Milano misteriosa: simboli e cattedrali

milan 705880 12801

Scopriamo  questa città ricca di tesori, ma anche di segreti, di demoni, di streghe e stregoni.

Stemma Milano
Lo stemma di Milano è un basilisco, un  drago, che ingoia un bambino. .

Milano è città di segreti, stranezze e misteri, città dove scoprire le meraviglie dell’arte, ma anche città di demoni, di streghe e stregoni, il cui stemma è proprio un basilisco, un grande drago, nell’atto di ingoiare un bambino umano. Misteri entrati ormai nella dimensione del leggendario, del mito, ma che nascondono un fondo di realtà storica.

Una verità cancellata dai ricordi delle persone, ma che rimane presente, come un’ombra di cui si teme la presenza. Questo perché da sempre l’umanità teme ciò che non conosce, mentre invece solo facendo luce su questi misteri potrà sconfiggere questa arcana paura. Questo è il nostro scopo, la ricerca della verità, della conoscenza. E inizi.amo da Milano, per continuare la nostra indagine sui misteri di altre città italiane

Il simbolo di Milano, ma anche della signoria dei Visconti, che governò la città nel tardo Medioevo, e prima ancora simbolo dei Longobardi, è di origini pagane, tuttavia utilizzato come simbolo della città e da alcune basiliche cristiane. È una creatura mitologica, un basilisco, descritto come un drago alato, o come il re dei serpenti che vive nei sotterranei o nelle grotte, dallo sguardo mortale e il soffio velenoso.

Un simbolo adottato nel ’74 da Silvio Berlusconi per la sua impresa, Edilord, e poi trasferito alla sua prima Tv, Telemilano58  e quindi stilizzzato per Canale 5.

Cattedrali e simboli
Ci addentriamo ora brevemente nel linguaggio dei simboli, affinché si possa meglio cogliere il contesto e i significati nascosti.

Il Simbolo Analogico: evoca una relazione tra un oggetto concreto e un’immagine mentale. Si può anche intendere come: ciò che ‘rimanda’ ad altro, la cui ‘realtà è qui presente ora, ma ‘velata’. È il linguaggio della percezione, dei sogni, delle intuizioni, delle emozioni, del vedere oltre: vedere un “ordine nascosto”, non solo pensato, ma in azione sia dentro che fuori le ordinarie capacità. Nel linguaggio parlato: elementi fonetici rappresentano concetti simbolici, cioè le parole, il cui ordine precisa il significato.   

Il Segno invece rappresenta un contenuto del tutto diverso da quello che ha per sé: la bandiera di una nazione è solo stoffa colorata, non contiene il popolo di quella Nazione. Le religioni utilizzano questa accezione, rendendo con misterioso ciò che non è possibile svelare. In questo contesto il mistero verrà svelato alla ‘fine dei tempi’.

Foto di Igor Saveliev
Foto di Igor Saveliev da Pixavbay

Le basiliche, le Cattedrali, sono delle ‘palestre simboliche’, luoghi particolari dove incontrare le origini dei simboli condivisi da ogni forma  di potere, religioso, civile, finanziario e scientifico. Essi rimandano a conoscenze antiche, esoteriche, cioè riservate a pochi scelti e istruiti, chiamati iniziati, per custodire la tradizione della conoscenza in via orale e, appunto, simbolica.

È importante acquisire dimestichezza con l’antico linguaggio simbolico, che permetterà di cogliere le analogie e le origini di coloro che li hanno usati, e ancora oggi li utilizzano: è il linguaggio per eccellenza nascosto, cioè un codice che permette una comprensione non soltanto razionale del mondo. Inoltre, dalla fisica dei quanti sappiamo che le forme collegate ai simboli portano anche un messaggio energetico – vibrazionale, onde di forma.

 

L’importanza dei simboli dal punto di vista della comunicazione è fondamentale

Immagine di Loaivat da
Immagine di Loaivat da Pixabay.j

L’importanza dei simboli dal punto di vista della comunicazione è fondamentale, poiché tale modalità di trasmissione iconografica di un significato, complice il suo carattere di apparente semplicità e immediatezza di senso, può essere strumentalizzata per persuadere e condizionare il processo di pensiero e le scelte comportamentali.

Quando guardiamo un simbolo in un tempio religioso o il logo di un ente governativo o sovranazionale, un segnale del traffico, o ascoltiamo delle note musicali, gli stimoli sensoriali vengono percepiti per lo più in modo inconscio, che  vengono registrati attraverso la corteccia pre-frontale. Questo è il principio neurofisiologico utilizzato da millenni dai Poteri forti. Un ultimo esempio tra i tanti possibili, a carattere non solo religioso, come sembrerebbe: nell’Antico Testamento, la Bibbia in traduzione greca (III sec. A.C.), la Septuaginta, il termine ebraico per santo, qadoš (קדושה) è reso come hagios. Sempre come hagios è reso qodeš, riservato a Dio.

In latino: Sacer è tutto ciò che appartiene ad un mondo fuori dall’umano: dies sacra, mons sacer. Sanctus invece, è tutto ciò che deve essere protetto dalle offese degli uomini: Sanctus è tutto ciò che è proibito, stabilito, sanzionato dagli uomini. La santità, e i suoi derivati e correlati – luogo santo, terra santa, sant’uomo, santo padre, sua santità ecc. – è questione privata, non riservata all’uomo ‘normale’, ed è a questo inaccessibile, riservata a chi non vuole condividere, a chi conserva per sé il proprio potere.

Milano, fondazione misteriosa
Augusta Flavia Mediolanum, ovvero Milano. Secondo una leggenda tramandataci da Tito Livio, la fondazione di Milano verrebbe attribuita al re gallico Ambigato, che seguendo insieme ai suoi figli il volo di uno stormo d’uccel

scrofa medio lanuta jpg
Palazzo della Loggia, Piazza dei Mercanti. La scrofa medio lanuta, da cui deriva il nome di Mediolanum.

li, raggiunse la Pianura Padana e vi costruì una città, Mediolanum. Tale nome fu scelto perché nello stesso luogo venne ritrovata una scrofa col manto per metà ricoperto di lana intenta ad allattare i suoi cuccioli. Da qui, il nome Mediulanum, cioè, Medio-lanae: mezza-lana.

La città del Duomo, della Madonnina, crocevia di un mercato internazionale molto attivo, metropoli multietnica e culla di molti misteri. Misteri molto antichi, avvolti nelle nebbie del passato, legati a leggende, luoghi e tradizioni locali. Una raffigurazione della scrofa si trova su una facciata del Palazzo della Loggia in Piazza Mercanti, a pochi passi dal Duomo.

Ma vi è un’altra leggenda, riguardante l’origine della città. Questa, vede come fondatori, nel 600 circa a.C., i Celti di Belloveso, i quali diedero al loro nuovo insediamento il nome di Medhelanon, latinizzata in Mediolanum, santuario e “luogo di mezzo”, per via della sua centralità. Infatti, Milano, in tempi antichi, era un centro di passaggio dal quale si poteva accedere all’Italia così come all’Europa d’oltralpe o alle terre d’oriente. Città dal tragico destino, Milano subì sempre le angherie di invasori che ne volevano la sottomissione e le innumerevoli ricchezze.

Il Barbarossa la rase al suolo nel 1066. Da allora, fu ricostruita, assediata e ridistrutta diverse volte, specialmente da chi era fedele al Sacro Romano Impero. Era una minaccia il continuo accrescersi del potere del popolo, che nel XII secolo poté finalmente identificarsi nel Comune, simbolo d’indipendenza, contrapposto al potere dell’imperatore.

Il percorso della Milano celtica

Milano Celtica 2 1
La mappa della Milano celtica

Il viaggio che è possibile percorrere ancora oggi inizia dall’impianto cittadino della Milano celtica, anche alla luce degli ultimi elementi emersi (recenti scavi MM3): la Milano proto-romana si era sviluppata attorno ad una zona –santuario con molteplici funzioni: religioso, militare, amministrativo, giudiziario, nella zona ove ora è piazza della Scala.

I Celti fondavano città che coincidevano con la dedicazione del santuario secondo il loro calendario legato alla levata di Antares assieme al sole, intorno al 14 novembre, in accordo con un allineamento eccezionale di tutti i pianeti osservato nel 583 a.C., come ricorda anche Tito Livio.

Seguendo il tracciato numerato in figura, da p.za Belgioioso attraverso p.za Meda si scende verso l’attuale chiesa di S. Babila, dove un tempo sorgeva un tempio del dio Apollo, dio dell’armonia e bellezza, qualità attribuite dai cristiani al Figlio di Dio.

Era la porta orientale rispetto alla città celtica, poi ricostruita in zona più periferica, l’attuale porta Venezia. Piazza S. Fedele con la chiesa dei Gesuiti, allontanati da Milano poi riammessi, merita una sosta per la ricchezza di conoscenze ‘alte’ che la Compagnia di Gesù mette in mostra in mezzo al mare di icone, statue e personaggi biblici consueti.
Dalla via Agnello situata in direzione est/sud-est rispetto a p.za della Scala e dove al n°19 si può vedere un basso rilievo che raffigura un agnello, una delle antiche contrade di Milano, i Celti osservavano intorno al 500 a.C. la stella Antares che prima dell’alba precedeva di poco il sorgere del sole.

Milano Piazza San Fedele
Piazza san Fedele (Foto di U. Carloni).

Il metodo garantiva il periodo nel quale una festa si doveva svolgere, il giorno variava entro 2-3 giorni in rapporto alla latitudine del luogo: le levate eliache potevano essere previste con anticipo. L’anno celtico a Milano (45°di latitudine) iniziava intorno al 14 novembre, spesso corrispondente con l’inizio dell’anno liturgico della chiesa ambrosiana, religione solare. L’asse di via Boito in direzione S. Raffaele coincide con la direzione della levata eliaca di Antares nella costellazione dello Scorpione, durante la festa di Samain, l’inizio del nuovo anno (oggi Hallowen, senza alcun rapporto con la vera origine), periodo nel quale gli umani entravano in contatto con l’altro mondo, il sid.

In via S. Raffaele non è facile ravvisare il contorno dell’ellisse, ma la direzione della strada suggerisce l’esistenza di una traccia ad essa perpendicolare, che è il contorno dell’antico recinto celtico. Si procede ora a zig-zag rispetto all’elisse celtica verso la Galleria, il salotto milanese a forma di croce, dove al centro troviamo un mosaico raffigurante un toro. La buona energia del luogo favorì le lettere e arti: Leopardi, Verdi, Monti, Parini, Foscolo, Manzoni, lavorarono presso il ‘recinto’.

La scrofa semi-lanuta, riportata da vari autori, che avrebbe segnalato a Belloveso, il sito dove doveva sorgere Milano, che è probabilmente un cinghiale, è visibile in uno dei pilastri di del Palazzo della Ragione, il Broletto. Il cinghiale è un simbolo della classe sacerdotale celtica, i Druidi: il selvatico suino, infatti, permetterebbe di comprendere e svelare la sfera spirituale a coloro che gli si avvicinano e rappresenterebbe la forza solare (divina), ossia il principio maschile di forza e coraggio.

Milano e il denaro

Particolare fontana del tritone via Romagnosi
Particolare della fontana del Tritone, in via Romagnosi.

dell’antica ellisse si trovano le principali banche milanesi, la finanza ricava energie dai luoghi ‘sacri’: all’età augustea si potrebbe far risalire il muro di conglomerato all’interno del santuario di via Filodrammatici, che fa pensare ad una recinzione della parte sacra nel nemeton celtico. Si continua in via Clerici dove si vede il palazzone dell’Ambroveneto, che è l’antica ‘banca di Pret’, servizio di conto corrente fin dal 1601 a tasso zero, per evitare condanne dalle norme canoniche, sia pure solo a parole.  Si procede per via Andegari, etimo incerto, forse di origine celtica andeghée, cioè biancospino, pianta che recintava la via e delimitava i luoghi sacri dal resto. In via Romagnosi c’è la Ca’ de Sass, sede della Cariplo, istituto solido come le sue pareti. La fontana antistante è simile a un tempietto classico, ricordo massonico, dove si legge:

Sacrum sit aes publicum tute reservare munifice donare: cioè “il pubblico denaro sia cosa sacra, va conservato scrupolosamente, va donato con munificenza’” Ecco la conferma del tratto simbolico da cui siamo partiti, il denaro è di POCHI, è cosa sacra, PUÒ essere donato, dice l’iscrizione, ma solo chi ne è il proprietario può farlo. Sembra di assistere ad una comunicazione di una delle Banche centrali dell’epoca in cui viviamo: il denaro è ‘prestato’, in gergo economico è un denaro a debito. Solo il tempietto con la sua iscrizione, sotto gli occhi di tutti, vale una visita.

Via Morone Mi celtica 1
Via Morone, sta su un’ellisse voluto dai Celti.

In queste zone c’erano due pozzi. Nell’area passava il cardo romano e precedentemente presso i Celti era adibita a parco agricolo o recinto agricolo, e i romani non vi costruirono nulla fino alla fine del I secolo d.C., come in rispetto del sacro recinto, come invece fecero all’intorno.

In via Gerolamo Morone, angolo via Manzoni, la strada quieta e raccolta è ricurva a sinistra, per raccordare la strada che usciva da S. Maria del Giardino, dove un tempo era un arco continuo dell’ellisse. Si giunge così alla casa di Manzoni, oggi museo.

Il centro dell’ellisse, come si vede in pianta, è piazza della Scala, con il grande Teatro, palazzo Marino, sede comunale, poco dietro piazza San Fedele. Insieme, simboleggiano i tre poteri: le Arti, in senso lato in cui è compresa anche la scienza,  la Politica, espressione controllata della finanza, la Religione, che ha assorbito e monopolizzato la spiritualità, cioè il controllo delle anime.

E qui sorgeva Santa Maria della Scala, costruita su un rialzo del terreno, probabilmente i resti di una scalinata, adibita a osservatorio dai Druidi. Fu demolita per fare posto al Teatro.
L’immagine della Madonna insieme alle tarsie del coro fu trasferita poi nella chiesa di S. Fedele, dove oggi è visibile.

(1a puntata – continua)

Foto di copertina di IgorSaveliev da Pixabay.

Già ricercatore in biochimica nutrizionale e farmacologia; nutrizionista, diploma e membro AMIK ( Associazione Medica Italiana Kousmine). Autore di varie pubblicazioni scientifiche e divulgative. Specializzazione in Kinesiologia Applicata-Olistica. Master in Zen Shiatsu, esperto in MTC. Ha studiato alla Facoltà Teologica; ricercatore indipendente in discipline Spirituali, Teologiche e Scienza. Tiene corsi e conferenze di Bioenergetica, rapporti tra Chimica, Nutrizione, Ecologia e Salute; Evoluzione Spirituale, Globalizzazione. Mailto: ubacarloni@gmail.com - tel. 348.3150214.