Energia senza energia: utopia o realtà?

Nell’ultima puntata di questa inchiesta, ci siamo soffermati sulla cosiddetta free energy e su come questa sia sostanzialmente un modo per amplificare quella esistente, ottenendone molta di più di quanta ne viene fornita. In qualche caso poi,mag-300x197grazie al fenomeno della risonanza, il meccanismo attiva dentro di sé una sorta di moto perpetuo. Ora siamo pronti per compiere il grande salto, vale a dire cercare uno o più modi per poter ottenere energia (o anche movimento) senza alcun tipo di sforzo. Sappiamo dalla fisica che in un sistema chiuso l’energia totale si conserva, di conseguenza quando questa è terminata occorre inserirne altra dall’esterno. Le possibilità, quindi, sono un’energia disponibile in maniera immediata, oppure un sistema in cui il potenziale si autorigeneri, o ancora che riesca esso stesso a fornire movimento senza essere convertito in energia (ho definito questo “potenziale semovente”).
Un’immagine emblematica è quella del karateka che grazie alla sua capacità di concentrazione rompe tavolette di marmo con un sol colpo, mostrandoci come in noi ci sia una grandissima quantità di energia, che attende solo il suo utilizzo.

Perché dobbiamo sempre vincere?
Cerchiamo ora possibili risposte che, in qualche modo, si leghino ad una visione più scientifica. Anni fa, ad un convegno, il fisico Emilio del Giudice citò l’esempio di un pesce che si muove quasi senza sforzo, grazie all’emissione di piccole cariche elettriche in grado di polarizzare l’acqua, che in tal modo facilita il suo passaggio. Questo ci fa riflettere sul nostro modo di impostare la generazione di sforzo e forse getta una nuova luce sulla nostra concezione della vita stessa.

Emilio+Del+Giudice
Il fisico Emilio Del Giudice (1940-2014).

Infatti, noi abbiamo sempre pensato a come vincere una forza preesistente: ad esempio per volare occorre vincere la forza di gravità, applicando una forza superiore, grazie a quantitativi non indifferenti di energia (ed è per questo che un aereo consuma così tanto carburante). Tutta la nostra esistenza è basata su questa idea di “forza contro forza”, anche per quanto riguarda il mondo interiore: ad esempio, parliamo di vincere la paura, o la timidezza… L’esempio di del Giudice pone un modo sostanzialmente nuovo di concepire le cose.
Mi piace introdurre l’argomento con una frase del chimico Gianfrancesco Valsé Pantellini: «Mendeleev ha parlato di elementi leggeri, elementi medi e elementi pesanti. Tutta la fisica atomica attuale è basata sull’uso di elementi pesanti. Però il fondamento della Fisica Atomica della Natura, il meccanismo base che consente lo scorrere della vita è dato proprio dagli elementi leggeri e dalla loro suscettibilità di trasmutare a bassa energia». Questa frase rende l’idea del problema: sinora abbiamo sempre cercato di utilizzare elementi pesanti per avere energia mentre, forse quelli leggeri, sulla base del principio “forza contro forza”, in un certo senso sono i più indicati. La fusione nucleare, processo che “inverte” di fatto la più nota fissione, parte da atomi molto leggeri per generare atomi più pesanti. Ottenerla a caldo significherebbe portare dell’idrogeno a milioni di gradi. Cosa ovviamente impensabile.

La fusione nucleare a freddo
Per quanto riguarda la fusione a freddo, di questa già si parla da tempo, sin dal 1926, anno in cui il chimico tedesco Friedrich Paneth pubblicò sull’annuario della Società Chimica Tedesca i risultati dei suoi studi. Nel 1937, a firma di Amaldi, Rasetti e Fermi, venne pubblicata su Le Ricerca Scientifica una nota dove veniva mostrato un procedimento per produrre neutroni, partendo da deuterio (un isotopo dell’idrogeno) per ottenere elio. Una vera e propria fusione a freddo.

Martin-Fleischman-SZtanley-Pons-01
1989. I ricercatori americani Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciano di aver ottenuto la fusione a freddo.

La data ufficiale dell’inizio della fusione a freddo è però il 25 marzo 1989, data in cui Martin Fleischmann e Stanley Pons, ricercatori presso l’Università americana di Salt Lake City, annunciarono il meccanismo della fusione a freddo. Il procedimento era molto semplice: si ponevano due elettrodi, uno di palladio e l’altro di platino, e si faceva passare corrente in un contenitore di acqua pesante (che quindi conteneva deuterio al posto di idrogeno). Nel reticolo cristallino del palladio si creava una sorta di fusione. Negli anni successivi altri proposero esperimenti simili anche con acqua normale, ottenendo rendimenti energetici sino al 900%.
Il silenzio a cui furono ridotti gli scienziati scopritori della fusione va a dimostrare come, purtroppo, l’interesse economico di poche lobby di potere abbia troppo spesso il sopravvento sul benessere e la vita stessa delle persone. La fusione a freddo è, comunque, un esempio di come sia possibile ottenere effetti quasi impensabili semplicemente lavorando sui meccanismi che generano le forze in modo da portarli a nostro favore.
Generalizzando ora il problema, le forze che fanno sì che il nucleo rimanga unito sono contemplate nel cosiddetto “modello standard”. Questo unisce in qualche modo tutte le forze presenti in natura, associandole a particolari particelle. Le particelle elementari, chiamate subatomiche perché sono di dimensioni inferiori a quelle che costituiscono un atomo (protoni, neutroni, elettroni), si possono raggruppare in due grandi categorie: fermioni e bosoni. Nella prima categoria si trovano le particelle responsabili della costituzione della materia, mentre nella seconda possiamo raggruppare le particelle che permettono la veicolazione di forze. Questo modello, quindi, va ad unificare le forze con la materia stessa, riconducendola essa a energia. In fondo, Einstein era arrivato a qualcosa di simile, definendo l’equivalenza tra materia ed energia.

il_teletrasporto_6580
Agendo sul meccanismi che tengono assieme la materia, si potrebbe ottenere il teletrasporto, come nel film fantascientifico “Star Trek”.

Una volta fissata un’equivalenza tra forze e forme materiali e tra forze e particelle è possibile pensare ad una tecnologia che, invece che agire sulle forze ponendo un’altra forza di tipo opposto, agisca direttamente sui meccanismi che la costituiscono, in modo da portarla a nostro favore. Se, ad esempio, si riuscisse ad agire sui meccanismi che vanno a tenere assieme la materia, meccanismi mediati da due specie di bosoni (gluoni e pioni), si potrebbe ottenere un trasporto di massa, simile a quello presentato in Star Trek, dove i passeggeri dell’Enterprise trasformandosi in energia si proiettavano in tempo reale sulla superficie di pianeti distanti migliaia di chilometri.

La levitazione degli oggetti
Per quanto riguarda invece il volo di oggetti e il superamento della forza di gravità, quest’ultima forza è mediata da particelle dette gravitoni, che però sono state definite solo matematicamente, in quanto nessuno è riuscito a vederle sperimentalmente. I gravitoni sembrano in grado di rompere il continuum spazio temporale e per questo potrebbero essere anche responsabili della generazione dei cosiddetti wormholes, i tunnel spazio-temporali che permetterebbero di viaggiare da una parte all’altra dell’universo o addirittura tra universi.

Pietre.Levitanti.600x300Un modo per ottenere forza senza sforzo, quindi, sarebbe quello di agire sui gravitoni, portandoli a creare una gravità di segno opposto a quella attuale, che è esclusivamente attrattiva; ma potrebbe esistere una forza di gravità repulsiva, che esercita un’azione respingente invece che attraente, identificata dalla fisica come energia oscura, che costituisce circa il 70% dell’energia dell’intero universo e potrebbe essere la responsabile dell’espansione dell’universo. Utilizzando l’energia oscura, potremmo ottenere dei “tunnel anti gravitazionali”, all’interno dei quali gli oggetti si muoverebbero senza sforzo. Potremmo raffigurarli come cilindri anti gravità, che permettono l’innalzamento di oggetti senza compiere alcuno sforzo.
Se si potesse invertire la gravità, anche la forza peso non sarebbe più un problema e potremmo rendere leggere cose che ora sono pesanti. O addirittura utilizzare il peso a nostro favore per far levitare gli oggetti. Da un punto di vista tecnologico, questo vorrebbe dire utilizzare la forza racchiusa in una struttura come mezzo per avere tutta l’energia che vogliamo, senza compiere alcun tipo di sforzo. Tuttavia, dal punto di vista tecnologico, queste possibilità appaiono lungi da venire. In ogni caso, anche qui potrebbe apparire un esempio di come sia da ricercare un altro modo di procedere per poter operare inversioni gravitazionali.
Opouvoir-esprit-levitation-543ggi sono osservabili quei fenomeni detti di levitazione acustica, in base ai quali si ottiene una levitazione di oggetti o di persone mediante emissioni di suoni, per esempio la recitazione di particolari mantra, come accade nel caso dei cosiddetti fachiri levitanti, i quali levitano a mezz’aria semplicemente recitando dei mantra ed emettendo suoni. Un altro fenomeno noto è quello della levitazione acustica delle pietre da parte dei monaci (di cui ho già parlato nei miei articoli sul suono). Altro fenomeno degno di interesse, riguardo alla levitazione acustica, è quello che si verifica a Shrivapur, in India, nel cortile della moschea dedicata a Qamar Alì Dervish. Qui, durante la preghiera, undici persone si radunano pronunciando il nome del Maestro Sufi: la pietra, allora, si può sollevare utilizzando un solo dito. Se le persone sono in numero differente non succede nulla.
Tornando indietro nel tempo, appaiono esempio di questa produzione di “forza senza sforzo” connessa al suono.

proxy
Una rappresentazione dei Vimana, citati dai testi sacri indù.

Si tratta dei Vimana, astronavi che solcavano i cieli dell’India 15.000 anni fa, descritte nel Vaimanika Shastrika. Tra le tecniche principali per il loro movimento si citano il Maantrika e il Taantrika, la recitazione di mantra e la pratica del tantra. Pare quindi si trattasse di astronavi ad energia spirituale, anche se si parla di vari materiali utilizzati nelle caldaie che erano connesse al loro moto. Ma si trattava soltanto di accumulatori, per energia che veniva da altrove. Si parla diffusamente e in modo dettagliato dei Vimana anche nei RigVeda e in particolare nel Vaimanika Sastra, dettato dal filosofi indiano Pandit Subbaraya Sastri nel 1918.
Tra le figure che è di fatto impossibile non citare vi è quella di John Worrell Keely, un falegname di Philadelphia, vissuto alla fine del 1800, aveva trovato il modo per ottenere energia mediante suoni che riecheggiavano in materiale liquido. Nel 1874 aveva costruito una macchina detta “il liberatore”, costituita da tubi, nei quali risuonavano particolari frequenze musicali. L’energia, quindi, veniva ottenuta mediante frequenze sonore.

Joho-Worrell-Keely-01
Joho Worrell Keely e il suo “liberatore”.

Nel 1890 Keely riuscì anche a far levitare delle sfere, sempre attraverso frequenze sonore. Il problema che veniva riscontrato, tuttavia, è che nella maggior parte dei casi questi macchinari funzionavano solo quando lo stesso inventore era presente. Tutti coloro che hanno acquistato questi apparecchi dopo la morte di Keely non sono stati più in grado di utilizzarli, perché semplicemente hanno smesso di funzionare. Questo potrebbe far pensare che fosse la sua presenza a permettere il fenomeno di produzione di energia e non qualcosa insito nelle apparecchiature, come se Keely in qualche modo fungesse da catalizzatore.
Anche questo episodio mostra come la forza senza sforzo sia un fattore che dipende dalla persona stessa. Forse, è proprio in noi che si nasconde quello che permette la generazione di forze. Forse in noi stessi è racchiusa tutta l’energia dell’universo. In fondo, ogni singolo punto dell’essere umano può trovare corrispondenza in un punto dell’universo e viceversa: secondo una visione di questo tipo, la tecnologia non sarebbe altro che un modo per riprodurre qualcosa che già esiste in noi.

Nikola-Tesla-01
Nikola Tesla (1856-1943).

Ma ora è interessante porsi un problema: vi è la possibilità di ottenere un “perpetuum mobile” a tempo indeterminato, con fonti di energia inesauribili, che non necessitino di alcuna particolare trasformazione, che abbiamo sempre sottomano? Il problema se lo era posto Nikola Tesla. Il grande scienziato quanto in parte bistrattato (in nome dell’interesse economico, concetto che sta distruggendo questo pianeta) faceva notare una cosa: pur avendo così tanta energia proveniente dallo spazio da doverla schermare, cerchiamo energia nel pianeta. All’esterno del pianeta stesso, quindi, potrebbe trovarsi tutta l’energia di cui abbiamo bisogno. Invece che utilizzare la terra per ricercare nutrimento e sostentamento, dovremmo volgersi verso il cielo e considerare la terra soltanto la madre che permette la vita, rendendola sempre più bella e onorandola come merita.
L’affermazione, solo un po’ modificata, è di una mia amica e credo che apra un mondo davvero unico di comprensione. In fondo, ci sono persone che si nutrono di prana, quell’energia che ci e che scorre in noi nelle nadi, i canali energetici del corpo sottile. Chi è arrivato a questo livello di coscienza, non ha più bisogno di utilizzare la terra come fonte di nutrimento, perché il cielo gli fornisce tutto quanto gli serve per vivere.

Tesla-Torre-01
Una delle torri di Tesla, cheavrebbero dovuto  catalizzare l’energia proveniente dallo spazio.

Forse è proprio al prana che Tesla si riferiva, quando ha costruito le sue torri. Queste catalizzavano l’energia che proviene dallo spazio, trasformandola in tutta l’energia di cui avremmo avuto bisogno per vivere. Tesla aveva dedotto che l’energia viene dall’alto e occorre guardare il cielo per trovarla. Metaforicamente, questo potrebbe significare guardare verso le nostre sfere più alte di coscienza, che non sono disgiunte dalla materia, ma ne costituiscono il motore energetico, quello che permette alla materia di essere. Interessante, a tal proposito, è la cosiddetta “energia di punto zero”, il più basso livello energetico possibile, la cosiddetta “energia del vuoto”, studiata per la prima volta nel 1947 dal fisico olandese Hendrik Casimir, dovuta alle fluttuazioni del cosiddetto “campo quantistico”.
Termina qui il nostro lungo percorso nel mondo dell’energia, che ha toccato tecnologie già in uso e altre ancora non utilizzate, e ci ha portato, spero, a comprendere che l’energia davvero libera non è un’utopia. La strada è tracciata: gli sviluppi più belli e luminosi devono ancora giungere. Dipenderà da noi, da come costruiremo il mondo del futuro, che potrà essere un mondo meraviglioso, pieno di benessere e armonia, con energia libera fruibile per tutti, senza barriere e interessi economici che la frenino e la imbriglino. Il futuro ci attende: saremo noi a scrivere come sarà. Dipende tutto da noi.

(4a puntata – fine)

Per saperne di più
Sulle pietre levitanti: http://newapocalypse.altervista.org/blog/2010/04/19/levitazione-sonora-suono-vibrazioni-energia-antigravita/
Sui Vimana: http://www.dionidream.com/vimana-libro-delle-navi-volanti-15000-anni-fa/
Sulla “Zero Point Energy”, 92 pagg. in inglese: http://www.integrityresearchinstitute.org/FeasibilityStudyZPE-Valone.pdf
Sull’Energia del Vuoto, del Giudice e Vitiello: http://www.sinistrainrete.info/teoria/3108-edel-giudice-gvitiello-quando-il-vuoto-e-pieno.html
Sulla fusione a freddo. di Costantino Paglialunga: http://www.disinformazione.it/fusionefredda.htm
Una dispensa di Roberto Renzetti: http://www.fisicamente.net/FISICA_2/index-1926.pdf
Sul Modello Standard, un testo divertente: http://www.infn.it/multimedia/particle/paitaliano/summary_sm.html
Sulle particelle, interessante classificazione: http://www.orianapagliarone.it/ParticelleSA/costituenti.htm
Di Emilio Del Giudice: http://www.associazionecontemporaneo.it/giudice.pdf

Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.