Verso nuove cure, più umanizzate

L'informazione, vibrazione primordiale alla base della vita

Verso nuove cure, più umanizzate

Nel testo “Dal segno al simbolo” tre accreditati studiosi, Pier Mario Biava, Ervin Laszlo e Diego Frigoli, rispettivamente un medico, un filosofo e uno psicosomatista, illustrano un nuovo paradigma medico, che apre innovative prospettive sulla salute, intesa come equilibrio psicofisico e ambientale, e sul trattamento della malattia

Nella sua acuta prefazione al volume Dal segno al simbolo, Giorgio Cavallari raccomanda opportunamente ai lettori di non accostarsi alla lettura del testo, firmato da tre autori del calibro di Pier Mario Biava (medico e ricercatore), Ervin Lazlo (epistemologo e filosofo della scienza) e Diego Frigoli (psegno_simbolosichiatra e psicoterapeuta), come se si fosse in attesa di assistere a una performance di solisti fuoriclasse, bensì è come se si andasse ad ascoltare un'orchestra, dove viene eseguito, in armonia, un pezzo comune, in cui si possono comunque distinguere le differenti voci, i diversi strumenti. Quello che i tre studiosi riuniscono in questo libro è un po' la summa di un dialogo su temi e concetti che li accomuna da decenni, nel senso platonico del termine “dialogo”, concepito cioè come insieme di riflessioni e argomentazioni mosse prima di tutto da una forte passione per la conoscenza, da una curiosità virtuosa, da un sapere che non è, in primis, manifestazione narcisistica dell'ego, ma profonda volontà di condivisione. Con una premessa di fondo imprescindibile: fil rouge di tutte le dissertazioni esposte è la considerazione basilare secondo cui l'Universo è un sistema altamente complesso e coerente, codificato da informazioni complesse.

Biava: il cancro come patologia dell'informazione.
Ad “aprire le danze”, per rimanere in seno alla similitudine suggerita da Cavallari, è Pier Mario Biava, medico del lavoro, attualmente occupato presso l’Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Multimedica di Milano e autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di diversi libri.
In due di questi, in particolare, Il cancro e la ricerca del senso perduto e Il senso ritrovato (quest'ultimo in collaborazione con Laszlo, vedi https://www.karmanews.it/986/il-cancro-e-la-ricerca-del-senso-perduto/), il dottor Biava ha già illustrato le importanti conclusioni a cui è arrivato in passato, studiando, in laboratorio, il rapporto fra cancro e differenziazione cellulare, risultati che sono stati ripresi anche nel testo Dal segno al simbolo.

pier.mario.biavaFacciamo, dunque, un piccolo passo indietro, per maggiore chiarezza e per completezza. Sulla base di quanto è emerso dalle ricerche dello Zebrafish, un semplice pesciolino d'acquario con una specificità importante per la genetica: il 95% delle proteine del suo embrione sono simili a quelle umane, Pier Mario Biava e la sua équipe sono giunti ad alcune fondamentali considerazioni. Hanno notato, infatti, che le cellule tumorali sono cellule che si moltiplicano in modo indifferenziato e senza più controllo e, da un certo punto di vista, possono essere paragonate a cellule staminali alterate, in cui qualcosa, all'interno della loro formazione e della comunicazione informativa tra molecola e molecola, si è interrotto. Tuttavia, come è emerso da alcune analisi su ben sette tipi di tumori umani, dopo il trattamento con le sostanze responsabili del differenziamento delle cellule staminali si è evidenziato un rallentamento significativo delle curve di crescita di tutti i generi di crescita tumorale. Cosa implica ciò? Specifiche proteine possono arrestare il ciclo cellulare delle cellule alterate. Detto in altri termini, i fattori di differenziazione staminale sono in grado di bloccare la crescita tumorale, facendo uscire le unità alterate dal ciclo della loro moltiplicazione. Ecco la grande svolta: le cellule sono riprogrammabili e la malattia, che in questa cornice risulta essere un'alterazione rispetto al programma informazionale originario delle cellule, è reversibile.
Altro cruciale punto di approdo teorico del dottor Biava: il cancro è frutto di una modificazione non solo sul piano del codice genetico, così come è stato creduto in campo medico, in passato, ma anche su quello del codice epigenetico, un livello superiore al Dna, che costituisce il programma della vita, senza il quale l'esistenza nella sua interezza non sarebbe possibile.

20130822_ZebraFish.27

Biava ha studiato con la sua équipe lo Zebrafish, dato che il 95% delle proteine del suo embrione sono simili a quelle umane, facendo scoperte interessanti.

All'origine della materia e della vita organica, pregna di energia, ci sarebbe, cioè, un'informazione che ordina ogni singola molecola. È il codice epigenetico, alla base della differenziazione tra i diversi tipi di cellule, che determina lo spegnimento o l'attivazione di specifici geni ed è pertanto su di esso che bisogna andare a intervenire per fermare la crescita tumorale. Risulta chiaro, dunque, quanto sia rilevante tenere conto di quest'ultimo aspetto nella messa a punto di nuove cure che concepiscano olisticamente l'organismo umano non solo come una somma delle singole parti, ma un vero e proprio sistema a rete, dove sono interrelati e interagenti aspetti mentali, ambientali e relazionali.

La visione ecobiopsicologica di Frigoli:
tutto è, insieme, segno e simbolo

Nel testo, al contributo del dottore-ricercatore, decisivo per l'affermazione della medicina informazionale, fa eco quello successivo, firmato da Diego Frigoli, psichiatra e psicoterapeuta, presidente dell'Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, Istituto ANEB. Diego.Frigoli copia Prendendo le mosse dalla tradizione psicoanalitica, Frigoli giunge a illustrare i principi della Ecobiopsicologia, che afferma che tutto è contemporaneamente segno e simbolo: è segno, quando la coscienza egoica si ferma allo studio degli aspetti scientifici della forma indagata, è simbolo quando la coscienza ricorda che ogni forma è un riflesso del Sè cosmico o principio unitario. Lo psicosomatista ci invita dunque a cogliere il sottile legame esistente tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, o meglio, attorno a un individuo, dalla rete di relazioni sociali all'ecosistema naturale nella sua globalità. In quanto essere vivente, e dunque unità eco-bio-psicologica, anche l'uomo è regolato da leggi archetipiche, secondo le quali deve nutrirsi, respirare, muoversi, riprodursi, assolvendo a tali funzioni non solo da un punto di vista biologico, ma anche rispetto a dimensioni psicologiche, sociali, ambientali. Per Frigoli, la malattia è portatrice di un quantum informativo: nella sua prospettiva, il corpo si configura come mandala cosmico, frutto di creatività archetipica, e il sintomo è, contemporaneamente e simultaneamente, segno fisiologico, tangibile, ma anche simbolo, analogia di qualcosa che accade a livello psicologico, ovvero senso profondo del disturbo. Così, il vomito, nel suo significato latente, esprime un rifiuto emotivo; se il morbo affligge l'apparato locomotore, nel soggetto può essere in atto una crisi riguardante il tema del movimento, non solo a livello fisico, ma anche sul piano mentale e relazionale; se esso colpisce la pelle, nella crisi è coinvolta la dimensione dei confini, della separatezza e degli scambi, e così via.

femme-qui-bronze-sur-la-plage

Per il dr. Frigoli l'organo colpito dal tumore rappresenta simbolicamente  una delle funzioni trasformativa del Sè, bloccata dall'Io.

Se per Biava il cancro è una patologia dell'informazione, nella visione ecobiopsicologica di Frigoli il cancro è esempio di incomunicabilità tra Io e Sé, come se un individuo non fosse più in grado di orientare la sua progettualità, vivendo così una fase di stallo e e perdendo il contatto con la propria coscienza. E, sempre all'interno di questa cornice teorica, l'organo colpito dal tumore diviene il rappresentante simbolico di una funzione trasformativa del Sé, bloccata dall'Io: la mammella si fa immagine di una figura materna scarsamente nutritiva, l'apparato genitale ha a che fare con la necessità di generazione, quello respiratorio è connesso al bisogno di relazione...
Come risulta evidente dalle conclusioni tanto di Biava, quanto di Frigoli, si profila l'urgenza di formulare e sperimentare cure alternative che agiscano in parallelo alle tradizionali chemioterapia e radioterapia, a cui peraltro, molto spesso, le cellule tumorali alterate oppongono resistenza. Cure più umanizzate, che mettano al centro la totalità della persona e tengano conto di tutte le sue sfere vitali.

Per Laszlo l'informazione configura ciò che è materia ed energia
Nell'ultima parte del volume, è Ervin Laszlo, epistemologo e filosofo della scienza – fondatore e presidente del Club di Budapest, codirettore del World Wisdom Council, Premio internazionale Mandir per la Pace (Assisi 2005) – a illustrare i principi fondanti della medicina informazionale, OLYMPUS DIGITAL CAMERAla quale non ambisce a sostituirsi alla tradizionale medicina biochimica, ma intende porsi in maniera complementare a essa, in maniera efficace ed efficiente, secondo una prospettiva che conduca a una integrazione trasdisciplinare, proficua e collaborativa. Viene, cioè, enunciato un nuovo paradigma teorico incentrato sul concetto di informazione, nella considerazione del suo ruolo fondamentale nell'Universo – dov'è responsabile, per esempio, della differenziazione di un sistema da un altro – e all'interno di un organismo vivente, dove essa va a codificare l'insieme molecolare. Atomi, molecole, cellule, organismi, così come, su scala più grande, pianeti, stelle, sistemi stellari e galassie sono definiti “sistemi quantistici di ordine superiore”, “configurazioni su vari livelli di energia informata”.
È sempre Laszlo a introdurre, nelle pagine conclusive del saggio, il Manifesto del Nuovo Paradigma in Medicina, alla cui stesura hanno partecipato attivamente tutti e tre gli autori del libro e che è stato presentato ufficialmente a un convegno a Stresa nella primavera 2013. Esso ha una finalità ben precisa, quella di fare in modo che i suoi principi – primo tra tutti, la patologia intesa come squilibrio informazionale – siano ispiratori per gli attuali terapeuti e per la creazione di nuove figure in tale ambito, andando a formare professionisti in grado di formulare diagnosi e di proporre interventi che tengano conto di una duplice modalità comunicativa: per comprendere un uomo, il suo stato di salute e, viceversa, di malattia, bisogna integrare diversi tipi di informazioni – somatiche, psicologiche, famigliari, sociali... di un individuo – adottando un linguaggio specifico “con un codice di significazione doppio”, da un lato segnico (“sistema cognitivo informato”, lo definisce Biava), dall'altro “analogico-simbolico”. la.rivoluzione.della.coscienza.98022Obiettivo finale è, infatti, quello di approdare a terapie innovative umanizzate, che rispettino i bisogni organici, psicologici e relazionali della persona.
Nel complesso Dal segno al simbolo risulta essere una lettura davvero molto interessante e completa, vivacizzata dalla presenza dei tre contributi secondo una dinamica virtuosa che sottolinea l'importanza di una concreta condivisione della conoscenza, superando la visione dello studioso e del ricercatore isolato all'interno della comunità scientifica e chiuso nella propria “turris eburnea”, fredda e distante e distaccata dalla realtà. Un saggio collettivo in grado di far riflettere, fornire chiavi di lettura alternative sulla malattia e capace di aprire spiragli e nuovi scenari non solo agli occhi di medici e operatori del settore, ma anche di fronte a malati, a parenti e a persone care intorno a loro, perché continuino a lottare e a sperare alla luce di nuove consapevolezze.

Titolo: Dal segno al simbolo – Il manifesto del Nuovo Paradigma in Medicina.
Autore: Pier Mario Biava, Ervin Laszlo, Diego Frigoli
Editore: Paolo Emilio Persiani
Prezzo: 15,90 euro