di Sergio Ragaini. Arte e Scienza, due mondi apparentemente differenti, che tuttavia sembrano convergere sempre di più, sino a diventare intercambiabili, per una sorta di aiuto reciproco allo sviluppo dell’uomo.
Iniziamo qui un viaggio tra Arte e Scienza, che ci porterà a comprenderne le profonde analogie, e a percepire, davvero, che tra i due mondi non esiste separazione, ma solo una profonda unione, un profondo scambio, il cui obiettivo finale è lo sviluppo della consapevolezza dell’uomo. Nella prima puntata ci concentreremo maggiormente sui processi creativi e di elaborazione che vi sono alla base dei due mondi, mentre nella seconda ci concentreremo su altre tematiche, quali quelle dei materiali, con particolare riferimento a due incontri, di grande interesse, tenuti a Bergamo Scienza 2016.
Scienza e Arte: due mondi che, secondo alcuni, potrebbero apparire addirittura opposti. Infatti, da una parte viene collocata solo una sorta di fredda elaborazione mentale, che non pare lasciar spazio alle emozioni, mentre dall’altra appare una sorta di estasi verso una creazione che genera emozione, intensità, bellezza. Queste due posizioni paiono inconciliabili.
Tuttavia, ciò accade perché il nostro modello di Scienza, quello che portiamo dentro di noi, è legato a preconcetti, che della scienza, soprattutto nella sua accezione più autentica, hanno davvero poco. Lo stesso Niels Bohr diceva che non è possibile non emozionarsi davanti alla meccanica quantistica. Questo aspetto “emozionale” della scienza la rende molto più vicino all’arte. Quando un fisico ammira ad esempio il cosmo, si perde, in qualche modo, nella sua profonda bellezza: in quel momento ha toccato il punto di contatto tra la creazione artistica ed elaborazione scientifica.
E credo che questa “emozione davanti alla ricerca” possa essere la chiave di accesso al connubio tra arte e scienza. Quel connubio che è bello ritrovare, in un istante, e scoprire che è lì. E che lo si percepisce.
La poesia di una formula
Iniziamo con una piccola riflessione, relativa ad uno dei cardini delle cosiddette “scienze esatte”: la formulazione matematica. Consideriamo una formula, magari proprio quell’equazione di Schrödinger che, in un certo senso, ha dato il via alla meccanica quantistica. Questa, apparentemente, esprime solo dei simboli, tra l’altro difficilmente comprensibili se non si è addetti ai lavori. Tuttavia, proviamo a guardare meglio una formula così, per alcuni strana. Consideriamo quello che ci dice, quello che può esprimere. Ci dice che tutto è probabilità, che le particelle possono essere ovunque, e apre la strada per una realtà a universi sovrapposti, e forse coincidenti.
Insomma: questa equazione ha aperto davvero mondi di conoscenza. E la conoscenza è emozione, come appunto diceva Bohr. Una formula, in sé, è solo una formula. Ma se la si osserva in profondità, non è solo fatta di segni e simboli.
In fondo, anche un alfabeto è fatto di segni. In sé sono solo segni. Tuttavia, mediante un alfabeto si possono scrivere capolavori della letteratura, anche di grandissimo valore.
Insomma: ogni cosa può essere fredda se la si vede solo in sé. La Scienza, quindi, è solo uno strumento, un mezzo per dire altro. È un linguaggio, se vogliamo, che apre molti mondi possibili. Tra cui anche l’arte e la letteratura. Questi mondi, che la Scienza può aprire e che possiamo toccare con mano sono mondi di profonda bellezza, di grandissima armonia.
Qui si comprende molto bene come una formula possa, anzi debba, essere un mezzo per andare oltre la formula stessa, penetrandone il significato. In fondo, grazie al calcolo infinitesimale possiamo “toccare” l’infinito. Grazie alla matematica comprendiamo che l’infinito stesso non è solo un’idea, bensì è qualcosa di tangibile, che prende forma, che diviene realtà. Grazie alla matematica possiamo superare “inghippi” della mente, che il puro “sentire” può bloccare. Perché la Scienza aiuta a continuare a “sentire”, ma lo fa in maniera più luminosa, più diretta, più limpida. E permette di comprendere quando le “sensazioni” sono vere e veritiere e quando, per contro, queste sono ben lungi dall’essere vere. Questo apre a nuovi mondi e modi di conoscenza. Che sarà bello esplorare. Per il momento, forse, abbiamo già capito che Arte è un modo per “andare oltre”.
Ma Scienza è Conoscenza
Torniamo ora ancora un passo indietro.Vale a dire, all’etimologia della parola scienza. Un qualcosa di necessario, per poter capire cosa vuole dire sviluppo scientifico. Questa parola deriva dal latino scientia, che vuol dire semplicemente conoscenza.
Quindi, fare scienza vuole semplicemente dire conoscere, percorrere una via di conoscenza. Qualsiasi slancio verso la conoscenza, ma anche qualsiasi spinta verso qualcosa che aumenti la nostra consapevolezza, è quindi scienza.
In questa parola non vi è alcun riferimento metodologico. Vale a dire, non viene indicato in alcun modo “come” arrivare a questa conoscenza, ma soltanto l’obiettivo da raggiungere: la conoscenza stessa. Il cosiddetto metodo scientifico, che pone come fondamenti della cosiddetta conoscenza scientifica la ripetibilità di un’esperienza, la sua oggettività (quindi il fatto che sia vera per tutti) e la sua comunicabilità (quindi il fatto che, con opportuni strumenti e con un opportuno linguaggio, la si possa comunicare, almeno, a coloro i quali sono in grado di comprendere quel linguaggio) è ben successivo alla nascita di questa parola.
Se, ad esempio, osserviamo il mondo greco, possiamo vedere come i vari universi di conoscenza fossero non solo vicini, ma interagenti, senza separazione. Un poeta poteva essere nello stesso tempo un fisico, ma anche un lanciatore del giavellotto ed un campione nella corsa. Non vi era divisione. Questa divisione è, sostanzialmente, una prerogativa dell’epoca moderna. Forse, questa divisione deriva da quel positivismo che, se da una parte ha permesso grande sviluppo ad alcune scienze, quali la pedagogia e le cosiddette “scienze esatte” (si deve al positivismo il grande utilizzo del metodo scientifico), dall’altra ha anteposto il sensibile al mentale, togliendo alla realtà mentale un valore in sé, se non come mezzo di indagine della realtà sensibile. Questo modo di vedere e sentire è proseguito nel corso del tempo, sino almeno all’inizio del ‘900, quando subirà, sotto l’impulso di un nuovo modo di vedere le cose, un forte scossone: uno scossone che porterà i vari campi di conoscenza ad essere sempre più vicini, quasi a “collassare”, fondendosi.
Un’epoca di separazione
Tornando alla visione scientifica positivista, non a caso è tipica dell’epoca moderna questa grandissima separazione tra mondi umanistici e scientifici. Separazione che pone l’arte nei primi, separandola quindi dalla scienza. Una spaccatura che crea non pochi problemi. Infatti, laddove la scienza è separata dai mondi umanistici, la sua indagine diviene fredda, insensibile. La natura non è più considerata qualcosa di vivo, vivente, meraviglioso, ma semplicemente un puro oggetto di studio. Un oggetto su cui calcolare, elaborare, compiere ogni tipo di esperimento, senza rispetto per la natura stessa, che, come dicevo, non è considerata qualcosa di vivo. Di conseguenza, anche se solo indirettamente, sulla natura è possibile qualsiasi azione, comprese quelle, davvero non solo discutibili, che oggi l’uomo sta compiendo su di essa.
Separare i mondi umanistici e scientifici, anche in maniera netta, significa togliere alla natura, all’ambiente attorno a noi, la sua profonda umanità, la coscienza che si sta lavorando su qualcosa di “vivo”, che ha un’anima, un cuore, una sensibilità. Se questo fosse vero, se questo si tenesse presente, nessuno si sognerebbe nemmeno di violentare la natura, come oggi si sta facendo. La si guarderebbe in un altro modo.
E credo che, ricollegare arte e scienza, possa contribuire anche a ricollegare questi elementi. E far sì che lo sviluppo scientifico sia sempre improntato a quell’umanità che, purtroppo, oggi non sempre è presente. Questo collegamento, come accennavo, ha avuto nella cultura del ‘900 il suo grande propulsore. Ed oggi lo si vede sempre più vivo.
Qui, l’intuizione è protagonista. E lo vedremo tra pochissimo.
Intuizione e senso del bello: verso nuove aperture

Il grande matematico del recente passato Jacques Hadamard, nel suo La Psicologia dell’Invenzione in campo matematico affermava come, in ultima analisi, quello che muove il matematico sia il senso del bello. Infatti, un matematico, tra due dimostrazioni, sceglierà quella più “elegante”.
Credo che questo possa essere esteso anche al di fuori del campo matematico, a tutte le cosiddette scienze. Fatto questo, possiamo dire che, in ultima analisi, quello che muove sia lo scienziato che l’artista è il senso del bello. Chi ricerca una formula matematica, o una legge fisica, cerca qualcosa che possa portare ordine e armonia, che possa, in ultima analisi “spiegare” qualcosa. L’artista, in qualche modo, nella sua opera, “rivela” questa armonia. Quindi, sia lo scienziato che l’artista, nel loro lavoro, mirano a rivelare armonia e bellezza. Magari con modalità differenti (ma nemmeno troppo!), ma il loro obiettivo è quello di rivelare armonia.
Non a caso, molti fisici, studiando la meccanica quantistica, hanno acquisito, o anche solo percepito, una fortissima spiritualità. Sempre più, in questa branca della fisica, si vede la presenza di un ordine, che pare dettato da una “mente superiore”. Tutto questo è comunue con l’arte. L’artista, in fondo, attraverso la sua espressione, rivela quell’assoluto che è in tutte le cose. L’artista Kate Nichols, che ho avuto modo di ascoltare a “Bergamo scienza 2016” (e di cui parleremo in esteso nella seconda puntata di questo lavoro), ha affermato proprio che lo scopo dell’arte non è quello di descrivere il visibile, ma di rivelare l’invisibile.

È così anche nella fisica moderna. Sempre più, infatti, la fisica moderna va a ribaltare il metodo scientifico, partendo dall’astrazione per andare, magari in un lontano futuro, verso la tangibilità, quindi, in un certo senso, esclude la tangibilità, e va verso qualcosa che non è toccabile con mano, che è solo nella pura astrazione. Ma che, un giorno, diverrà forma fisica. Tuttavia, in questo senso, l’astrazione va a toccare qualcosa che è oltre la realtà sensibile. Platone stesso affermava che gli enti matematici esprimono una realtà di livello superiore, più perfetta di quella tangibile, e quella tangibile ne è solo un modello imperfetto.
In fondo, però, anche la realtà tangibile, in questo senso, appare differente con le matematiche moderne. Infatti, nella scelta degli assiomi, vale a dire dei punti di partenza di una teoria, c’è davvero una sorta di libertà quasi assoluta. Una libertà che porta la scienza verso la manifestazione artistica. In fondo, anche qui è lo spirito artistico, quello del bello, che può guidare sia lo scienziato che l’artista verso la creazione di qualcosa di davvero sublime e speciale. Che può guidarlo verso quella coscienza e conoscenza di sé che apre nuovi mondi, nuove prospettive.
Il Principio di non contraddizione
La differenza, qui, potrebbe apparire soltanto nel fatto che la libertà della scelta degli assiomi è vincolata ad una cosa, credo, fondamentale: il “Principio di non contraddizione”. Vale a dire, il fatto che, seppur libera, la scelta dei punti di partenza non può considerare una cosa e il suo contrario. Ad esempio, se poniamo l’assioma: “A è bianco”, non possiamo porre anche “A non è bianco”.
Ma nell’arte questa “non contraddizione” continua ad essere vera? L’artista può non contraddirsi? Oppure anche il matematico lo può fare, anche se non dichiaratamente? In fondo, nel 1931 Kurt Gödel ha dimostrato, nel primo dei suoi due Teoremi di Incompletezza, che la coerenza di qualsiasi teoria non può essere dimostrata in se stessa, ma bisogna uscirne. E, nel 1932, con il Secondo Teorema di Incompletezza, ha dimostrato che qualsiasi teoria ha sempre qualche elemento che, pur essendo vero, non è dimostrabile al suo interno. Queste cose pongono molti limiti alla certezza matematica. Quella certezza che, anche secondo il matematico Morris Kline, ormai non esiste più. E questo riporta lo scienziato sempre più vicino all’artista. E, forse, ne fa quell’artista che dona senso all’arte stessa. Come vedremo pi avanti.
Intuizione: elemento decisivo
In fondo, però, l’elemento che potrebbe legare l’opera artistica con quella scientifica è l’intuizione. Vale a dire, quel qualcosa che, secondo il maestro spirituale Osho (a sin.), appartiene al mondo dell’inconoscibile. Quel qualcosa che, immediatamente, ci fa fare salti di millenni, ci fa passare tra universi, ci fa toccare l’infinito. Ci fa, insomma, afferrare, percepire, qualcosa che non concepiamo, come nel caso dell’Infinito.
L’intuizione è elemento comune allo scienziato e all’artista. Entrambi partono da un’intuizione, magari immediata e fulminea. Quell’intuizione gli rivela la strada, la via da seguire. Quell’intuizione, poi, avrà magari bisogno di anni per essere sviluppata. Quell’intuizione è quel “sentire oltre le sensazioni” che permette di trovare, in un istante, immediato, la strada da seguire.
L’intuizione è davvero simile all’illuminazione, che per il buddhismo zen è immediata, seppur richiedente molto lavoro preliminare. Ma, quando avviene, in un istante tutto cambia.
È proprio come “accendere una luce”: magari ci abbiamo lavorato per ore, per poter mettere i cavi e gli interruttori. Poi accendiamo e tutto si illumina. Ecco, l’intuizione è questo: un istante che apre al tutto. Un bagliore che rivela universi. Una scintilla che indica dove andare.
L’artista e lo scienziato hanno entrambi questo elemento nella loro opera. E questo non può che accomunarli e farli camminare fianco a fianco, nel percorso che dona qualcosa di speciale all’uomo di tutti i tempi.
Credo che questa panoramica, seppur necessariamente limitata, abbia rivelato diverse affinità tra il mondo artistico e quello scientifico. Affinità che, forse, trovano nel senso estetico e nell’intuizione il loro massimo compimento.
Nella prossima parte esamineremo due artisti contemporanei che sul connubio tra arte e scienza hanno costruito la loro opera. Comprendendo da vicino come l’elemento texcnologico e quello artistico divengono sempre più uno parte dell’altro.
Per saperne di più:
Sul metodo scientifico e la sua storia si può leggere l’approfondimento all’indirizzo: https://www.scienzeascuola.it/lezioni/biologia-generale/il-metodo-scientifico-o-sperimentale
Altri libri di Hadamard sono scaricabili dal sito: http://ebooks.readbook5.com/search.php?req=Jacques%20Hadamard&nametype=orig
Il citato libro di Jacques Hadamard è disponibile, in lingua inglese, all’indirizzo: http://worrydream.com/refs/Hadamard%20-%20The%20psychology%20of%20invention%20in%20the%20mathematical%20field.pdf
Sempre in inglese, si possono trovare testi di Osho, sull’intuizione:
http://www.oshoworld.com/e-books/eng_discourses.asp?page_id=18
Un libro di Osho sull’intuizione è disponibile, in lingua spagnola, all’indirizzo: http://www.formarse.com.ar/libros/libros-Osho/oshointuicion.pdf
Il saggio di Andrea Gentile: “La mente creativa: intuire, creare, definire, capire, conoscere” sull’intuizione si trova sul sito:
http://www.qtimes.it/flv/1.%20ARTICOLO%20-%20Andrea%20Gentile%20-%2025%20settembre%202013.pdf
Sul senso estetico: http://ww2.unime.it/mantichora//home/karmanew/domains/karmanews.it/private_html/provanuovo/wp-content/uploads/2014/02/Mantichora-n%C2%B0-3-pag-3.pdf







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