
A Bologna c’è un gruppo di studenti, futuri dottori, che non si limita a studiare, ma s’interroga sul significato, in prospettiva, della professione che ha scelto. Si chiede: “Che cosa mi rende medico?” e vede una risposta nell’integrazione di pratiche complementari, considerandola fondamentale per una crescita formativa armonica.
“Quello che siamo già è importante, quello che saremo è una sintesi”, affermano i quindici ragazzi che hanno inventato il progetto Stay Curious, un Laboratorio di Medicina Complementare e Integrata, articolato in weekend intensivi di formazione esperienziale, tenuta da professionisti di discipline che permettono di esplorare a livello pratico il proprio corpo e quello altrui, e non solo il corpo umano in generale. Discipline che nel 2000 il National Health Institute ha classificato in: interventi mente-corpo, terapie a base biologica, manuali ed energetiche. Esattamente i temi dei workshop “Stay Curious”, che hanno lo scopo di offrire spunti su come la Medicina Integrata possa aiutare a diagnosticare la verità che sta dietro ai fatti, cioè ai dati accademici, che sfugge ai criteri della nostra scienza e della cosiddetta ragione, citando Tiziano Terzani, giornalista controcorrente come lo sono questi studenti.
Una verità a cui è possibile accedere anche attraverso i sensi e l’ascolto, riavvicinandosi all’esperienza come mezzo per stabilire un contatto con l’altro, come paziente e come uomo. “Ci siamo messi in gioco”, dicono “per arricchire la nostra capacità di prenderci cura degli altri e superare i nostri blocchi, tra cui quelli comunicativi, che incidono anche nella vita di reparto”.
Un modello innovativo
I ragazzi di “Stay Curious” hanno preso spunto dall’esperienza vissuta da una di loro in Germania: un workshop dell’Università di Essen-Duisburg sulla teoria e la pratica delle principali medicine non convenzionali integrate nella quotidianità ospedaliera clinica nel trattamento del dolore. Il percorso si articolava in vari moduli, da quelli più teorici che contribuivano a una visione d’insieme, a quelli con approccio esperienziale.

Il percorso formativo ricalca il modello tedesco ed è diviso in tappe. Si parte con un’introduzione teorica alle diverse discipline, che prevede anche uno spazio pratico dove imparare, in piccoli gruppi, i rudimenti strumentali (ad esempio le tecniche di massaggio connettivale e miofasciale, l’esame obiettivo osteopatico, l’elaborazione di una dieta antifiammatoria). Il cuore del progetto, il Laboratorio di medicina integrata, prevede giochi di ruolo e metodiche interattive per sviluppare la sensibilità dell’approccio creativo e integrato alle patologie. Le discipline in programma vanno dalla Medicina Tradizionale cinese (agopuntura, tuina e alimentazione) alla terapia neurale, dalla Fitoterapia (studio delle piante medicinali e criteri d’utilizzo) all’Osteopatia, dalla Nutrizione all’Omeopatia.
Protagonisti di questa startup di camici bianchi sono principalmente ragazzi che frequentano gli ultimi anni di corso, dato che hanno già alle spalle conoscenze cliniche, fondamentali per comprendere altre scelte terapeutiche e costruire insieme il contesto laboratoriale. Si tratta degli studenti che stanno per completare il percorso di studi e ai quali, quindi, potrebbe giovare un potenziamento e un ampliamento dei propri strumenti a breve termine, in vista dell’imminente debutto professionale. Un’iniziativa di cui si sentiva il bisogno, a giudicare dai commenti di chi vi parteciperà: “A freddo avrei detto che vedevo questo laboratorio come un cannocchiale grazie al quale scoprire nuove possibilità di cura e nuovi mondi della medicina, ma in realtà non voglio che sia un cannocchiale. Un cannocchiale è un qualcosa con cui osservare realtà che però restano distanti, vorrei piuttosto che fosse una porta, un portale che si affaccia su nuovi orizzonti e che ci consente l’accesso ad essi”.
Il paziente, soggetto attivo della malattia e della guarigione
La filosofia che guida i ragazzi nell’avventura “Stay Curious” parte dalla necessità di un approccio alla Medicina come Scienza della Salute nel suo vero senso di benessere fisico e mentale, non come semplice assenza di malattia. Per questo il focus viene rivolto alla totalità dell’individuo, al rapporto della mente con il corpo e include discipline che si definiscono olistiche, sistemiche.
“L’intelligenza del nostro organismo, le sue proprietà, emergono proprio dal continuo dialogo delle parti”, sostengono i futuri dottori. “Vogliamo provare a parlare con la grammatica del corpo in cui dolore, calore, movimento di energia, umidità, secchezza, densità, colore, odore, sono gli ausiliari per costruire ogni possibile frase. Per questo ci interessano anche quei metodi che fondano il proprio percorso diagnostico e terapeutico sui collegamenti tra i vari nodi dell’organismo umano. Le terapie sono come le scarpe, si usano quelle che servono”.
La visione di questi studenti, dove il paziente diventa soggetto attivo della propria malattia e del processo di cura, è una sfida: “In Italia queste discipline sono avvolte dalla paura”, dice il gruppo. “Ne hanno paura i responsabili della nostra formazione, noi e tutti coloro che rivestono un ruolo in Università, ma questo è il posto in cui si formano mente, corpo e spirito di futuri medici, un ambiente che non deve avere un terreno emotivo tossico come la paura, bensì stimolare reazioni e potenziale”. Un bisogno che chiede all’Università di essere ascoltato. Un appello rivolto ai futuri dottori (curiosi) di tutta Italia: unitevi e viralizzate il progetto.
Per saperne di più:
www.staycurious.altervista.org
www.facebook.com/groups/1399509960291463/







Leave a Reply