«Ho incontrato un essere altissimo, simile a quelli del caso Amicizia, ma non ho avuto paura»

Prima di incontrare Marina Tonini, una delle voci più sorprendenti dell’ufologia italiana, avevo provato a contattarla per intervistarla telefonicamente, ma dovevo ascoltarla dal vivo, entrare nella frequenza della sua voce, non soltanto delle sue parole. L’occasione si è presentata il 19 ottobre a Verona, durante il convegno “Aprire gli occhi all’anima, l’infinito dentro te”, dedicata al risveglio della coscienza e con un palco di relatori eccezionali.
Marina è conosciuta per i suoi contatti con gli extraterrestri, ma porta anche avanti una missione di luce, affrontando con coraggio critiche e diffidenza. La scelta di condividere le sue esperienze straordinarie nasce probabilmente, dall’impossibilità di tacere di fronte a eventi che sfiorano il confine tra i mondi. Oltre a ciò Marina utilizza la grafologia, disciplina che esercitava come perito grafologo presso il Tribunale di Verona e che con il tempo ha trasformato da competenza a strumento di conoscenza interiore: la scrittura diventa impronta energetica e ponte tra mente e coscienza, aiutando le persone a riconoscersi nei propri segni e a evolvere.
Incontri Et

Così in un panorama dove il fenomeno UFO continua ad oscillare tra scetticismo etestimonianze sempre più precise e documentate, la sua esperienza ci aiuta a riformulare le idee in proposito. In questa intervista Marina attraversa ricordi, incontri e misteri.
In qualche modo ti sei ritrovata a rivedere tutto in un’altra forma. Credo che gli incontri che hai avuto ti abbiano messo in discussione alcune convinzioni o credenze.
Beh, sì. All’inizio, appena ho avuto la prima esperienza, sono entrata in una crisi totale. Ho visto gli extraterrestri per la prima volta ad una conferenza. Ero andata lì con un atteggiamento quasi scherzoso. C’era una mia amica che mi ha detto: “Dai, accompagnami”. E così sono andata. Ma non ero ben disposta.
Ad un certo punto sono comparse delle figure. È stato uno shock. Mi ha completamente scardinato tutte le convinzioni, anche perché sembravano ologrammi. Erano semitrasparenti: ci vedevi attraverso, ma allo stesso tempo la forma era perfetta. Quando sono uscita da lì non capivo più niente. Pensavo: “Ma sono alieni? O sono spiriti? Perché sono così trasparenti?”. Non sapevo come collocarli.
E li vedevi solo tu? O era un’esperienza condivisa?
Altri li percepivano, anche se non tutti, credo. Che io sappia li abbiamo visti in tre.

E l’incontro più intimo, diretto… quello che ti ha scosso davvero? Perché immagino sia un’esperienza forte.
In realtà non ce n’è stato uno solo, ma molti. Però è andato tutto per gradi e ancora prima di venire a vivere sul Lago di Garda. Mi piaceva fotografare, nulla di speciale, però lì ho iniziato a fotografare un sacco di sfere.
Quelle che hai mostrato anche in conferenza a Verona lo scorso ottobre?
Sì. Quelle che ho proiettato a Verona sono solo una minima parte: ne ho tantissime altre sull’altro computer. Quelle erano solo alcune tra le più significative.
A livello di fenomeno, uno può pensare agli orbs, agli spiriti, agli angeli…
Sì, ci sono ricerche sugli orbs e pareri contrastanti. Credo che in certi luoghi energeticamente molto carichi, come questo dove vivo, che era un ex monastero del 1400 e anche luogo di battaglie, come quelle napoleoniche, esistono energie di rimanenza. Spiriti, anime che vagano e, sempre secondo me, tra queste anche vere e proprie sfere che escono dalle astronavi. Come la “sfera di Buga”, per esempio, fatta di un materiale diverso; che sono dei ricognitori, in sostanza.
Sembrano droni transdimensionialI?


Forse. In molti orbs ho visto visi perfetti all’interno, come proiezioni.
E sono interattivi: è successo che una volta ho provato a parlarci, mi sono seduta per terra e ho detto: “Dai, vieni a parlare”.
E qualcosa è successo…
Quando dici “qualcosa è successo”, a cosa ti riferisci esattamente? C’è stato un tipo di risposta, un movimento, un cambiamento percepibile?
Quella volta mi sono seduta sul terreno, ho detto dai vieni a parlare con me, poi ho fatto una foto e lui era a un metro da me, capito? Oppure un’altra volta ho detto dai, se mi senti mettiti sulla punta del cipresso: e lui si è messo proprio sulla punta del cipresso. Quindi c’è stata subito un’interazione.
Scusa, ma immagino che non sia semplice riconoscere un’entità extraterrestre da questi fenomeni?
Gli orbs sono solo una fase. Gli extraterrestri veri e propri li riconosci quando li incontri. E ne ho incontrati di vari tipi: i primi erano umanoidi, con gli occhi molto grandi, simili a quelli che riprende Marco Luzzatto. Poi ho incontrato quelli della Nave Medicina: loro sono completamente umani nell’aspetto. Se li incroci per strada non diresti mai che non sono terrestri. Solo un po’ più alti, forse, e vestiti con tute bianche.
Non ho mai sentito parlare della Nave Medicina, puoi parlarne?
È una nave che interviene quando serve un supporto, soprattutto a livello energetico o psicologico. La sera in cui è intervenuta io non ero sola: c’era un altro contattista, Bibo Cozzolino. Lui è noto per avere avuto esperienze particolari. Aveva il compito di apprendere tecnologie da loro per riportarle a noi. Ho visto cose incredibili grazie a lui: trattamenti con frequenze che oggi si stanno appena iniziando ad usare nella medicina alternativa, e che lui invece faceva già allora.

Comunque, quella sera era qui da me. Eravamo in crisi, entrambi: lui non ne poteva più del giudizio umano, della derisione, delle cattiverie. Ognuno nella sua stanza, ma entrambi esasperati. E in piena notte mi sono svegliata perché sentivo gente parlare accanto al letto. Ho pensato fosse mio figlio. Ho aperto gli occhi per dirgli: “Fai piano che sto dormendo”. Ma non era mio figlio.
C’erano tre figure, in tuta bianca: una donna e due uomini. Parlottavano tra loro e mi guardavano. Stentavo a tenere gli occhi aperti: era come avere addosso un’anestesia. Sentivo la loro voce, ma non capivo la lingua. Non ce la facevo a rimanere sveglia, alla fine ho richiuso gli occhi e mi sono riaddormentata. La mattina a colazione Bibo mi ha guardata e mi ha detto: “Li hai visti stanotte, vero? Erano tre. “Gli ho chiesto come lo sapesse. E lui: “Perché prima sono venuti da me. Gli ho detto di andarsene, e allora dopo sono venuti da te.” Erano quelli della Nave Medicina. Infatti il giorno dopo ci siamo svegliati entrambi molto più sereni.
Dev’essere spaventoso svegliarsi e trovare tre figure in camera?
In quei momenti tu non sei del tutto “te stesso”: ti preparano energeticamente. È come essere in uno stato alterato, ma lucido. È successo anche quando ho incontrato Kenyo.
Mi dicevi che l’incontro è avvenuto in montagna, tre anni fa, a luglio. Che cosa è accaduto esattamente?
Si, sapevo che era un extraterrestre perché, quando ha sorriso, ho visto i suoi denti: erano diversi da quelli umani. E lì ho capito subito con chi avevo a che fare.

E sei riuscita a interagire con lui come avresti voluto?
No. Ed è questo il punto. Dopo, quando è scomparso, l’ha fatto come in un film di Spielberg. Mi sono venute in mente mille domande, mille cose che avrei voluto dire o chiedere. Ma nel momento dell’incontro non sei padrone di te stesso. È come se entrassi in uno stato alterato di coscienza. Loro decidono quando incontrarti, quando mostrarsi. Tu sei calmo, incredibilmente calmo e non capisci perché non provi paura. È come se fossi telecomandato.
Poco fa dicevi che l’incontro con Kenyo era stato inequivocabile. Che cosa ti aveva convinta così tanto?
Beh, lui era altissimo. Ma non era solo l’altezza o i denti: aveva dei movimenti e delle capacità pazzesche. Per farti un esempio: ha sollevato con un dito un vaso pieno di terra come se niente fosse. In quel momento ho capito senza ombra di dubbio che non era umano. Quattro o cinque giorni dopo sono uscita nel mio giardino, ero ancora un po’ scioccata. Però sai com’è… ti vengono mille dubbi: “E se fosse stato uno che passava di lì? E se avessi frainteso?”
Anche quando sai che non è possibile, ti chiedi comunque se non ti sei fatta dei film. E così ho detto ad alta voce: “Ragazzi, se eravate davvero voi, fatemi capire qualcosa. Perché non voglio stare giorni a rimuginare se poi magari la realtà è molto più banale.” Sono passati… tre, forse quattro secondi. Non di più. Ed è arrivata una cosa gigantesca. Una nave enorme che volava bassissima, sotto le cime degli alberi. Era rossa, ardente. È arrivata da dietro la collina e si è avvicinata in silenzio, enorme, impossibile da ignorare.

Tornando agli incontri diretti. Secondo la tua esperienza, chi vede certi fenomeni non lo fa mai per caso, giusto?
Esatto. Nessuno vede queste cose per caso. Perché non è un fenomeno casuale: è intenzionale. Se ti succedono episodi come incontri, fenomeni con apparecchi meccanici, elettrici o apparizioni; non è mai casuale. Io credo che alcune persone siano “attenzionate”, non scelte a caso. Come mi spiegava Gaspare De Lama: quando ci sono quattro persone sotto un UFO, due lo vedono e due no. Non è casuale.
Come comunicano con te? Parlano la tua lingua? O usano la telepatia?
Parlano la mia lingua. Kenyo parlava un italiano perfetto. Del resto, qui sulla Terra c’è gente che conosce dieci lingue… figurati loro, che sono avanti anni luce.
Hai nominato Gaspare De Lama, uno degli ultimi testimoni del caso Amicizia. Come è iniziato il rapporto di amicizia?
In modo piacevole. Nel 2011, quando lui aveva circa novant’anni, venne a conoscenza della mia storia e mi scrisse una lettera a mano. Io però in quel periodo ricevevo centinaia di messaggi e non la vidi nemmeno. Non risposi. Qualche tempo dopo conobbi Luca Riguzzi, traduttore del contattista messicano Héctor Galicia. Diventammo amici e lui un giorno mi disse: “Ma tu conosci Gaspare De Lama?” . Ed io “No… ma è quello del Caso Amicizia!”.
Mi portò da lui. Appena mi vide, Gaspare mi disse: “Ma come? Ti avevo scritto una lettera, e tu non hai mai risposto”. Io non la ricordavo nemmeno. Da quel giorno, però, si è creato un legame profondo: più di un’amicizia, più di una parentela. Era come avere accanto un padre. Gaspare era una persona meravigliosa, un uomo pieno di storie, di ricordi, di dolcezza. Una memoria vivente dell’esperienza più incredibile e controversa d’Italia.

Ma nella tua zona, secondo te, c’è qualcosa di particolare? Una base?
Io penso di sì. Qui succedono troppe cose perché sia tutto casuale. Il Lago di Garda è un punto interessante: da lì ne ho visti uscire diversi. Poi c’è la montagna, da casa mia la vedo benissimo e più di una volta, guardandola durante le ricerche, ho assistito a movimenti che non avevano nulla di terrestre. Ma non saprei dirlo con certezza.
I tuoi sono tutti contatti “buoni”. Da quello che racconti sembrano contatti positivi, non traumatici.
Si, i miei, chiamiamoli così, sono buoni. Se non lo fossero, probabilmente oggi non sarei neppure viva. Panico non ne ho mai provato, neppure quando in teoria avrei potuto.
Sei in contatto continuo e costante con gli alieni?


Impossibile. Tutte le persone che hanno avuto veri contatti non li hanno avuti in modo costante. Parlo dei casi documentati: Gaspare col caso Amicizia, Maurizio Cavallo, Zanfretta e anche io. Non è mai un rapporto quotidiano. A volte spariscono per anni. Il punto è che l’extraterrestre vero non è un angelo con le ali. È un militare. Un esploratore, un ricercatore. Ci sono gerarchie, compiti, protocolli. Se orbitano sopra il pianeta, come fanno spesso, non è per fare le benedizioni: è perché c’è una guerra in atto, un rischio nucleare, una minaccia.
Infatti dici che alcune razze hanno una forte etica?
Sì. Certo. Alcuni hanno un’etica avanzatissima, un’evoluzione morale molto più alta della nostra. Hanno un rapporto con il divino più diretto, più consapevole. Ma allo stesso tempo sono ricercatori. Studiano. Osservano. Non è solo amore e luce. Io sono “attenzionata” perché mi studiano. Forse mi vogliono anche bene, non lo escludo… ma il punto è che mi studiano.
In un’altra intervista hai accennato a una cosa molto particolare: che la tua anima avrebbe origine siriana.
Sì, ma questo è ciò che dicono loro. Io non ne ho memoria. Loro mi riconoscono come appartenente a una certa linea, a una certa origine, ma sono informazioni che, lo dico sinceramente, non ricordo. E poi, per come me l’hanno spiegata, non è che nella vita precedente ero un alieno.
Funziona diversamente: se sei qui, sulla Terra, è perché hai già fatto un lungo percorso di incarnazioni umane. Prima, forse, l’anima può aver vissuto altrove, su altri mondi, aver fatto esperienze differenti, ma parliamo di tempi remotissimi, non dell’ultima vita.
La nostra bella chiacchierata con Marina Tonini si conclude qui, tra memorie, incontri fuori dall’ordinario e domande che rimangono aperte, anche se sarebbe stato bello parlare ad oltranza, ciò che resta è la sincerità di un’esperienza raccontata con la semplicità di chi ha imparato a convivere con l’ignoto.
Per saperne di più
Sul caso Amicizia: intervista a Gaspare de Lama e Mirella Bergamini
Sul caso Zanfretta: video di Guido Ferrari
Su Maurizio Cavallo: intervista a “Mistero”https://www.youtube.com/watch?v=eyZoH5xKb1E







Articolo molto interessante…e tu come sempre super❤️