E’ Natale, ma come vogliamo viverlo?

E’ Natale, ma come vogliamo viverlo?

Per alcuni sono i giorni più belli dell’anno. Per altri un incubo di cui liberarsi al più presto. Comunque lo vogliate vivere, non ci si può sottrarre. Scopriamo assieme come percepirne il mistero.
Nella solita discussione se il Natale sia più commerciale che religioso, dovremmo andare oltre cercando di capire che contiene tutto ciò che siamo stati e quanto siamo diventati in questa epoca della nostra storia. Se è spinto all’acquisto febbrile, al consumo forsennato, è perché rappresenta la nostra realtà di oggi. Il Natale è uno specchio di ciò che siamo. La gerla da cui esce la nostra natura più profonda. Degli affetti e valori che abbiamo nutrito e coltivato nel corso di tutti i mesi precedenti.
Ecco perché, in questo particolare periodo, per alcuni il bilancio può risultare particolarmente doloroso e deprimente. Mentre pare che nelle lunghe e gelide notti invernali tutto il mondo si illumini e si riscaldi di mille colori sfavillanti, di affetti familiari soalberoNatalepiti e finalmente rinnovati, nel cuore di certe persone non arriva lo stessa luce e il medesimo calore. “Non sento il Natale”, è la loro affermazione sconsolata.
Avete mai provato quel vuoto che assale appena terminate le feste natalizie? La magia è finita. Tutto torna come prima. E dovremo aspettare un altro lungo anno per rivivere le stesse emozioni, sensazioni, attese. Che cosa abbiamo perduto? Qual è il fascino del Natale che cogliamo solo nel suo aspetto più superficiale ed effimero? Il Natale ha profonde radici non solo nella tradizione cristiana, ma risale i secoli fino alla notte dei tempi. Per questo fa risuonare in noi corde profonde. Corde di cui abbiamo perso la conoscenza. Come abbiamo smarrito la comprensione di tutto il significato simbolico di questo importante periodo dell’anno. Che rappresenta la fine e l’inizio. La vita e la morte. L’annientamento da parte delle fredde e oscure forze del gelo. E finalmente la rinascita del sole che torna. Riscalda e ridona nuova vita. In un tempo remoto il Natale era compreso nel periodo che inizia con l’attuale Halloween, per terminare a Carnevale (l’esplosione folle e gioiosa delle energie primaverili, con la vita che riprende a manifestarsi in tutte le sue molteplici forme e colori). Coincideva con feste e rituali importanti, legati al mondo naturale e fiabesco, celebrati da tutte le popolazioni dell’antichità. Insomma, il mistero del Natale è antico quanto l’uomo. E la festività cristiana, non a caso dedicata alla natività, ha aggiunto mistero a mistero.
Il Natale rivela la natura paradossale e bipolare dell’animo umano. Da una parte la religiosità, la tensione verso la pace e la bontà d’animo. Dall’altra - e la gente di oggi si stupisce - le manifestazioni più controverse, conflittuali e distruttive della natura umana. I nostri predecessori ne erano consapevoli. Le energie benefiche si accompagnano a quelle oscure: la coincidenza degli opposti. Babbo Natale, o San Nicola (equivalente di Santa Claus), erano sempre seguiti da un “accompagnatore tenebroso”. L’ombra che ognuno di noi si porta appresso e che non può celare, neppure a Natale.

La consapevolezza nel donare
Nel film Blood diamond il protagonista, interpretato da Fernando Di Caprio, si sposta progressivamente dall’egocentrismo di chi pur di trarne il massimo profitto economico non assume alcuna responsabilità rispetto a quanti estraggono diamanti in Africa, magari trattati come schiavi, alla consapevolezza che prima di tutto valga la pena coltivare la dignità per sé e per il prossimo. Le grandi realtà urbane vivono di questi contrasti. Non ci chiediamo da dove, e soprattutto come, giungano a noi le merci, i prodotti di consumo più vari, in modo sempre più allargato e diffuso. Ne siamo consapevoli?
Ora che avete corso per i regali, fermatevi un momento a pensare. L’uso di scambiarsi doni, semplici, spesso ricavati dal mondo naturale, risale anch’esso la notte dei tempi. La nostra “caccia” al regalo, invece, richiede si affronti tutta una serie di prove dell’attuale mondo caotico e consumistico. Che cosa è rimasto dell’antica simbologia del dono? Perché a Natale facciamo regali, specie ai bambini, alle persone che amiamo? Perché facciamo doni importanti e altri dismessi, cosiddetti “riciclati”, alle persone con cui siamo in relazione superficiale? Non sarebbe meglio, a volte, non farne? Oppure donare qualcosa di veramente utile a chi ne ha veramente bisogno? Qualche interrogativo su cui riflettere durante le giornate natalizie di vacanza, tanto per iniziare il nuovo anno con un pizzico di consapevolezza in più rispetto alle nostre scelte e a ciò che facciamo. E comunque sia, auguri!