Qualcuno continua ad abitare a casa sua o è sconcertato perchè non sa dove andare…
Quando una persona percorre nella sua vita un cammino spirituale, staccandosi dal possesso (il distacco è il primo insegnamento del Buddha, che non vuol dire non avere cose, ma viverle per quello sono, cioè degli strumenti che ci facilitano il quotidiano), guardando oltre attraverso la meditazione, la fede, dei valori alti suffragati anche da un comportamento etico e, soprattutto, quando ha esperienze legate al trascendente, vive bene la sua esistenza e non ha paura di andarsene.
E così, dopo il trapasso, questo individuo si stacca ancora più dal possesso e sale in dimensioni più elevate, dove si rende conto del valore delle sue azioni e incontra i suoi Maestri.

Viceversa, quando l’individuo conduce la sua esistenza in modo automatico, legato a valori puramente materiali, senza una consapevolezza e una ricerca interiore e spirituale, nell’aldilà possono esserci dei problemi.
C’è chi ad esempio non sa dove andare e rimane anche per un lungo periodo nel proprio corpo o bloccato in una zona oscura, a contatto con i suoi pensieri e le sue paure, come l’Umbral descritto nel film Nosso Lar, aspettando chissà cosa. Finchè a un certo punto può arrivare un’entità o un Angelo che lo prende per mano per portarlo in una dimensione più alta o rimandarlo sulla Terra.
Oppure c’è chi non si accorge di essere morto (o non vuole staccarsi dalla Terra) e allora rimane nella sua casa, turbato perché nessuno… lo prende in considerazione, e magari vede anche il suo partner rifarsi una vita senza preoccuparsi per lui, va in ufficio o a trovare parenti e amici, ma per lui non c’è posto, non c’è dialogo né riconoscimento. Parla con gli altri che sembrano ciechi e sordi.
Quando invece questa stessa esperienza si prova – da vivi – nelle OOBE, impariamo a gestire il nostro doppio e allorchè ce ne andiamo di là saremo più pronti. Saremo consapevoli della nostra dimensione e accetteremo il compito che ci verrà assegnato, come aiutare i nostri cari o chi ha bisogno di aiuto o, ancora, le persone nel momento del trapasso.

Il cinema soprattutto americano ha trattato spesso questa tematica, da Ghost a Always, o The Others. In Italia ci ha provato l’anno scorso Valerio Mastandrea con un lavoro interessante, Nonostante, in cui è regista e protagonista.
Il film si svolge in un ospedale, dove alcune persone vagano da una stanza all’altra interagendo tra loro, come se la vita in quel luogo fosse l’unica possible. Dopo qualche scena lo spettatore si rende conto che tutte queste persone in realtà sono in coma e loro sono il doppio del corpo fisico che a letto, dove loro si rannicchiano nel poco spazio rimasto per riposare.
In pratica vivono una vita parallela, dove al di qua e aldilà di compenetrano, perfettamente consapevoli della loro condizione. In questa “altra” dimensione intrecciano amicizie, nasce un amore, provano emozioni intense, che verranno dimenticate quando usciranno dal coma. Pur non tenendo conto delle esperienze di NDE, in cui l’individuo in coma è consapevole della sua condizione, si vede dall’alto e può spostarsi nello spazio, il film è ben fatto, affronta la paura della morte e in qualche modo dà una chiave per superarla.
I fantasmi dei castelli

Una grande letteratura è poi legata ai fantasmi dei castelli: ogni castello che si rispetti deve avere il suo fantasma. E questo ha originato un’attività fiorente, prima negli Stati Uniti e oggi anche in Italia, quella dei Ghost Buster, gli acchiappafantasmi.
In realtà anche ogni casa che si rispetti c’è una presenza, quella dei nostri cari, o di chi è morto in quella casa o su quel terreno prima che ci insediassimo noi. Ma queste entità di solito non danno fastidio, a meno che si indispettiscano e provochino fenomeni di poltergeist, rumori nei mobili e nei muri, porte e rubinetti che si aprono da soli, luci e apparecchi Tv che si accendono o si spengono autonomamente.
Nei castelli però non ci sono fantasmi con il lenzuolo e le catene, come si è raccontato nei film horror o nei romanzi d’appendice, ma solo rimanenze di personaggi del passato. E qui si aprono un serie di interrogativi, che hanno tormentato molti studiosi di spiritsmo: sono anime che non se ne sono mai andate o che tornano nei luoghi dove hanno vissuto? Oppure sono “gusci”, memorie che rimangono negli ambienti, nei muri, come in una realtà olografica?
E qui in ogni caso c’è lavoro per tutti! Per i Ghostbuster che con i loro apparecchi registrano frequenze anomale. Per i medium che fanno sedute medianiche per comunicare con i defunti e capire chi sono e cosa vogliono. Per preti ed esorcisti, che possono benedire gli ambienti “infestati”, per pulirli, invitando le anime prigioniere della materia a lasciare la Terra per raggiungere dimensioni più consone al loro stato.
In ogni caso, gente, è meglio prepararsi PRIMA!
Foto di copertina di Tumisu da Pixabay.






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