Incredibile: un ragazzo di soli 17 anni ha ideato e realizzato un progetto per pulire gli oceani dalla plastica. Un’idea ingegnosa, che non è venuta in mente a nessuno altro.
Lui è uno studente olandese, Boyan Slat. Oggi ha 19 anni, studia ingegneria aerospaziale, ed è stato riconosciuto come uno dei venti più promettenti imprenditori a livello mondiale. A soli 17 anni, stufo di tuffarsi in mari pieni di rifiuti (l’idea gli è venuta in Grecia, dove faceva immersione), ha dedicato una parte dell’anno scolastico per trovare un sistema per eliminare la plastica dagli oceani. Ha poi presentato il suo progetto a un’organizzazione no-profit, la TEDxDelft: la sua idea era così semplice e geniale, che hanno deciso di realizzare il suo progetto, aiutandosi con il crowdfunding (reperimento di fondi da parte di enti e persone privati).
Reti e piattaforme galleggianti
Vediamo in cosa consiste la sua invenzione: Boyan ha ideato un dispositivo costituito da una lunga rete collegata con alcune piattaforme galleggianti, in modo da convogliare la plastica verso i punti di raccolta.Per realizzare questo progetto, sono state reclutate un centinaio di persone disponibili a collaborare: ingegneri, oceanografi, esperti di diritto della navigazione e altre discipline.
Il prototipo costruito è funzionato alla perfezione ed ora ci si prefigge di creare nuove piattaforme sparse in tutti i mari del mondo. Il sistema di crowdfunding è arrivato alla cifra di 616.000 dollari (ma ne occorrono almeno due milioni). Il sistema sfrutta le correnti marine per convogliare la plastica all’interno del meccanismo, senza che i pesci rimangano intrappolati tra le maglie della rete. Una volta che la plastica è arrivata all’interno del circuito, viene ripulita da plancton e microorganismi e può essere riciclata.
Un oceano di plastica
Il nostro pianeta è invaso dalla plastica, sia sulla terra che negli oceani. La stima attuale è che siano presenti in mare 7 milioni e 250.000 chilogrammi di plastica galleggiante, che girano spiraleggiando. Per avere un’idea della dimensione di tutto ciò, basta pensare che la spirale del Pacifico del Nord è grande due volte gli Stati Uniti e che il suo peso equivale a mille volte quello della Tour Eiffel.
Come sappiamo, la plastica è resistente alla biodegradazione e rimane da 450 a 1000 anni nell’ambiente, frantumandosi in pezzi sempre più piccoli. In mare questo processo è reso più lento e la plastica si trasforma in polvere che viene ingerita dagli animali marini. La sua tossicità risale tutta la catena alimentare: dai microorganismi (ad esempio i krill), ai pesci, fino ad arrivare ai consumatori umani.
In Olanda ricerche condotte sul contenuto dello stomaco di uccelli morti ha dimostrato che il 96% degli uccelli avevano frammenti di plastica nello stomaco, con una media di ventitré pezzi di plastica per uccello (Van Franeker and Meijboom,2003).
Inoltre, tali frammenti agiscono come spugne per vari componenti pericolosi e possono accumulare concentrazioni impressionanti di sostanze contaminante, come il biphenil-polyclorinato (PCB) e metalli pesanti, causando alterazioni dei livelli ormonali con un effetto osservato di mascolinizzazione delle femmine di orso polare; sono stati correlati a questo gli aborti spontanei ed una diminuzione di popolazione delle foche, un rischio maggiore di malattie e la morte di pesci e molluschi (Ryan et al, 1988; Lee et al., 2001). È stato inoltre dimostrato che questi frammenti altamente contaminati non causano solo disturbi ormonali nei pesci che li ingeriscono, ma anche negli umani che mangiano questi pesci.

Tralasciando il risvolto bioetico di quanto riportato sopra, dato che il grido di allarme sulla pericolosità di tale massa non ha smosso fin qui nessuno di quelli che potrebbero decidere di intervenire, il progetto di Boyan potrebbe avere un risvolto economicamente (parola magica) interessante. Pensiamo a quanto potrebbe fruttare il recupero ed il conseguente riciclo di sette milioni di tonnellate di plastica!
Come? Con piattaforme fissate sul fondo marino, una sorta di dighe galleggianti, alimentate da pannelli solari e collegate da una rete. Dentro di esse la plastica viene sospinta dalle stesse correnti ed i pesci non rimangono intrappolati tra le maglie della rete. Una volta che la plastica è arrivata all’interno del circuito viene ripulita da plancton che viene poi purificato, centrifugato e ributtato in acqua.
Il prototipo costruito ha funzionato alla perfezione ed ora ci si prefigge di creare nuove piattaforme da distribuire in tutto il mondo. Ora, per la realizzazione di questo progetto sono necessarie persone disposte a collaborare: ingegneri, oceanografi, esperti di diritto della navigazione e altre discipline. Secondo i calcoli di Boyan Slat, per ripulire gli oceani sarebbero necessari solo cinque anni (e un po’ di educazione da parte di chi va in mare).
Approfondimenti
Per vedere il filmato su Boyan Slat vedi http://www.gazzetta.it/Sportlife/Tecnologia/13-07-2014/boyan-slat-studente-che-pulira-oceani-il-crowdfunding-the-ocean-cleanup-801222963706.shtml







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