Una guarigione impossibile

A volte i miracoli accadono. Ve ne raccontiamo uno

foto di Anup Panthia

La storia di un uomo condannato dalla vita, che ha avuto il coraggio di risorgere.

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Foto ai-generated 9026898_1280 da Pixabay.

Ho incontrato Marco (nome di fantasia) parecchi anni fa. Era venuto per partecipare ad un seminario di riequilibrio energetico con un profondo desiderio di uscire da un triste e doloroso tunnel nel quale era precipitato, abbinato ad uno scetticismo incombente.

In fondo la sua partecipazione era dovuta a quella speranza profonda di poter trovare quella via risolutiva cercata per disperazione, consapevole del fatto che la guarigione non era per nulla scontata, anzi, la situazione nella quale si trovava era davvero difficile.

Gli avevano diagnosticato un cancro aggressivo al fegato e le serie di chemio già somministrate non avevano sortito l’effetto desiderato. Si sentiva debole, senza appetito; la pelle fortemente olivastra tradiva una salute compromessa.

Dal punto di vista interiore si sentiva perso, senza un futuro, triste, non compreso e tantomeno amato: insomma un momento che potremmo definire tragico della sua esperienza di vita, abbinata ad una prognosi infausta che non lasciava speranze.

Il linguaggio del corpo

Una guarigione impossibile
Foto di Arcaion da Pixabay.

Il corpo parla ed esprime il disagio che la coscienza vive. Nel caso specifico il messaggio era “farsi un fegato grosso così dalla rabbia”. L’entità del sintomo e la sua gravità erano in proporzionalità diretta con la tensione interiore: questa malattia lo stava portando alla morte e di conseguenza il disagio che stava vivendo doveva essere profondo.

Nel seminario leggemmo assieme il significato della malattia che lo stava consumando ed il suo commento conseguente era lapidario. Marco aveva una personalità forte e decisa che lo portava a prendere numerose decisioni in modo rapido.
La moglie si era rivelata ai suoi occhi estremamente castrante, lo costringeva attraverso l’uso indiscriminato di sensi di colpa, a seguire solo le decisioni che suggeriva lei, considerando errate quelle che Marco attuava.

Lentamente e progressivamente giorno dopo giorno lo stava stringendo in una morsa asfissiante, come potrebbe esercitare un pitone verso la sua preda: Marco arrivò a rinunciare ai suoi hobby, come il teatro ed il canto che tanto lo divertivano e lo facevano sentire vivo, così come la frequentazione degli amici più cari.

Un lento e progressivo peggioramento

Una guarigione impossibile
Foto di johnhain da Pixabay.

In famiglia il suo pensiero non veniva in alcun modo considerato e questo dettaglio lo portava continuamente a subire decisioni altrui in modo remissivo in ogni ambito della sua esistenza. La soppressione della sua personalità avvenne in modo omeopatico: lento, costante e progressivo, al punto da non riuscire a rendersi conto fino a che punto la propria relazione coniugale era compromessa e la propria personalità soffocata.

Il risultato finale era la nascita di un’enorme rabbia verso la situazione, la moglie ma anche verso se stesso per non essere stato in grado di reagire alle vessazioni subite, rabbia che però non veniva espressa per non passare dalla parte del torto, per non disturbare.

Non si sentiva nella possibilità di esprimersi neppure per rivendicare una libertà soffocata. In questa situazione senza scampo l’unica via d’uscita, dopo averne cercate inutilmente altre, era di andarsene, togliere il disturbo: questo pensiero profondo si era trasformato in una malattia devastante.

Dopo aver svelato il messaggio ed il meccanismo conseguente, Marco si è accorto: il suo viso si è fatto cupo, pensieroso ed ha confermato ogni dettaglio del messaggio che la malattia gli stava urlando. Si trattava di un grido devastante per permettergli di risvegliarsi dal torpore continuo, come un’anestesia permanente che gli faceva subire e tollerare qualunque situazione.
Passò la giornata del seminario immerso nei suoi pensieri mentre eseguiva gli esercizi richiesti con un certo apparente distacco.

Finalmente un canto liberatorio

Una guarigione impossibile
Foto ai-generated di RibhavAgrawal da Pixabay.

Dopocena il gruppo si ritrovò per rilassarsi, commentare e celebrare i passaggi evolutivi che ciascuno aveva attuato.
Marco, inaspettatamente, chiese di poter cantare davanti a tutti.

La cosa appariva curiosa per una serie di motivi: anzitutto una voglia di manifestarsi contrapposto alla chiusura e la riservatezza che aveva manifestato per tutto il seminario; inoltre cantare era un suo desiderio che da anni si impediva di manifestare e che in quel momento si stava permettendo di realizzare.

Ultimo, ma non ultimo, una disinvolta manifestazione anche di energia e di forza che il canto richiede, soprattutto visto la sua condizione precaria.

Davanti ad una ovvia risposta positiva iniziò il canto e non si fermò più. Continuò canzone dopo canzone mentre il suo viso tradiva una gioia intensa, una soddisfazione ineguagliabile con un sorriso si stampava sul suo viso.
La sensazione era che qualcosa di importante fosse accaduto in lui: infatti si stava comportando come se la malattia non fosse stata presente.

Terminò il seminario manifestando una gioia ed una rilassatezza sempre maggiori che fecero ben presagire per gli esiti futuri. Marco non fece alcun proclama, né espresse alcuna promessa sul suo futuro: in lui solo consapevolezza di essersi messo alle spalle una pesante situazione. Il limite da superare non era rappresentato dalla relazione familiare, bensì dalla necessità di manifestare la propria personalità e che si era impedito di fare per anni.

Nei giorni successivi venni a sapere che chiarì con la moglie in merito alla loro relazione, ma non seppi molto altro se non che sembrava un’altra persona: non era più la vittima succube del suo carnefice, ma solo e finalmente se stesso.

La malattia, un capitolo chiuso

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Immagine dicreozavr da Pixabay.

Passò un anno abbondante dalla sua partecipazione al seminario. La prognosi che i medici gli avevano consegnato era scaduta da tempo, quando incontrò casualmente per strada un partecipante al seminario. I due si salutarono con affetto e gioia. Marco non era più l’uccellino ferito e bagnato che chiedeva solo un riparo dalle intemperie, ma solo un uomo preso dalla sua vita, in carriera, con tanti sogni da raggiungere e guarito.

Curiosamente il suo percorso di guarigione non venne espresso subito, anzi lo dovette confermare su esplicita domanda, come se fosse un ricordo doloroso che appartenesse al passato e che non era più al centro dei suoi interessi, cioè un capitolo chiuso. Paradossalmente questo atteggiamento era proprio la conferma della sua guarigione: infatti esprimere gioia ed incredulità sull’esito della malattia tradisce un dubbio sull’effettiva convinzione di una guarigione completa.

Cosa ha insegnato questa esperienza?
Tantissime cose: anzitutto che possiamo cambiare il destino anche il più difficile e controverso, purché si sia disponibili ad un cambiamento proprio nell’ambito più complicato della propria personalità. Poi capire che gli ostacoli, che apparentemente sono fuori ed attorno a noi, ma in realtà sono solo dentro di noi. Infine che tutto inizia con un atto di coraggio: quello di essere se stessi, di mostrare quello che siamo. La vita e l’amore hanno sempre il sopravvento quando ci permettiamo di viverli, magari pure con ironia e divertimento. Credici!

Operatore Olistico Supervisor S.I.A.F- IT. nº LO 196 S - OP, formatore sia per privati che per aziende, scrittore e conferenziere. Laureato in Economia, per 13 anni è stato dirigente d’azienda. Ha creato il metodo “be happy now!” nel quale ha messo a disposizione la sua esperienza iniziata nel 1976. In esso sono insegnate tecniche pratiche abbinate ad un percorso personale profondo finalizzate ad aumentare il proprio livello di felicità. L'ultimo suo libro è "Essere felcici ORA!" (ed. Tecniche Nuove). Website: "https://www.francobianchi.eu/">https://www.francobianchi.eu/</a