Regia e sceneggiatura: Steven Knight.
Protagonista: Tom Hardy.
Colonna sonora: Hinchliffe.
Genere: Thriller (così è stato definito, in realtà è di genere drammatico).
Giudizio: **** DA NON PERDERE
Il film si basa su un’idea originale del regista (qui anche sceneggiatore, come già nei film di Frears e Cronenberg), che però avrebbe potuto essere un flop tremendo. Novanta minuti – più o meno il tempo reale per percorrere l’autostrada da Birmingham a Londra – che si svolgono totalmente in macchina, con un unico attore protagonista, il bravissimo Tom Hardy, che lotta per mantenere l’autocontrollo in una vicenda che si fa sempre più drammatica. Una specie di Kammerspiel, una “recitazione da camera”, che si solito si riferisce ai concerti e al teatro, una rappresentazione per pochi in un ambiente raccolto, di piccole dimensioni – qui una BMW con un telefono in viva voce – che consenta di apprezzare le più piccole sfumature di gesti ed espressioni. Insomma, un film più che riuscito, di grande suspence emotivo, applaudito alla Mostra di Venezia.
Ivan Locke è un imprenditore edile capace, responsabile e di successo. Ma stanotte ha abbandonato la sua famiglia, la sua città e il suo posto di lavoro – dove l’indomani all’alba avrebbe dovuto presiedere a un’ingente colata di cemento, la più delicata e importante di cui si sia mai dovuto occupare, per dar vita a un grattacielo gigantesco – per raggiungere un donna con cui ha avuto un unico fugace incontro, che sta per avere un figlio, suo figlio. Essendo stato lui stesso abbandonato dal padre, non vuole far soffrire un’altra creatura come è successo a lui e quindi si assume le sue responsabilità, perseguendo il giusto anche a costo di ribaltare drammaticamente la sua vita. Tutto il film si basa su una serie di telefonate serrate, che cambieranno per sempre la sua vita: Bethan, la donna di una notte, angosciata perché le si sono rotte le acque in anticipo ed è sola al mondo, il collega a cui affida la delicata operazione di cui è responsabile, il figlio che lo aspetta per vedere in Tv un’importante partita di football, Garreth il suo capo, prima fiurioso e poi preoccupata e avvilito, e la moglie Katrina che viene avvisata della situazione e che non vuole più vederlo, anche se lui è certo di potere tenere tutto sotto controllo e risolvere ogni situazione, come ha sempre fatto.
Una grande atmosfera e un ritmo serrato che non cade mai, sottolineato dalle emozioni di Hardy, suscitate dalle voci incalzanti delle telefonate e sottolineate dalle luci delle altre auto.
L’unica parte debole è forse l’ombra del padre, che s’intravvede un paio di volte, a cui Locke si rivolge arrabbiato e con tono di sfida per ripetergli che lui non farà il suo stesso errore e si assumerà le sue responsabilità. Debole perché bastava evocare la sua presenza interiore semplicemente con un dialogo, senza l’immagine del fantasma, per quanto evocato.







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