Poveri oceani!

Tutte le insidie che minacciano la salute delle acque

Foto di weiyin18

Il cambiamento climatico comporta il riscaldamento e l’innalzamento dei livelli delle acque.

Che differenza c’è tra oceani e mari? In entrambi i casi si tratta di distese di acqua salata, ma i primi sono molto più vasti e profondi (circa quattro chilometri di media) e sono delimitati dai continenti, mentre i secondi, dal canto loro, sono di dimensioni più ridotte e sono collegati agli oceani. Per capire davvero la distinzione, tuttavia, bisogna osservare i fondali: quelli marini hanno una composizione simile a quella dei continenti, con la presenza di rocce granitiche risalenti a quattro miliardi di anni fa. I fondali oceanici, invece, peraltro molto più giovani (190 milioni di anni), sono costituiti da basalto di origine vulcanica.

Poveri oceani!
Ortica sudamericana in acque profonde (Freepick).

Solo il 20% di questi ultimi, finora, è stato oggetto di mappatura: la superficie di Marte e quella della Luna sono meno misteriose. Ogni volta che gli esploratori si immergono, c’è la possibilità di scoprire qualcosa di mai visto prima da occhi umani. Più persone hanno viaggiato nello spazio di quante siano state al Challenger Deep, il punto più profondo (circa 10.929 metri, 35.856 piedi) e inaccessibile, situato nella Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico occidentale.

Un’altra area famosa e altrettanto ricca di mistero è la Twilight Zone, tra i 200 e i 1000 metri di profondità: lì, dove la luce solare è quasi assente, potrebbero vivere più pesci che in tutto il resto delle acque oceaniche. Vi ricordate il celebre romanzo dello scrittore visionario Jules Verne, Viaggio al centro della Terra, pubblicato, per la prima volta, nel 1864? Ebbene, sessant’anni fa, alcuni geologi hanno tentato di perforare il fondo del mare per prelevare un campione del mantello terrestre, uno strato profondo che nessun essere umano ha mai osservato direttamente. La missione non ha avuto successo, ma ha aperto la strada a una nuova disciplina scientifica che cerca, tra le altre cose, di spiegare le origini della vita sulla Terra.

Gli effetti devastanti del riscaldamento e delle acidificazioni

Poveri oceani!
Fitoplancton. FotoshopTofs da Pixabay.

Coprono il 71% della superficie terrestre e rappresentano il 95% di tutta la biosfera. I cinque oceani del pianeta (Atlantico, Pacifico, Indiano, Artico e Antartico o Meridionale) costituiscono un patrimonio comune fondamentale per il mantenimento degli equilibri ecologici globali. Basti pensare che le loro acque assorbono un quarto dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera e producono oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo, tanto che questi ecosistemi vengono anche definiti “polmoni della Terra”. Sono pure il più grande deposito di carbonio del mondo: si stima, infatti, che l’83% del ciclo complessivo del carbonio circola attraverso le acque marine.

Uno studio del 2022 condotto dalla School of Biological Sciences dell’Università di Adelaide e dal Globe Institute dell’Università di Copenhagen ha rilevato che oltre il 70% delle aree marine più ricche di biodiversità sono minacciate dal riscaldamento delle acque. Organismi come plancton e pesci, che abitano gli strati superficiali degli oceani, sono particolarmente vulnerabili: anche un lieve aumento della temperatura può avere effetti devastanti.

Innalzamento del livello del mare e acidificazione

Poveri oceani!
Barriera corallina (Pexels da Pixabay).

A complicare il quadro, di per sé complesso, intervengono anche l’aumento degli eventi meteorologici estremi e l’innalzamento del livello del mare, che dal 1993 è salito di circa 10 centimetri a causa dello scioglimento dei ghiacciai e sta continuando a crescere a un ritmo senza precedenti rispetto agli ultimi 3000 anni.

Questo fenomeno rappresenta, a sua volta, una seria minaccia per le comunità e gli ecosistemi locali, aumentando il rischio di inondazioni e accelerando l’erosione delle coste. A lanciare l’ennesimo allarme rispetto a quanto sta accadendo su questi fronti è stato, a fine agosto, il segretario generale dell’Onu, António Guterres, nel corso di un summit organizzato alle Isole Tonga, incentrato sulle conseguenze preoccupanti del global warming.

Attualmente, però, una delle preoccupazioni maggiori rispetto agli oceani ha a che vedere con la loro composizione chimica di base, che sta cambiando più velocemente di quanto non abbia mai fatto negli ultimi 65 milioni di anni. L’assorbimento continuo di CO2 – combinato a sbalzi termici elevati – aumenta i livelli di acidità delle acque. Sempre più barriere coralline stanno morendo e non possono più offrire un habitat oceanico sano per le specie che dipendono da esse, da cui ricevono nutrimento e protezione. Diversi studi scientifici mostrano che, se le temperature continueranno ad aumentare, e si intensificheranno ulteriormente i processi di acidificazione, entro il 2050 gli oceani saranno troppo caldi per queste splendide formazioni sottomarine rocciose nonché per la biodiversità di fauna e flora correlate.

E anche i colori si modificano
Poveri oceani!Anche il colore degli oceani, che varia dal blu profondo delle acque aperte al turchese e al verde delle aree costiere, sta subendo un rapido cambiamento a causa del riscaldamento globale, com’è emerso da una ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista Nature. Gli scienziati, analizzando oltre due decenni di dati satellitari, hanno scoperto che il 56% dei sistemi oceanici ha già mostrato variazioni cromatiche di rilievo. La ragione principale è legata alle trasformazioni nella distribuzione e densità del plancton, un complesso di minuscoli organismi acquatici che contengono clorofilla, il pigmento verde brillante essenziale per la fotosintesi.

Da un altro rapporto sullo stato del clima in Europa, pubblicato nella primavera del 2024 dal Servizio climatico Copernicus dell’Unione europea, si è scoperto che la clorofilla – pigmento fotosintetico presente nel fitoplancton e nelle piante che conferisce loro il verde caratteristico – nell’aprile 2023 era del 200-500% più alta della media nel Mare di Norvegia e nell’Oceano Atlantico a nord del Regno Unito, mentre era più bassa del 60-80% nell’oceano a ovest della Penisola Iberica. Nel giugno 2023 il Mar Mediterraneo ha registrato livelli di questa sostanza superiori del 50-100% rispetto alla media, ottenuta, in tutti i casi qui considerati, dalle misurazioni costanti effettuate tra il 1998 e il 2020.

Secondo uno studio previsionale del 2019, diffuso su Nature Communications, se l’impennata delle temperature continuerà al ritmo attuale, entro il 2100 potrebbero avvenire ulteriori alterazioni significative, a meno che non si intervenga concretamente e in modo efficace per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. In base a simili ipotesi, mentre le regioni subtropicali degli oceani sono destinate a diventare ancora più blu, le aree equatoriali e polari, più ricche di fitoplancton, diventeranno più verdi.

Specie aliene

Granchio blu DCChefAnna da
Una forte presenza  nel Mediterraneodi granchi blu, predatori di vongole, cozze e ostriche . Foto DCChefAnna da Pixabay.

Ma non è tutto. Con il riscaldamento degli oceani, alcune specie ittiche potrebbero estinguersi, altre potrebbero proliferare, e altre ancora potrebbero migrare verso nuove aree. Già oggi, su 17mila varietà, 1.000 sono aliene. Entro il 2050 oltre il 30% di pesci, molluschi e crostacei che nuotano nel Mediterraneo potrebbero non essere originari di quest’area. Sono stime fatte dall’associazione italiana Confcooperative-Fedagripesca, che, attraverso il suo centro studi Cirspe, ha avviato una campagna di informazione rivolta ai pescatori per far conoscere queste nuove specie e mettere in allerta da eventuali pericoli legati al semplice contatto o al consumo alimentare.

Ha commentato Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca: «Quello che finisce nelle reti dei pescatori è un po’ la cartina di tornasole delle nuove presenze che in molti casi minacciano gli ecosistemi marini e la pesca professionale». Negli ultimi tempi ha fatto molto discutere la presenza crescente del granchio blu, crostaceo originario dell’Atlantico considerato nemico numero uno degli allevatori di vongole nel Delta del Po, nonché killer di cozze e ostriche sulle coste dell’Adriatico e del Tirreno. Più di recente, poi, sono aumentate le segnalazioni, nel Sud d’Italia, relative al vermocane, o verme di fuoco, urticante come una medusa e vorace come un piranha.

Altri pericoli
Tommy Rau daSono comunque tante le specie aliene considerate off limits, da bollino nero o rosso.
Un’altra, per esempio, è quella del pesce scorpione, dotato di aculei in grado di inoculare veleno spesso letale, anche dopo diverse ore che è stato pescato.

Non basta nemmeno la cottura per neutralizzare il pesce palla argento, proveniente dal canale di Suez che vive tra i 18 e i 100 metri di profondità; questa specie, infatti, una tossina molto velenosa in grado di resistere alle alte temperature.
Non letali, ma sicuramente da maneggiare con attenzione e da mettere al bando anche in cucina, sono il pesce coniglio scuro, il pesce armato rosso, la seriola fasciata, lo sgombro spagnolo e il pesce gatto dei coralli.

Per saperne di più
♣ Biodiversità oceanica a rischio
♣ Cambiamento del colore delle acque
♣ Altre curiosità e approfondimenti 
♣ Della stessa autrice: Oceani di plastica
♣ E: Clima, la grande sfida

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it