La danza dell’anima

La danza dell’anima

Il più grande errore dei nostri tempi è quello di separare la mente dal corpo. Questa affermazione così attuale potrebbe averla pronunciata un nostro contemporaneo, invece è riferibile ad Ippocrate, che già nel lontano 400 a.C. sosteneva che non è possibile separare il corpo dalla mente. Corpo e mente, psiche e soma sono due facce della stessa medaglia, la medesima realtà os395servata da due punti di vista differenti. Quindi, un malessere che si manifesta sul piano fisico, piuttosto che sul piano psichico, non riguarda solamente quella sfera, ma l’intero organismo? Personalmente mi sento di poter rispondere con un deciso sì!
Tra psiche e soma non c’è un legame di causa-effetto, per cui un disagio a livello psichico determina un malessere a livello somatico; qualsiasi evento della nostra vita che lo si viva a livello fisico, emotivo o mentale, in realtà lo si vive sempre su tutti e tre i livelli.
Essendo corpo-mente-emozioni un tutt’uno, possiamo scegliere da quale aspetto iniziare un percorso di cambiamento e trasformazione. Se proviamo a cambiare l’idea di noi stessi, staremo cambiando anche corpo ed emozioni, se cambiamo l’emozione, cambieranno corpo e mente e naturalmente, se proviamo a cambiare il corpo, staremo cambiando idee ed emozioni. E’ come se, corpo, mente ed emozioni, fossero tre porte d’ingresso alla stessa casa, la nostra casa, dove potremo trovare noi stessi. Per raggiungere il vero benessere, la salute, l’autorealizzazione è fondamentale integrare corpo, mente ed anche anima. Occuparsi di corpo da una parte, di mente e anima da un’altra significa continuare a considerare queste realtà distinte e separate tra loro.
Nel mio lavoro come danza-movimento-terapeuta, scelgo di entrare dalla porta del corpo per arrivare all’Essere, quella parte di noi che vogliamo riconoscere ed affermare. La danza diventa l’opportunità di avvicinarsi al proprio Sé, di comunicare con se stessi, ma anche di creare relazioni autentiche con gli altri, di contattare e di esprimere emozioni, rimaste troppo a lungo bloccate ed intrappolate, di ritrovare il piacere di muovere il corpo senza paura di essere giudicati e senza l’obbligo di raggiungere determinati obiettivi. Permette di alleggerire un mentale sovraccarico e di ridurre lo stress, di aumentare l’autostima e la fiducia in se stessi, di rafforzare la propria identità, di vivere nel “qui ed ora” e più in generale, di migliorare la qualità della propria vita.
Il movimento è il linguaggio del corpo, per l’uomo muoversi è tanto naturale quanto il respirare. Le percezioni fisiche, le immagini, gli stati emotivi e i movimenti del corpo precedono il linguaggio verbale. Il movimento permette di contattare ed esprimere ciò che avviene in noi senza passare attraverso la censura del mentale. Per ogni emozione che cambia, si modifica l’immagine corporea. Nell'odio ci si contrae, nell’amore ci si rilascia. Il movimento è strettamente collegato all’inconscio, ci parla di esso. Già nel 1916 Jung sosteneva che l’espressione corporea fosse una delle molteplici possibilità di dare forma all’inconscio. Imparando a riconoscere il linguaggio del corpo si può entrare in contatto profondo con il nostro mondo interiore, riconoscendo i bisogni, i desideri, le aspirazioni, le paure, i conflitti. Quello che si vive a livello psico-emotivo può essere portato alla luce ed espresso all’esterno attraverso il movimento e la danza. Con i gesti, il movimento e alcune posture insolite si può dare forma alle paure, all’angoscia, ai conflitti, alle emozioni.
Quando si danza, la difficoltà di eseguire un movimento non viene interpretato come un’incapacità tecnica, bensì come un’informazione da cui partire per conoscersi meglio, per iniziare un cammino di trasformazione. Non si dà importanza al modo in cui ci si muove, ma al senso che ognuno dà ai gesti. La danza è la via meno razionalizzata e più diretta per raccontare le proprie esperienze, per condividerle con gli altri e quindi ridimensionarle. Come afferma Raymond Garaudy, cosa accadrebbe se invece di limitarci a costruire la nostra esistenza avessimo la follia o la saggezza di danzarla?