Voglia di leggerezza

Il risveglio spirituale ci rende più leggeri

Uccelli. Da

Prendi per mano il bambino interiore che c’è in te e lascia che ti conduca alla spensieratezza.

meditazione1Spensieratezza è un termine di etimologia latina, che nasce dall’unione tra il prefisso s, privativo, e la parola pensiero. Spensieratezza indica una mente che non-pensa. Abitualmente sottovalutiamo la spensieratezza, confondendola con l’incoscienza o la dabbenaggine. Tuttavia, se correttamente compresa, si potrebbe dire che è una virtù portante nel risveglio spirituale.

La chiarezza mentale arriva nel silenzio contemplativo
In Occidente attribuiamo supremo valore al pensare, che per noi è sinonimo di comprendere. Ma la mente che pensa, dice il Buddha, non può che riflettere se stessa. Nel silenzio di una mente che contempla, si fa spazio una chiarezza intuitiva. La mente vede, con una limpidezza silenziosa che non necessita di parole.

La comprensione logico-razionale, il pensare che in occidente esaltiamo, può giovare, soprattutto nei campi della tecnica, della scienza o del fare pratico.

Tuttavia anche in essi, le grandi invenzioni o scoperte o intuizioni non sorgono dall’aver riflettuto a lungo. Tuttavia, dopo aver riflettuto a lungo e tenendo l’oggetto del pensiero davanti a sé, sorgono d’improvviso da una mente silenziosa, da qualche recondito luogo interiore che contiene semi e possibilità che vanno al di là di ogni movimento o frutto dell’intelletto (gnosis, in lingua greca, Prajna, in lingua pali).

Il termine pali prajna, usato nelle antiche scritture buddiste per indicare la meta del risveglio spirituale, è composto dal prefisso pra, che significa avanti e jna che significa comprendere. La mente s-pensierata, cioè ripetutamente immersa nel silenzio contemplativo, comprende avanti, comprende oltre.

L’essere risvegliato
rsz buddhaL’essere risvegliato, il Buddha, gli arahnt (cioè gli esseri risvegliati grazie all’insegnamento del Buddha) e, similmente, nel Cristianesimo delle origini gli stessi apostoli di Cristo, i Padri della Chiesa, i Padri del deserto, gli eremiti, gli asceti e Cristo stesso, non sono (e non furono) esseri particolarmente loquaci, pensanti o altisonanti. Spesso, o per lunghi periodi, dimoravano nel silenzio, di cui si nutrivano. La loro parola era parca, profonda, delicata. La loro persona non sprigionava il fardello di un pesante ego, ma i raggi di una luce che non ha nome.

Quando ci avviciniamo al risveglio spirituale, diventiamo s-pensierati. Acquistiamo una vastità, leggerezza e gaiezza caratteristici. Al tempo stesso, una profondità senza pari. Lunghi periodi di silenzio diventeranno il nostro necessario nutrimento: un’abitudine impregnata di bellezza, profondità, amore. Poi, torneremo nel mondo. E alterneremo con capacità il nostro dimorare nella vastità della vita con bellezza e il ritirarci a ripulire la mente, le parole e ritrovare il cuore.

“Madre, lo sai che ho le cose del Padre mio di cui occuparmi” proferisce Cristo fanciullo, alla madre e ai genitori che lo cercavano preoccupati, perchè non lo trovavano. Egli, già infante, sentiva l’innato bisogno di entrare nelle profondità del cuore e dello sguardo.

Una limpidezza senza pari
Come si presenta, infatti, un essere risvegliato? È  la persona più leggera che ci sia. Pare sia trasparente, quasi che il suo io sfumi verso uno sguardo infinito senza pari. Al tempo stesso ha una presenza forte e desiderabile. È risoluto nel cuore. È una persona ricca di buonumore, capace di deliziarsi di piccoli aspetti della vita. È attento ai gesti, alla natura, alle persone, capace di chinarsi con compassione, delicatezza e gioia verso il debole, il bimbo, il peccatore, l’anziano, il potente, l’uomo comune, l’asceta, l’assetato di verità. Poi, nuovamente, abbandona il mondo e si ritira nel silenzio.

I primi passi verso la luce

Giovane monaco. Foto di truthseeker08Questa meta richiede un cammino. Non sottovalutate la spensieratezza, diceva il Buddha, addestratevi a lasciar andare i pensieri, le paure, le fissazioni dell’io. E in questa unificazione silenziosa della mente che sorge, si farà strada una visione vasta, profonda, benefica, gioiosa.
Sarete diventati arahnt, esseri risvegliati, benché, magari, temporaneamente. Leggeri come una piuma. Vasti come il cielo. Tersi come una gemma immacolata.

La meditazione diventa per voi una necessità. Distolti gli occhi, la mente e l’azione da tutto ciò che continuamente ingombra il nostro tempo e il nostro fare, ci incamminiamo lungo i sentieri del risveglio spirituale. Quando questo cammino viene reiterato, ne nasce un frutto costante. Il pensiero cessa, la mente comprende. Il cuore si apre.

È esemplificativo come anche nella fede cristiana, all’interno della Lectio divina, che costituisce l’esercizio quotidiano di ogni monaco e di ogni buon cristiano, esiste la Lectio (cioè la lettura della Parola), la Meditatio (cioè il riflettere della mente su di essa), l’Oratio (cioè il dialogo con Dio, la preghiera, il nostro rivolgerci a Lui). Ma il vertice del sentiero spirituale, e di ogni comprensione e trasformazione, è dato poi dalla Contemplatio. È il silenzioso trovarci faccia a faccia con Dio. Con mente senza parole.

La nostalgia della beatitudine

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Foto di Jill Wellington da Pixabay.

Similmente anche il Buddha diede grande risalto all’ascolto del Dhamma (cioè dell’insegnamento) e alla riflessione su di esso, al punto che esso stesso, soprattutto se la parola giunge da un maestro risvegliato, può essere veicolo di un immediato e definitivo risveglio. Ma tale risveglio, meta finale e trasformante, sarà poi un vedere senza i veli della parola né del pensiero. Un vedere che ci trasforma alla radice. Estasi mistica, nell’insegnamento cristiano, Jhana, nell’insegnamento del Buddha. Siamo attraversati da una felicità senza pari.

Una volta attraversate queste condizioni, sorge una nostalgia caratteristica, che accresce la nostra fede e il nostro impegno. E anche, la nostra capacità di entrare e dimorare in tali stati di beatitudine. Come una persona che infine compie con destrezza una strada che già conosce e la ritrova facilmente.
Lo stato del risveglio diviene costante, come un fiume che scorre in noi. Attraverseremo ancora, forse, disagi o paure. Ma sempre meno, sempre più lievi, più inconsistenti, passeggeri. Come una foschia che subito una rinfrescante brezza disperde. Il nostro impegno spirituale si fa indubitabile. E la nostra pratica solida, costante e corretta.

 

 

 

Insegna da decenni meditazione buddista. È docente, coach, scrittrice. Svolge attività di ricerca scientifica. Dedica lunghi periodi alla pratica personale. L'incontro con i Maestri e Monaci buddisti della foresta thailandese, l'ha fatta giungere al cuore dell'essenziale.