C’era una volta il corpo

Milena
Milena Screm in una lezione di Counseling a mediazione corporea.

In un passato non tanto lontano, il corpo era poco considerato, a favore di mente e parole posti in ruoli di primo piano. Qualche decennio fa, una svolta: il corpo inizia ad avere una nuova considerazione e, con lui, il mondo delle sensazioni ed emozioni.
Non solo la psicologia, ma anche la ricerca e la letteratura scientifica sono ormai colme di trattati su questo nuovo modello; la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) e la neurofisiologia ogni giorno mettono in campo nuove scoperte e nuove idee al riguardo.
Da circa cinquant’anni ha preso vita, nella cultura occidentale, un nuovo modo di concepire il rapporto corpo-mente. Cartesio è stato messo in discussione: soma e mente non sono più parti umane separate tra loro; al contrario comunicano tra loro e s’influenzano a vicenda, quest’unità è la base stessa dell’equilibrio dell’individuo nella sua totalità.

La scoperta dell’unità corpo-mente-emozioni
Il percorso dal giudizio negativo e dalla negazione della fisicità e del sentire, al recupero della risorsa preziosa insita nel sé corporeo, è lungo ed è ancora in corso. Ha anche attraversato secoli di pregiudizi sulle emozioni, questa parte vitale e, a volte, socialmente difficile da gestire. In questo percorso dobbiamo molto al medico privato del cancelliere Bismark, il dottor Georg Groddek, che intuì come il corpo manifesta simbolicamente la psiche e le emozioni negate. reichE dopo di lui hanno lavorato in questo senso William Reich, psicoanalista ribelle (a sin.), e il suo modello di “carattere” portato nel corpo; Alexander Lowen, allievo di Reich (Bioenergetica), John Pierrakos (Corenergetica), Malcom Brown (Terapia organismica), Jerome Liss (Biosistemica).
Grazie al pensiero e al lavoro di ognuno di questi ricercatori e psicoterapeuti (e di molti altri), il corpo e il sentire stanno via via trovando la loro collocazione autentica, il giusto posto nella considerazione delle risorse che ogni essere umano ha a propria disposizione nel percorso della vita e nella gestione dei suoi passaggi.

Il counseling a mediazione corporea
Parlando di relazione mente-corpo-emozioni, è necessario inoltre introdurre un altro aspetto chiave: la visione sistemica. Portata nella concretezza della fisicità e delle forze psichiche, sistemico è un aggettivo che definisce un approccio che comprende una visione delle cose e degli eventi in relazione tra loro e al contesto nel quale si muovono. L’approccio sistemico è interessato agli eventi, ai processi, ai cambiamenti; include una prospettiva multipla che si focalizza sull’interrelazione, l’interattività e la mutualità. Su queste basi, ciò che accade o sia fatto accadere (per esempio praticando una determinata tecnica) nel corpo, è inevitabile crei effetti riflessi sugli altri livelli della coscienza, e viceversa.
_DSC3292Con queste basi alle spalle, in questo momento italiano di nascita e crescita de “l’arte di aiutare ad aiutarsi”, il Counseling a mediazione corporea ha un posto importante. Si tratta di un modello di Counseling che richiede una competenza specifica, l’integrazione del modello rogersiano con altri modelli di approccio allo sviluppo della consapevolezza di sé. La realtà italiana è ricca al riguardo: eistono infatti svariati modelli di Counseling a mediazione corporea. Difficile quindi definire un linguaggio comune o un’unica teoria di riferimento. Il comune denominatore è il riconoscimento dell’unità mente-corpo; diversi invece possono essere gli approcci di metodo attraverso i quali esplorare, sviluppare e integrare queste risorse.
NicolettaTracciando alcuni aspetti generali, il Counseling a mediazione corporea si differenzia dalle altre tipologie di Counseling, perché oltre al rapporto verbale tra counselor e cliente, ha come supporto la conoscenza del corpo per accompagnare alla scoperta, o alla riscoperta, delle proprie risorse. L’attitudine di base, per il professionista, è di non limitare l’osservazione ai soli aspetti mentali né l’ascolto alle sole parole del cliente. Si tratta invece di sviluppare un’attenzione e un buon ascolto a più livelli, o meglio a livelli multipli: corpo-mente-emozioni. Il tema dell’empatia è ovviamente un fulcro, come nel Counseling ortodosso. Competenze come la conoscenza del linguaggio del corpo e delle dinamiche emozionali, oltre che della comunicazione, sono fondamentali. Ma il campo della “comunicazione non verbale” è ampio, ricco, complesso.
E, a proposito di competenze professionali, la formazione di un counselor di questo modello richiede, oltre alla conoscenza teorica, molta esperienza pratica. La comprensione è un processo di apprendimento diverso dal capire e comporta risultati diversi: gli apprendimenti producono cambiamenti solo se coinvolgono le persone nella loro totalità, corpo e mente, livello cognitivo e livello emotivo. E’ fondamentale che counselor in formazione e clienti si mettano in gioco, che siano attivi e che sperimentino in modo pratico e diretto, su stessi per primi, ovviamente all’interno di setting sicuri e protetti. Quindi è importante un’impronta formativa basata su sapere, saper fare, saper essere, sviluppo personale e formazione professionale che procedono affiancate.

Il modello sviluppato da “Insight”
1.Majolo.2001(1)Nel modello di lavoro sviluppato a “Insight Scuola di Counseling a mediazione corporea”, il tema dell’ascolto di sé è basilare, anche nell’ottica dei principi dell’Intelligenza Emotiva (Peter Salovey, Jhon D. Mayer, Daniel Goleman). La risorsa respirazione, fisiologicamente e naturalmente connessa alle emozioni, è il secondo strumento pratico utilizzato, che possiede una duplice potenzialità: favorisce l’ascolto dettagliato delle sensazioni e, al tempo stesso, consente d’intervenire fisiologicamente sulla reazione emotiva e di gestirla. Il suggerimento: “Conta fino a cinque prima di reagire” può essere trasformato anche in: “Fai cinque respiri profondi prima di sbottare”.
Un terzo strumento da utilizzare, unito agli altri due, sono le pratiche finalizzate a scaricare tensioni accumulate con cattive abitudini o a causa di situazioni stressanti. Sono efficaci sia attività semplici come l’attività fisica, sia esercizi specifici finalizzati a esprimere la rabbia come tale e non contro qualcuno. Da non sottovalutare inoltre l’uso della scrittura: come emerge dal lavoro dello psicoterapeuta americano John Pennebaker, depositare alla carta i pensieri e le sensazioni dolorose o fastidiose, alleggerisce quanto basta l’umore, quindi dà benessere, senza fare male a nessuno.
Mission.InsightIl modello Insight offre al professionista di Counseling, oltre che competenze specifiche di comunicazione e relazione, anche un vero e proprio “kit” portatile di tecniche e strumenti di facile utilizzo ed efficaci, da trasmettere ai propri clienti per supportare la loro autonomia e responsabilità personale, e da utilizzare per prevenire e gestire affaticamento e burn out.
Noi esseri umani possediamo una risorsa profonda, che a volte non riconosciamo, trascuriamo o trattiamo in malo modo: il nostro corpo. Nella nostra cultura tendiamo a riconoscere come linguaggio soprattutto quello verbale, e non a caso, poiché esso appartiene alla mente, una parte culturalmente privilegiata. Ma anche le parole hanno bisogno di organi per essere fonate…

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Milena Screm
Counselor Supervisor, formatrice e scrittrice: è autrice di quattordici libri d’indirizzo psicologico, pubblicati in Italia e all'estero. Opera da oltre trent’anni nell’ambito dello sviluppo dei potenziali umani e della crescita personale dell’individuo. Dopo la laurea in Architettura, si è formata negli Stati Uniti in Psicologia Umanistica e Transpersonale e ha arricchito la sua visione dell’uomo con lo studio di filosofie, di tradizioni e di metodi introspettivi diversi. Ha fondato e dirige dall'83 la scuola Insight, dove svolge attività di ricerca, insegnamento, formazione e consulenza privata e aziendale.