Cibo, mente e cervello

Alimentazione

Cibo, mente e cervello

L'idea che il DNA controlli il nostro corpo e la nostra vita - il cosiddetto dogma centrale della biologia - è ormai definitivamente caduta. Sappiamo invece dall’epigenetica che ci sono fattori che influenzano lo sviluppo degli esseri biologici. Sappiamo anche che i fattori ambientali (ad esempio l'esposizione a sostanze chimiche, metalli pesanti, molecole sintetiche, sostanze nutrienti) influenzano fortemente sia la soppressione sia l'iperattivazione dei geni. Detto in altre parole: il ‘fuori’ trova un corrispettivo nel ‘dentro’, siamo sempre in interazione col mondo esterno e questo condetermina la risposta biologica. Riscopriamo come antiche parole siano sempre vive: tale fuori tale dentro, così in alto così in basso, tale il grande tale il piccolo. La scienza non fa che confermare ciò che abbiamo sempre saputo. Per questo motivo l’attenzione all’ambiente, e al cibo di cui ora ci occupiamo, sta diventando una questione di capitale importanza e interesse. Diamo qui solo qualche esempio.

La vitamina D è uno dei più potenti attivatori di geni in biologia umana, accendendo "i geni di guarigione", una sorta di interruttori fotonici. Questa Vitamina, infatti, diventa biodisponibile con attività dei raggi UV e va a rinforzare la struttura dello scheletro. Ma una recente ricerca dell'Università del Kentucky ha aggiornato l'elenco dei beSunshine2-1080x1920nefici della cosiddetta Vitamina del Sole: nel giusto apporto quotidiano, essa favorisce l'attività del cervello, riducendo la presenza di proteine tossiche che interrompono o soffocano i legami tra i neuroni.
Lo studio pubblicato su Free Radical Biology and Medicine certifica l'attività antiossidante della D. I topi alimentati con la giusta supplementazione di Vitamina D e con livelli plasmatici adeguati della sostanza rispondevano meglio ai “test d'intelligenza”. I ricercatori spiegano che è indispensabile avere adeguati livelli di D (di cui sono ricchi yogurt, uova e funghi), ma bisogna aumentare l'uso degli integratori solo quando la D manca davvero. Un trucco per aumentare l'apporto di D nella dieta in modo semplice ed economico arriva da un altro studio scientifico della Boston University: esporre al sole per sessanta minuti i funghi prima di cucinarli può anche raddoppiare l'apporto di vitamina.

Olio extravergine d’oliva. Anche studi paralleli, questa volta nel nostro Paese, all’Università di Firenze (condotto da ricercatori guidati da Massimo Stefani del dipartimento di Scienze Biomediche sperimentali e cliniche e da Fiorella Casamenti del Dipartimento Neurofarba) hanno ottenuto risultati analoghi usando il principale fenolo (oleuropeina aglicone) dell’olio extravergine d’oliva, migliorando anche i depositi della proteina beta-amiloide nel parenchima cerebrale e la risposta neuro-infiammatoria.
C'è quindi una relazione tra i componenti antiossidanti contenuti nell'olio e la protezione fornita al cervello, la quale consente anche una pulizia costante delle scorie che possono accumularsi nella materia grigia.
L'Alzheimer, infatti, è causato dall'accumulo di placche di una proteina tossica (β amiloide), che soffoca i neuroni e altera la percezione spaziale e la memoria. Nella nota conclusiva si legge: "Lo studio fornisce una base scientifica", conclude Stefani "per i noti effetti anti-invecchiamento della dieta mediterranea, aprendo la prospettiva dell'uso di questa sostanza contenuta nell'olio extravergine di oliva come nutraceutico nel trattamento preventivo a lungo termine dei danni neurologici legati all'invecchiamento e in particolare al morbo di Alzheimer senile”. Studi recenti hanno anche evidenziato la possibilità che i metalli, rame o ferro, che affluiscono al cervello attraverso il sangue, possano accrescere gli stati infiammatori che precedono le demenze senili. I disturbi cognitivi possono accadere anche alle persone giovani a causa di un’alimvassoioRE1entazione scorretta. Esistono infatti cibi che danneggiano i percorsi neuronali e cibi che invece aiutano il cervello a rimanere in forma.  La dieta migliore per le nostre sinapsi è la scelta vegetariana. I grassi animali, infatti, vanno a braccetto con i metalli pesanti, come rame, ferro e zinco, che per i ricercatori potrebbero essere la causa dell'inceppamento della memoria. Un’alimentazione accorta può non soltanto prevenire la demenza ma anche aiutare a sbarazzarci dei farmaci per il colesterolo e la pressione alta. Molta cautela dunque nel consumo di carni in coloro che non hanno ancora deciso di ‘abbandonarla’.

I metalli sono preziosi per l'organismo, ma se presenti in grosse quantità possono danneggiare i neuroni. Non abbiamo bisogno di alluminio. Eppure questo metallo si annida nel cervello dei malati di Alzheimer, sebbene non sia stato ancora stabilito il nesso tra alluminio e processo degenerativo. Da dove viene? Spesso dall'acqua che beviamo: nei processi depurativi le centrali utilizzano proprio l'alluminio per eliminare le particelle in sospensione. Ma anche dagli emulsionanti e dai conservanti utilizzati dall'industria alimentare. Pesce e crostacei poi sono miniere di alluminio inutile.
L'atteggiamento equilibrato, senza cadere nello stato di sconforto poiché le insidie sono ovunque, è quello di consumare cibi semplici evitando gli alimenti confezionati, il lievito industriale, il sale in bustine (contiene un anti-agglomerante a base di alluminio), alcuni sottaceti e, sorprendentemente, gli antitraspiranti per il sudore: a differenza dei normali deodoranti, è ricco di alluminio.
Il rame è pericoloso se viene legato ai grassi saturi e agli oli parzialmente idrogenati. I grassi saturi sono presenti soprattutto nei latticini (burro, formaggi, latte) ma anche nelle parti grasse della carne, nel lardo e nel prosciutto. L'industria alimentare poi è ricca di grassi trans, particolarmente nocivi: sono i grassi sottoposti a idrogenazione per poi finire in snack, pasticcini e patatine, pasticceria (biscotti, prodotti da forno ecc). Basta dare un'occhiata all'etichetta: oli vegetali, senza specificarne la provenienza, oli idrogenati ecc. sono da bandire.
Scegliamo dunque cibi che contengono i cosiddetti “grassi buoni” come omega-3 e omega-6 contenuti prevalentemente nei broccoli, nei semi di lino, nelle noci. Anche il pesce è ricco di omega-3 ma comporta un maggiore accumulo di grassi e metalli nocivi. Consumatelo con cautela.

Le vitamine che proteggono i neuroni dai radicali liberi sono quattro: la vitamina E, l'acidonociHDR folico, la vitamina B6 e B12. La vitamina E si trova in grandi quantità nei semi, mandorle, nocciole, pinoli, avocado, mango, spinaci, broccoli.
Consumate 30 grammi di frutta secca al giorno per avere il 25% di probabilità in meno di sviluppare l'Alzheimer e le demenze. Inoltre l'acido folico migliora anche l'udito e si trova in tutte le verdure a foglia, ma anche nel melone. La vitamina B6: cereali integrali, banane, patate dolci e frutta secca. Quanto alla Vitamina C, oltre alle molte altre virtù, in un articolo pubblicato nel gennaio 2008 sull' American Journal of Clinical Nutrition, riporta che una riduzione del 42% del rischio d'insorgenza di ictus è stata riscontrata nei soggetti con elevati livelli plasmatici di vitamina C. Aumentati livelli plasmatici di vitamina C possono dunque conferire protezione nei confronti dell'ictus cerebrale. Secondo gli autori, livelli elevati di questa vitamina, quale risultato di elevate assunzioni di frutta e verdura, rappresenterebbero un marcatore biologico di uno stile di vita associato con un ridotto rischio di ictus cerebrale.

Il caffè e il vino sono ‘amici’ del cervello. La caffeina è in grado di ridurre in modo significativo i livelli ematici e cerebrali di una proteina, la beta amiloide, notoriamente molto elevati nella malattia di Alzheimer. Questo effetto, e un parallelo miglioramento dei sintomi, è stato dimostrato nei topi da un gruppo di ricercatori della University of South Florida che illustra la propria ricerca in due articoli pubblicati sul "Journal of Alzheimer’s Disease”. Attenzione alle quantità, si sa che non facilita il sonno, necessario per il recupero delle cellule cerebrali. Il sonno aiuta la memoria, consente al cervello di fissare i ricordi e le informazioni, ma soprattutto interrompe la produzione di amiloide, sostanza che può causare danni alla memoria se viene accumulata durante lunghe ore di veglia. Per favorire il sonno è meglio evitare di bere alcol poco prima di coricarsi, ma soprattutto è meglio cenare con carboidrati integrali complessi, e verdure che hanno un basso indice glicemico.
Analogamente un consumo moderato di vino protegge non soltanto il cuore ma anche il cervello. E’ una buona notizia. L'importante è la moderazione. Meglio bio, senza solfiti aggiunti, poiché il vino naturale, cioè l’uva in origine, già ne contiene.grapes Anche il tè verde ricco di catechine funzionano da anti-ossidanti, contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo anche a livello cerebrale.
Per concludere, anche l’attività motoria aiuta il cervello e l'intelligenza: la ginnastica aerobica e simili, aumentano la quantità di Brain Derivated Neurotrophic Factor (BDNF) nelle cellule cerebrali, e questa sostanza aiuta ad allontanare l'invecchiamento cerebrale. Ogni forma di attività mediata dal corpo fisico produce effetti positivi. Blanda, con consapevolezza, senza obiettivi ginnici o di prestazioni tai chi, qigong, yoga, zen stretching ecc, ma anche attività motorie convenzionali (come bike, camminata e molto altro). In sintesi: l’infiammazione assieme a glicazione e stress ossidativo sono i tre fenomeni fisiopatologici alla base della degenerazione e della maggior parte delle malattie croniche. Occorre quindi agire per lo meno su questi tre fronti anche con il cibo. E’ perciò essenziale che il ‘nuovo’ sapere sia condiviso, che la divulgazione di ciò che anche la nostra scienza ora scopre diventi disponibile e permetta una presa di coscienza senza la quale non è possibile nessun cambio di rotta.