Yoga e salute

Il 21 giugno è stata celebrata la giornata internazionale dello yoga, una diciplina che vanta 60 milioni di praticanti in tutto il mondo. India's Prime Minister Modi performs yoga with others during a yoga camp to mark the International Day of Yoga, in New Delhi
Il primo ministro indiano Narendra Modi, che si è unito a una folla di 35mila persone a New Delhi (foto a destra), ha sollecitato alle Nazioni Unite l’istituzione di questa ricorrenza e ha creato un ministero per la promozione dello yoga.
In occasione di questo evento abbiamo chiesto a Lisetta Landoni, fondatrice dell’Accademia Kriya Yoga, di parlarci di questa disciplina.

Lo yoga, veicolo ideale per la pace interiore
Nato in un tempo immemoriale, con l’uomo e per l’uomo, lo Yoga si è rivelato soprattutto ai nostri giorni il rimedio sovrano per moltissimi disturbi del corpo e il veicolo ideale di quella pace, quel silenzio interiore cui tutti aspiriamo. Dunque possiamo senz’altro affermare che praticare Yoga con regolarità e costanza significa anche trovare un baricentro psicofisico, che è quanto di più prezioso l’individuo oggi possa scoprire in se stesso. Gratuitamente, democraticamente vero…

La mia esperienza: dalla malattia alla liberazione
Inizio soprattutto raccontandomi: di quando ero bambina e mi venne scoperta un’importante scoliosi. I miei impagabili genitori fecero di tutto per affrontare il problema al meglio, ma allora non c’erano TAC, risonanze magnetiche, ecc., solo un rigido corsetto che bisognava tenere sempre. O perlomeno fino a quando l’illustre primario coinvolto, avesse ritenuto necessario.

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Lisetta Landoni, in una posizione yoga.

Non ricordo nemmeno quanto durò la storia perché, per fortuna, mi piaceva giocare, correre e divertirmi su e giù dagli alberi. Il dolore c’era, ma di fronte al divertimento passava tutto in secondo piano. I dolori veri, forti, a fasi alterne, comparvero verso i 18 anni e talvolta non riuscivo a muovermi dal letto e nemmeno ad alzare la testa dal cuscino. Le cose peggiorarono quando ebbi dei figli perché, si sa, il feto, in gravidanza, pesa ancora di più sulla colonna vertebrale accentuando i problemi a monte. Poi ci fu la svolta della diagnostica ad immagini che confermò esattamente la situazione: ernie, protrusioni, schiacciamenti… una costellazione di disturbi che aveva invaso la mia schiena.
Salto volontariamente molti dettagli per non appesantire il mio racconto, ma la mia liberazione avvenne attorno ai 40 anni quando iniziai a praticare lo Yoga. Prima fu un incontro memorabile con me stessa (“ecco, ho trovato la mia strada”) quindi “quella pace, quel silenzio interiore” che, per certi versi, non avevo del tutto individuato nel mio quotidiano. Nella pratica ero bravina e in breve tempo fui in grado di insegnare e coinvolgere un po’ di gente nel mio entusiasmo.
072Ma non mi bastava: volevo cercare di capire come e perché fosse possibile aiutarsi da soli in un processo di guarigione. Comprai una serie di libri di anatomia, fisiologia e splancnologia per il personale paramedico. Cercavo di capire tutto, ma soprattutto mi innamorai della perfezione e dell’intelligenza del nostro corpo che, se stimolato nella maniera opportuna, risponde.
Premesso che pratico Yoga ormai da 40 anni, posso affermare ora che la mia “costellazione” è sempre lì, sulla RM, ma quello strato di muscoli solidi, simmetrici e obbedienti è il frutto della mia testardaggine a non volermi arrendere…..

Come rompere un circolo vizioso
Poi, tra i miei allievi, ho visto tante malattie, gravi, meno gravi ma noiose e persistenti, scomparire grazie a un semplice lavaggio dell’intestino o alla maggior consapevolezza del ruolo fondamentale che il respiro svolge in ogni nostra manifestazione. Coloro che soffrono di crisi di panico, ansia, stress, insonnia, trovano grazie alla pratica il vero desiderio di vivere e si abituano ad abbandonare molte cose inutili – mentali e materiali – che in genere si accumulano nella mente e nelle abitazioni in un circolo vizioso.
A una visione così aperta degli effetti dello Yoga nel quotidiano di ognuno,ha contribuito in maniera determinante quel grande, indimenticabile Maestro, Andrè Van Lysebeth, che sapeva mirabilmente condensare tutti gli aspetti dello Yoga nel suo stile personale: coltissimo, semplice, curioso di tutto, vedeva la Verità in ogni cosa. All’apparenza assai pragmatico, era in realtà impregnato di un misticismo prezioso e personalissimo che velava con qualche battuta di spirito.
Diceva spesso: ”Prima la pratica, poi la mistica”. E con questo voleva spiegare che se il nostro sacro corpo si deteriora, si ammala, bisogna partire da lì, nella rieducazione attraverso gli asana e i pranayama, per arrivare a trovare il filo che ci unisce costantemente al Supremo.
Insomma, oggi mentre scrivo, il 21 giugno, è il solstizio d’estate, in tutto il mondo si sta svolgendo lo “Yoga day”. Non lasciamoci scappare l’opportunità di assaggiare questo dolce squisito che sa di infinità e di eternità, di benessere e di gioia.