La natura invisibile dell’esistenza

Da un punto di vista scientifico è stata confermata ormai da tempo l’esistenza dei campi magnetici che si sviluppano dentro e intorno alla materia. Ad esempio il campo magnetico del Sole condiziona l’orbita dei pianeti di un intero sistema. Come i pianeti che girano intorno al Sole anche noi esseri umani risentiamo, pur non essendone completamente coscienti, della continua attività dei campi vibrazionali che troviamo sul nostro cammino. Per comprendere con più chiarezza di cosa si tratta dobbiamo quindi immergerci nella natura invisibile dell’esistenza, lo spazio di mezzo che lega e condiziona la materia visibile.

Condizionati dall’invisibile
Se siamo condizionati dal mondo invisibile, non possiamo escludere l’ipotesi che all’interno di esso siano presenti frammenti di memoria, campi di risonanza morfica, riguardanti eventi o persone che non hanno avuto modo di completarsi. Campi magneticiPer spiegare ciò in termini più semplici, immaginiamo il dolore e la profonda sofferenza che hanno vissuto gli ebrei deportati nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Queste persone hanno terminato la loro esistenza lasciando in sospeso un urlo di dolore, un dolore che deve essere trasformato fino ad estinguersi.
Le memorie si trasmettono di generazione in generazione; in esse è contenuto un nucleo di negatività che per risonanza produce una compensazione. In questo caso i sopravvissuti all’incubo dei campi di concentramento nazisti, nel tempo hanno sviluppato un profondo senso di colpa, sentendosi privilegiati rispetto ai compagni torturati ed infine morti.
Abbiamo quindi sulle spalle un carico di responsabilità che, lo si voglia oppure no, ha la responsabilità di liberare intere generazioni di anime. I figli dei nostri figli avranno tra le mani materiale sul quale lavorare attraverso invisibili movimenti spirituali che, una volta conosciuti, saranno l’unico strumento capace di liberarli. Oggi stiamo lavorando per affinare questi strumenti, tramandandoli con estrema attenzione, formando un’intera futura generazione allo sviluppo delle capacità sensibili attraverso strumenti che opera per mezzo dell’invisibile.

Le forme dell’invisibile
L’invisibile raccoglie differenti forme: in materia bioenergetica esse vengono definite entità. Non serve credere ai fantasmi, basta accontentarsi delle sensazioni e verificare di persona chefantasmi-venezia-parte-2-300x216 in ogni momento della nostra giornata possiamo avvertire o meno la presenza di campi di energia intelligente che operano su di noi, condizionandoci. Se vogliamo intraprendere un reale percorso di trasformazione interiore non possiamo escludere la presenza dell’invisibile. Anche se lo spazio vuoto che avvolge la materia può apparentemente sembrare poco significativo, in realtà la maggior parte della nostra vita è una conseguenza del vuoto invisibile che ci circonda.
Prima di tutto dovremmo considerare il fatto che lo spettro visivo umano è molto limitato e in secondo luogo dovremmo domandarci, come succedeva già in epoca cartesiana, se le immagini che vediamo sono un riflesso interiore che si muove verso l’esterno, oppure un semplice riflesso di luce esterno che si riversa all’interno.

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L’occhio umano vede solo un’ottava della luce rifranta.

Già nel 1637 con le scoperte di Cartesio, a cavallo del pensiero meccanicistico, vennero esposte teorie stravaganti che daranno voce alle più recenti ipotesi sui modelli riflessivi di percezione di Max Velmas. Ciò che vediamo è luce suddivisa in varie frequenze, le forme sembrano nascere all’interno di un processo neurale correlato di coscienza.
Apparentemente potremmo abbandonarci all’ipotesi che la vita, vista attraverso gli occhi, è la parte più superficiale dell’esperienza umana, mentre quella osservata attraverso la coscienza è in continua mutazione e produce l’effetto di ampliare lo spettro visivo fino a poter vedere le forme dell’invisibile (vista sottile).

La coscienza
La coscienza umana e l’organo della vista sembrano andare nella stessa direzione, appaiono come gemellati da un processo in divenire che vuole farci “vedere” la realtà ultima per mezzo di un movimento spirituale che spinge la coscienza ad espandersi. L’unico evidente limite a questa possibile espansione è appunto la coscienza, radicata in strutture e margini costrittivi che la circuiscono all’interno di una fortezza.
counsciousnessLa coscienza ordinaria è una condizione mentale che oscilla tra il senso di colpa e la piacevole sensazione di sentirsi innocenti; colpa e innocenza sono reciprocamente legati al dare e al ricevere, come in una continua ricerca di equilibrio che ci mantiene saldi all’interno del nostro contesto di appartenenza. Per appartenere dobbiamo sforzarci di mantenere lo stato di innocenza il più a lungo possibile, altrimenti rischiamo di essere rigettati dal sistema stesso che ci accoglie.
Accedere all’invisibile quindi significa, scardinare questo fastidioso meccanismo della coscienza, liberarci dal senso di colpa ma anche dall’esigenza di sentirsi innocenti. Paradossalmente i grandi mistici, i santi rivoluzionari hanno dovuto fare i conti con il senso di colpa, profondamente radicato nella struttura condizionata della coscienza umana, affine a quelli che sono i dettami materialistici basati sul territorio ed il branco.

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Patrizia Patti: “Trasfigurazione”.

Lo Spirito non ha territorio, non ha confini, colui che entra in comunicazione con lo Spirito viene automaticamente visto come un traditore della patria, della famiglia, del proprio gruppo di appartenenza. Sono molti gli esempi che contribuiscono a confermare quanto appena detto; ci aiuta a comprendere questa scomoda verità, la storia di San Francesco, rinnegato dalla famiglia, dagli amici, dalla comunità, dallo stesso movimento che in qualche modo gli si modellò intorno, ma che non riuscì comunque ad includerlo e possederlo. Francesco era in comunicazione con lo Spirito, in comunione con qualcosa di più grande, oltre i confini della mente ordinaria.
Anche il Buddha abbandonò la famiglia, voltò le spalle al regno che il padre aveva tanto desiderato offrirgli come suo unico discendente. Nelle scritture si narra di questa scelta estrema che egli intraprese dopo essersi accorto che al di fuori del suo regno esisteva, la malattia, la morte, la povertà. Il Buddha volle sperimentare ogni singola esperienza attraverso l’osservazione consapevole del proprio corpo; comprese la natura della sofferenza ed il conseguente lord.buddha.18adistacco da ciò che è impermanente, fino alla completa liberazione.
Ancora più significativa è la storia di Gesù, il quale venne alla luce per mezzo dello Spirito santo che lo guiderà verso la completa rinuncia, la rinuncia stessa del corpo come simbolo di transizione ed impermanenza. La dimostrazione tramite la resurrezione che il corpo non ci appartiene e che noi non apparteniamo ad esso. Rinascere è quindi una condizione interiore che avviene per mezzo di una trasmutazione della coscienza, come vuole appunto indicarci l’immagine simbolica di Gesù che risorge divenendo il Cristo.
Tutte queste storie hanno un denominatore comune che non si può vedere ma che ci condiziona e ci muove in una direzione inevitabile, come se lunghi e sottili fili invisibili siano in relazione tra noi e un’ipotetica meta.

Accedere all’invisibile
Il temine sensitivo, ci fa pensare a due aspetti centrali della natura umana: il primo riguarda la sensibilità, mentre invece il secondo aspetto riguarda le sensazioni. Non tutte le persone sensibili sono anche presenti alle sensazioni (per sensazioni si intende ciò che possiamo sentire direttamente attraverso la struttura corporea). Spesso un sensitivo avverte la presenza di una qualche forma invisibile per mezzo delle sensazioni corporee. Il mondo dell’invisibile con le sue forme intelligenti nascoste, si manifesta quindi attraverso la materia; un paradosso che vuole indicarci l’importanza strategica del corpo che ancora una volta diviene strumento di indagine per altre dimensioni.
Per accedere all’invisibile dobbiamo prima di tutto allenarci ad osservare. Il chiacchiericcio della mente è come un fastidioso rumore di fondo che ci fa perdere la connessione con il “non manifestato”. Una volta che abbiamo allenato la mente all’ascolto consapevole, diveniamo pronti per accedere alle manifestazioni dello spirito. Lo spirito si manifesta attraverso segnali e coincidenze che incontriamo durante il nostro cammino; cominciando ad esplorare il mondo dello spirito attraverso i segnali che ci comunica, potremmo sperimentare qualcosa di ancora più grande, quello che gli sciamani chiamano “il Nagual”. Dobbiamo necessariamente capire che il Nagual, cioè il grande mistero, non si manifesta, perché cerchiamo inconsciamente in tutti i modi di stargli alla larga.

Carlos Castaneda
L’antropologo Carlos Castaneda.

Nei suoi libri Carlos Castaneda racconta l’incontro con il suo benefattore, lo sciamano Don Juan. In più occasioni Don Juan descrive a Castaneda l’incontro con il Nagual (il mistero) come un’esperienza di picco (peak experiences), dove il corpo viene sottoposto ad estremi voltaggi spirituali, campi di materia sottile che vibrano a frequenze che potrebbero risultare letali per il corpo fisico.
L’incontro con il grande mistero, ciò che è celato attraverso l’invisibile, è prima di tutto un’esperienza che deve essere digerita dal corpo o principalmente dal cervello. Esso possiede una vibrazione specifica, le forze che operano attraverso l’invisibile, invece, si manifestano attraverso frequenze completamente diverse, quelle che un sensitivo appunto riesce ad avvertire.
E’ quindi chiaro che per accedere all’invisibile dobbiamo sottoporci ad una lunga preparazione capace di cambiare la struttura molecolare fino a renderla in grado di reggere l’estrema onda d’urto generata dalle manifestazioni del non manifestato.
Oltre la struttura della coscienza ordinaria, quella basata sul condizionamento di colpa e innocenza, dopo aver allenato la mente all’ascolto consapevole attraverso profondi stati di assorbimento (samadhi) e dopo che questo processo abbia modificato la nostra struttura molecolare, potrebbe manifestarsi qualcosa che è al di là della materia, qualcosa che per risonanza viene richiamato alla nostra presenza attraverso una naturale selezione.

Relazioni tra mondo invisibile e malattia mentale
Da secoli gli sciamani credono nell’esistenza di un punto di intersezione chiamato “punto d’unione”, che muovendosi modifica la percezione, alterando di conseguenza il comportamento. Devo confessarvi che la prospettiva in base alla quale esista un punto di raccordo nella parte superiore del capo, all’altezza della corona, in grado di alterare la nostra visione della realtà è di per se una rivoluzione completa da prendere in seria considerazione, specie nel caso in cui ci trovassimo di fronte le attuali diagnosi in materia psichiatrica.

IGOR MORSKi
Le “Maschere” di Igor Morski.

Come possiamo definire la malattia mentale? Dobbiamo necessariamente affidare le nostre vite ad una platea di accademici selezionatori? Oppure sarebbe meglio azzardare l’ipotesi che dietro la perdita di controllo ci sia un effettivo movimento verso piani più sottili di coscienza? Ci sono molti esempi che confermano la possibilità che dietro una psicosi si nasconda un misterioso legame con l’invisibile. Ma come comportarsi di fronte questi improvvisi cambiamenti, di fronte la paura che si sprigiona a causa di quello che definiamo disturbo psichiatrico?
Da secoli la struttura della società nella quale oggi viviamo è stata nutrita da idee convenzionali di un paradigma meccanicistico. Questa enorme pressione intellettuale ha generato solidi schemi che racchiudono l’essere umano dentro una gabbia invisibile fatta di credenze e diagnosi. Come possiamo liberarcene? Come affrontare il disturbo psicologico senza questa pesante contaminazione istituzionale?

L’insegnamento del Buddha, il Risvegliato
Con un grande salto nel tempo, di circa duemilacinquecento anni, raggiungiamo un gruppo di uomini e donne che sedendo a gambe incrociate ascoltano l’insegnamento di un uomo seduto anch’egli a gambe incrociate su una grande pietra a ridosso di un grande albero. Quell’uomo veniva chiamato il Buddha, cioè colui che si è risvegliato, e dalla sua infinita compassione insegnava ciò che egli stesso sperimentò attraverso l’esperienza di trasformazione più alta che si possa mai raggiungere: il Nirvana.
BuddhaL’esperienza del Buddha ci insegna a comprendere la mente ordinaria e soprattutto a capire che ogni essere è in grado di raggiungere la liberazione dalle catene del condizionamento. In questi termini è possibile immaginare l’insegnamento del Buddha come un processo di trasmutazione della coscienza, dove si percorre un tracciato obbligato che passa attraverso stati di assorbimento chiamati jhana, capaci di creare profondi insight nella coscienza, intuizioni indispensabili per compiere il passo successivo verso la completa liberazione.
I jhana possono essere anche visti come spostamenti del punto d’unione; da questa prospettiva si intravedono delle intersezioni tra i vari insegnamenti che ci sono stati tramandati; la cosa però importante da comprendere è che entrambi presentano delle condizioni psicologiche insolite che superano di gran lunga il margine della “normalità”.

Casi di emergenza spirituale
Negli anni ’70 in California lo psichiatra di origine ceca, Stanislav Grof, diede vita ad un progetto particolarmente insolito. Dopo avere analizzato migliaia di pazienti si accorse che non tutti potevano essere catalogati all’interno dello stesso metodo diagnostico. In molti casi i disturbi psicologici erano il sintomo di un processo spirituale spontaneo che lui stesso definì “emergenze spirituali”. Le emergenze spirituali appaiono nello stesso modo in cui appare una qualsiasi altra forma di disturbo psicologico, soltanto piccole sfumature distinguono l’uno dall’altro caso; nella maggior parte di questi, però, i soggetti studiati entravano in contatto con esperienze di picco (peak experiences), risucchiati in stati non ordinari di coscienza.

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Il giornalista Graham Hancock, autore di numerosi libri di successo.

I nostri antenati lo sapevano bene; gli studi condotti da Graham Hancock, antropologo di fama mondiale, hanno rivelato che già durante l’età rupestre gli uomini di quel tempo avevano instaurato una profonda relazione con il mondo degli spiriti. I dipinti ritrovati in alcuni siti archeologici datati dai tredici ai ventitremila anni, sono delle straordinarie conferme che ci svelano le articolate forme ritualistiche e la grande sensibilità artistica, opera solo di strepitosi talenti. Gli studi di Hancock portano alla luce una realtà sconvolgente; l’invisibile opera dello spirito attraverso stati non ordinari di coscienza è stata largamente sperimentata già migliaia di anni fa; i nostri antenati delle caverne avevano una relazione con l’anima decisamente più autentica e meno contaminata della nostra. Molto probabilmente, quella che oggi definiamo malattia mentale era vista come una manifestazione degli spiriti incarnati.
L’ipotesi che i disturbi mentali siano causati da una possessione del campo energetico individuale è ribadita anche dal medico tedesco Thorwald Dethlefsen, che in un suo libro afferma a chiare lettere che la malattia mentale è una forma di possessione, vista anche come una risonanza del proprio legame spi61196_148508758524798_100000970241137_228152_2116644_nrituale con le vite precedenti. L’opera di divulgazione condotta dai grandi nomi della ricerca moderna tocca sensibili punti di contatto tra scienza e spiritualità. L’enorme risonanza di alcuni metodi che uniscono tradizione ed evoluzione, come ad esempio le costellazioni familiari, l’ipnosi regressiva e la respirazione olotropica, non è di certo dovuta ad una falsa propaganda commerciale, piuttosto agli effetti riscontrati dalle persone che ne hanno fatto esperienza diretta.
Se vogliamo raggiungere, come in parte sembra stia accadendo, la linea dell’orizzonte evoluzionistico, dobbiamo necessariamente sviluppare la capacità di sentire lo spazio intermedio che lega ed influenza la materia visibile. E’ per mezzo di questa sensibilità che possiamo riconoscere i segnali provenienti dallo spirito, segnali che vogliono indirizzarci verso la più alta forma di guarigione, quel tipo di guarigione che sradica definitivamente le profonde radici della paura.

Maurizio Falcioni
Ricercatore indipendente, dopo 10 anni di terapia analitica, ha approfondito numerosi metodi terapeutici. Svolge incontri di gruppo utilizzando come base le costellazioni familiari. Il suo lavoro è finalizzato all'osservazione delle cause del trauma nella sfera perinatale e sistemica. I suoi link: *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/partecipa-agli-eventi *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling