Clima: la grande sfida

Dopo il caldo record del 2023, il '24 sar un anno chiave per contrastare il cambiamento climatico

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Clima: la grande sfida
Foto di Wickedgood da Pixabay

Dopo un’estate e un autunno caratterizzati da ondate di caldo anomalo, anche l’inverno 2024 molto probabilmente raggiungerà temperature torride da record. Un indizio tra tutti: El Niño sta per tornare, avvisano gli esperti.
L’espressione spagnola fa riferimento a ciò che, periodicamente e sempre più spesso, si sta verificando nell’Oceano Pacifico equatoriale: una particolare inversione delle correnti, sia nell’atmosfera che nelle acque stesse.

Durante le fasi più intense di un simile evento, a seconda dell’intensità del fenomeno, le influenze di quest’ultimo possono essere avvertite in diverse parti del mondo sotto forma di diversi eventi meteorologici di portata estrema, dalla completa aridità a rovinose inondazioni.

Nuove ondate di caldo anomalo

Clima: la grande sfida
Claudio Tei, climatologo del Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale del CNR

In base a quanto risulta da uno studio dell’Istituto di Fisica dell’Atmosfera dell’Accademia Cinese delle Scienze, pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, nei prossimi mesi El Niño potrebbe innescare nuovi anticicloni, ossia aree di alta pressione atmosferica, nella zona del Pacifico Nord-occidentale.

“Le regioni alle latitudini medio-basse di Asia e America vivranno un inverno eccezionalmente caldo: c’è infatti una probabilità del 95% che la temperatura superficiale media globale per la stagione 2023/24 stabilisca un nuovo record storico”, ha spiegato ai microfoni dell’agenzia ANSA Claudio Tei, climatologo del Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Nel complesso, comunque, probabilmente l’inverno sarà un po’ più caldo della media anche in Europa e nel Mediterraneo”.

Tropicalizzazione

Clima: la grande sfida
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento climatico, in atto da tempo, è proprio la cosiddetta tropicalizzazione, con impennate delle colonnine di mercurio in zone climatiche che, tradizionalmente, erano contraddistinte da ben altre condizioni. Come conseguenza di ciò, in alcune aree si può assistere a un incremento della frequenza e dell’intensità delle precipitazioni in quantità preoccupanti (basti pensare alle alluvioni di Toscana e Romagna, per esempio) o, viceversa, a lunghi periodi di siccità.

Tutto ciò, ovviamente, ha delle ripercussioni negative e dirette sull’ecosistema locale. Secondo quanto emerge dall’analisi della Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti) sulla base dei dati previsionali del Noaa, il National Climatic Data Centre, nel 2023, nei primi undici mesi dell’anno la temperatura sulla superficie della Terra e degli Oceani è risultata superiore di 1,15 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Se guardiamo all’Italia, nello stesso periodo preso in considerazione il termometro è salito di 1,05 gradi rispetto alla media storica, con punte che, in diverse parti dello Stivale, hanno toccato o superato i 10 gradi a ridosso del Natale e del Capodanno 2023.

Ecosistema e colture a rischio

Clima: la grande sfida
Foto di RitaE da Pixabay

Il caldo anomalo previsto per inizio inverno 2024, inevitabilmente, getta nel caos i consueti ritmi della natura e rischia addirittura di far ripartire le fioriture, con il pericolo di esporre le coltivazioni a ulteriori ingenti danni provocati da un drastico abbassamento delle temperature. L’agricoltura, più di ogni altra attività lavorativa e remunerativa, si trova a vivere quotidianamente in prima linea le conseguenze disastrose dei cambiamenti climatici.

Già nell’ultimo anno, in Italia, si è assistito a un crollo dei raccolti tricolori, con riduzioni consistenti dei cibi base della dieta mediterranea, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, dal vino (-20%) alla frutta (-30% per le pesche e le nettarine), fino all’olio di oliva extravergine (circa 290 mila tonnellate prodotte per il 2023/2024, un risultato inferiore alla media registrata nel quadriennio 2020-2022). L’entità delle perdite subite da coltivazioni e infrastrutture a causa delle anomalie climatiche supera i 6 miliardi di euro.

Minacce alla biodiversità

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Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Come sottolineano gli esperti del WWF (World Wide Fund for Nature), a fronte della domanda in continuo aumento di energia, suolo e acqua, la natura e la biodiversità stanno progressivamente scomparendo a una rapidità impressionante.

Ad oggi, in base alle stime e ai dati riportati dall’organizzazione internazionale nel Living Planet Report 2022, dal 1970 al 2018 si è riscontrato un calo medio di quasi il 70% di uccelli, mammiferi, anfibi, rettili e pesci.

E, nel frattempo, una percentuale compresa tra l’1 e il 2,5% di simili specie di vertebrati si è estinta. Non solo. Tre quarti delle terre emerse e due terzi degli oceani sono stati alterati in maniera significativa dall’azione umana. Le temperature medie sono incrementate di 1,2°C dai tempi preindustriali. Nella storia dell’umanità – rimarca il WWF – è la prima volta che una singola specie finisce per esercitare un impatto così dirompente sull’atmosfera e sul globo terracqueo.

La Cop28 di Dubai
Cop28Come ormai è noto ai più, le energie rinnovabili sono fonti di energia ottenute da risorse naturali che sono praticamente inesauribili e che non causano impatti significativi sull’ambiente in termini di emissioni di gas serra o di altri inquinanti. Questi mezzi possono essere sfruttati per generare elettricità o per produrre calore senza causare danni irreversibili all’ecosistema o esaurire le risorse nel breve termine.

Intensificarne l’uso è considerato un approccio fondamentale per contrastare il cambiamento climatico. Non a caso è anche uno degli obiettivi presenti nelle agende politiche dei vari Stati e di molti enti transnazionali ridefiniti di recente da Cop28, la ventottesima Conferenza Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il summit, svoltosi a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023, ha visto la partecipazione di quasi 200 Paesi riunitisi al fine di adottare misure volte a fronteggiare la minaccia mondiale rappresentata dal climate change.

Puntare sulle rinnovabili

Stefano Ciafani presidente nazionale Legambiente
Stefano Ciafani, presidente naz. Legambiente.

A tal riguardo, ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: “L’accordo della Cop28 sancisce per la prima volta l’uscita dalle fonti fossili in modo da raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, con un’accelerazione dagli anni di qui al 2030, triplicando le rinnovabili e raddoppiando l’efficienza energetica”.

Ha aggiunto Ciafani: “La scelta di prevedere una transition away (transizione energetica, ndr) graduale per la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone rappresenta un timido passo avanti su cui, però, ora i Paesi devono dimostrare azioni decise, senza più tentennamenti o inspiegabili rinvii, perché il tempo incalza e la crisi climatica avanza ad un ritmo sempre più veloce.

Ben venga l’impegno a triplicare le rinnovabili e a raddoppiare l’efficienza energetica”. Ha dichiarato Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente: “Ora l’Europa e l’Italia dovranno impegnarsi affinché si acceleri questa uscita dai combustibili fossili raggiungendo almeno il 50% di rinnovabili e almeno il 20% di efficienza energetico per ridurre le emissioni del 65% entro il 2030, e così facendo arrivare alla fuoriuscita del gas fossile entro il 2035 (per raggiungere il 100% da rinnovabili nel settore elettrico) e dal petrolio nel 2040, e quindi raggiungere la neutralità climatica prima del 2050. Solo in questo modo a livello globale potremmo mantenere vivo l’obiettivo del grado e mezzo”.

Una sfida urgente e complessa

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Foto di. CANDICE CANDICE da Pixabay

Ormai dovrebbe essere chiaro e inequivocabile: il cambiamento climatico è una sfida complessa e interconnessa che influisce su molteplici aspetti della nostra salute e delle varie altre sfere della nostra vita.
È un fenomeno multidimensionale e sfaccettato, che ci riguarda di gran lunga da vicino. La responsabilità di adottare pratiche sostenibili – dall’utilizzo e risparmio di fonti energetiche ecologiche e pulite al consumo più moderato e consapevole del cibo, solo per indicarne alcune – ricade su ciascuno di noi, poiché le azioni dei singoli hanno un impatto significativo sul pianeta e sulle generazioni future. Dovremmo essere sempre più consapevoli del fatto che la gestione del climate change e dei suoi sintomi conclamati non possa essere più rimandata.

Occorre il contributo di tutti, a livello personale e collettivo, nazionale e globale, per ridurre le emissioni di gas serra, adattarsi alle trasformazioni in corso e proteggere l’ambiente. Meriterebbero una riflessione le parole di Andy Warhol, figura di spicco della pop art, che puntava ad essere accessibile e comprensibile ai più: «Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare».

Per saperne di più
Sul caldo anomalo
Sui danni all’agricoltura italiana
Su impatto su natura e biodiversità
Sulla Cop28 e anche legambiente

Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it