Una buona memoria? Ecco come allenarla

Una buona memoria? Ecco come allenarla

Si è di recente disputato a Londra il campionato mondiale di memoria, dove si è distinto  Matteo Salvo, il primo italiano a ricevere il titolo di International Master of Memory. E le prodezze mentali di quanti partecipano al campionato impressionano e fanno sempre notizia. In realtà si tratta di metodi antichi molte centinaia di anni. Lo stesso ideatore del campionato di memoria, Tony Buzan (nella foto a destra), racconta di essersi ispirato agli antichi retori romani, in particolare a CiceroneTony-Buzan-Mind-Mapping. Dobbiamo infatti considerare che a partire dall’invenzione della stampa, attraversando i secoli fino ai computer e a tutte le memorie digitali di cui disponiamo, la memoria naturale del nostro cervello ha progressivamente perso di importanza. Salvo ritornare in auge proprio oggi in cui, apparentemente, ne avremmo meno bisogno rispetto ai tempi trascorsi. Ma proprio ai giorni nostri si riscopre il valore della memoria naturale. Non tanto per impressionare il prossimo memorizzando in pochi minuti una massa impressionante di dati e informazioni, quanto perché si è scoperto quanto sia importante tenere in esercizio la memoria. Allenarla regolarmente migliora le capacità cognitive e di conseguenza la biochimica cerebrale. Quello che viene definito “fitness mentale” rappresenta per la nostro cervello un allenamento importante tanto quanto quello che potremmo fare in palestra o correndo per il nostro fiato ed i nostri muscoli. Anzi, siccome il cervello è l’organo più importante del nostro corpo, dato che supporta e sostiene tutti gli altri, mantenere in salute mente e cervello è fondamentale, soprattutto se vogliamo mantenere “plastico” il nostro cervello e le funzioni superiori della nostra mente, anche nell’avanzare dell’età. Lo studio di personaggi come Gianni Golfera, che abbiamo avuto modo di seguire, dimostrano che avere una buona memoria è soprattutto frutto di allenamento e metodo.

La memoria è una funzione che può essere allenata e potenziata a tutte le età. Uno dei metodi più efficaci per farlo è legare le informazioni che si vogliono salvare a degli spazi conosciuti (ad esempio le stanze della tua casa, di quella del tuo partner, del tuo posto di lavoro). UnknownL’ippocampo, che si trova al centro del nostro cervello, è fondamentale per immagazzinare e recuperare i ricordi. Ha questo buffo nome perché evoca la forma di un cavalluccio marino. Da tempo si sa che è fondamentale per il buon uso della memoria. E, in particolare, per la memoria legata agli spazi. Questo è uno dei motivi per cui chi si allena ad usare al meglio la memoria associa le informazioni a luoghi. Ad esempio, immagino una stanza della mia casa sulle cui pareti sono appesi i brani di un libro che sto imparando a memoria. Quando dovrò ripetere i brani di quel libro, immaginerò di essere in quella stanza e leggere le pagine del libro appese ai muri. E’ un trucco mnemonico noto fin dall’antichità. Tant’è che, iniziando un discorso, sono rimaste per lungo tempo le espressioni: “in prima istanza”, “in primo luogo”. Studiando persone con danni all’ippocampo, oggi si è scoperto che questa struttura cerebrale è importante anche per immaginare correttamente il futuro. E’ vero che è una questione di tempo, ma se ci pensate, pure di spazio. Ad esempio, devo fare un lavoro da consegnare entro un mese. Però se ho un danno all’ippocampo, posso avere serie difficoltà ad immaginarmi lo “spazio” di trenta giorni. Ma anche le persone con un ippocampo perfettamente sano possono avere difficoltà di memoria, causate da stress, ansia, nervosismo (più siamo tesi e più è difficile sia memorizzare che recuperare i ricordi), interferenze (se siamo distratti da altro, ad esempio un telefono che squilla in continuazione, difficilmente manderemo a memoria correttamente le informazioni), scarsa attenzione (quando ci presentano qualcuno di solito non ci preoccupiamo di capire bene il nome o di farcelo ripetere, così non riusciamo poi a rammentare il nome di quella persona), uso di sostanze che alterano la biochimica cerebrale (l’alcol ha notoriamente l’effetto di “farci dimenticare”). In ogni caso, la nostra capacità di ricordare correttamente può essere valutata e allenata.Secondo un detto americano A man must get a thing, before he can forget it (bisogna possedere qualcosa prima di poterla dimenticare). Questo detto, basato su un intraducibile gioco di parole tra “get” (possedere, acquisire e quindi avere in memoria) e “forget” (dimenticare), indica che a ciò che non prestiamo attenzione, anche se usuale, non entra a far parte della nostra memoria. Quindi la prima regola per allenare la memoria in ogni circostanza della giornata è: osservare bene, fare attenzione.

Test di attenzione
Un semplice test per valutare la memoria è il cosiddetto “digit span” (quantità di numeri che si ricordano dopo qualche minuto), che riflette la capacità di attenzione di una persona. Per renderti conto delle tue capacità leggi queste successioni di numeri, una per volta, dedicando ad ogni serie circa un secondo e coprendo le seguenti con un cartoncino. Dopo ogni riga fermati, solleva lo sguardo dal libro, pronuncia ad alta voce i numeri e poi scrivili su un foglio di carta ma in ordine inverso: ad esempio, se i numeri sono 3 7 4, dì ad alta voce e scrivi, 4 7 3.
Sequenza da leggere e ripetere
165
3264
5619
19367
28563
976382
581439

In generale la media delle persone fornisce cinque risposte corrette, sei risposte corrette indicano una buona memoria e attenzione. Al di sotto di tre esistono seri problemi di memoria.

Memoria visiva e immaginazione
In alcuni di noi la memoria visiva funziona perfettamente e un’immagine visiva può essere rianalizzata da diversi punti di vista. In altre persone questa “fotografia” è invece abbastanza rigida e la memoria non è in grado di rielaborarla da altri punti di vista. Ecco ad esempio un test semplice.
1. Guardate le seguenti lettere per 30 secondi e cercate di memorizzarle nell’ordine in cui sono scritte:
S R D
L C A
K O N
2. Ora coprite le lettere.
3. Scrivete esattamente ciò che avete visto.
4. Coprite ciò che avete scritto e cercate di ricordare quali lettere erano disposte lungo le diagonali.
5. Come avete fatto a ricordare? Avete visualizzato l’insieme delle lettere oppure avete analizzato mentalmente la figura?
La maggior parte delle persone ricorda 4-5 lettere nella loro posizione corretta.