titolo anche del silenzio in cui si era rifiugiata la sua famiglia e anche il resto del mondo che aveva subito le atrocità del nazismo. Il racconto non assume mai toni alti, non ci sono grida, momenti altamente drammatici, le emozioni sono pacate, ma sicuramente rievocative di una storia personale e collettiva.
La premessa, che dà il titolo a questo lavoro, è il silenzio, il silenzio che Heinrich Himmler registra nell’ottobre del 1933, nella sala dove ha appena annunciato ai capi del partito nazista la decisione del regime di sterminare completamente la popolazione ebraica. Un silenzio significativo, che è stato anche quello dei Paesi europei, dei tedeschi, dei capi di Stato, del Papa, che non hanno saputo vedere e fermare la macchina infernale della “soluzione finale”.
Alla fine, dopo gli applausi, Boris racconta generosamente, con molti particolari, il suo percorso personale e artistico a Oliviero Ponte di Pino, giornalista e docente universitario, che ora si occupa per lo più del management di eventi culturali. Come questo, il festival LIFE, che ha ospitato “Magda Toffler”, al teatro Zona K di Milano.
Un evento organizzato dal 7 maggio al 21 giugno (e qui mi scuso ancora per i miei tempi… lunghi) “per stimolare (copio dal libretto con il programma di sala) una riflessione sul presente attraverso l’incisività di una messa in scena che si muove sull’ambiguo confine tra realtà e finzione, sulle interpretazioni e sul gioco che regolano la relazione tra verità e menzogna, sullo smascheramento di uno spudorato uso dei media, sul potere della narrazione”.
Per saperne di più:
Biografia di Boris Nikitin
Teatro Zona K







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