La paura di vivere

Il messaggio di un monaco tibetano canalizzato dal Cerchio sulla paura dell'ignoto

halloween ELG21

Una disquisizione su un tema che ci tocca un po’ tutti: le paure che ci colpiscono.

Cari fratelli, non ho forse tanta capacità di farmi intendere, perché non parlo la vostra lingua, ma sono ancora stato con voi altre volte e mi conoscete, perché ho vissuto poco sulla Terra e la mia vita è stata conclusa in modo così violento!

Ah, tu mi dai la gioia di chiamarmi ancora “monaco”. Questo mi commuove profondamente. Ora non sono più un monaco, sono qualcuno che ha vissuto il personaggio del monaco in Tibet e quell’abito, che ho indossato, avrei voluto tanto poterlo conservare di più. Ma, non so, la vita mi ha dato questa esperienza e non posso che ringraziare il Signore, perché tutto è dono.

La paura di vivere
Foto di JD da pixabay.

Perché io oggi vengo a dire queste parole? Perché ho sentito parlare della paura. Questo è un tema di grande importanza per tutti noi, perché la paura è un elemento così facile da sperimentare, eppure è così difficile da togliere. Non si può vivere senza paura, perché sarebbe necessariamente essere ancora più in basso nella coscienza: non percepiremmo neppure le cose che possono farci del male. Quindi la paura ha funzione di salvaguardia per l’essere umano e non solo: giustamente anche gli animali hanno paura per vivere e sopravvivere.

Senza dubbio la paura è un elemento fondamentale della vita terrena: forse non è così negativa, di per se stessa è soltanto una componente amorevole, perché ci darebbe la possibilità di conservare la vita, quando è minacciata. Quella che noi chiamiamo paura, spesso è qualcosa che non ha una realtà, ma è soltanto un modo di pensare e di vedere il mondo come una minaccia di per se stessa, perché, quando io vedo il mondo e non vedo Dio, allora cosa possa provare, se non paura?

La paura è qualcosa che di per se stessa è preziosa, perché, dicevamo, preserva la vita, ma la paura che nasce, quando l’uomo non vede la Luce, non è una paura che ha una minaccia realmente nascosta dietro quel buio, bensì è la paura dell’uomo che ha perso la direzione e non sa dove andare. Non c’è perciò qualcosa di esterno che obiettivamente mi minaccia e mi insidia, ma è qualcosa di interno, che mi toglie la possibilità di essere contento.

La paura di vivereAllora ho una sofferenza e questa sofferenza posso anche chiamarla paura: paura di vivere, paura di non avere una gioia, una luce, paura di tutto ciò che io non conosco. Questa è l’immensa paura dell’uomo. E di questa non è facile liberarsi, se non con profondi sentimenti di amore, che ci permettono di fare un passo avanti verso la verità di noi stessi e, conoscendo noi stessi, piano piano riusciamo a dissipare la paura che ci ha attanagliati, ci ha fatto sentire come abbandonati in questo universo. Questa è la paura vera, quella completamente negativa, anche se svolge un suo compito anche lei, perché non è mai qualcosa di negativo in sé, ma è un’esperienza “negativa”, perché io sia spinto a cercare una soluzione, quindi è qualcosa di positivo.

Però quella è una paura che poi noi proiettiamo sul mondo: è la paura che abbiamo del mondo, di sentirci come un’unità che non ha nessun legame con tutto il resto, persi in un mondo sconosciuto e ostile, proprio perché a noi pare così, non avendo la conoscenza della realtà vera che ci circonda. Ecco che di lì la paura dilaga come qualcosa che invade e ci travolge, e l’uomo allora vive di paura.

Quindi va distinta una paura sana e motivata da una paura che non lo è, anche se a suo modo è pur essa sana e motivata, perché spinge l’uomo a cercare Dio; però questa paura è qualcosa che, se non è compresa nella sua origine, non potrà essere in nessun modo eliminata, ma, anzi, crescerà sempre di più e si trasformerà in profonda infelicità. Allora non sarà più paura, ma sarà rabbia, sarà tristezza, sarà come un tormento dell’uomo che non ha gioia, non ha senso, non ha amore, e quindi ha questo sentimento che è cresciuto a dismisura, come un cancro della sua anima, che la divora.
Quindi la comune paura è una necessaria componente della vita terrena, ma poi esiste un’altra paura più profonda, che occorre dissipare attraverso la conoscenza, cioè la ricerca del Vero.

La paura di non essere nella Luce

La paura di vivere
Foto da Pixy.org

Quando l’uomo comprende qualcosa che lo riguarda e intuisce una vita più profonda e un senso più elevato, incomincia a sentirsi al sicuro, e la paura, come il buio, si dissolve, appena la luce penetra. E questa è la grande vittoria sulla paura, causata dall’ignoranza. Su questa base, ritornando poi alla paura quotidiana delle cose, c’è senz’altro una forza infinitamente superiore nell’affrontare le situazioni, diciamo un po’ difficili, rispetto a chi ha soltanto la necessità di combatterle e di difendersi e non ha altri orizzonti. Ecco quindi che la paura è qualcosa che ci richiama a un significato, a una necessità di sicurezza. Ma non è quella di fronte a piccoli fatti, che possono anche ferirci, e poi tutto si rimargina: è la paura di non essere nella Luce. Io non ho vissuto molto sulla Terra, ma non ho avuto paura mai, se non quella notte, quando qualcuno è venuto e ha fatto violenza a tutti: allora quella paura non poteva non esserci, io non potevo certo non allarmarmi di fronte a chi distruggeva le cose sacre e le vite più preziose.

Perciò ho lasciato la vita così nella paura, pur avendo prima in quei brevi anni vissuto nella sicurezza e nella pace, perché l’uomo è molto malvagio, quando vuole, e può fare molta paura ai suoi simili: li minaccia profondamente in mille modi e alla fine può anche togliergli la vita, quella materiale, ovviamente. E allora la paura della materia, che è nella materia, si desta al suo più alto grado, è inevitabile. Adesso però io non ho più la materia e non ho più paura, perché la paura del buio l’avevo già vinta e superata: l’amore e la Luce avevano già messo radici nella mia anima e vivevo con tanta gioia. Così è stata la mia esistenza.

Perciò, non avere paura, perché “sei nella casa del Padre”, come dicono i cristiani. Io non sono cristiano, non sono stato cristiano e non so bene, se non alcune cose che ho sentito ripetere, ma questa espressione la trovo molto bella. Sei ospite amato, figlio amato nella casa del Padre, perciò non c’è pericolo. Questa è l’assenza di paura spirituale, quando c’è la pienezza della Luce. Quanto poi alla materia, la paura ti aiuta a preservare il tuo corpo e il tuo soggiorno sulla Terra, quindi ringraziamola: se non ci fosse, saremmo a rischio di restare ben poco sul pianeta.

espiritualidadEcco, sono semplici riflessioni. Ho sentito che potevo anche parlare di questo tipo di paura, la paura interiore, che non ha veramente nessuno che ci minaccia, ma siamo noi che abbiamo bisogno di coscienza e, quando manca la coscienza, l’essere umano diventa una confusione e, quando c’è la confusione, il sentimento prevalente non può che essere la paura. Questo è inevitabile. È un fiume che esonda e invade anche le terre che non sono fatte per essere acquitrini, ma per essere coltivate e produrre alimento per l’anima. Così io vi dico e, visto che oggi parliamo un po’ della paura, ho offerto questa mia piccola riflessione.
Che il Signore sia con voi, cari, e vi benedica. Grazie per avermi ascoltato.

Un monaco Tibetano        

Foto di copertina di ELG21     

La firma di queste pagine è quella di un cerchio medianico, creatosi nel 2017 tramite comunicazioni del medium romano Demofilo Fidani (1914-1994) e della moglie Mila, inizialmente guida del medium che scrive su queste pagine e che chiede l’anonimato.