Maria Morganti. Il colore stratificato

Mostra a Milano: "Maria Morganti. Pronuncia i tuoi colori"

Maria Morganti. Il colore stratificato

La mostra di Maria Morganti, presso la Galleria d'arte Otto Zoo di Milano, offre l'occasione di capire come l'autrice si misuri con il monocromo in un modo del tutto originale, materico e diaristico

Dal Quadrato nero che Kazimir Malevič dipinse nel 1915, l'arte ha affrontato il tema del monocromo a più riprese, effettuando l'annullamento della rappresentazione e del volume a favore di un unico colore ridotto a superficie significante, di cui gli artisti hanno dato con differenti tecniche interpretazioni diverse. Maria Morganti ne dà un'indicazione inedita, basata sul valore materico della pittura.Maria Morganti-ritratto
Maria Morganti nasce a Milano nel 1965. Dopo la maturità al liceo artistico si trasferisce per un anno a New York, dove frequenta i corsi liberi della NYSS-New York Studio School; rientrata a Milano si laurea in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, continuando a frequentare ogni estate l'ambiente artistico newyorchese. Questa esperienza e questi contatti le consentono di lavorare per qualche anno ai corsi estivi della New York University che si tengono a Venezia, dove si trasferisce, prima di dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Un colore a-significante
Il colore ha una sua bellezza intrinseca, un significato simbolico, una qualità percettiva ed espressiva, ma non è questo che interessa all'artista, che si concentra sul suo aspetto fisico e tattile e lo utilizza come materia con cui fare esperienza con il proprio corpo e testimoniarne l'andamento temporale. Il colore è dunque assunto come sostanza da toccare e con cui lasciare una traccia del gesto: i primi lavori sono testimoni di un gesto piccolo, a misura di polso, poi sempre più grande, con il coinvolgimento dell'avambraccio, con cui dipinge superfici in colori primari stesi circolarmente, la cui densità reca traccia del movimento.
Negli anni Novanta il rosso ha il sopravvento, nelle sue modulazioni tonali che differiscono da un quadro all'altro, steso con movimenti che creano concavità a cupola; a volte il rosso è tagliato verticalmente da un'inserzione di un altro colore, una fessura che si dilata sempre più, crea aperture e squarci fino ad assumere la forma di rettangoli.
Le forme rettangolari a loro volta si ingrandiscono e si sovrappongono sino a coprire quasi interamente il rosso sottostante. Nascerà così verso la fine del decennio la serie delle Sedimentazioni, in cui il colore portante è quasi interamente coperto da quelli successivi, che sembra incorniciare e di cui lascia intravedere la sequenza.

La cancellazione
Nel 2000, a seguito di un ripensamento, stende del colore su un quadro finito e lo annulla quasi completamente lasciandone a ricordo una sottile striscia nella parte superiore. Il gesto radicale dà origine alla serie dei Quadri in due tempi, in cui Maria Morganti procede a una cancellazione continua di cui conserva le tracce; la tavolozza è ridotta al minimo, una sola tazza di colore che viene continuamente rialimentata con del nuovo pigmento che si aggiunge e si mescola a quello residuo; come dice l'artista: «La ciotola non si svuota mai, rimane sempre viva e bagnata. È come tenere in vita una pianta». Le gradazioni sono 'sporche', perché il pigmento non è mai puro, ma sempre recuperato sciogliendolo con l'olio di lino e aggiungendone altro, le stesure cromatiche sono dense e prosciugate e ciascuna contiene una traccia di quella precedente, con cui si mescola e si annulla.
Nel 2006 nasce il Quadro infinito (cm. 50 x 40), una tela su cui ogni giorno, tutt'ora, l'artista stende uno strato del nuovo colore a olio sulla sua superficie, aumentandone via via lo spessore e lasciando che la sua storia cromatica sia visibile nel profilo di taglio.

Un colore diaristico
Dal 1999 Maria Morganti usa anche i pastelli a olio in stick per dipingere a strati su fogli di carta (cm. 18 x 26), con attraversamenti sovrapposti ora verticali e ora orizzontali resi visibili nei margini della carta, che poi dispone a parete fissandoli con puntine americane in grandi composizioni che li raccolgono.

Maria Morganti-Carta-Diario #128-Courtesy Otto Zoo

Maria Morganti: "Carta Diario #128"

Nasce così la serie delle Carta-diario (a oggi composta da più più di novecento carte, esposte singolarmente o in composizione), ciascuna delle quali è siglata con un numero progressivo.
Nel 2012 l'idea di un colore diaristico si concretizza in un'opera, Portadiari (270 x 100 x 10) che deve coprire la presunta durata della attività: si fa costruire delle stecche di legno, larghe un metro e alte quarantacinque centimetri, e un raccoglitore di venti piani che le contiene suddivise in gruppi; ogni giorno ricopre una piccola parte della stecca con il colore della giornata, lo stesso steso sul Quadro infinito, in modo che a fine mese si possa leggere la sequenza cromatica della sua attività pittorica giornaliera.

Maria Morganti-Sedimentazione 2014 #2-Courtesy Otto Zoo

Maria Morganti: "Sedimentazione 2014 #2".

Lo stesso colore sciolto con l'olio di lino nell'unica tazza che Maria Morganti usa, è steso in tempi diversi nella serie dei quadri Sedimentazioni, dipinti in tre diverse misure, che corrispondono al formato del ritratto (cm. 60 x 50), come in: Uno alla volta. 5 Sedimentazioni (2013), del mezzo busto (cm. 110 x 90) come in Sedimentazioni 2011 #10 (2011) e della massima altezza del corpo, altezza e apertura delle braccia (180 x 160) come in Sedimentazione 2014 #2.
Curiosamente tutti i quadri sono dipinti su una preparazione di pigmento rosso lasciata asciugare come fondo: rosso il colore portante della sua pittura.

Un colore malleabile
Invitata da Carmen Gloria Morales ad esporre all'aperto, si pone il problema di creare opere che escano dal chiuso dello studio e interagiscano con la natura del luogo sopravvivendo alle modificazioni atmosferiche: si procura della plastilina colorata (un materiale plastico a base di argilla, cera e olio) con cui replica le stratificazioni pittoriche creandone dei livelli successivi sovrapposti, poi le taglia a striscioline e con queste costruisce un anello che dispone attorno al tronco di un albero, "abbracciandolo", in: Vado all'aperto (2007). Con lo stesso procedimento crea delle piccole opere (cm. 22 x 18) in in cui il colore si presenta ancor più denso e corporeo delle opere pittoriche, pur replicandone il senso, come in: Stratificazione #1 e Stratificazione #2 (2011).

Maria Morganti-Impastamento 2014 #1-Courtesy Otto Zoo

Maria Morganti: "Impastamento 2014 #1".

Poi, così come accadde per i Quadri in due tempi, a volte stacca la plastilina dal supporto, lo amalgama mescolandone i diversi strati cromatici e stende il nuovo colore ottenuto, muovendone la superficie con l'impronta del gesto; nasce la serie degli Impastamenti, il cui titolo contiene, il numero progressivo della loro creazione, come in: Impastamento 2014 #1, Impastamento 2014 #2, ecc., esposti su alti sostegni di legno e acciaio come piccole sculture. Grumi. Si sente tra le mani la materia dei colori... (2013) è una installazione in cui una serie di quarantuno spugne imbevute con i colori delle tele, sono appese a un filo con delle mollette da bucato, come fossero stese ad asciugare. Nel 2015 delle strisce di plastilina colorata vengono spalmate negli interstizi di lastre di travertino che si fa tagliare a misura di quadro, Nel travertino (2014, cm. 87 x 86 x 2), in modo che la porosità della pietra ne trattenga quel minimo necessario a livellarsi, animandosi di colore.

Maria Morganti-Grumi (part.)-Courtesy MAMbo (BO)

Maria Morganti: "Grumi" (particolare).

Un colore vivente
La serie Impronte carte diario è composta dalla carta che ricopre il tavolo dello studio su cui dipinge le carte, ritagliata laddove i rimasugli di colore smarginato si sono mescolati per dodici anni, mantenendo una traccia del tempo; l'opera Impronta Carte/Diario (1998/2010) è stata esposta al Museo di Castelvecchio (VR) tra i dipinti antichi dei maggiori pittori veneti, con un effetto di grande suggestione.
Molto interessante è il fatto che ogni opera venduta è accompagnata da una dichiarazione scritta, “Il Proprietario come Testimone”, in cui l'artista afferma che la processualità della materia-colore si comporta secondo leggi proprie incontrollabili e richiede all'acquirente, una volta diventato proprietario, di diventare il nuovo testimone di una eventuale modificazione del colore, "pelle" pittorica soggetta a invecchiare e a screpolarsi. Perché «l’opera», dice Maria Morganti «in quanto materia lasciata come traccia dell’esperienza e dell’esistenza, è destinata a decomporsi, a trasformarsi».