La legge del fine-vita

Per ora è valida solo nella Regione Toscana

siringa. Foto di mirkosajkov

Approvata la prima legge che regola il suicidio medicalmente assistito.

Dopo tanti drammi, cui abbiamo assistito, di persone in coma per anni o con malattie terminali incurabili, c’è stata una svolta decisiva. È stata infatti approvata dalla Regione Toscana la prima legge sul fine vita che regola i requisiti, la procedura, i tempi e le modalità per accedere al suicidio medicalmente assistito, che comprende la sospensione delle cure – intesa come “eutanasia passiva” – la quale costituisce un diritto inviolabile in base alla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale e alla legge 219/2017.

Per la legge (ma durante il Covid se ne sono dimenticati) nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà e prevede altresì che la libertà personale è inviolabile.

L’iniziativa legislativa, che è stata promossa dall’Associazione Coscioni – un’associazione per la libertà di ricerca scientifica, fondata nel 2002 da Luca Coscioni – non ha avuto successo in altre Regioni, come il Veneto che non ha approvato la legge, e la Lombardia che ha evitato perfino di discuterla in Consiglio Regionale. Una legge ovviamente non approvata dalla Conferenza episcopale.

La nostra vita è nostra?
Se da una parte questa legge è sicuramente una conquista, che pone fine a sofferenze immani del malato e anche di suoi familiari, dall’altra pone difficili domande di tipo etico-spirituale. La mia vita mi appartiene? Ho diritto di porre fine a un dono divino, che mi è stato dato per risolvere il mio karma ed evolvermi? Magari mi porto un passato di violenza e la sofferenza mi serve per capire proprio l’importanza del rispetto verso la vita mia e altrui. Tuttavia secondo la legge spirituale, di là non c’è condanna, l’anima viene accolta sempre con amore, comunque, e le viene concessa la possibilità di tornare per completare il suo percorso, per finire ciò che non ha fatto o capito.
Di là c’è solo Luce. Inferno, Purgatorio e Paradiso (che non sono luoghi, ma stati della mente, come ha detto papa Wojtyla) sono sia sulla Terra sia nell’aldilà, sui piani “bassi”, più vicini alla dimensione materiale.
Insomma, accettare il suicidio, per quanto assitito, rimane una scelta molto difficile.

 

 

Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata. Mailto: manuela.pompas@gmail.com