
Ormai la partenza per Marte è vicina: è stata fissata ipoteticamente per il 2030. Si stima che per la metà di questo secolo si possa creare la prima colonia su Marte. L’International Academy of Astronautics ha redatto uno studio secondo il quale la nostra futura economia dipenderà dalle risorse provenienti dallo spazio; ecco perché la Nasa ha in programma per il 2019 il lancio di una navicella atta allo sfruttamento minerario dei pianetini. Il suo scopo è quello di catturare un asteroide tramite un braccio robotico, trasportarlo in un’orbita lunare stabile e valutare se è idoneo o meno all’estrazione (il diametro massimo dell’asteroide dovrà essere di 10-20 metri). In tal caso, verrà costruita una base spaziale e nel giro di 15 anni si inizierà l’estrazione di minerali quali oro, nichel, ferro e platino, la maggior parte dei quali in quantità scarsa sul nostro Pianeta, ma in abbondanza sugli asteroidi. Non dimentichiamo che “tenere da parte” gli asteroidi significherebbe anche una maggiore sicurezza della Terra. La base sulla Luna sarebbe molto utile, difatti oltre allo sfruttamento degli asteroidi, si avrebbe un ampliamento dell’osservazione astronomica e un ricavo di propellente per le missioni marziane; sulla Luna infatti c’è molta acqua, e la sua scissione in atomi distinti di idrogeno e ossigeno gioverebbe di gran lunga la propulsione dei razzi. Se non che, oltre a tale scissione, la fusione nucleare potrebbe rivelarsi ancora più interessante: se si fondessero dunque i nuclei, i reattori potrebbero utilizzare l’isotopo di elio, scarso sul nostro Pianeta ma in abbondanza sulla Luna, che non è radioattivo e non produce scorie.
Intanto a Torino, la Tas (Thales Alenia Space), società che studia lo spazio, progetta e realizza satelliti, sta lavorando a un progetto, ExoMars, che le è stato assegnato dalla Esa, l’agenzia spaziale europea; si tratta di una doppia operazione, ovvero una spedizione nel 2016 con il lancio di Dreams, una stazione meteo che dovrà rilevare temperature, venti, pressione, umidità, campi elettrici e luminosità, e nel 2018 l’utilizzo di un rover, un robot dotato di 6 zampe cingolate attualmente in rodaggio a Torino, dove un team di giovani ricercatori italiani con a capo Andrea Biggio lo sta mettendo a punto. Tale rover dovrà esplorare e prelevare campioni di terreno, che verranno poi analizzati al suo stesso interno, dove è stato progettato un laboratorio di tutto rispetto, e i dati verranno inviati direttamente a Torino. Lo scopo è cercare i marziani e la possibilità di vita su Marte; difatti il prossimo passo sarà far atterrare gli astronauti e creare una colonia marziana. Poiché sul Pianeta rosso non c’è atmosfera, si suppone di utilizzare le sue grandi caverne, dove la luce verrebbe creata con specchi e lampade, le piante fatte crescere in serre pressurizzate. Mentre per l’acqua non c’è problema: Marte ne ha grandi riserve.
Per prepararsi a tutto questo, la Nasa compie esperimenti di viaggi simulati: lo scorso agosto, su un’isola semideserta delle Hawaii, un gruppo di sei volontari composto da tre uomini e tre donne è stato rinchiuso in una finta astronave, una cupola larga 11 metri, alta 6, con cuccette di tre metri quadrati, dove dovranno vivere per un anno intero, senza aria né acqua fresca, senza radio o telefoni, con pasti liofilizzati, privacy ridotta alla sola toilette, 6 minuti di doccia alla settimana, un solo oblò, un tapis roulant che funziona solo quando i pannelli solari caricano energia sufficiente e qualche passeggiata con tuta spaziale sul finto suolo marziano. La missione si chiama Hi Seas 4 e il comando è stato affidato a una donna, Kim Binsted; la Nasa studierà attraverso test medici e telecamere il comportamento dei finti astronauti, per poter vagliare tutti i rischi relativi alla psiche umana.







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