Spielberg, un genio venuto dal futuro

La sofferenza dell'infanzia ha forgiato la sua sensibilità, che emerge in ogni film

di Manuela Pompas. Ritratto di un regista geniale, probabilmente dotato di grandi intuizioni, con alle spalle una lunga produzione di capolavori.

Leggendo alcune notizie sui prossimi film di Steven Spielberg mi è venuta voglia di tracciare una specie di biografia ragionata sul regista, personaggio molto interessante, definito ufficiamente un genio, dotato di una grande sensibilità, che non mi stupirebbe fosse anche sensitività.

Steven Spielberg

La passione per il cinema l’ha sempre avuta, fin dalla più tenera età. Bene, gli indigo childs vengono sulla Terra consapevoli della loro anima e del loro compito, hanno percezioni della realtà dell’invisibile e della vita nell’aldilà, che rimpiangono. Il corpo è piccolo, ma l’anima può avere anche millenni. Lui non ne ha mai parlato pubblicamente, che io sappia, ma nelle sue storie cinematografiche spesso si percepisce una marcia in più, una percezione di altre realtà.

Tra l’altro, parlando di Fabelmans, il film drammatico a sfondo autobiografico che sta girando e che uscirà nel 2022, il regista ha rivelato di aver sofferto da giovane di dislessia.

Ma questo disturbo di cui sono affetti moltissimi studenti negli ultimi 30 anni, secondo me è dato dal fatto che essendo questi ragazzi in contatto con la loro anima e più collegati all’emisfero destro – analogico, intuitivo, creativo e collegato con le altre dimensioni – in una società dove domina il cervello sinistro, razionale, legato alla materialità, devono fare violenza su se stessi per vivere in un mondo di cui non si sentono partecipi e tantomeno riconosciuti.

Molti di questi bambini sono anime che si incarnano con una consapevolezza incredibile per la loro età, con conoscenze che provengono dal loro mondo interiore.
Se Mozart a tre anni suonava il pianoforte, Spielberg a sette ha iniziato a usare la macchina da presa e a 11 anni ha girato il suo primo cortometraggio, The Last Train Wreck, continuando poi a occuparsi di cinema, fino a essere assunto durante l’Università dagli Universal Studios, che frequentava fingendosi un dipendente durante l’Università.
Tra l’altro faceva parte come membro del consiglio di amministrazione della Planetary Society, fondata dall’astronomo e astrofisico Carl Sagan, consulente della Nasa e autore di fantascienza.

Non solo film di evasione: amore e razzismo

Woopy Goldberg ne “Il colore viola”.

Nella sua filmografia Spielberg ha esplorato molti generi, qualcuno anche di evasione, altri legati soprattutto al sociale, al razzismo, alla violenza, agli UFO.

L’8 dicembre uscirà in Francia West Side Story, la rivisitazione che il regista ha fatto della fortunata pellicola diretta nel 1961 da Robbins e Wise, tratta dal musical di Leonard Bernstein, Stephen e Arthur Sondheim e Arthur Laurents.

Una bella storia d’amore tra due giovani appartenenti a due bande rivali, una di americani e l’altra di portoricani. Il tema quindi non è solo l’amore, ma anche il razzismo, già affrontato in altre pellicole, come il Colore viola (1985, con Woopy Goldberg), in cui affronta temi importanti come il razzismo, la violenza sessuale, l’abuso, l’incesto, la difficile lotta delle donne per conquistare la parità.

Un tema che non gli è estraneo. Da ragazzino ha vissuto, come ha raccontato lui stesso, l’inferno sulla terra. Il padre era spesso assente e lui subiva frequenti episodi di bullismo da parte di compagni di scuola, che lo apostrofavano “sporco ebreo”.
Per fortuna in seguito avrebbe scoperto il cinema.

Violenza, schiavismo e Olocausto

la locandina di “Schindler’s list”. jpg

La sua sofferenza giovanile ha fatto maturare in lui una sensibilità verso i soprusi, le sopraffazioni, la discriminazione. Tra le sue opere impegnate contro la violenza e le ingiustizie sociali, possiamo citare Amistad, che narra la ribellione domata di alcuni schiavi africani che ritornano in catene, e Lincoln, sulla lotta di questo Presidente per abolire la schiavitù.

Sebbene la sua famiglia non fosse stata toccata direttamente dall’Olocausto – che tuttavia ha costituito un grande dolore per tutti gli ebrei e direi per tutta l’umanità- questo diventa il tema centrale di Schindler’s list, uno dei suoi capolavori, basata sulla vera storia di Oskar Schindler l’uomo che riuscì a salvare più di mille ebrei impiegandoli in una delle sue fabbriche.

Girato in bianco e nero con uno stile documentaristico, fu considerato uno dei migliori film della storia del cinema e gli avvalse 12 nomination agli Oscar e 7 statuette (miglior film e miglior regia). Il plot del film è riassunto in una citazione del Talmud: “Chiunque preserva una singola anima di Israele, la Scrittura gli scrive [il merito] come se avesse preservato un mondo intero”.

Gli incassi del film – definiti dal regista “bagnati di sangue” – furono donati all’associazione nonprofit Survivors of the Shoah Visual History Foundation, da lui creata nel 1994 per la raccolta e catalogazione audio-video delle testimonianze dei sopravvissuti e testimoni della Shoah.

La saga di Indiana Jones

Harrison Ford e Karen Allen in una scena de “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”

I nazisti ritornano come antagonisti ne I predatori dell’arca perduta, dell’81, il primo film su Indiana Jones, un personaggio inventato da George Lucas, grande amico di Spielberg, che ha girato ben quattro episodi su questo personaggio. Tutti sono ovviamente di evasione, ma in ognuno di essi ci sono forti riferimenti esoterici, come anche Indiana Jones e l’ultima crociata, in cui il protagonista va alla ricerca del sacro Graal con il padre (un brillante e sornione Sean Connery) e Indiana jones e i teschi di cristallo, un mistero di cui abbiamo parlato anche su queste pagine.

Ma cosa c’entrano i nazisti? Ricordiamo che il nazismo era strettamente connesso con alcune società segrete, come la Thule – che divenne la matrice del partito nazista – e la Vril, o loggia luminosa, che rappresentava la sfera iniziatica. Molte loro ricerche, compresi i viaggi in Tibet nel ’38 alla ricerca voluta da Himmler del leggendario regno sotterraneo di Agarthi, avevano come scopo di ricercare prove scientifiche su cui basare e giustificare l’idea di supremazia della razza ariana. Alti esponenti del partito nazionalsocialista, primo fra tutti Himmler, credevano infatti che in Tibet vivessero gli ultimi discendenti di una “superiore” tribù ariana, leggendaria antenata della razza germanica, custode di poteri soprannaturali e di formule esoteriche5 in grado di dominare “tutte le altre stirpi inferiori”.

Spielberg e gli extraterrestri
Un filone cui Spielberg è molto sensibilizzato è quello degli extraterrestri. Sembra che da piccolo, quando i suoi genitori divorziarono, avesse come compagno immaginario un alieno. Non mi stupirei se questo, invece di essere una creazione della fantasia, fosse stato un contatto reale…

Nel suo primo film su questo tema, scritto e diretto da lui, del 1977, Incontri ravvicinati del terzo tipo, tra gli interpreti, insieme a un grande Richard Dreyfuss, c’è la figura del bambino che sente la presenza degli alieni e non ne ha affatto paura, anzi, come tanti altri sente la spinta a raggiungere la cima della Torre del Diavolo, dove poi scenderà l’astronave madre.
Questo bambino puro, integro, libero da schemi mentali, in contatto con l’intelligenza aliena, forse richiama le sue memorie infantili e le sue aspettative di un mondo migliore, legato alla fratellanza (simboleggiata nelle scene in cui in tutto il mondo la gente si riunisce per recitare come un mantra le note di una sequenza musicale, la stessa trasmessa dagli UFO.
Una parte del materiale del film venne fornita a Spielberg nientemeno che da Joseph Allan Hyneck, professore di astronomia e autore del Progetto Blue Book, in cui erano classificati i casi studiati dall’aeronautica militare.

Gli alieni, buoni o cattivi?

“ET, l’extraterrestre”

Forse per la prima volta nella storia del cinema in questo film gli alieni sono buoni, non hanno problemi a incontrare gli umani e riportano sulla Terra persone addotte decine e decine di anni prima.

In E.T. l’extraterrestre, partorito l’anno seguente, super premiato con record d’incassi, un alieno buono viene lasciato per errore sulla Terra. Un bambino lo scopre, lo nasconde nell’armadio e con i suoi fratellini lo difende dagli adulti e dal mondo intero, aiutandolo addirittura a tornare a casa (ricordate? “ET, telefono, casa”). Un altro grande successo per famiglie, con momenti di grande emozione.

Un altro suo bellissimo film in tema è Contact, del 1997, tratto da un romanzo di Carl Sagan e interpretato da Jodie Foster, una studiosa che si dedica alla ricerca di possibili segnali di vita extraterrestre nel cosmo. Lanciata nello spazio dove rimane per tre giorni, incontra un alieno con le sembianze di suo padre. Ma quando ritorna sulla Terra sono passati pochi secondi:  processata per aver sostenuto il falso, si scopre però che il suo registratore riporta tre giorni di registrazioni. Il tema del film è il rapporto spazio tempo e, ancora, il contatto tra umani e alieni.

Ma poi qualcosa succede in Spielberg (che cosa?), che ora indaga anche sul lato oscuro degli alieni. Nella miniserie Tv Taken (2002) gli extraterrestri diventano invasori: alcuni assumono un aspetto umano, creano addirittura famiglie ibride, altri cadono come spore in acqua sulla Terra, si sviluppano come piccole mante dotate di un aculeo che, entrando nel corpo umano, trasforma gli individui in alieni.

E, nella Guerra dei mondi (2005), vogliono addirittura distruggere la Terra.
Forse Spielberg ha comunicato in questo cambio di registro che bene e male sono dentro di noi, ma anche nell’universo. Esistono razze (si può dire?) aliene buone, evolute, avanzate, forse addirittura angeliche, ed altre “cattive”, quasi demoniache.

E poi c’è il filone para-fantascientifico
Non poteva mancare da parte di un regista probabilmente psico-dotato (leggi sensitivo: e non è strano, tutti i grandi lo sono stati, artisti, poeti, musicisti).
Con la sua casa di produzione, la Amblin, ha prodotto Ritorno al futuro e Poltergeist; nel 1983 ha girato Il gioco del bussolotto, il secondo episodio del film Ai confini della realtà, in cui un uomo si presenta in una casa di riposo per anziani dando loro la possibilità di tornare magicamente bambini, semplicemente dando calci ad un barattolo.

Non si può tralasciare in questa lista AI, Intelligenza artificiale, la storia fantascientifica di David, un bambino, che in realtà è un mecha (un robot simile a un essere umano), dotato anche di sentimenti. L’anno prossimo, come annunciato, vedremo il bambino Spielberg in Fabelmans.

Audrey Hepburn e Dreyfuss in “Always”.

Ma il film più bello e poetico di questo filone è sicuramente Always, del 1989, con Richard Dreyfuss, Holly Hunter – la sua ragazza – e Audrey Hepburn, nei panni di un angelo. Richard Dreyfuss (che aveva già lavorato con Spielberg come protagonosta di Incontri ravvicinati) pilota aerei per spegnere incendi.

Durante una missione per salvare un amico perde quota e si inabissa in un lago e immediatamente dopo si ritrova in un bosco a chiacchierare con una donna – un angelo – che gli taglia i capelli.
Dopo un po’ capisce di essere morto: ma la sua “vita” non è certo finita. Diventerà lo spirito guida di un giovane pilota, fino a comprendere l’importanza di staccarsi dal possesso, dalle emozioni accettando di  vivere nella sua dimensione.

O Spielberg è un medium – il che non mi sorprenderebbe – o si fa aiutare per questi film da chi conosce le leggi dello spirito e dell’invisibile.

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.