Il cancro e la ricerca del senso perduto

MEDICINA

Il cancro e la ricerca del senso perduto

Non solo un approccio al cancro che si distingue fortemente dalla medicina tradizionale, nelle sue basi di partenza e nei suoi sviluppi. Ma anche, soprattutto, la storia di grandi intuizioni che sembrano arrivare da una volontà superiore. È quanto ci racconta nel suo libro il dottor Pier Mario Biava, medico del lavoro e ricercatore scientifico presso l'Istituto RCCS Multimedica di Milano.
«Finalmente quella risposta era arrivata», afferma l'autore nelle prime pagine, ricordando una passeggiata meditativa e quasi mistica al Molo Audace di Trieste in un Capodanno di fine anni '70. «Fui colto da una grande sorpresa, perché la visione mi era giunta totalmente inaspettata, come se dall'esterno una persona diversa da me l'avesse captata (...)».

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Pier Mario Biava, medico e ricercatore

Biava non è un oncologo tradizionale, ma fin da allora – lavorava all'epoca all'Università della città triestina – s'interessò di cancerogenesi ambientale, ovvero lo studio di quei fattori presenti nel contesto ambientale, che possono indurre alla nascita del tumore. In seguito alle sue ricerche, nel capoluogo friulano furono rilevati 120 casi non diagnosticati di mesotelioma della pleura (una malattia rara, derivata dalla dispersione delle fibre d'amianto nell'aria), una scoperta che, con il tempo, portò strutture portuali e cantieri navali a sospendere l'uso dell'amianto stesso. Ma che per il medico ha segnato un nuovo inizio del suo percorso professionale.
Da quel momento Biava ha infatti continuato ad approfondire la materia anche con numerosi studi di laboratorio su otto linee di diversi tumori e con esperimenti condotti su piccoli pesci noti come Zebrafish, che hanno il 95% di proteine simili a quelle umane e i cui embrioni sono utilizzati come modelli di analisi del differenziamento cellulare. Così il dottore è arrivato a ipotizzare che il cancro sia originato da cellule staminali alterate e che dunque una terapia efficace consista nel regolare e differenziare le cellule staminali mutate prima della fase di differenziamento definitivo. Il che implica che i trattamenti devono essere personalizzati a seconda del paziente, non omologati per tutti coloro che sono in cura. E suggerisce che va rivisto il metodo tradizionale riduzionista che si concentra su una singola molecola, a vantaggio di un approccio più complesso, sistemico e integrato che si focalizza su un gruppo cellulare. A questo livello, la medicina non lavora sul Dna, ma su un codice superiore, detto “epigenetico”, in cui risiede il segreto di differenziamento cellulare, responsabile della vita. Intervenendo su questo, si possono dare comandi diversi alle staminali alterate, e dunque riprogrammarle. Vengono cioè riattivati i “protoncogeni”, responsabili dello sviluppo embrionale e che portano la cellula a una moltiplicazione indefinita. Viceversa sono disattivati i geni oncorepressori, impedendo che vi sia un freno a tale moltiplicazione.
Altra intuizione di Biava, diretta discendente della precedente: alla base del tumore vi è una “patologia della significazione”, in altri termini una distorsione comunicativa tra le cellule del nostro corpo. “Le cellule comunicano tra loro utilizzando codici di significazione”: con questa frase nella testa, ripetuta come un mantra, Biava si era svegliato una mattina all'alba, dopo giorni di studi e di prove. L'evidenza maggiore di questa affermazione risiede per esempio nella gravidanza, quando due organismi vitali interagiscono tra loro passandosi continuamente delle informazioni per la sopravvivenza di entrambi.
Nel 2011 alcuni medici dell'Humanitas di Milano hanno citato su pubblicazioni scientifiche studi retrospettivi relativi a 38 pazienti con epatocarcinoma avanzato, trattati con i fattori di differenziazione delle cellule staminali: ebbene, i casi di regressione completa della malattia sono il 13% e senza effetti collaterali. È Biava stesso che tuttavia frena, mantenendo un cauto ottimismo: si tratta di primissimi passi che richiedono innanzitutto un cambiamento del paradigma scientifico di riferimento (anche in tale ottica, la scorsa primavera, l'autore e numerosi altri medici e ricercatori sono stati protagonisti di una due giorni a Stresa dedicata alle medicine complementari).
Terzo aspetto che infine il libro mette in evidenza fin dal titolo (accostando il cancro alla ricerca del senso perduto, tipico della società attuale): proprio perché il tumore sarebbe causato da una patologia della significazione, guarire implica prima di tutto partire da qui, ovvero dalla ricerca del significato della nostra esistenza. La malattia tumorale, così come ce la mostra il dottor Biava, sempre più legata a fattori d'inquinamento e stress ambientali, non è altro che il risultato di questo processo in cui si è smarrito il senso autentico della vita. E la guarigione, afferma il dottore, non può che essere strettamente connessa al ritorno alle radici, persoIl senso perdutonali e non solo: il medico ci ricorda che noi siamo fatti di polvere siderale, veniamo dalle stelle... Riprogrammando le nostre cellule, dobbiamo ristabilire anche un nuovo flusso di informazioni con il pianeta, a partire dai micro-contesti che ci circondano, fino all'universo nel suo insieme, del quale siamo diretta emanazione.
Un libro di grande interesse, da consigliare soprattutto a chi cerca una risposta alternativa e complementare alla medicina tradizionale, e a chi è curioso di conoscere i percorsi – anche umani, oltre che sociali e culturali – che si celano dietro a innovative scoperte scientifiche. In certi passaggi il racconto dettagliato di queste ultime rende il testo non sempre di facile lettura per coloro che non sono propriamente “addetti ai lavori”. Tuttavia le più ampie riflessioni esistenziali, argomentate con garbo e profondità da questo medico “ricercatore filosofo”, possono appassionare e coinvolgere chiunque s'interroghi su temi forti come la malattia e la vita stessa.

Titolo: Il cancro e la ricerca del senso perduto
Autore: Pier Mario Biava
Editore: Springer-Verlag Italia
Prezzo: 15 euro

Oggi Pier Mario Biava è in libreria con Il senso ritrovato, una raccolta di saggi firmati da diversi autori, e cLayout 1urata dal medico insieme al filosofo ungherese Ervin Laszlo, di cui per ora diamo solo un breve accenno. Oltre a medicina e filosofia, settori di loro competenza, non mancano contributi relativi alla finanza, all’economia e al mondo dei media e della comunicazione.
Il filo conduttore – anche in questo caso – è l’informazione che ha originato l’Universo e ha permesso la nascita della vita sulla Terra, un’unità organica, un flusso di dati che è a rischio ogni volta che gli uomini pensano esclusivamente a soddisfare i propri interessi. Vengono condivise, pertanto, riflessioni e proposte variegate per cogliere l’opportunità di rinascita che porta con sé la crisi, originata dall’affannosa ricerca dello sviluppo a tutti i costi. Un tempo, quello attuale, che Biava definisce “deserto di anime morte”, in cui tuttavia non mancano “fiori che stanno nascendo”, a partire dal fermento di una rivoluzione culturale in atto e dalle istanze di rinnovamento visibili soprattutto tra i giovani, se opportunamente ascoltati e guidati.

Titolo: Il senso ritrovato
Autore: A cura di Pier Mario Biava, Ervin Laszlo
Editore: Springer Verlag
Prezzo: 24 euro

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