Il futuro è già cominciato

Mente, cervello & tecnologia: oggi e domani

Il futuro è già cominciato

Il futuro è già presente in tutto ciò che la tecnologia digitale e robotica sta realizzando: ma noi siamo pronti?

Il futuro non è un evanescente concetto astratto, materia per narrativa e film di fantascienza. Al contrario, esercita fascino proprio perché nutre le attese, motiva e fa sopportare le nostre fatiche per procurarcelo. Un avvenire. Spesso agisce sulla mente e sui nostri comportamenti più di qualsiasi altro stimolo. Gran parte delle motivazioni che ci spingono a studiare, impegnarci, lavorare, sono collocate da qualche parte in un tempo a venire. Mo.xe.Alibaba.va.Amazon.doi.thu.canh.tranh.hay.phong.dai.7Minuti, ore o anni. Persino fare esercizio fisico o seguire uno stile di vita sano, è motivato da attese future, anche futili e immediate: fra poco penseremo alla fatidica e ridicola, per come è definita, “prova costume”, in attesa dell’estate. Essere più attraenti, in forma, vivere meglio e più a lungo: tutte attese future.
Non ci impegneremmo in nulla, neppure alzarci al mattino, se non avessimo in mente qualcosa che ci proietta nel futuro. E tali attese sono già presenti nella psiche di bambini e ragazzi: vanno stimolate al meglio, educate e disciplinate per procurare vantaggi e non danni. Un futuro più radioso, felice, produttivo, sereno. Chi va incontro alla depressione e comportamenti distruttivi, perde la capacità di sentire e procurarsi un futuro migliore, soprattutto grazie al proprio impegno. Anzi, non vede alcun futuro. Se non visualizzo nella mia mente il prodotto delle mie fatiche (una laurea, un volume pubblicato, un mobile costruito con le mie mani, un edificio nato dai miei progetti, una nuova canzone, un negozio da aprire, un blog o una pubblicazione in rete), non mi metterò mai all’opera.

Il presente
Il presente è ciò che sto facendo, in attesa che venga il dopo. E, per una mente sana e ben orientata, a qualsiasi età della vita, il dopo deve essere meglio, più entusiasmante, del prima. Mi impegno, sudo e fatico per procurarmelo. Per me e per i miei cari. Devo perciò essere in grado, predispormi dei mezzi mentali e fisici, per migliorare l’avvenire personale e di chi mi sta attorno. I grandi idealisti, artisti, creativi, medici, scienziati, architetti, vorrebbero non solo ottenere successo personale, ma contemporaneamente migliorare la vita del prossimo. Lasciare una scia positiva nella loro vita, per quanto di buono hanno realizzato. Essere giovani significa trovarsi nelle migliori condizioni per sviluppare al massimo livello tutto ciò. A noi adulti spetta il compito di insegnarglielo e, soprattutto, offrirci come esempio.

Fare i conti con la realtà
Vi sono una varietà di modelli tv che si propongono ai giovani (e si sentono perciò giustificati nell’usarli): Grande Fratello, Amici, X Factor.

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Un momento di "X Factor".

Diventare famosi, e quindi ricchi e affermati grazie all’esposizione tv, è un sogno di molti. Che però devono fare i conti con la realtà. Le ultime due trasmissioni citate, quantomeno, mostrano che occorre però essere dotati di alcuni prerequisiti: una qualità artistica, allenata, coltivata, soprattutto disciplinata. Alle trasmissioni tv possiamo aggiungere l’esposizione concessa da internet, soprattutto attraverso due spazi molto usati dai giovani, e non solo: YouTube e Facebook. Le ricerche psicologiche e sociologiche in proposito - ma anche l’ordinario buon senso - mostrano che la semplice novità, l’eccentricità, o la celebrità immediata, non bastano a garantire un futuro di successo.

Una cultura narcisistica
Vivere immersi in una cultura dell’individualismo e del narcisismo come l’attuale, ci porta un po’ tutti a ritenere che il successo professionale sia questione essenzialmente legata al singolo. Se ci pensiamo, è paradossale: la continuità della nostra attività, e il riconoscimento che otteniamo nel tempo, è garantito dal prossimo. Le grandi imprese di successo - non solo aziendali, ma pure artistiche, sportive - necessitano non solo della creatività del “regista”, ma pure delle capacità tecniche di molti: scorrete i titoli di coda di un qualsiasi grande film e contate tutte le persone che vi hanno collaborato.

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Saper lavorare in sintonia con la rete...

La persona che vorrà lavorare con profitto nel futuro dovrà essere dotata di intelligenza rispettosa ed etica, oltre a creatività e disciplina. E soprattutto in sintonia con la rete, in senso umano prima che informatico, che potrà garantire non solo il successo di un’impresa, ma pure la continuità e l’evoluzione nel tempo. Proprio nell’era della rete, con tutto ciò che si porta appresso in termini psicologici e sociali, l’individualismo estremo è sinonimo di suicidio.

Mente & cervello nei prossimi anni
Ma considerando che nel prossimo futuro il nostro rapporto con la tecnologia informatica sarà sempre più stretto, cosa sarà del nostro cervello e della nostra mente? Se ora smartphone, tablet, computer, collegamenti internet costituiscono buona parte della nostra giornata, nei prossimi decenni saranno addirittura parte di noi stessi, in quanto corpi e cervelli.

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PalmSource, una società giapponese specializzata in tecnologia biometrica, offre questo "sistema di autenticazione", commercializzato come una necessità nel settore sanitario, bancario, della sicurezza, del governo, vendite al dettaglio e istruzione.

Può sembrare fantascienza, ma già oggi sono allo studio tutta una serie di soluzioni miniaturizzate che potranno essere introdotte, inserite o impiantate nel corpo umano, oltre che per curare (come già avviene), per accrescere le esperienze sensoriali, emotive e pure le capacità di memoria. Realizzazioni tecnologiche talmente minuscole da essere invisibili all’occhio umano e, per tale motivo, definite nanotecnologie (dell’ordine di milionesimi di millimetro). Insomma, il fantastico viaggio all’interno del corpo umano, che ha ispirato racconti e film di fantascienza, sarà non solo possibile (già oggi lo è, grazie alle capsule dotate di microtelecamere che possono muoversi all’interno dell’organismo), ma sempre più perfezionato e preciso nel percorrerne e documentarne i tortuosi tragitti.

Il futuro è già presente
In fondo, l’uomo ha sempre visto se stesso e la propria mente come qualcosa da perfezionare ed espandere. Ed è questo il motivo per cui ha inventato apparecchi per vedere e sentire a distanza (radio, telefono e tv), comunicare e affacciarsi continuamente su tutto il mondo (internet), tenersi sempre informato (media). Se pensiamo allo sviluppo della stampa, all’invenzione del libro e del giornale e, infine, alle pagine web che usiamo tutti i giorni, ci rendiamo conto che sono occorse alcune centinaia di anni per passare dalla stampa ad internet, ma pochissimi anni per fare esplodere il web sui computer e oggi da ogni parte.

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Il nuovo Apple Watch, con uno schermo touchscreen, ha tutte le funzioni di uno smartphone e numerose applicazioni e funzionalità.

 

Anche in tasca, grazie ai moderni smartphone e addirittura attraverso gli orologi da polso. Questi ultimi stanno tra l’altro per sviluppare schermi da polso in grado di proiettare all’esterno ambienti e personaggi olografici in realtà virtuale. Ciò significa che la curva di sviluppo delle tecnologie informatiche miniaturizzate sta accelerando sempre più e, nel giro di qualche decennio (intorno al 2030, secondo le previsioni), robot intelligenti, computer equiparabili alla mente umana e potenziamento delle nostre capacità cerebrali, saranno all’ordine del giorno.
Ciò comporterà inevitabilmente un cambiamento nella nostra vita e nel nostro modo di pensarci in quanto esseri umani. Già oggi, alcuni sono terrorizzati dalla prospettiva che vi possano essere macchine più veloci e intelligenti di noi, che non sottostanno a tutte le nostre limitazioni fisiche, emotive, etiche e morali. Altri ne sono entusiasti, per quanto sono assetati di progresso e futuro. Ma del resto, anche tra gli umani, quante e quali variabili possiamo incontrare, in positivo ed in negativo, nel modo di intendere i rapporti con i nostri simili, l’etica e la morale?

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George Clooney in "Tomorrowland, il mondo di domani".

Dunque, siccome nati alla fin fine da cervelli e menti umane, anche gli esseri artificiali dei prossimi decenni costituiranno per noi un ulteriore occasione e stimolo per evolverci. Un po’ come è possibile vedere nel recente film di fantascienza Tomorrowland – Il mondo di domani. Tanto da risultare difficile, ad esempio per il protagonista George Clooney, distinguere un essere umano da un robot. Anzi da un essere animatronico, come identificato nella storia. E alla fine, in Tomorrowland, umani e animatronici, buoni e cattivi, sia gli uni che gli altri, convivono e interagiscono proprio come i terrestri di ogni etnia, cultura o ambiente. Esattamente con le medesime dinamiche psicologiche e sociali, nel bene e nel male. Come a dire: menti e cervelli del futuro saranno una estensione di quelle di oggi, con in più tutto ciò che la tecnologia generale, e in particolare quella digitale, riusciranno ad inventarsi e sviluppare.