India: la festa del Kumbh Mela

Quest'anno vi hanno partecipato 500 milioni di pellegrini

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In questo evento, gli induisti si immergono nei fiumi sacri per sfuggire al ciclo delle rinascite.

Il Kumbh Mela è il pellegrinaggio più grande della storia dell’umanità, si svolge in India, dura 45 giorni e lo si celebra ogni 12 anni. Quest’anno era particolarmente importante e perciò chiamato Maha (Grande) Kumbh Mela. Vi hanno partecipato 500 milioni di pellegrini. In soccorso alla tecnologia, a monitorare i flussi, è arrivata anche l’intelligenza artificiale oltre ai droni di terra e sott’acqua. 150.000 tende alloggio occupano uno spazio di 40 km quadrati, l’equivalente di due terzi di Manhattan. 3000 le cucine allestite e 145.000 bagni pubblici.

MAHAKUMBMELA
Foto di Claudio Serapiglia

Questa grande festa si svolge in concomitanza di congiunzioni astrologiche eccezionali, che vedono allineati i tre corpi celesti di Sole, Luna e Giove.
In occasione del Maha Kumbh Mela 2024, Modi, il Primo Ministro Indiano – che appartiene al Partito BJP (Baharatiya Janata Party), cioè il partito che promuove il nazionalismo indù – ha ribattezzato Allahabad, la città fulcro del pellegrinaggio con il suo antico nome induista Prayagraj’ a sottolinearne l’importanza religiosa. Il nome arabo fu assegnato dalla dinastia Moghul dal ‘500 in poi.

L’evento di maggior rilievo nel Kumbh Mela sono le abluzioni rituali sulle rive del tre fiumi sacri, il Gange, il Godawari, lo Shipra e il Sangam. Nella convinzione religiosa che il bagno nel fiume in tali particolari circostanze si possa sfuggire al “Samsara”, il perpetuo ciclo di vita, morte e rinascita. Si svolgono inoltre molte altre attività, canti devozionali, assemblee e discussioni religiose, donazioni di cibo ai Sadhu, alle donne, ai poveri.

Quest’anno, 400 milioni di pelllegrini
cover Veda cover Linga PuranaLa prima cronaca del Kumbh Mela la si legge negli scritti del monaco cinese Yuanzhang che visitò l’India tra il 629 e il 645 dopo Cristo.
Per saperne di più dobbiamo tuttavia risalire ai Veda, i più antichi testi religiosi dell’India, e ai Purana in particolare, ovvero alle raccolte di narrazioni tradizionali inerenti ai miti ed alle pratiche di culto vediche. Ed è proprio in uno dei Purana più popolari, che si narra del Kumbh.
In sanscrito Kumbh significa “urna” e Mela “festa”, per cui Kumbh Mela significa “Festa dell’Urna”.

Secondo la narrazione, i Deva, gli dei, avevano perso la loro forza a causa di una maledizione e per riacquistarla si rivolsero a tre divinità, Paki, Shiva e Rondo. Fu quest’ultimo a consigliare loro di agitare profondamente il grande oceano cosmico al fine di trovare l’Amrita, l’acqua della vita eterna, il nettare dell’immortalità.

L’immane sforzo richiedeva tuttavia che i Deva si accordassero con gli eterni nemici, gli Asura, ovvero gli anti dei. Ma quando l’Urna, Kumbh, contenente l’Amrita apparve, scoppiò feroce tra le due fazioni, una lotta che durò dodici giorni e 12 notti, ovvero l’equivalente di dodici anni per gli uomini.
Durante  la battaglia, Vishnu, il Dio Blu che ha per compito di creare e mantenere in equilibrio l’ordine universale, volò via con il Kumbh, dal quale caddero però 4 gocce di amrita che si posarono su quattro precisi luoghi dell’India, marcando i luoghi sacri del Khumbh Mela, Prayajy, Triveni, Haridwar, Ujjriu.

I bagni rituali nei fiumi sacri

MAHA KUMBAMELA
Foto di Claudio Serapiglia

Triveni ha uno speciale valore, essendo alla confluenza dei tre fiumi sacri, il Gange, la Yamuna ed il mitico Saraswati, antichissimo fiume fossile, di cui si sono rinvenute rare tracce archeologiche. Che gli induisti  sentono più che mai spiritualmente vicino.

L’evento di maggior rilievo del Kumbh Mela sono le rituali ablazioni sulle rive del Gange, Godavari, Shirpa e Sangam, nella credenza che il bagno nel fiume sia un aiuto per la salvezza, ed un mezzo per interrompere  l’eterna catena del Samsara (nascita, morte e rinascita).

L’immersione è particolarmente propizia in certi giorni evidenziati con calcoli astrologici.

CLAUDIO NEL GANGE 1
Claudio Serapiglia con alcune donne indiane.

Il Gange trasporta con le sue acque sentimenti, passioni e la spiritualità dell’India. Ed è adorato nella sua forma personificata della dea Ganga. Durante il pellegrinaggio si svolgono varie attività, assemblee, discorsi religiosi, canti devozionali, donazioni di cibo ai poveri, alle donne, ai Sadhu.

I Naga Sadhu si distinguono dagli altri Sadhu, perché nudi, cosparsi di cenere, capelli e barba lunghissimi. Sono loro, i ‘filosofi nudi’, che l’esercito di Alessandro Magno incrociò nella sua spedizione in India.  Giordano Bruno li nomina invece nell’introduzione di “De Magia”.

Giornalista freelance,  si laurea all'Università Bocconi. Ha frequentato il C.E.D.S. (Centre D’Etudes Diplomatiques et Stratégiques) di Parigi. Ha pubblicato  reportages a carattere politico e sociale da India, Cina, Sud Africa, Cipro, Grecia, Turchia, Germania, Francia, Svizzera. Autrice del libro ”La figlia cinese sulla via della seta”, ed.WE Premio Iniziative Letterarie per la Poesia e il Giornalismo (Intervista Winnie Mandela, Soweto).