I 4 aspetti della mente

Prima o poi, durante il misterioso percorso dell’esperienza umana, ognuno si domanderà con assoluta innocenza cosa sia la mente. La storia ci dimostra che la mente è stata più volte illuminata e quindi conosciuta; 2e2bcb7sezionata fino alla più piccola parte, essa è stata talmente tanto osservata e analizzata al punto da renderla inutilizzabile, vuota, senza più alcuna funzione. Non possiamo comprendere la mente e trascenderla se prima non ne facciamo esperienza diretta: il processo di scoperta della mente è un percorso che ogni singolo essere umano deve fare da solo.
Prima di tutto per imparare ad osservare abbiamo bisogno di concentrazione, di rendere la mente concentrata (shamadi). In questo caso sarà la mente stessa che incomincerà ad osservarsi con spontaneità. Ci troviamo quindi di fronte una realtà doppia composta da due singole menti, una che osserva e l’altra che viene osservata; la mente che osserva è la nostra vera natura, quella osservata è la mente che dobbiamo analizzare, sezionare, dissolvere.

botero donna allo specchio
La “Donna allo specchio” (Fernando Botero) illustra qui la mente che guarda se stessa.

Una volta che abbiamo dissolto quella che comunemente in materia scientifica viene definita mente ordinaria, allora possiamo fare esperienza della grande mente.
Nel profondo dell’osservazione consapevole può accadere che un’intuizione d’improvviso ci assalga. Quest’ultima, vuole portarci alla consapevolezza di qualcosa a noi sconosciuta, qualcosa che può manifestarsi appunto, attraverso un’intuizione profonda. Se c’è una parte che osserva e l’altra che viene osservata, quale delle due parti può essere definita “io”? E’ chiaro che nel momento in cui ne facciamo esperienza la parte che viene osservata è decisamente ciò in cui ci sentiamo essere identificati, ma la parte che osserva, quello spazio indefinito e senza forma, come possiamo definirla? Che cos’è?
Raggiungere questo livello di osservazione è un traguardo che preannuncia la scoperta di un universo nascosto, l’universo della mente inconscia.

La mente inconscia
A differenza di quello che si può pensare, la mente inconscia è assolutamente cosciente; vigila su tutte quelle che sono le funzionalità del nostro sistema corporeo e lo fa ad una velocità tale da renderci non coscienti.
La parte della mente che controlla e manifesta in superficie quelle che possiamo osservare sotto forma di sensazioni, è legata ad una radice profonda. Questa radice prende nutrimento da un humus costituito da esperienze conflittuali ma anche piacevoli e da un rimosso psicologico. Questi si formano attraverso un processo spontaneo e sotterraneo, perchè osservabile solo per mezzo di un duro allenamento di concentrazione; un processo in quattro fasi che delineano i quattro aspetti principali della mente.
downloadLa mente inconscia è quindi un groviglio di esperienze che abbiamo digerito o rimosso attraverso lo stesso meccanismo di percezione sensoriale; l’insieme di questa “sostanza” si manifesta in superficie e nell’attività corporea dando vita a quello che noi definiamo “carattere”. Il carattere è visibile principalmente attraverso la struttura fisica e si interfaccia con l’espressione gestuale e vocale. Unite tra loro queste forme non sono altro che un insieme di condizionamenti.
Ciò che ci condiziona non ci fa essere naturali; non lascia fluire l’energia nel senso spirituale del termine. Essere naturali dovrebbe coincidere con qualcosa a noi inimmaginabile, soltanto chi ha purificato la propria mente e si è liberato da tutti i condizionamenti ha potuto conoscere la vera natura dei fenomeni e ha potuto osservare il continuo processo tra mente e materia direttamente alla sorgente, lì dove nasce il condizionamento. L’irretimento ad esempio è una delle forme emblematiche di condizionamento. In esso troviamo una profonda radice legata alla nostra storia familiare, quindi sistemica che si manifesta su di noi attraverso sintomi che non ci riguardano direttamente. Essi sono passaggi di testimone per qualcosa che non è stato visto, un disordine che spetta a noi ordinare, spesso attraverso un profondo dolore.
I condizionamenti possono quindi formarsi a vari livelli e possono essere più o meno incisivi a seconda del tipo di evento che ne ha causato la formazione.

Il primo aspetto della mente
I quattro aspetti della mente, sono soltanto la punta di un iceberg; in verità il Buddha e molti altri illuminati hanno osservato che la mente si manifesta in centoventuno stati mentali e cinquantadue tipi di elementi mentali concomitanti. ???I principali quattro aspetti della mente sono però una base consapevole dove cominciare il processo di osservazione in direzione della verità ultima.
Il primo aspetto mentale nell’antica lingua pali veniva chiamato vinnana, cioè la coscienza, la mente che conosce, legata ai sensi. In questo primo aspetto non c’è ancora condizionamento perchè la mente si limita a riflettere; riflette letteralmente come uno specchio l’immagine che conosce, prendendo coscienza della realtà. A questo livello siamo tutti profondamente connessi con la vita; una mente riflessiva non interpreta, né tanto meno analizza, si limita semplicemente ad osservare la realtà così com’è, senza attingere ad alcuna memoria che possa associare l’oggetto di osservazione ad un ricordo. E’ quindi chiaro che nella prima fase della mente non c’è memoria associativa ma pura attenzione.
Purtroppo questa fase ha una durata talmente limitata da non farci neppure accorgere del prezioso stato di presenza nel quale eravamo entrati e nell’attimo successivo la mente condizionata è già pronta a sviluppare quello che chiameremo, il secondo aspetto della mente.

Il secondo aspetto della mente
In lingua pali veniva chiamato sanna, la mente che giudica tramite la percezione dell’oggetto osservato, attraverso il contatto con i sensi. Sanna è l’aspetto mentale che si trova al centro del conflitto interiore. Tutto ciò che osserviamo viene giudicato, con estrema velocità; tutto passa attraverso il filtro di sanna che seleziona ogni piccola parte di realtà osservata.
Attraverso i sensi avviene il contatto: guardando, odorando, toccando, sentendo, generiamo un contatto. Questo continuo movimento percettivo, trova piccoli spazzi di quiete solo durante il sonno profondo; nella maggior parte dei casi però è in frenetica attività.
Passando attraverso il contatto si attiva vinnana, la mente che conosce e successivamente si manifesta un giudizio attraverso la percezione. Nella secondo fase, la mente condizionata genera un’etichetta per ogni singola espressione della realtà osservata; tutto viene diviso in due grandi categorie come in un infinito magazzino dove ogni cosa, scatola dopo scatola, viene depositata ed etichettata. Su ogni etichetta troveremo scritto a chiare lettere, questo mi piace, oppure troveremo scritto, questo non mi piace.
Attraverso questa fase la mente che giudica contribuisce a costruire le fondamenta affinché qualcosa di ancora più decisivo possa manifestarsi.

Il terzo aspetto della mente
A questo punto un effetto tangibile si manifesta in ogni parte del corpo. Vedana, che in lingua pali significa sensazione, manifesta l’effetto di un processo iniziato attraverso il contatto dei sensi con la realtà circostante. La sensazione diventa un anello di congiunzione tra la parte cosciente e la radice della mente inconscia. Il più grande errore che un essere umano possa fare è quello di non riconoscere l’importanza delle sensazioni.
programm-cervello--480x206 2Rapiti dalla frenesia che hanno contribuito ad alimentare, gli esseri umani dimenticano l’essenziale; ciò che per natura si manifesta spontaneamente nasconde importanti informazioni che possono aiutarci a risolvere molti dei nostri problemi. La sensazione fa parte di un processo naturale che contemporaneamente può distruggerci oppure liberarci. In parole più semplici, alla base di questa apparente manifestazione che chiamiamo sensazione corporea, possiamo osservare come in un quadro animato in costante cambiamento, l’insieme dei contenuti nascosti nelle profondità della mente inconscia.
Nel terzo aspetto della mente, vedana ci sta comunicato qualcosa di inestimabile valore; possiamo lasciare che il processo si concluda fino a raggiungere il quarto aspetto della mente, oppure possiamo tentare di fermarci ad osservare. In questo caso scopriremo che le sensazioni possono essere di tre tipi: spiacevoli, piacevoli o neutre; nel manifestarsi, esse hanno già assimilato i contenuti basilari di sanna, la mente che giudica, ed esprimono in questo modo le caratteristiche delle etichette precedentemente affibbiate, plasmandosi nelle tre forme citate sopra.
La grande difficoltà nell’osservare le sensazioni corporee è proprio quella di riuscire a farlo senza essere influenzati dalla mente che giudica, restando distaccati ed equanimi e contribuendo a fare in modo che il processo di condizionamento non raggiunga il quarto aspetto della mente, quello più pericoloso.

Il quarto aspetto della mente
Passaggio dopo passaggio, dopo che la mente ha conosciuto, giudicato e dopo che, di conseguenza, le sensazioni si siano manifestate, l’intera struttura mentale e fisica è pronta a lasciar andare l’energia accumulata. Il modo in cui questo avvenga è centrale nella formazione del quarto aspetto mentale che in lingua pali veniva chiamato sankhara, forte condizionamento.
grief(1)Il termine sankhara viene ripetuto dal Buddha molte volte, lo ritroviamo nelle antiche scritture, intriso di significato e centrale nella comprensione del meccanismo che genera dukkha, la sofferenza.
Tradizionalmente, la psicologia contemporanea a partire da Freud fino alle più evolute tecniche di terapia non convenzionale hanno lentamente assimilato alcuni significati, plasmandoli in modo tale da renderli accessibili alla mente occidentale. E’ il caso di citare ad esempio Paul Flashman, uno psichiatra americano che ha saputo unire i benefici della meditazione buddhista alle più comuni terapie scientifiche. Il suo contributo è stato molto significativo, perchè ha saputo influenzare positivamentenon solo la platea degli accademici, ma anche i maestri della tradizione buddhista che in un modo o nell’altro non davano diretta corrispondenza a quelle discipline, come ad esempio la psicoterapia, capaci di diventare un supporto sostanziale alla pratica della meditazione.
In questo modo i grandi movimenti umanitari centrati sulla pratica meditativa, lentamente hanno cominciato a valutare la psicologia tradizionale come sostegno o rafforzativo di un percorso intriso da assoluto valore spirituale.

Il processo di sankhara
Quando la mente reagisce, possiamo considerare concluso il processo di condizionamento. Attraverso i sankhara imprimiamo nelle profondità della mente inconscia piccole cicatrici, che possono essere più o meno incisive e determinanti. I sankhara possono essere molto superficiali, quasi impercettibili come quando con un dito sfioriamo la superficie dell’acqua, ne vediamo un effetto e immediatamente tutto torna come prima. centroOppure possono essere incisivi ma non così tanto da restarci addosso per lungo tempo; come quando, con un piccolo ramo, facciamo un segno sulla sabbia, che dopo non molto il vento oppure l’acqua cancellano e tutto ritorna alla normalità. Il terzo tipo di sankhara si produce attraverso una reattività smisurata e costante, che ripetiamo ogni volta senza avere alcuna consapevolezza delle conseguenze; questo sankhara appare come una profonda incisione fatta con martello e scalpello sulla superficie della roccia.
Per non generare tutto ciò dovremmo prima di tutto comprendere ad un livello molto profondo il processo che lo causa e successivamente educare la mente all’osservazione equanime fino al margine dove la sensazione si manifesta. Una volta raggiunto il confine della sensazione non dovremmo lasciare che il processo si concluda attraverso la formazione dei sankhara, ma osservare l’intero movimento con assoluta consapevolezza e quindi senza reagire.
Nel tempo si comprende chiaramente che la reazione accade naturalmente nella struttura corporea e si manifesta attraverso le sensazione: soprattutto si comprende che reagire ad esse o al giudizio da esse contenuto è una dinamica che ci catapulta nella sofferenza e ci fa perdere la grande opportunità di evolvere in linea con quelli che sono i principi naturali dell’universo.

Maurizio Falcioni
Ricercatore indipendente, dopo 10 anni di terapia analitica, ha approfondito numerosi metodi terapeutici. Svolge incontri di gruppo utilizzando come base le costellazioni familiari. Il suo lavoro è finalizzato all'osservazione delle cause del trauma nella sfera perinatale e sistemica. I suoi link: *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/partecipa-agli-eventi *https://mauriziofalcioni.wixsite.com/mauriziofalcioni/consulenza-di-aiuto-counseling