Il sogno, teatro dell’assurdo

di Roberto Brancati. Per quale motivo ciò che di assurdo accade di notte non desta il minimo sospetto nella coscienza di chi partecipa alla realtà onirica? Bene, per scoprirlo, scrivete all’autore tutti gli indizi onirici dei prossimi sette giorni…

Bentornati, indagatori del Sogno. Apro questa nuova puntata con un invito esplicito: scrivetemi tutti gli indizi onirici che vi accadono nei prossimi sette giorni. Gli indizi sono quelle anomalie che si presentano nei sogni come caratteristiche ordinarie, come se nel notturno universo parallelo nel quale stiamo agendo tutto proceda, anche se razionalmente inverosimile, come di consueto.
Fatto salvo che stiate esercitandovi nei modi che sono stati presentati negli scorsi articoli, ovvero scrivendo i sogni sul diario, mettendo alla prova ciò che vi succede in veglia tramite i test della realtà, cimentandovi con la tecnica M.I.L.D., vi sarete accorti che resta un mistero il perché la nostra attenzione notturna percorra con tanta indulgenza le traiettorie impossibili del racconto chi si dipanano nel sonno, piuttosto che metterle in discussione.

Quando l’assurdo diventa la norma
Per quale motivo ciò che di assurdo accade di notte non desta il minimo sospetto nella coscienza di chi partecipa alla realtà dei sogni? Il mio modesto avviso è che la densità di informazioni che affollano il quotidiano di ognuno saturi la capacità di godere del prodigio del quotidiano stesso, anestetizzando lo stupore in circuiti chiusi, banali, uguali. Il senso del dovere, istillato sin dalla più tenera età negli animi più sensibili, ha portato al drammatico appiattimento del senso dello stupore.

“City is landing”, un dipinto surrealista (che ben si connette con il sogno) del pittore e illustratore polacco Jacek Yerka.

Sempre più spesso l’inconsueto viene fuggito. Il nuovo, il diverso, lo straniero sono potenzialmente un pericolo; ciò che è molto di rado sottolineato è inoltre che ogni istante della vita è qualcosa di indescrivibile, di insondabile: una scoperta continua da compiersi a pieno regime. Ci si dimentica con facilità che tutte le spiegazioni che ci sono state date dalle varie scuole per saziare la nostra sete di sapere sono teorie, visioni parziali tra cui scegliere, racconti a cui credere o meno.
A parte le leggi della natura, le cui scoperte sono in continuo mutamento e le cui formule garantiscono una più o meno stabile ripetitività, tutte le ipotesi sulla vita, la sua origine e direzione, appartengono al campo delle eventuali possibilità, delle verità opinabili. Accanto al dogma sociale, religioso, filosofico, cammina umile e silenziosa la sua relatività. Quanto più seriamente e coraggiosamente si affronta il paradossale che ci si presenta abbondante e fraterno, tanto più facile sarà fare i conti (e quindi la pace) con l’imprevisto, col magico, il poetico.

La chiave per accedere a percezioni ed esperienze superiori
Prima di scivolare nel “certo” è possibile valutare il grado di “santa ignoranza” che coabita col senso di tronfia presunzione occidentaloide che deturpa i nostri giorni e i nostri sorrisi. Gli attimi di lucidità, onirica e non, che precedono il “grande bivio” si ripetono con benevola costanza nella quotidiana esperienza del naturale divenire. L’approccio che si sceglie nei confronti di ciò che non si conosce è la chiave per aprire le porte di percezioni ed esperienze superiori.

Jacek Yerka. “Habitat”.

Il “grande bivio” è semplicemente l’istante in cui ci si accorge che le coordinate energetiche della scena che stiamo vivendo hanno pressochè solo toni e sfumature che già conosciamo. Quanto sappiamo abbandonarci all’ignoto? Quanto ci aggrappiamo anneganti alle certezze? Evitare i rischi dell’imprevisto è un artificio narrativo che la mente attua per proteggere se stessa; ma se da una parte la ragione ottempera alla sua missione conservatrice, dall’altra si auto-impedisce di percepire ciò che essa stessa riconosce come insicuro e pericoloso. La selezione tematica complessuale che fatalmente ne consegue riduce il campo visivo del ricercatore, offrendogli solo facce dello status quo che non possono essere altro rispetto a ciò che egli conosce già. Così non si può però cambiare e l’assenza di moto, in questo caso, equivale alla stasi energetica, alla morte (per quanto poco anche di quest’ultima se ne sappia).

Quali e quanti sogni facciamo?
Per questo invito il lettore al prossimo passo, all’esercizio condiviso con la comunità dei ricercatori. Il compito che vi chiedo di svolgere è una ginnastica di volontà, impegno, dedizione e costanza. L’intento chiaro e continuo di riportare nel conscio le dinamiche dei sogni è uno sforzo che irrobustisce la muscolatura energetica del corpo onirico. Nella classificazione della tipologia di sogni che vado presentando oggi, fatta eccezione per il primo caso, ogni livello di sogno offre l’opportunità di sentire “odore di assurdo” e quindi di intervenire nella dinamica notturna.

Un altro dipinto di Jacek Yerka.

Ecco quindi una breve descrizione delle qualità di sogno che si possono presentare alla vostra esperienza:

0. Il sogno dimentico è il livello zero, la notte senza immagini né ricordi, quel vuoto in cui si sprofonda quando le leve oniriche sono atrofizzate dal disuso o dalla paura del mistero che alberga sotto la soglia della consapevolezza, dalla pigrizia, dall’avarizia di chance di crescere che non ci si concede. Forse invece a volte il corpo energetico abbisogna soltanto di puro nulla per riprendere contatto col tutto.

1. Il gradino successivo di sogno è il sogno spettatoriale: è più o meno come guardare un film. Si assiste ad una o più scene, alle quali non siamo invitati a partecipare se non come spettatori, meglio se non critici. Il legame con la nostra realtà è dato solo dal riverbero emotivo che il film ci lascia appiccicato addosso. Ciò che succede però non succede al sognatore ma capita ai protagonisti del sogno. Lungi da noi renderci conto che quelle che agiscono possano essere componenti “personificate” della nostra psiche che usano maschere e ricordi per rinnovarci l’invito ad essere autentici e complici della nostra vita.

2. Il secondo modus è il sogno attoriale, nel quale le decisoni su come agire e reagire, su cosa fare e come, vengono prese da noi: le dinamiche ci riguardano e le nostre emozioni sono reali e condizionano le scelte che intraprendiamo. In questo livello le occasioni per “svegliarci” nel sogno sono molteplici e fortunatissime. Se soltanto avessimo dimestichezza con i test della realtà verremmo catapultati nel laboratorio a tutto tondo che è la nostra nuda psiche, svestita di blocchi, ragioni e preconcetti, pronta così alla scoperta di sè.

Jacek Yerka. Paesaggio surrealista.

Tanto il secondo che il terzo livello sono fondamentali da annotare attraverso l’effetto pergamena garantito dalla ferma intenzione, appena svegli, di annotare il sognato. Vi accorgerete che basta l’appunto di un dettaglio, a volte anche solo una sensazione, per srotolare con magnifica generosità il vissuto onirico all’occhio della mente cosciente, mente che di quell’esperienza farà inestimabile tesoro e ponte tra i mondi.

3. Il prossimo piano è il piano del sogno registico ovvero la tipologia nella quale le cose che accadono sono predeterminate dalla nostra volontà, che agisce non solo in prima persona sugli accadimenti ma anche sulle cause che li generano: decidiamo quali esperienze “vivere”, il luogo, il tempo, il modo e il motivo dell’accadimento. Alcuni sapienti chiamano il livello registico Sogno Profetico perché ritengono che, anche volendolo, la nostra mente non sarebbe assolutamente in grado di generare autonomamente tutte le caratteristiche di una realtà tanto complessa con così poco preavviso rispetto all’estemporaneità dei fatti onirici in continuo divenire. Si pensa quindi che la psiche “immensa” (senza mens-misura) attinga energia e strumenti da una fonte divino-soprannaturale, strumenti che esondano da quella che di regola è la competenza delle nostre capacità creative e produttive.

4. L’ultimo grado di evoluzione onirica è il sogno lucido. Qui si ha la totale coscienza di essere in sogno, di essere i registi, gli attori, gli spettatori e gli ignari partecipanti della stupefacente situazione in cui si versa; è il tipo in cui tutti i livelli avvengono contemporaneamente, al ritmo di un’armonia tra le parti che risuona nel corpo energetico come un brivido profondissimo di piacere e commozione. La pienezza sensoriale ed emotiva di questo stato di coscienza non ha nulla a che vedere con lo stato ordinario e produce una risposta adrenalinica che facilmente rischia di sfuggire al controllo delle possibilità del sognatore impreparato. Anche un solo momento vissuto in stato di sogno lucido consegna all’onironauta un’intensità tale da restare nella memoria come un’estasi da rivivere quanto più spesso con inevitabile nostalgia ed ebbra tensione.

Raffaello Sanzio. “Scala di Giobbe”.

A questo si deve preparare chi intraprende il sentiero dell’essere in sogno. Ancora più affascinante è il pensiero che ciò che accade in sogno può anche essere visto come uno specchio di ciò che la veglia permette: ciò che avviene di notte può succedere (e il mio augurio è che accada) anche di giorno.
Provate a leggere il parallelismo tra questa “scala di Giacobbe” verso il Cielo/in sogno e verso la Terra/da svegli: l’inerzia, la contemplazione, l’azione, la decisionalità e la pienezza. E viceversa. Immaginate di partecipare consapevolmente a questo salire e scendere di angeli (o facoltà superiori) in un continuo accorgersi e godere di quante e quali siano le meraviglie e le possibilità dell’esperienza umana.
Coraggio: scrivetemi i vostri indizi onirici (essereinsogno@gmail.com), prestate loro la giusta e meritata attenzione, abbiate cura dell’ombra e della luce…e fate buon viaggio.

 

Roberto Brancati
Ricercatore nel campo della psicologia del profondo, conduce da diversi anni una costante indagine sulla dimensione dialogica tra il sogno e la veglia e propone dal 2012 il laboratorio sul Sogno Lucido "La Regia Onirica". Poeta e Amministratore dello storico atelier di famiglia che si occupa da più di cinquant'anni della realizzazione di costumi di scena per grandi teatri, coniuga la ricerca onirica con la sperimentazione teatrale: come sarto realizzatore, come attore e di recentemente come regista.