Cosa sono e come funzionano gli ordini dell’amore nelle Costellazioni Familiari.

Nel lavoro che ho avuto il privilegio di svolgere con Bert Hellinger, l’inventore delle celebri Costellazioni Familiari, il tema dell’Amore occupa una posizione fondamentale. Cercherò di riassumere in queste pagine alcuni dei concetti fondamentali che questo Maestro ci ha trasmesso.
L’amore: ma quale amore?
L’amore è costantemente all’opera nella vita umana, ci fa comprendere che abbiamo bisogno degli altri e che senza rapporti diventiamo tristi. Quando ci accettiamo in modo reciproco comprendiamo cosa significa amare dal punto di vista umano: diamo al prossimo e prendiamo allo stesso tempo con rispetto, benevolenza e con il profondo desiderio di stare entrambi bene.
L’amore è vita e la vita è amore. La vita è relazione, e del resto anche noi nasciamo da una relazione d’amore: quella tra i nostri genitori. Poi, crescendo, entriamo in nuove relazioni, anche loro d’amore. In seguito, nella vita, quando si presentano dei problemi, scopriamo che la causa è quasi sempre una relazione e si tratta, quasi sempre, di un problema d’Amore.
Gli Ordini dell’amore

Secondo Hellinger, l’amore si sviluppa nella nostra vita a partire dalla nostra nascita secondo determinate leggi. All’interno di sistemi di parentela esiste una forza istintuale innata che agisce in modo cieco per ripristinare l’equilibrio, spingendo inevitabilmente un appartenente al gruppo, nato successivamente, a espiare le azioni svolte in passato da un altro componente del gruppo, creando in questo modo un circolo vizioso di infelicità, apparentemente senza fine.
Questa forza, inoltre, mira a mantenere ogni membro (non importa se in vita o ormai deceduto) al suo posto e agisce per diverse generazioni. Se una famiglia perde un appartenente per qualche motivo (gli è stata negata l’appartenenza, è stato dimenticato, o ucciso o condannato e allontanato, per esempio), questo potere occulto agisce come un impulso irresistibile a ricreare la completezza del sistema originario.
In che modo? Facendo rappresentare il membro escluso da un altro membro, attraverso un processo che Hellinger definisce “irretimento”. Il destino del componente escluso, quindi, viene portato avanti nel sistema familiare, soprattutto dai bambini. Per esempio, uno degli ordini dell’amore stabilisce che tutti i componenti di una stessa famiglia abbiano lo stesso diritto di appartenenza alla famiglia stessa. Se l’appartenenza viene negata a qualche membro che pure ne ha diritto, la spinta all’equilibrio porterà un membro arrivato successivamente ad imitare lo stesso destino dell’escluso. Naturalmente il soggetto irretito non è consapevole di ciò che sta realmente accadendo e non può essere in grado di difendersi.
Questa forza occulta, tuttavia, può continuare ad operare solo fino a quando rimane nascosta in situazioni inconsce. Se queste situazioni emergono alla luce, è possibile portare a compimento il riequilibrio attraverso altri modi più salutari. Entrano allora in gioco quelli che Hellinger ha definito come gli “ordini dell’amore”. Si tratta di leggi non scritte che agiscono saggiamente per equilibrare ingiustizie e ferite, in modo diverso dalla forza che si muove ciecamente volendo compensare le cattive azioni commettendo spesso un male ancora più grande.
Genitori e figli

Tutti noi siamo nati dall’amore dei nostri genitori prima del concepimento. L’Ordine dell’amore in questo caso è che noi possiamo solo prendere. I genitori danno ai figli ciò che hanno preso dai propri genitori e l’uno dall’altra nella coppia. I figli accettano quindi i loro genitori come tali e accettano anche tutto ciò che ricevono da loro, per poi ritrasmetterlo nuovamente ai propri futuri figli.
Questo particolare ordine che regola il dare e il ricevere si applica anche ai fratelli e alle sorelle, nel senso che coloro che sono nati prima devono dare a coloro che seguono. Questi, a loro volta, sono chiamati a ricevere totalmente dai primi.
I figli più grandi danno di più, mentre gli ultimi possono prendere più di quanto danno (anche se, quando avranno preso abbastanza, potranno dare a coloro che seguiranno). Esiste in ognuno di noi un bisogno molto profondo di compensazione tra dare e prendere. Alcuni bambini pensano di non essere in grado di compensare ciò che i genitori offrono e spesso giustificano questa loro incapacità con recriminazioni e accuse verso i genitori stessi. Tendono allora a prendere poco e, ovviamente, ottengono anche poco.
Genitori migliori, figli migliori?

Secondo una corrente di pensiero diffusa, sostenuta anche da diverse scuole psicoterapeutiche, i nostri problemi sarebbero legati ai nostri genitori. Si sente dire che anche i genitori sbagliano, che spesso non si sono comportati in maniera corretta, che molte cose avrebbero dovuto essere diverse. Molti adulti accusano la propria madre o i propri genitori sostenendo che avrebbero dovuto comportarsi diversamente. Insomma, se loro fossero stati migliori, anche noi oggi staremmo meglio.
Hellinger insegna che pensando in questo modo noi perdiamo i nostri genitori perché l’amore profondo che ha creato e trasmesso la vita non può più scorrere. Solo l’Amore che approva la vita nel modo in cui ci è stata trasmessa dai genitori può crescere.
La cosa curiosa è che coloro che parlano male dei propri genitori hanno verso di loro le stesse aspettative che hanno nei confronti di Dio. Questo significa che, nella loro mente, il padre e la madre avrebbero dovuto essere come Dio: perfetti! Secondo Hellinger, tuttavia, la forza che mette in azione tutto ciò che si muove è incompleta e tutto ciò che è creativo non può che essere imperfetto. Perché tutto ciò che è perfetto, assoluto, completo in se stesso, non è più in grado di creare. Solo dove vi è qualcosa di imperfetto e incompiuto esiste ancora la possibilità di creare.
Ne consegue che anche l’energia creativa ricevuta dai nostri genitori può operare solo in presenza di errori, difficoltà, carenze e colpa. L’opinione diffusa che cresciamo solo ricevendo, ricevendo e ricevendo, senza dover fare nulla, è fuorviante.
La crescita avviene grazie alle diffficoltà

La crescita avviene proprio quando ci opponiamo alle difficoltà, quindi anche attraverso gli errori dei nostri genitori e grazie alle difficoltà che probabilmente abbiamo sperimentato da bambini grazie ai loro errori. Dovremmo considerare queste difficoltà necessarie per la nostra vita, accogliendole come qualcosa che fa parte di noi e che ci ha permesso di crescere, sentendo come, in questo modo, ci espandiamo e diventiamo più forti.
Alcuni bambini si ribellano ai loro genitori oppure agiscono al loro posto, credendo in questo modo di aiutarli. Tendono a comportarsi “da grandi” davanti a loro, mentre i genitori diventano “piccoli” ai loro occhi e nei loro sentimenti. La superbia che appare sia nella ribellione che nel processo di “sostituzione da piccolo a grande” è in realtà un segno di grande debolezza.
Altri bambini temono che accettando totalmente i loro genitori prenderebbero in sé anche tutto ciò che di spaventoso e terribile esiste nei genitori stessi. Escludono quindi ogni possibilità di accoglimento della vita come un unico “tutto tondo”.
Nel tentativo di compensare cosa loro manca, molti di coloro che rifiutano i loro genitori si getteranno nel cammino spirituale cercando l’illuminazione e l’autorealizzazione. Tuttavia, avendo rifiutato i loro genitori, hanno anche rifiutato se stessi ed è per questo che si sentono non realizzati e vuoti. Solo restando “piccoli” davanti ai nostri genitori possiamo prendere quello che loro ci danno, crescendo fino al punto in cui siamo noi che non possiamo fare altro che trasmettere ciò che ci è stato dato.
Rapporti di coppia

Da quanto detto emerge chiaramente che non possiamo trasmettere ad altri quello che non abbiamo preso. Questo è evidente soprattutto nel rapporto di coppia, che rappresenta la base di tutti i rapporti umani e verso cui siamo attratti in modo irresistibile.
Quando si incontrano, uomo e donna si accorgono che ad entrambi manca qualche cosa e che, per essere completi, ognuno ha bisogno dell’altro. Questo forte desiderio che li spinge l’uno verso l’altra viene da molti descritto in modo dispregiativo, ma Hellinger sostiene che si tratta del più potente movimento verso la vita ed è strettamente legato con l’origine primaria della vita.
Questo amore e questo desiderio ci mettono in contatto con l’origine primaria della Vita, anche se conducono chi si abbandona ad essi verso una sfida importante, perché possono condurre alla massima felicità o alla più profonda infelicità. Comunque, ci fanno crescere. Quando un uomo ammette che gli manca una donna e una donna ammette che le manca un uomo, compiono entrambi un atto di umiltà. Alcuni preferiscono evitare questa ammissione: l’uomo può, per esempio, sviluppare la sua parte femminile e la donna la sua parte maschile. In questo modo, non hanno più bisogno della controparte e possono vivere senza l’altro.
Di fatto, però, un rapporto di coppia può funzionare solo se entrambi ammettono di sentire la mancanza dell’altro e di avere bisogno dell’altro per essere completi. Solo donando all’altro ciò che gli manca sono completi.
Questo amore si estende oltre i rapporti di coppia quando nascono i figli e si trasforma, in questo caso, nell’amore per i figli, dai quali ritornerà poi ai genitori stessi. I figli cresceranno e cercheranno poi un compagno o una compagna per continuare il flusso della vita. Con il trascorrere del tempo, l’amore assorbe quindi sempre più cose e sempre più persone, ma ciò è possibile solo se accettiamo questo amore e lo viviamo in modo profondamente umano.
(1a puntata – continua)
Foto di copertina di Vika_Glitter da Pixabay







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