La creatività in arte, scienza e spiritualità

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Particolare della “Visitazione”, di Giotto.

L’elaborazione della realtà assume molti aspetti e i due modi più creativi per esprimerla, per condividerla e per impadronirsi di essa sono l’approccio artistico mirante alla riproduzione della percezione del mondo e la descrizione sistematica dei suoi fenomeni attraverso il metodo scientifico. Entrambe le maniere servono per comprendere l’essere nel mondo, stabilire una relazione e gestire il rapporto con il mondo fenomenologico.
In questa concezione, la scienza e la tecnica da un lato, l’arte, la letteratura, la poesia dall’altro, appartengono apparentemente a due modi differenti di interpretare la realtà. Generalmente, la scienza si definisce come un insieme di conoscenze ottenute in seguito ad un rigoroso lavoro di ricerca, mirante a descrivere e definire i fenomeni che ci circonda; l’arte invece è un tipo di indagine conoscitiva che, con l’uso di opportune tecniche e sempre attraverso lo studio e la ricerca, porta ad una espressione creativa non necessariamente autentica della “riproduzione oggettiva” del fenomeno osservato, percepito o fantasticato.

Ricerca ed impulso creativo
Alla base del lavoro sia dello scienziato che dell’artista si trova una ricerca, un metodo, un impulso creativo. Se vogliamo è l’esito di questo lavoro che assume forme differenti.

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Provette per un laboratorio di chimica.

Nel lavoro scientifico si analizza e si descrive ogni singola fase di un fenomeno osservato o ipotizzato, correlando poi ciascuna di queste a formare un quadro generale e coerente. La ripetibilità del fenomeno è una garanzia della correttezza delle leggi enucleate e dedotte dell’osservazione degli eventi osservati o ipotizzati. Nell’opera artistica si esalta il tutto nella sua complessità e ciò che si rende è un’emozione che può provenire da uno stimolo interiore o esteriore. Il rapporto è tra l’osservatore e la sua percezione soggettiva che assume forma nell’opera creativa. L’artista estrae dalla realtà una sensazione fugace, dalle pieghe della storia un mito, una fiaba o una favola, dall’inconscio una visione onirica o un’immagine mentale e la amplifica, la fissa e la rende manifesta nell’opera d’arte.

Nell’arte, si materializzano le emozioni
Ma l’opera d’arte in termini psicoanalitici ha anche un significato liberatorio: l’artista analizza e fissa nell’opera d’arte le sue proprie emozioni ed in questo modo le porta ad emergere dal proprio inconscio. La materializzazione del suo sentire è allo stesso momento il gesto per portare all’attenzione dell’umanità ciò che è stato soggettivo creando quella condivisione emotiva che supera ogni forma di barriera mentale.

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Uno studio di Leonardo da Vinci: “Vite d’Archimede e ruote d’acqua”.

Nel lavoro dell’artista, tuttavia, per giungere a questo risultato non si prescinde dalla ricerca e dall’analisi anche della materia e della realtà fisica: lo studio attento dell’anatomia dell’uomo e degli animali o della botanica sorprende ancor oggi in molti quadri del Rinascimento. La conoscenza della costruzione delle prospettive, della rappresentazione e combinazione delle forme geometriche, l’uso corretto dei materiali impiegati nell’opera d’arte, sono conoscenze tecnico-scientifiche che l’artista deve applicare per dare forma a ciò che è astratto, esistente nella sua immagine mentale. Lo studio dell’ottica, per ottenere la giusta cromaticità necessaria anche per esprimere le emozioni, l’approfondita ricerca dell’uso delle luci e dei riflessi per creare profondità, sono tutte applicazioni dirette di conoscenze scientifiche. Inoltre, spesso troviamo nelle opere d’arte simbolismi esoterici che dimostrano la conoscenza accurata di concetti e tradizioni sapienziali.
Il pensiero divergente, quello creativo, non può prescindere dal pensiero convergente, razionale. E’ il processo cognitivo che dà forma all’emozione e ai sentimenti. La rappresentazione di una realtà interiore nella sua manifestazione è comunque assoggettata alle leggi fisiche del mondo materiale e l’artista per dare corpo alla sua fantasia deve comunque conoscere le leggi del mondo materiale.

Una ricerca filosofica ed esistenziale
Alla base della ricerca sia scientifica che artistica ci sono le tre antiche domande che da sempre si pone l’uomo: “Da dove vengo? Chi sono? Dove vado?”.

leo5uAl centro della ricerca scientifica c’è dunque il medesimo oggetto che nella ricerca artistica: l’uomo, l’esperienza nell’essere in questo mondo elaborato come esperienza soggettiva e riprodotta in forma concreta – manifestata. Cambiano il metodo e gli strumenti, ma alla base è sempre lo sguardo indagatore rivolto dentro se stessi, verso il Microcosmo e verso il mondo che ci circonda, ovvero il Macrocosmo, e pertanto vi è il tentativo di capire quali sono i legami che congiungono queste due realtà.
Da qui, pertanto, non solo un’indispensabile complementarietà della Scienza e dell’Arte, ma una necessità di entrambe tanto nei processi educativi come anche nella vita. Nella ricerca spirituale vi è l’unificazione di ciò che apparentemente è separato.

I due aspetti della creatività umana si fondono nella “terza via”
Il compito di tutti gli individui è elaborare la propria realtà. Esplorare il mondo esteriore è necessario per poter soddisfare tutti i bisogni e le necessità. Sopravvivere in questa esistenza comporta anche la conoscenza del mondo interiore che non è meno difficoltoso nella sua scoperta ed esplorazione, anzi è più arduo perché la maggior parte dell’umanità viene educata a vincere nel mondo materiale, dimenticandosi che prendersi cura delle esigenze del proprio intimo garantisce veramente la qualità della vita.
nosceteipsvmLa società consumistica spinge all’esteriorizzazione, alla proiezione fuori da sé, perché così la persona diventa dipendente dagli altri e dalle circostanze del suo ambiente. Conoscere se stessi invece è il primo passo per realizzare il potere personale e diventare padrone di sé e vivere così liberamente. L’individuo sicuro di sé, capace di formulare creativamente la soddisfazione delle sue necessità e dei suoi bisogni, è attivo nella propria vita, attua strategie a suo favore nel pieno rispetto degli altri e dell’ambiente, perché è consapevole del legame che i fattori esterni possono generare. Chi invece dipende dal mondo esteriore rinuncia ad ogni forma di autonomia ed è soggetto al protagonismo degli altri. La persona sicura di sé decide per se stessa, la persona dipendente esegue le richieste degli altri.

Comprendere la realtà e la vita
Nella elaborazione della realtà interiore ed esteriore possiamo osservare due tendenze interessanti per il progresso dell’individuo e della sua collettività. Analizzare i fenomeni della Natura è un’esigenza per poter capire come adattarsi o modificare le circostanze. Come già esposto, la comprensione dell’essere in questo mondo attraverso la ricerca può essere di tipo scientifico o di tipo artistico. Nel primo caso l’osservazione dei fenomeni del mondo materiale e lo studio dei loro funzionamenti consente una comprensione dei meccanismi naturali che regolano la vita. Procedure standardizzate consentono una valutazione obiettiva della realtà e la logica permette poi di dare delle spiegazioni in base alle conoscenze in possesso. Per noi occidentali l’approccio razionale alla gestione della nostra vita è la regola.
2d57a9b6618f51afa1b692a9814b14aaSpesso entrambe le ricerche, artistica e scientifica, oltre a cogliere ed a descrivere le diverse nature della realtà, cercano di dare senso all’esistenza, spiegazioni e forma di quello che accade e come accade. Nella ricerca del proprio senso della vita poi si raggiunge sempre una soglia in cui si passa dal mondo materiale definito dalla dualità a quello spirituale in cui ogni dicotomia trova la sua unità. Tutte le persone hanno gli strumenti per indagare i fenomeni che facilmente portano alla scoperta del “non tempo”, della capacità di ipotizzare l’infinito come esperienza soggettiva, muoversi nel nulla per intuire il significato dell’Unità, concettualizzare l’Eternità.

La sfida della terza via
La ricerca spirituale, come quella artistica e scientifica, necessita della conoscenza, dell’uso di strumenti e della capacità di elaborazione del vissuto. L’approccio al mondo spirituale chiede un metodo, pretende autodisciplina, chiede la capacità di sentire autenticamente e orientare la percezione allo scopo prefissato. Indagare il mondo invisibile necessita sia delle conoscenze che delle capacità sensibili di saper elaborare le esperienze extrasensoriali. Esperienze emotivamente significative dovute a momenti mistici di unione con il Tutto devono essere comprensibili, descrittibili, formulabili altrimenti restano fantasie, illusioni appartenenti a processi di alienazione. Quando le emozioni e i sentimenti provati in esperienze mistiche danno un significato concreto a chi li vive il risultato è l’ampliamento degli orizzonti conoscitivi.teofania-2
Così la “terza via” per descrivere, capire, esplorare e sperimentare questo mondo inavvertibile, di cui tutti gli esseri viventi e non ne fanno parte, diventa la sfida più grande per ogni persona che della sua consapevolezza ha fatto il parametro di azione nell’Esistenza.
La via mistica dà dei buoni risultati quando contemporaneamente si pratica la via della conoscenza, perché entrambe sono essenziali per comprendere il vero significato dell’esistenza. Appropriarsi del mondo spirituale, superando così la dualità con l’obiettivo di vivere nell’Unità, è lo scopo finale della vita in questo mondo materiale.

Raffaele Cavaliere
Il Dr. Raffaele Cavaliere, Psicologo – Psicoterapeuta, esercita la libera professione a Ladispoli (Roma). La sua attività professionale si articola su tre livelli: il lavoro clinico, l’insegnamento e la formazione di adulti. Tiene conferenze e seminari in Italia e all'estero, e ha pubblicato numerosi articoli scientifici, sociali e politici, e sette libri, tra cui "Iniziazione alle Costellazioni familiari" (ed. Mediterraee). Da sempre è impegnato come volontario nei settori della cultura e del sociale.