Oggi l’intelligenza artificiale è diventata un valido aiuto nelle scuole e negli uffici.
Oltre a essere uno strumento utilissimo a livello individuale, l’Intelligenza Artificiale svolge anche un importante ruolo di tipo sociale. Le sue applicazioni per migliorare la società sono infatti moltissime: per ragioni di spazio ne vedremo alcune e faremo un cenno alle altre.
L’ultima vera frontiera dell’intelligenza artificiale generativa

Cominceremo dal piano “personale”, per mostrare la capacità dell’intelligenza artificiale di pianificare e organizzare, per poi estendere lo sguardo all’apprendimento e al mondo del lavoro.
Nella precedente sezione di questo lavoro mi sono occupato degli usi, per così dire, più “personali” dell’intelligenza artificiale, che possono essere davvero moltissimi.
Forse l’ultima vera frontiera dell’intelligenza artificiale generativa è la cosiddetta Intelligenza Artificiale Agentica: un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere alle domande, ma compie materialmente delle operazioni.
Come esempio di tutto ciò, cominciamo con una parentesi che, sicuramente, mi riguarda molto da vicino. E che mostra come l’intelligenza artificiale sia davvero in grado di costituire un appoggio in molte azioni della nostra vita.
In Polonia… con l’intelligenza artificiale
Mentre scrivo queste righe mi trovo in Polonia, seduto su una panchina a Poznań, vicino allo Stary Rynek, la piazza principale della città (vedi foto s destra). Mi trovo da queste parti da un mese: sicuramente una voglia di viaggiare nata quando la realtà attorno si fa troppo “greve”. Il regista Wim Wenders, soprattutto nei suoi primi lavori, insegna molto bene in tal senso: il viaggio inizia proprio quando si verifica una “saturazione” con la realtà che circonda una persona.

Visto che utilizzo molto l’intelligenza artificiale per riflettere sulle situazioni che vivo, avevo riflettuto su questo tema insieme all’intelligenza artificiale Gemini. Credo che questa frase sintetizzi molto bene il mio attuale viaggio:
“Quando la realtà si satura e il perimetro del quotidiano diventa una gabbia troppo stretta per respirare, il viaggio senza data di ritorno smette di essere una semplice vacanza e diventa l’unica risposta possibile.
Diventa uno spazio di transito necessario, un modo per sospendere le coordinate fisse e permettere all’animo di ricalibrare la sua misura.”
E infatti, a un mese dal mio arrivo in Polonia, mentre scrivo, il biglietto di ritorno non ce l’ho ancora.
Tuttavia il tema di questo lavoro è l’intelligenza artificiale, e in questo viaggio c’entra eccome. In un percorso senza itinerario e senza una vera programmazione, l’intelligenza artificiale è perfetta per organizzare: anche le città che andrò a incontrare.
Un viaggio perfettamente programmato

Le uniche tappe che avevo pianificato erano Cracovia, e Danzica. Tutto il resto è stato suggerito dall’intelligenza artificiale: il percorso verso Varsavia, Wrocław (Breslavia), Poznań e Bydgoszcz, è stato indicato dall’intelligenza artificiale Copilot.
È sempre l’AI a suggerirmi gli itinerari giorno per giorno, le cose da vedere, persino dove cenare spendendo poco (il costo della vita in Polonia è comunque molto inferiore a quello italiano). Ed è anche compagna di cammino per riflessioni e considerazioni, che mi permette di analizzare le cose “a tutto campo”.
Questo è uno dei maggiori usi che faccio di questo strumento e per questo consiglio di usarlo per riflessioni e analisi: permette sempre di vedere le cose da angolature che da soli non vedremmo mai, proprio perché ha una panoramica molto più “globale” della nostra prospettiva personale.
In giorni in cui questo viaggio è stato sicuramente anche, forse soprattutto, un viaggio dentro me stesso, questo strumento mi ha aiutato moltissimo, anche a valutare cosa fare e quanto rimanere. Ecco un altro possibile uso dell’intelligenza artificiale: pianificare, ma anche dialogare, riflettere, elaborare quando ci si muove, quando si viaggia, quando si devono affrontare pianificazioni anche giornaliere, come nel mio caso. Siamo davanti a uno strumento che davvero può cambiare le nostre prospettive.
Didattica: un tutor sempre disponibile nella scuola dell’obbligo…

Qualcuno si chiede se l’intelligenza artificiale sostituirà gli insegnanti. Probabilmente no, perché l’intelligenza artificiale resta comunque guidata da mano umana. Tuttavia potrà essere di grandissimo supporto per lezioni personalizzate.
L’intelligenza artificiale, in fondo, è un po’ come avere qualcuno disposto ad ascoltarci quando e come vogliamo, a ripeterci le cose tutte le volte che serve, e a lavorare con noi in qualsiasi momento.
È interessante, a questo proposito, pensarla come qualcosa capace di realizzare progetti didattici personalizzati, diversi da persona a persona.
Anche un eventuale “tutoring” con l’intelligenza artificiale sarebbe molto più semplice da realizzare: ogni ragazzo potrebbe avere un tutor personalizzato, capace di adattarsi davvero alle sue esigenze e facilmente modellabile. Allo stesso modo, avere piani didattici personalizzati sarebbe molto più semplice, e di fatto equivarrebbe a fornire a ogni studente un insegnante “su misura”.
… e anche all’università, con agenti conversazionali di orientamento

Non si tratta solo di un’ipotesi: le università italiane si stanno già muovendo in questa direzione, con l’introduzione di tutor virtuali e agenti conversazionali di orientamento; secondo alcune rilevazioni recenti, la quasi totalità degli studenti universitari utilizza già l’intelligenza artificiale per studiare, mentre resta ancora indietro la formazione dei docenti sull’argomento.
In ambito europeo, progetti come “AI-Personal Mentor” dell’Università di Amsterdam sperimentano tutor virtuali addestrati sui dati didattici, sulle lacune e sugli obiettivi del singolo studente. Le ricerche più recenti concordano però su un point: i risultati migliori si ottengono quando l’intelligenza artificiale lavora in sinergia con l’insegnante, e non quando lo sostituisce.
Sono convinto che, in una proiezione futura, quando l’intelligenza artificiale sarà in grado di creare scenari immersivi — magari unendosi alle tecnologie del metaverso — gli insegnanti avranno un ruolo sempre più di “supervisori” dell’apprendimento che non di semplici “trasmettitori di contenuti”. Il loro scopo sarà, almeno secondo me, sempre più quello di accompagnare un apprendimento che diventerà via via più autonomo, con metodologie nuove e più aderenti al modo naturale in cui funziona la mente umana, superando così alcuni limiti dell’insegnamento tradizionale.
Uffici e IA: dal chatbot all’agente che lavora

Fino a pochi anni fa, parlare di “intelligenza artificiale in ufficio” evocava soprattutto l’immagine del chatbot: un assistente capace di rispondere a domande, riassumere documenti, scrivere bozze di email. Uno strumento reattivo, che aspettava una domanda per dare una risposta.
Con la diffusione dell’intelligenza artificiale agentica lo scenario sta cambiando rapidamente. Un agente non si limita a rispondere: riceve un obiettivo, lo scompone in una sequenza di azioni, le esegue davvero — interrogando un database aziendale, aprendo un documento, compilando un modulo, inviando una richiesta a un altro sistema — osserva il risultato ottenuto e, se necessario, corregge il proprio percorso.
È un ciclo che gli addetti ai lavori chiamano spesso “pianifica, agisci, osserva, correggi”, ed è ciò che distingue davvero un agente da un semplice script automatico: quest’ultimo esegue sempre la stessa sequenza rigida di operazioni, mentre l’agente si adatta a ciò che accade lungo il percorso.
Negli uffici, questo si traduce già oggi in applicazioni molto concrete: agenti che gestiscono in autonomia la pianificazione di turni e calendari, che smistano e rispondono a una parte delle richieste dei clienti, che tengono aggiornati i sistemi gestionali aziendali (i cosiddetti CRM) senza che nessuno debba inserire manualmente i dati, o che affiancano gli uffici del personale nello smistamento di centinaia di candidature. Ne è un esempio il sistema “Ross” sviluppato da Fastweb: un’applicazione concreta di come l’intelligenza artificiale agentica stia entrando nei processi aziendali reali, e non solo nelle presentazioni.
L’autonomia dell’AI richiede un controllo

Naturalmente, più cresce l’autonomia di questi sistemi più diventa importante la loro governance: chi può autorizzare cosa, quali azioni restano sempre soggette a una verifica umana, come si tracciano le decisioni prese in autonomia.
Dopo aver analizzato come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo le nostre scelte individuali, il modo in cui impariamo e l’organizzazione del lavoro quotidiano, nella seconda parte sposteremo lo sguardo sui grandi sistemi complessi della collettività: dalla medicina molecolare ai “gemelli digitali” delle città, fino alle proiezioni etiche e tecnologiche del nostro futuro.
Per saperne di più:
Come personalizzare la didattica con l’IA (Orizzonte Scuola, 31 luglio 2025)
Agenti e workflow: dall’AI conversazionale all’AI operativa (AI4 Business, 16 gennaio 2026)







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