Donne violate

25 novembre: giornata contro la violenza sulle donne

Donne violate

Il fenomeno della violenza alle donne rientra in quella che viene definita violenza domestica, legata alla relazione di coppia e alle sue dinamiche interne. La donna subisce atti di violenza proprio dall’uomo da cui ha accettato e ricambiato l’amore, al quale si è aperta intimamente mostrando i propri limiti e i proprio punti deboli. Ma come difendersi da questi uomini che, dopo un certo periodo di tempo, si trasformano da innamorati in aggressori?

Sara, una donna di 35 anni con un bimbo piccolo e un compagno da circa 15 anni, arriva in consultazione da me perché da qualche anno ha diversi disturbi fisici (sintomi gastrointestinali, fatica cronica, sintomi di fibromialgia, allergie varie). o.VIOLENCE.AGAINST.WOMEN.facebookNessun medico sa farle una diagnosi precisa e lei inizia ad essere sempre più convinta di essere squilibrata e di costruirsi con la mente tutti questi sintomi. Il suo compagno avvalla la sua idea, proprio perché nessun medico sa fare una diagnosi certa.
Indagando nella sua vita scopro che da anni vive nel pieno dell’isolamento sociale, non ha più contatto con gli amici, e sporadici restano quelli con la famiglia di origine, perché al suo compagno non piacciono. È lei che si occupa di tutte le spese di casa e della famiglia, perché il suo compagno lavora poco e spende tutto per le sue esigenze personali, che considera più significative del resto.
Andando più a fondo nei nostri colloqui emerge sempre più chiaro il quadro di violenza domestica nella quale inconsapevolmente è intrappolata Sara. Insulti e violenze psicologiche sono all’ordine del giorno e non mancano le violenze sessuali sottese: Sara è convinta di essere frigida e poco attraente perché questo è quello che continuamente le viene rimandato nei momenti di intimità, che comunque restano molto frequenti e coercitivi da parte del compagno. Il senso si inadeguatezza e di scarsissima stima di sé sono pervasivi e molto forti; in breve tempo riconosco dai suoi racconti che anche tutta la sintomatologia fisica prima descritta può rientrare in un Disturbo Somatico Funzionale, frutto proprio delle continue e costanti violenze subite nell’arco degli ultimi dieci anni.
Incomincia qui il percorso di Sara verso una faticosa consapevolezza della sua situazione e verso il difficile tentativo di uscire da questa relazione ….

Tutta la violenza possibile...
Il fenomeno della violenza alle donne rientra in quella che viene definita violenza domestica e riguarda tutte quelle violenze che avvengono in una relazione intima attuale o passata. domestic-violence-against-womenÈ una violenza legata alla relazione di coppia e alle sue dinamiche interne. La donna subisce atti di violenza proprio da quell’uomo di cui ha accettato e ricambiato l’amore, dall’uomo al quale si è aperta intimamente mostrando i propri limiti e i proprio punti deboli, uomo che dopo un certo periodo di tempo si trasformerà da innamorato in aggressore.
La violenza si caratterizza in una serie di azioni psicologiche, fisiche, sessuali e di dominio economico. Si definiscono "violenti” tutti gli atti che mettono la donna in condizione di subire il potere, il controllo e la manipolazione da parte del partner.
La violenza fisica comprende, oltre al maltrattamento, qualsiasi atto volto a spaventare e procurare lesioni alla vittima con differenti mezzi, calci, pugni, morsi, lancio di oggetti, bruciature, soffocamenti…
La violenza economica riflette una serie di atteggiamenti volti a impedire che la partner possa diventare economicamente indipendente al fine di poter esercitare su di essa in controllo indiretto ma efficace. Esempio, impedire la ricerca di un lavoro o la gestione economica dell’economia di casa, che potrebbe addirittura essere vissuta da una donna in senso inverso, come: lui si prende cura di me.
Lo stalking è un insieme di comportamenti volti a controllare e limitare la libertà della persona messi in atto dal partner o dall’ex partner in forma persecutoria. Sms, lettere, pedinamenti…
La violenza sessuale consiste nella costrizione ad avere rapporti sessuali non accettati, quando si è ammalate, o ad averli con terzi, o non avere rapporti sessuali per anni all’interno del matrimonio.
La violenza psicologica comprende tutta una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi, denigratori da parte del partner. Questa si articola intorno a diversi comportamenti o atteggiamenti che formano delle violenze più difficili da identificare:

• Il controllo
• L’isolamento
• La gelosia patologica
• Le critiche avvilenti
• Le umiliazioni
• Le minacce
• L’indifferenza alle richieste affettive

Atti di intimidazione quotidiana
Sbattere porte, rompere oggetti per manifestare il proprio cattivo umore costituiscono atti di intimidazione. La violenza psicologica e morale consiste anche nel rifiuto di interessarsi all’altro; essere insensibili ed incuranti nei confronti del partner, ignorare le sue esigenze, i suoi sentimenti o creare intenzionalmente una situazione di carenza e di frustrazione per mantenere l’altro nell’insicurezza. La ripetitività dell’insulto, dell’umiliazione, dello svilimento anche dinanzi ai figli, il continuo controllo e l’isolamento possono ledere l’autostima di colei che le subisce creando gravi danni sul piano psicologico.
no_violenza_sulle_donne_00009Quando la violenza si consuma tra le pareti domestiche di solito non è un fenomeno improvviso, ma è caratterizzata dalla ripetitività talvolta quotidiana che porta la donna a perdere i propri punti di riferimento interni ed esterni e a provare paura, sentirsi insicura fino ad arrivare come la nostra Sara a percepirsi “pazza”. Quando le donne vengono esposte per molto tempo allo stillicidio degli atti violenti incominciano a perdere il senso di se stesse, la propria stima personale, la capacità di giudicare in modo sano e reale quello che accade intorno a loro e dentro di loro; l’isolamento sociale poi, nel quale pian piano si trovano immerse favorisce tutto questo perché le privano di scambi con le persone familiari e amicali di riferimento. La donna entra in una confusione che le fa perdere gradualmente la capacità di leggere in modo corretto il suo rapporto con il partner e la percezione di sé stessa come persona capace a fronteggiare le situazioni.

Un modello relazionale che affonda le radici nell'infanzia

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Milano. The Woll of dolls (il muro delle bambole), ideato da Jo Squillo come forte segnale permanente contro il femminicidio.

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Scarpe rosse, simbolo di ribellione contro la violenza sulle donne.

Il comportamento violento, subito o agito, è un fenomeno che affonda le proprie radici nell’infanzia ed entra nel mondo interno della persona come modello relazionale. In qualunque relazione, a maggior ragione in una relazione amorosa, esiste un certo margine di ambivalenza e aggressività vissute attraverso i conflitti; è un fenomeno positivo, perché quando non si è d’accordo con qualcuno, argomentare anche con veemenza è un modo di riconoscere l’altro, di tener conto della sua realtà. Nella violenza, al contrario, all’altro viene impedito di esprimersi, non c’è dialogo, l’altro è integralmente negato.
È un atto di potere non riconoscere all’altro uno spazio di confronto negando prima di tutto la possibilità di chiarirsi e utilizzando il silenzio anche ripetuto per giorni.
Troppo spesso quando si parla di donne violate si riscontra del fenomeno solo la parte visibile, ossia l’aggressione fisica. In realtà alla base di ogni violenza fisica c'è una violenza psicologica, perché un marito che picchia sua moglie non vuole procurarle un livido, ma la sua intenzione profonda è quella di mostrare chi comanda, chi tiene il potere; lo scopo della violenza è sempre il dominio. Tutti gli uomini con comportamenti violenti hanno la tendenza a minimizzare le proprie azioni e a trovarne la giustificazione all’esterno, dando spesso la colpa alla moglie, deresponsabilizzandosi. A loro volta le vittime cercano una spiegazione interna per la violenza del coniuge cioè il senso di colpa per non essere state “adeguate”, un loro atteggiamento sbagliato, una parola da non dire ecc.

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Lella Costa ritorna per il terzo anno in teatro dal 5 novembre, insieme a Rita Pelusio e Orsetta de’ Rossi, con "Ferite a morte", monologhi sul femminicidio di Serena Dandini.

Essendoci una relazione affettiva tra colui che mette in atto comportamenti violenti e la donna che li subisce, si crea nella mente della donna una situazione di grande ambiguità dove il piano dell’abuso e quello dell’accudimento affettivo si confondono, portandosi dietro l’incertezza tra quello che è giusto e quello che non lo è.
Nella donna violata quello che ritroviamo a questo punto sono il senso di ambiguità, in teso come stato di confusione e disorientamento, e il sentimento della vergogna, legato alla consapevolezza dell’abuso subito.

Come si costruisce una personalità aggressiva
Per gli uomini la negazione è un mezzo per sfuggire alla vergogna e alla colpa ma è, in primis, il modo per non vedere e non accettare la propria fragilità interiore, la loro parte egocentrica che li porta ad avere comportamenti onnipotenti; mentire, negare e manipolare li fa restare onnipotenti. Alla base del comportamento violento degli uomini ci sono le carenze narcisistiche: la scarsa stima di sé, il senso di impotenza interiore e fragilità interiore. Controllare e dominare la loro compagna placa le loro angosce interuomini violenti 600x300iori che sono legate alla paura infantile di essere abbandonati. Questi uomini tendono ad essere invasi da un’angoscia annichilente e il loro atto violento funziona da protezione dell’integrità psichica. Il controllo sull’altro all’esterno supplisce alla loro mancanza di controllo all’interno ed è palliativo per sfuggire alle proprie angosce e alla paura di affrontare le proprie pulsioni affettive e quelle dell’altro.
La tensione interna di questi uomini è legata alla paura infantile di essere abbandonati. Così qualsiasi situazione che ricordi una separazione provoca in loro sentimenti di ira e paura.
Presi tra la paura della vicinanza e dell’intimità e la paura di essere abbandonati, questi uomini provano un senso di impotenza interiore, che li porta ad esercitare il proprio potere sulla compagna.
Ogni atto di violenza psicologica implica che l’altro, la partner, non sia considerato una persona, ma un oggetto posseduto del quale si può disporre a proprio piacimento come e quando si vuole; un’oggetto che si può maltrattare, sul quale poter scaricare la propria rabbia e la propria frustrazione. La partner viene disumanizzata ed è questo l’elemento fondamentale per poter commettere atti di aggressività senza provare rimorso. Percepire l’altro come individuo e cioè simile a se stessi genera sentimenti di empatia che permettono di “vedere” e “sentire” come se fosse “me stesso”. Privare la vittima della sua individualità e della sua umanità permette di essere indifferenti dinanzi alla sua sofferenza.

Lo sviluppo dell'identità di genere
Lo studio dello sviluppo del Sé maschile e del Sé femminile ci mostra come lo sviluppo dell’identità di genere si formi in seguito a diversi processi interattivi e come essi possano predisporre alla violenza umana. Il Sé di un individuo si struttura attorno all’identità di genere. È il concetto di se stessi come maschi o come femmine che struttura il senso di sé ed è anche uno dei modi principali in cui sono indirizzate le forme educative ed incanalate le aspettative culturali.

violenza-su-minore1Nel lungo processo di crescita se l’uomo non ha avuto delle adeguate figure parentali farà uso di difese psicologiche come la scissione e la disumanizzazione che lo porteranno verso una incapacità di provare sentimenti ed empatia o all’inibizione di processi maturativi. Questo non permetterà una sana e matura crescita personale ma si concretizzerà in una profonda vulnerabilità e instabilità psicologica.
All’origine della violenza domestica, troviamo diversi fattori: sociali, educativi e una forte vulnerabilità psicologica. La significativa vulnerabilità psicologica dell’individuo viene facilitata da un ambiente sociale ed educativo non ancora pronto a definire e accettare la nuova forma di identità di genere femminile e di libertà della donna. Questo tipo di uomini sentono ancora di avere sulla moglie dell’autorità perché essa appartiene ad un gruppo inferiore. L’attivazione di una potenziale violenza è la manifestazione di un sistema di attaccamento danneggiato, di una profonda ferita narcisistica del Sé e di una scissione profonda della persona.
Le ragioni dei comportamenti violenti sono in un oceano ancora in piena navigazione.
In termini terapeutici bisognerebbe agire sia sull’aggressore, quando è possibile, per comprendere quali corde di relazioni interpersonali disfunzionali interiorizzate nel passato abbiano determinato oggi quel comportamento violento in quella persona, sia sulla vittima lavorando con essa su come, in modo “totalmente inconsapevole”, colluda con le parti interne disfunzionali dell’aggressore.

Come difendersi da questi uomini?
Prima di tutto affrontando la vergogna e il senso di colpa che ogni donna avverte ai primi segnali, non tacendo ma confidandosi con amici fidati e parenti, mostrando la difficoltà di trovarsi dinanzi alla gestione del comportamento aggressivo dell’uomo che amano. La condivisione dell’esperienza aiuta a sentirsi meno sole e a trovare il coraggio per reagire. Non trascurare i minimi segnali: l’estrema rigidità caratteriale, le prime privazioni, i primi estremi comportamenti; e soprattutto chiedendo aiuto ai tanti centri per le donne o agli psicologi che si occupano di queste problematiche, in modo da lavorare subito su se stesse e poter affrontare immediatamente questa difficile e dolorosa situazione con maggiori e più efficaci risorse interne.

Per saperne di più: Guida ai centri antiviolenza
Lombardia:
http://www.cittametropolitana.mi.it/articoli/donne/files/Guida_Centri_antiviolenza_web.pdf
Piemonte: http://www.regione.piemonte.it/pariopportunita/dwd3/opuscolo_fermiamo_violenza.pdf
Guida ai centri Solidea di tutta Italia: http://www.solideadonne.org/mappa_servizi/centri-antiviolenza-italia.php