Blue Jasmine

Soggetto, sceneggiatura e regia: Woody Allen
Cast: Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Bobby Cannavale
Giudizio: **** DA VEDERE
Dopo essersi perso per le strade d’Europa tra Parigi, Londra, Barcellona e Roma, Woody ritrova se stesso in uno dei suoi film più amari e critici verso il genere umano. Da Crimini e misfatti, con l’eccezione dell’amorale protagonista di Match Point non incontravamblue-jasmine-o un gruppo di sfigati e deleteri protagonisti del Capitalismo Americano sia dalla parte degli sfruttati, sia degli sfruttatori.
Due finte sorelle, neanche tanto sorelle essendo state adottate, si confrontano-scontrano mettendo in luce da una parte la parte luccicante della ricchezza alla Grande Gatsby, dall’altra la povertà tipo Un tram che si chiama desiderio, ambedue accomunati dalla povertà di valori spirituali ed etici. Woody ci mostra l’America delle Colazioni da Tiffany vicino all’obesità dei Mc Donald’s: guardate attentamente i figli della sorella povera, la brava Sally Hawkins. Ma un plauso speciale merita la sorella bella ex ricca e fatua, interpretata da una magistrale Cate Blanchett (in odore di Oscar).
Certo se vi aspettate di ridere avete sbagliato film, anzi nella prima parte ho provato un senso di fastidio quasi fisico vedendo la altezzosa Jasmine rimpiangere le sue borse di Vuitton, gli abiti Chanel e le sue inseparabili scarpe Vivier, tutto quello che poteva permettersi grazie alle speculazioni criminali del marito, Alec Baldwin, brooker cialtrone e disonesto.
Cero se le donne non ci fanno una bella figura, non è che gli uomini in questa pellicola siano meglio. A parte il marito ladro, gli altri uomini sono decelebrati, infoiati e avvolti in canottiere che li fanno sembrare Kowalski-Marlon Brando in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, film a cui Woody sembra ispirarsi.blue-jasmine-2
In questo film Allen ritorna un po’ nelle menti psicolabili di tante donne del suo cinema come Alice, Un’altra donna, e scava nel disagio americano e dell’umanità intera non dandoci molte speranze. La finzione come scappatoia non funziona e la menzogna paga. Tutto questo l’autore ce lo serve con eleganza lieve e patinata, con una bella fotografia e con una nostalgica Blue Moon suonata in modo melenso per raccontare un’America che non c’è più, come i Fred Astaire e le Ginger Rogers interpreti di film che ormai non hanno più ragione di essere.