Non ci sono le rivelazioni promesse sui segreti del rapporto USA-alieni.

Sono andata a vedere il nuovo film di Steven Spielberg, The Disclosure day (Il giorno della rivelazione), il giorno che è uscito nelle sale cinematografiche italiane. Avevo grandi aspettative, perché amo Spielberg (i suoi due capolavori sull’argomento, Incontri ravvicinati del terzo tipo e ET) mi avevano addirittura emozionato) e mi aspettavo davvero una qualche rivelazione.
Ma è stata una grande delusione. Doveva essere quasi un documento di quello che gli americani hanno nascosto per quasi un secolo sui contatti e la collaborazione con alcuni alieni: ovvero un “patto scellerato” in cui i servizi americani avrebbero acquisito tecnologia avanzata in cambio di location nascoste e di creature umane e animali per eseguire esperimenti.

Il film è ovviamente fatto bene, con effetti speciali, ma è semplicemente una spy story molto movimentata, in cui gli alieni sono parte quasi insignificante, se non per la scena finale. Sì, certo, c’è un’organizzazione americana – la Wardex Corporation – che nasconde al pubblico e anche ai politici la verità sui contatti alieni con alcuni ricercatori del deep state, ma è veramente poca roba, ai fini della comunicazione.
I due protagonisti che vogliono rivelare la verità al mondo intero sono due addotti, cioè sono stati rapiti da piccoli, anche se non se lo ricordano, e quindi sono strumenti adatti per il loro ruolo contro il cover up (cioè la politica dell’insabbiamento delle notizie su UFO e alieni).
Una perfetta spy story

Daniel Kellner (l’attore Josh O’Connor), specialista in sicurezza informatica, ruba dall’agenzia segreta per la quale lavora in Virginia un dispositivo tecnologico di origine extraterrestre dei file che descrivono vari eventi di contatto tra umani e alieni, alcuni risalenti all’incidente di Roswell (l’episodio più famoso del crashdown di un UFO, accaduto nel 1947, nascosto dall’esercito che avrebbe recuperato anche corpi di alieni). Il CEO dell’organizzazione, Noah Scanlon (un cattivissimo Colin Firth), dà la caccia a Daniel, etichettandolo come spia straniera e rendendolo così un bersaglio delle autorità federali.
Contemporaneamente la meteorologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) vede entrare in casa sua un passerotto rosso che, dopo averla osservata, vola via. Questo evento (che ci prospetta il fatto che alcuni animali sarebbero in realtà extraterrestri, capaci di assumere la forma che desiderano) risveglia in lei latenti capacità psichiche, tanto che, durante una diretta Tv inizia improvvisamente a parlare, senza controllo e senza rendersene conto, in un idioma sconosciuto. Il filmato della trasmissione diventa virale su Internet e attira l’attenzione dell’agenzia segreta, che identifica quella strana lingua di origine extraterrestre.

E qui scatta la spy story, che secondo me oscura l’intento della “rivelazione” focalizzando l’attenzione del pubblico allo svolgersi della vicenda, tra fughe, nascondigli segreti, inseguimenti, salvataggi in extremis, doti Esp. Fino a un episodio poco credibile in cui la giornalista viene portata insieme a Daniel in un magazzino dove è stata ricostruita la sua casa d’infanzia, affinché lei riviva il suo incontro – e quello di Daniel – con gli alieni. All’interno dalla finta abitazione Margaret si rende conto che lei e Daniel, quand’erano bambini.
Finale non del tutto scontato: i documenti con le prove degli incontri con gli alieni vanno in onda e la trasmissione raggiunge ogni località terrestre, tanto che i conflitti di una possibile guerra mondiale in atto vengono sospesi. E in studio compare un alieno portatore di pace.
Beh, rispetto agli “Incontri ravvicinati” questo film non sembra neppure firmato da Spielberg.
Ma, nelle puntate sui prossimi numeri di Karmanews e nel video che pubblicherò su KarmaTv con l’intervista a Pablo Ayo, vedremo che cosa si nasconde in questo film, che per me è quasi un flop per le aspettative di molti appassionati di UFO.
Per saperne di più
di Tiziana Etna: “I film che ci aiutano a capire il mistero“
di Manuela Pompas, vedi anche “Un genio venuto dal futuro”







Leave a Reply